I PRINCIPALI LIQUORI AROMATIZZANTI DEL MERCATO
 
ALCHERMES
alchermes.di.firenzeQuesto liquore è da sempre usato in pasticceria per inzuppare e rendere morbidi Pan di Spagna e Savoiardi. Il più famoso di tutti è la Zuppa Inglese, preparata con crema pasticcera e biscotti inzuppati nello speziato liquore rosso. Molti però non sospettano che la sua origine si perda nella notte dei tempi e che il suo originale utilizzo fosse completamente diverso. La principale curiosità legata all'Alchermes è che fu l’unico liquore di origine animale mai prodotto, anche se questo si limitava al colore.
Il colore rosso carminio proveniva dall’infusione in alcol di un piccolo insetto, una cocciniglia appartenente al genere Kermes vermilio, da sempre utilizzata per l'estrazione di coloranti naturali, per tingere stoffe. Il liquore venne elaborato dagli alchimisti arabi per scopi curativi e vista la sua ricchezza di spezie, come cardamomo e cannella,  presumibilmente come disinfettante dello stomaco. Il nome è la conferma della sua origine infatti deriva da “Al kirmiz” che significa "scarlatto" in lingua araba. Nonostante la proibizione al consumo d'alcol, proclamata da Maometto, questo liquore, per le sue importtanti doti curative, fu sempre tollerato all'interno degli ospedali. 
Nella sua versione attuale il liquore è ampiamente cambiato nel profilo organolettico a partire dal colorante, infatti per salvaguardare il piccolo insetto, l'attuale tintura è data da coloranti alimentari.
Nel sud Italia, dove gli arabi lasciarono importanti testimonianze, era usato come tonico e disinfettante dello stomaco per le persone che avevano subito uno choc, compresi i bambini, per la credenza popolare che “lo spavento” portasse i vermi intestinali.
Un prodotto di nicchia che esula dai prodotti di pasticceria classici, ma che nel profilo dei botanici deve essere molto simile all'originale, è l'Alchermes di Firenze ai tempi conosciuto anche come "Elisir di lunga vita" per le sue indubbie qualità curative. La paternità del liquore è da attribuire alla famiglia De Medici, padrona assoluta della città durante il Rinascimento che diede anche due papi al Vaticano, Leone X  e Clemente VII, entrambi amanti dell'infuso. Loro e Caterina de Medici, sposa alla corte di Francia, contribuirono in maniera determinante alla diffusione dell'Alchermes al di fuori dei confini regionali. Il liquore, la cui matrice araba si coglie per l'utilizzo della cannella, del cardamomo e del coriandolo, profumato con scorze di arancia e stecche di vaniglia, oggi viene prodotto dal liquorificio San Giorgio di Paratico, in provincia di Brescia. In precedenza questo liquore nella sua formulazione originale era prodotto dalla Magnoberta di Casale Monferrato che ne abbandonò la produzione intorno agli anni 80, mantenendo quella da pasticceria. Un'interessante curiosità gastronomica legata a questo liquore proviene da Prato, dove l'Alchermes veniva e viene tuttora utilizzato per la produzione della locale mortadella, recente presidio Slow Food. Questo insaccato povero, simile ad un salame cotto e pertanto diverso dalle altre della tipologia, per dimensione e grana, veniva prodotto con le carni scartate per la produzione della pregiata finocchiona. Queste venivano macinate con aglio e spezie ed insaccate in budello naturale. I botanici utilizzati erano gli stessi utilizzati per il liquore, pertanto si decise di aggiungerlo alla ricetta, anche perchè il colore rosso aiutava a mantenere un colore vivo alla carne. Il prodotto sta tornando in auge in questo periodo dopo un lungo oblio, dovuta alla preferenza accordata alle mortadelle pregiate prodotte in altre regioni. 

AMARETTO
amaretto-di-saronnoIl più famoso e bevuto al mondo si chiama Disaronno, nome creato appositamente dal marketing della ILVA , eliminando la parola Amaretto che tante imitazioni aveva portato negli anni '60 e '70. 
E' un prodotto elegante, dal pack molto curato, da sempre sostenuto da un'ottima campagna di comunicazione e costanti competizioni legate alla sua miscelazione, per tenere ben viva l'attenzione del consumatore.
Il Disaronno è il liquore italiano più venduto al mondo, ingrediente fondamentale di decine di cocktail internazionali codificati e di tendenza che ogni estate vengono proposti da barman famosi come rockstar nel loro settore. Gli amaretti sono un dolce tipico della tradizione italiana, si dice che siano nati intorno al XIII secolo, nel bacino del Mediterraneo, per poi diffondersi in Italia e nel resto d'Europa. Le maggiori eccellenze si trovavano in Lombardia e questo potrebbe spiegare l'origine del liquore proprio in questa regione.
La storia dell'Amaretto di Saronno, nel nome completo così come lo pubblicizzava il grande attore teatrale Nando Gazzolo negli anni 70, è affascinante ed affonda le radici nel lontano 1500. Si narra che fu commissionato a Bernardino Luini di dipingere "L'adorazione dei Magi" per il famoso Santuario della Beata Vergine di Saronno, l'importante centro alle porte di Milano. Il pittore alloggiava nella locanda del paese, durante la lavorazione del dipinto e fu qui che, rapito dalla bellezza della locandiera, giovane e vedova, gli chiese di posare come modello per la realizzazione della figura della Madonna. Si dice che durante questo soggiorno Luini si innamorò di due cose, della bella amarettogoziolocandiera e del liquore locale, un dolce infuso di mandorle e noccioli di albicocche, elaborato all'interno della locanda, come tonico e digestivo per i clienti. Un altra versione dei fatti sostiene che l'Amaretto di Saronno sarebbe stato inventato a metà del 1800 dalla stessa famiglia di pasticceri che mise a punto la ricetta del famoso biscotto. L'ottima fama raggiunta dal dolce, creato nella metà del 1700, e il boom della liquoristica di fine 800, determinarono il successo del liquore.
L'amaretto è di fatto è un liquore tipicamente italiano, come tipico è il biscotto, morbido simile al marzapane o croccante, realizzato in moltissimi paesi lungo lo stivale con mandorle dolci e amare. Famosi sono gli amaretti di Saronno, di Monbaruzzo, di Frasassi, di Gavi, del Sassello in Liguria o i Ricciarelli toscani.  Vi sono inoltre produzioni di eccellenza di Pasta Reale o frutta martorana a base di mandorle della Sicilia e del Lazio.
saliza_amarettoIl prodotto, come già detto, conta diversi tipi di imitazione, nati intorno agli anni 50 e 60 , anni dell'epoca d'oro della liquoristica italiana, i cui sopravvissuti, alla flessione delle vendite della tipologia,  sono reperibili sopratutto nella distribuzione organizzata e nei discount, con nomi di fantasia o di città.
Di questi prodotti non pubblico ne foto ne nome, uno solo l'Amaretto Gozio, delle Distillerie Franciacorta, fondate nel 1901 da Luigi Gozio ha, nel packaging e nel gusto, una cura "costruttiva" che ne fa un prodotto interessante degno di essere proposto e menzionato su questo sito, pur non potendo vantare le nobili origini dell'originale.
saschiraIl prodotto ha una distribuzione interessante negli Stati Uniti , mentre risulta di difficile reperibilità in Italia.
Un altro prodotto di eccellenza distribuito quasi esclusivamente all'estero è l'Amaretto Saliza realizzato dalla Tosolini, l'azienda nota per le sue ottime grappe. L'amaretto è di scuola classica dagli intensi profumi di marzapane, mandorla tritata e caramello, dolce ma non stucchevole, ideale per il consumo liscio.
Il prodotto era inizialmente conosciuto come Mascarada, per via della sua etichetta con la tipica maschera di carnevale veneziana. Un altro liquorista italiano di tradizione produttore di eccellenze, la Luxardo di Torreggia, ha nel suo listino un amaretto il Saschira, la cui bottiglia, disegnata da un giovane progettista tedesco, ha vinto nel 2000 il primo premio del design della competizione "Millenium Project".       

APEROL
sito.liquori.aperolAppartiene alla famiglia dei bitter e fu creato dalla famiglia Barbieri di Padova che lo presentò in occasione della Fiera Campionaria che si tenne nella città dei colli euganei nel 1919.
E’ il liquore meno alcolico del mondo con i suoi 11°alcolici.
Grazie ad un efficace campagna pubblicitaria ed al grado alcolico contenuto ottenne un rapido successo negli anni 50 e 60, che si protrae ancora oggi,  grazie alla riuscita del cocktail chiamato Spritz, recentemente incluso nei 60 cocktail internazionali IBA.
La pubblicità degli anni 70 rimane insuperata come efficacia ed originalità. Basata su un gioco di parole molto riuscito vedeva degli attori recitare nello spot fino a che uno non esordiva con un " Ahh...Aperol" toccandosi la fronte con il palmo della mano...Lo slogan ebbe un immediato successo e divenne un modo di dire utilizzato comunemente, in caso di dimenticanze e di rapidi lampi di memoria..
Nel 1991 la famiglia Barbero di Canale ha acquisito la commercializzazione, prima di essere a sua volta assorbita da Campari. La multinazionale con un abile campagna di promozione ha creato il fenomeno dello Spritz, vero best seller nei bar di tutta Italia e presto del mondo (da italiani possiamo solo augurarcelo), visto anche il concomitante successo del Prosecco, altro ingrediente del riuscito cocktail.
Il successo del prodotto ha creato, come naturale, numerosi cloni di liquore simil Aperol, in alcuni casi anche bottiglie di vino frizzante arancioni con nomi che ricordano il famoso cocktail vendute sopratutto nei mercati dell'Est.... 

APOLLO 11
zapollo112Questo liquore arriva da Varese e da sempre è venduto nello storico bar pasticceria Pirola.
La nascita del liquore ha una funzione celebrativa, ben identificabile con il nome : il 20 luglio1969, grazie alla missione Apollo 11, l'uomo appoggia i piedi sulla Luna. E' una data storica della nostra storia e Piero Pirola decide di creare un liquore per ricordare per sempre questo importante avvenimento.
Il prodotto gode di un buon successo di vendite nella città, tanto da diventarne il prodotto simbolo in campo liquoristico, specie nei ruggenti anni 70. Recentemente Pirola ha vinto un Gran Prix  della pubblicità legato alla sua bottiglia molto glamour, dalla forma cubica decisamente originale.
Grazie a questa nuova notorietà, il liquore ha iniziato ad essere distribuito anche al di fuori de confini regionali.
Nel 1997, il secondo uomo sceso sulla luna, Edwin Aldrin, tiene nuovamente a battesimo il liquore, recandosi al bar Pirola per rivivere quei magici momenti che hanno segnato profondamente la storia dell'esplorazione spaziale.
Il liquore dal tenue colore rosa, dall'alchimia tuttora segreta, ben si presta ad essere utilizzato come aperitivo o per un consumo liscio., grazie ai soli 18 gradi alcolici. 

APRICOT BRANDY 
apricotQuesto liquore delicato è il risultato della macerazione in alcol dei noccioli di albicocca, al cui interno si trova una sorta di mandorla carnosa che ne ricorda anche il gusto. Il potere solvente dell'alcol riesce ad estrarre attraverso la parte legnosa del seme, questa essenza che ricorda lontanamente nei profumi l'amaretto. Raramente si pone in infusione anche la polpa, mentre in alcuni paesi si è soliti fermentarla e distillarla per ottenere una sorta di brandy molto fruttato, ma che nulla a che vedere con il liquore. Per la sua delicatezza di profumi e morbidezza concorre a decine di cocktail internazionali, mentre è poco diffuso il suo consumo liscio, al contrario dell'amaretto.
bolsI principali produttori di questa tipologia sono gli olandesi con Bols, Wenneker e De Kuiper con decine di migliaia di bottiglie, consumate in tutti i bar del mondo.
In Italia i produttori di liquore all'albicocca sono praticamente due, entrambi di nicchia, con prodotti a nome Ratafià: la Distilleria Rapa di Andorno Micca e la Jeantet a Biella. Un altro apricot italiano è realizzato dalla Luxardo, un liquorificio storico autore di alcune eccellenze di territorio, la cui produzione in piccole quantità non permette una distribuzione capillare.
Una vera eccellenza in questo campo è l' "Apricot" del liquorificio Bernard (trattato nelle "eccellenze del territorio"), prodotto mettendo in infusione i noccioli delle albicocche provenienti da agricoltura biologia. L'aroma è decisamente più tenue al naso rispetto ai colleghi olandesi, ma è garantito al 100% senza aromi artificiali.  Altro prodotto di ottima fattura il liquore all'albicocca dell'azienda agricola Il frutto permesso di Bibiana, trattata anche lei nel capitolo delle eccellenze, garantito al 100% senza aromi di sintesi.

ARQUEBUSE
arquebuseProdotto della tradizione liquoristica popolare che affonda le sue radici nel medioevo, quando i liquori con infusione di Tanaceto, questo il nome scientifico dell'arbusto, venivano considerati portatori di vita eterna. La zona di origine del prodotto potrebbe essere localizzata nelle Alpi del Rodano, intorno a Lione, in qualche monastero del luogo.
Il Tanaceto, italianizzazione del termine mediovale Tanazia, derivava a sua volta dal greco Athanasia, ovvero immortale. La spiegazione di tale credenza era legata alla fioritura molto prolungata della pianta e nell'eccezionale vigoria dei fiori che appassivano dopo settimane. Si fu pertanto portati a credere che la linfa della pianta fosse un elisir di lunga vita.
Il nome con il quale noi conosciamo il liquore, Arquebuse deriva dal francese, poichè essi erano soliti somministrare il liquore sia esternamente come disinfettante, che internamente, come antidolorifico alcolico stordente, ai feriti da arma da fuoco, i famosi archibugi. Il tanaceto infatti ha ottime virtù cicatrizzanti, mentre la gradazione alcolica elevata con cui veniva preparato garantiva l'effetto anestetizzante.
La farmacopea casalinga vanta decine di realizzazioni artigianali di questo liquore, spesso abbinando anche ad altre erbe come menta, salvia e camomilla, per aumentarne le doti digestive. Alcuni produttori liquoristici della tradizione piemontese si sono adoperati a riscoprire questo infuso, primi fra tutti la Alpe di Hone, in provincia di Aosta e La Spiritosa di Montegrosso Grana in provincia di Cuneo.

ASSENZIO
la-morte.della.fata.verdeLa "Fata Verde" (Fee Vert) è stato uno dei pilastri della liquoristica mondiale, prima di venire bandito per le sue controindicazioni legate al presunto potere allucinogeno e cancerogeno del fegato. Il principio attivo, il Tujone, presente all'interno della pianta ha si, una molecola simile a quella del THC presente nella Cannabis, ma la quantità che si scioglie in infusione  con l'alcol non è tale da giustificare la campagna di proibizionismo totale di inizio secolo. Inoltre questo alcaloide è presente solo nelle foglie e non nei fiori, normalmente utilizzati per realizzare altre tipologie di liquori ed è praticamente inesistente se si procede alla distillazione dell'infuso.
In realtà la campagna contro l'alcolismo di inizio XX secolo che vide la privatizzazione di tutte le liquorerie, era tesa a limitare il consumo di assenzio ed alcolici in generale che ormai aveva assunto toni allarmanti con decine di morti causate da cirrosi. I reati di sangue e contro l'ordine pubblico commessi da persone ubriache aumentarono i maniera esponenziale, cosi come le spese sociali per la cura delle malattie ad esso collegate.
Come detto l'assenzio infuso e distillato mantiene profumi e aromi, ma perde il principio attivo, accusato di provocare pazzia , allucinazioni e dipendenza, pertanto , il problema reale era legato ai consumi ben poco responsabili di un tempo e alle gradazioni alcoliche elevate con cui veniva preparato. Non si spiegherebbe infatti l'assenza del problema nel Genepy e nelle decine di liquori e vini fortificati dove la pianta trovava utilizzo ancora oggi. Le allucinazioni probabilmente erano una conseguenza dell'intossicazione del fegato vista la non eccelsa qualità del distillato, ricco di alcol metilici e acetici.
donna-e-assenzioHemingway in “Per chi suona la campana” lo fa bere ai protagonisti che si ubriacano prima di andare in battaglia  sopratutto prima dell'epico scontro finale, fra partigiani spagnoli e esercito franchista, per la conquista del ponte sul fiume, vera missone suicida senza ritorno, attuabile solo con l'aiuto dell'assenzio.…
La Spagna aveva una grande tradizione nella produzione di assenzio, l'Absenta che è arrivata sino ai giorni nostri, anche se i prodotti attuali hanno l'aggiunta di anice e liquirizia per ammorbidire il liquore.
dipinto-di-degas-assenzioAltra figura famosa per il consumo di assenzio è l'ispettore visionario che indagava su "Jack lo Squartatore" ,impersonato in un film da Jonny Deep intitolato "La vera storia di Jack lo Squartatore". L'ispettore veggente e premonitore lo beve per avere le visioni che lo aiuteranno a scoprire l'assasino. Speranza che si dimostrerà vana, infatti gli orrendi omicidi di Londra rimangono tuttora senza un colpevole.L'Inghilterra fu l'unico paese a non vietare del tutto la produzione di assenzio, quando Francia e Svizzera lo bandirono completamente.
Figure leggendarie per il consumo di Assenzio sono anche i poeti maledetti, su tutti Boudelaire che beveva il liquore per avere l'ispirazione che nella stesura dei  "Fiori del male" non è certo mancata...
I Bohemien, artisiti e scrittori impoveriti, consumavano assenzio nei bar di Parigi,  la leggendaria "Fee Vert", per non sentire i morsi della fame. L'assenzio aveva schiere di ammiratori anche fra gli pittori del tempo come Rimbauld e Van Gogh che cercavano la loro vena creativa bevendolo, cosi come Picasso, più tardi. Sia lui che Degas dedicheranno dei quadri al consumo dell'assenzio. Edgar Allan Poe, scrittore "horror" del tempo, autore del bellissimo "Il pozzo e il pendolo" finì "bruciato" dall'assenzio, anche se in verità morì travolto da un carro che non vide, attraversando la strada, in preda ai fumi dell'alcol.
Arrivando al 21° secolo, proseguendo la moda di allora, anche gli artisti moderni si innamorano della Fata Verde. Il cantante (horror) rock Marylin Manson segue la recente moda dei cantanti-produttori come Puff Daddy con la Vodka Ciroc e Sammy Hagar con la tequila Cabo Wabo, decidendo di produrre il Mansinthe , un assenzio che gli assicura ispirazione per i suoi eccentrici travestimenti....
Venendo agli aspetti produttivi del liquore,  la materia prima è l’Artemisia Absinthum di cui esiste anche la variante Glacialis con cui viene fatto il Genepy, la variante di montagna che non contiene, se non in minima parte, il principio allucininogeno.
Esistevano in passato non meno di trenta preparazioni con base assenzio, tra cui il Campari, i Vermouth (nome tedesco dell’assenzio) e il Pastis francese che venne modificato nella ricetta con l'aggiunta di polvere di liquirizia e anice per ottemperare al divieto dell'utilizzo della pianta ed evitare così il fallimento dell'azienda.
Oggi esistono ancora aziende che producono assenzio in Francia , dopo la revoca del divieto di produzione, fermo restando, quello che rimane allucinante è solo il grado alcolico compreso fra i 55° e i  75°.
assenzioquagliaUna di queste è la Liquoristerie de Provence che produce il Versinthè, infuso di botanici con in testa l'assenzio, da bere assolutamente allungato con acqua. Molto in voga anche il rito dello zuccherino, nonostante il divieto nei locali di incendiare cocktail e distillati. Tale forma di consumo è recente ed è tesa alla semplice spettacolarizzazione del consumo e non ha nulla di storico. La fiamma bruciando abbassa il grado alcolico fino a 40 gradi, ma scalda e produce vapori d'alcol che vengono inalati dal consumatore. Altro marchio storico è la Xenta, fondata nel 1906 che produce un marchio premium al cui interno è posta la pianta in infusione e "La Fee", la Fata, assenzio francese che sull'etichetta, memore del passato artistico, recita "Je Suis l'ispiration", "io sono l'ispirazione" . Un prodotto tutto italiano è l' Absinthe della Distilleria Quaglia (foto), storico liquorista piemontese sito a Castelnuovo Don Bosco che ha ripreso recentemente la sua produzione, dopo che anche in Italia è decaduto il divieto alla produzione. Il pack è volutamente curato e retrò e sull'etichetta molto bella viene riportato il nome storico con cui veniva chiamato l'assenzio: "Absinthe la Fee Vert".
Altre aziende che producono assenzio arrivano dall'Est europeo, dove la tradizione legata alla sua produzione non si è mai interrotta, arrivando sino ai giorni nostri.
Un ottimo prodotto, frutto della tradizione e della piacevolezza, ottenuto con assenzio è il Moscato all'assenzio dei Poderi Colla, chiamato "Bonme" nome dialettale monferrino per denominare l'arbusto che cresce spontaneo nelle campagne. Il prodotto riprende un'antica tradizione locale ed è in qualche modo da considerarsi come l'antenato dei Vermouth. (per ulteriori informazioni vedere il paragrafo dedicato alle "eccellenze del territorio").

 

BIANCOSARTI
sito.liquori.biancosartiStorico liquore aperitivo, a metà strada fra un vermouth ed un bitter, sulla cui ricetta a base di spezie e d'erbe non è dato molto a sapersi. Prodotto di culto neglia anni '70 con i famosi spot di Carosello di Telly Salavas il tenente Kojak, antesignano di tutti i detective e telefilm polizieschi.tenente.sheridan Prima acora di lui, il Tenente Sheridan, interpretato dal grande Ubaldo Lay, con sguardo truce pubblicizzava il liquore pronunciando la frase ad effetto "Biancosarti, ti mette il fuoco nelle vene"...Lo slogan della pubblicità successivamente fu ricalibrato con un “Il mio drink vigoroso”, sempre in virtù della gradazione alcolica importante per un aperitivo di 28°. Ricordiamo anche lo spot del compianto Giorgio Gaber del 1967 e 1968. L’azienda per contrastare il successo del "Campari e bianco" comunemente chiamato “Bicicletta” creò il drink Tandem unione di Crodino, l'aperitivo analcolico nato nel 1964, e Biancosarti. Oggi questo problema di concorrenza non esiste più infatti il prodotto fa parte del pacchetto commerciale della Campari.

BITTER ORANGE E ORANGE LIQUOR
SIDECAR-1925Famiglia numerosa di liquori aromatizzanti per la composizione di decine e decine di cocktail famosi nel mondo, creati per infusione o distillazione di scorze di arance amare curacao o dolci.
bottgliacointreauQuesta tipologia di liquore può dividersi sostanzialmente in due scuole di prodotto : quello di colore giallo paglierino o dorato è ottenuto per infusione delle scorze, quello trasparente per distillazione della stessa.
I più famosi delle due tipologie sono rispettivamente il Grand Marnier e il Cointreau entrambi di origine francese . Il primo utilizza nella versione pregiata detta "Cordon Rouge" il Cognac delle Borderies e del Bois come solvente per la sua infusione di scorze di arance secche provenienti dalle isole caraibiche, il secondo alcol di origine cerealicola che provvede a ridistillare dopo l'aromatizzazione con scorze di arance amare e dolci.
La storia dell'azienda Cointreau inizia nel 1849, anno della fondazione ad Angers, lungo il corso del fiume Loira, da parte di Adolphe e Eduard Cointreau. I due distillatori mettono a punto inizialmente, un liquore alle ciliegie, tipologia che riscuoteva il maggior consenso in quegli anni , sull'onda del successo del Cherry Heering. Solo nel 1875 inizieranno la produzione del Cointreau come noi lo conosciamo, ottenuto per infusione e distillazione di arance tropicali, nella caratteristica bottiglia quadrata inventata da Eduard in quegli anni. Il prodotto venne pubblicizzato con bellissime immagini a cui venne associato ad un'altra icona francese: Pierrot. Negli anni 60 si ha la svolta epocale, quando James Bond, l'agente 007, lo pubblicizza ufficialmente con uno spot di rara raffinatezza. Recentemente l'azienda lanciato sul mercato una bottiglia limited edition (foto)che combina l'energia di Manhattan con il romanticismo di Parigi disegnata dalla stilista francese Catherine Malandrino, in sole 3.000 unità. La bottiglia è impreziosita da cristalli Swarosky e inserti in argento e sarà disponibile sul mercato ad un prezzo di 129 dollari.
cointreau.epocaAnche la storia della Marnier inizia con un liquore alle ciliegie, messo a punto per la prima volta nel 1827 da Alexander Marnier La Postolle, per poi passare alla produzione, nel 1880 di un distillato a base Cognac e di arance tropicali , elevato in piccoli carati di legno. La lavorazione del Grand Marnier mantiene molti passaggi manuali come la scelta e l'essicazione delle scorze d'arancia e il posizionamento del sigillo di ceralacca sul nastro rosso (Cordon Rouge). Esistono altre versioni del liquore come la più economica Cordon Jaune (precedentemente Bleu) dove l'alcol d'infusione è di origine cerealicola e la prestigiosa Cuvee de Centenaire con Cognac di oltre 25 anni.     
james.bond.cointreauSempre di tradizione francese sono i Triple Sec, realizzati in grandi numeri anche da liquoristi olandesi  come Bols, Wenneker e De Kuiper. I triple sec sono liquori aromatizzati che nascono all'inizio del 1800, il cui nome deriva dall'uso di utilizzare tre tipi di agrume per la sua composizione: il curacao amaro delle Antille, le arance dolci di Spagna e i mandarini. Erano liquori tendenzialmente secchi, e lo sono tuttora rispetto a Cointreau, pertanto vengono utilizzati esclusivamente nella miscelazione. 
Nel novero dei prodotti non dobbiamo dimenticare, l’ottimo l’Aurum grande liquore della tradizione italiana, prodotto a triplumPescara fin dal 1925, dal "Liquorificio Amedeo Pomilio" per infusione di scorze di arance e ottimo brandy. Il prodotto viene a lungo invecchiato in botte per aumentare la sua rotondità, per meglio integrare l'aroma degli aranci. Tale era la bontà del prodotto che venne decantato anche dall'illustre pescarese Gabriele D’Annunzio, il Sommo Poeta.
Il vate gli diede il nome "Aurum", ispirandosi alle presunte origini latino-romane del liquore, mai comprovate da fonti storiche. Il liquore gioca sulla contrazione della parola Aurantium, il nome latino dell’arancio, la cui radice deriva a sua volta dalla parola aurum, oro.
grand.marnierLo stabilimento avveniristico per l’epoca, disegnato a ferro di cavallo fu progettato in piena epoca futurista dall’architetto Giovanni Michelucci. Lo stabilimento fu abbandonato negli anni 70 e trasferito a Città Sant'Angelo. Altro prodotto a base arancio con minor tradizione, ma comunque ottimo è Orange Stock che può vantare la grande tradizione dell' azienda di Trieste nell'infusione e realizzazione di liquori. Sempre nell'area del Triveveto abbiamo il Triplum, il triple sec realizzato dal Liquorificio Luxardo, storica realtà di Torreglia, famosa per il Maraschino ed il Sangue Morlacco, che saranno trattati in seguito.
Un prodotto legato al territorio è invece il Gran Buyet, prodotto dalle distillerie Beccaris di Costigliole d'Asti, il prodotto è ottenuto mediante l'infusione di scorze di arance amare e brandy prodotto dalla stessa distilleria.
Il liuqore venne prodotto la prima volta intorno alla fine degli anni 50, in considerazione del gran successo che il  Grand Marnier stava ottenendo con le sue fantastiche campagne promozionali.

BRUMEL 
brumelbottigliaIl Brumel è un liquore di tradizione piemontese, la cui produzione e distribuzione, come spesso accade per altri prodotti della nostra liquoristica, è praticamente dedicata solo all'estero, dove vengono apprezzati molto i prodotti dolci e cremosi, specie dal pubblico femminile.
La nascita del prodotto affonda le radice nella tradizione locale delle Langhe, terra famosa sopratutto per i suoi magnifici vini, certificata da scritti e ricette vecchi di almeno due secoli.
Qui si era soliti raccogliere gli splendidi marroni che crescevano rigogliosi sulle colline che spesso circondavano i vigneti, per ripararli dal vento, sulla sommità delle ripide colline.
I marroni glassati abilmente dalle nonne, spesso venivano venduti o consumati in famiglia, mentre i frutti imperfetti, le eccedenze o che quelli che si erano rotti durante il processo di glassatura venivano ridotti in purea e addizionati al distillato di vino locale o a grappa.
Il prodotto veniva poi consumato durante tutto l'anno durante le occasioni speciali.
Il liquore ben si presta alla miscleazione con creme, ad esempio ottima la sua combinazione con il Bailey's o con un buon rum invecchiato.
Oggi il liquore è prodotto solamente dalla Toso di Canelli, che si avvale per la sua produzione della competenza di Valter Porro del liquorificio Teodoro Negro, che viene ben descritto nel paragrafo dedicato alle "eccellenze del territorio".
 
CAMPARI
campariIl Campari appartiene alla tipologia Bitter e nasce nel lontano 1860 ad opera di Gaspare Campari, barista e gestore del “Caffè dell’Amicizia” a Novara. Le sue prime esperienze in questo campo e l'acquisizione del sapere dell'infusione risalgono alla sua adolescenza , quando poco più che quattordicenne, prestò servizio presso una prestigiosa liquoreria torinese oggi scomparsa.
se_la-pioggia_fosse_di_campari.thumbnailNel 1904, visto il successo del suo prodotto, decide di trasferirsi a Sesto San Giovanni,  in provincia di Milano, per aprire il suo stabilimento che poi passerà a suo figlio, Davide Campari.
Il successore ebbe grandi intuizioni commerciali che portarono in breve tempo il Campari ad essere distribuito in tutto il mondo, protagonista assoluto di aperitivi e cocktail di inizio secolo. Geniale la collaborazione con il movimento Futurista che diede all'azienda fantastiche pubblicità e la creazione del Campari Soda, con l'originale bottiglietta a tronco di cono disegnata da Depero.
L'idea innovativa per quegli anni, precorreva i tempi dei "Ready to Drink" ovvero rendeva già pronto e disponibile in bottiglietta uno dei "must" dell'aperitivo di allora, il Campari e soda, nelle giuste quantità e dosi, evitando interpretazioni errate da parte dei baristi.
 
CHERRY BRANDY
heeringIl liquore è ottenuto dalla macerazione sotto brandy, di ciliegie ridotte in poltiglia, spesso con gli stessi noccioli, con macerazioni che si possono protrarre anche per un anno. Il prodotto viene successivamente filtrato e imbottigliato senza conservanti, in quanto la carica alcolica e lo zucchero sono sufficienti a mantenere integro il prodotto. A questa tipologia appartengono il Cherry Brandy Stock e il  Cherry Heering prodotto di eccellenza di origine danese, ancora oggi imbottigliato nella classica bottiglia di inzio secolo. La storia del Cherry Heering merita di essere narrata, essendo lui il capostipite della tipologia e uno dei primi brand liquoristici ad avere avuto diffusione quasi planetaria, grazie alla fornitura della Reale Casa Danese e Inglese. Quest'ultima rese un grosso servizio al prodotto, distribuendolo a tutte le sue colonie, in una di queste, Singapore, vedrà la luce uno dei cocktail più famosi del mondo: il Singapore Sling.
SINGAPORE-SLING-.Nel 1819, un anno dopo la messa in produzione del Cherry Heering da parte di Peter Heering (foto) un commerciante danese, Thomas Raffles, comprò dal sultano di Jahor una porzione di terreno nei dintorni di Singapore, per costruirci una stazione di posta inglese. Visto il successo la stazione di posta si trasformò successivamente nel prestigioso Hotel Raffles, al cui interno, nel bar della lobby, il barman Ngjian Tong Boom creò il mitico drink, utilizzando il liquore alla ciliegia, vero global brand del periodo. Per avere ulteriori notizie sulla ricetta paragrafo del sito dedicato ai cocktail. Altro liquore d'importazione, poco conosciuto in Italia , ma in produzione sin dal lontano 1827 è il Cherry Marnier, infusione in Cognac di ciliegie della varietà Morello. 
Altro prodotto di alta gamma è quello di De Kuiper, un XO Cherry Brandy di eccezionale finezza prodotto fin dal 1920, la cui bottiglia elegante vuole riprendere lo stile vintage dell'epoca, disegnata dall'esclusiva maison di design la Claessens Cartils di Amsterdam.
de_kuipercherryIl liquore viene prodotto in pochissime quantità ed è disponibile solo presso i duty free ed Harvey Nichols a Londra.
Sul mercato esiste un cherry brandy prodotto dalla famiglia Luxardo che ha un nome alquanto singolare, il Sangue Morlacco così chiamato da D’Annunzio per il colore scuro simile al sangue, ottenuto per infusione di cigliegie Morlacche.
Il nome e la firma di D'Annunzio capeggiano ancora oggi sul retro etichetta, menzionando che la conoscenza del liquore avvenne alla mensa da campo, durante la presa di Fiume, da parte dei legionari guidati dal Vate. L'origine del liquore, come conferma anche il sito dell'azienda , potrebbe essere slava, dove veniva prodotto dalle famiglie istriane e slovene per il consumo interno.
L'originale nome, nasceva dal fatto che era proibito utilizzare nomi stranieri per indicare i prodotti (famoso anche l'esempio dei supermercati Standard divenuti Standa e del brandy ribattezzato Arzente).
Parlando di liquori amati da D'annunzio, originario di Pescara,  una menzione particolare va ad un altro prodotto locale abruzzese, molto radicato: la Cerasella.
Prodotto dal liquorificio Amedeo Pomilio di Pescara, il medesimo inventore dell'Aurum, che elaborò questo liquore seguendo la moda di inizi 900 che vedeva il Cherry Brandy fra i prodotti maggiormente consumati.
Il liquore viene prodotto per infusione delle ciligie che vengono schiacciate e poste sotto alcol, senza separarle dai noccioli. 
ginjiaportogheseUna menzione merita anche il Ratafià, liquore della tradizione piemontese ottenuto con la macerazione delle visciole, piccole ed acide ciliegie, una volta abbondanti sulle colline biellesi.
Le prime notizie di questo prodotto risalgono al 1600, quando veniva prodotto nel monastero di Santa Maria della Sala, a scopo ricostituente.
Nel 1880 la famiglia Rapa di Andorno Micca, proseguì la tradizione producendo in scala artigiano-industriale il liquore che divenne il prodotto rappresentativo liquoristico della città di Biella. 
Esistono vari ratafià prodotti nel mondo, pare che l’etimologia provenga da arak (acquavite) e tafia (acquavite di origine spagnola-caraibica prodotta con canna da zucchero).
Altri pensano che provenga da “Rata Fiat”, il latinismo utilizzato per dire “si decida”, perchè questo liquore prezioso veniva utilizzato in passato per suggellare con brindisi importanti accordi. Un altro prodotto piemontese che può essere considerato assolutamente un' eccellenza del territorio è il "Ratafia di ciliegie di Pecetto" delle Distillerie Quaglia di Castenuovo Don Bosco (TO).
Il prodotto ha tutto sommato una storia curiosa, infatti da sempre il produttore era solito produrre le rinomate ciliegie "sotto spirito" seguendo l'antica tradizione di conservare la frutta sotto alcol. Il successo del prodotto era costante pertanto aumentava anche la "bagna" di macerazione in cui venivano lasciate le ciliegie prima di essere messe in barattolo sotto alcol. Questa bagna era assolutamente squisita pertanto il produttore decise ad un certo punto di diluirla con alcol e procedere all'imbottigliamento del liquore, il cui successo fu immediato. La bontà del prodotto risiede nel fatto che, a differenze di molti ciliegiaquagliaaltri prodotti, questo non ha il classico finale amaro e ben si presta ad essere bevuto liscio fresco di frigo o con ghiaccio. Per completare il panorama dei liquori a base di ciliegie non si può non menzionare il " Ginja" il liquore più consumato e conosciuto in Portogallo, in special modo nella città di Lisbona. La tradizione narra che Francisco 
ginjiaabbaziaEspinheiera, un frate dominicano di origini galiziane, si stabilì nella capitale lusitana e qui all'interno della farmacia della chiesa di Sao Antonio iniziò a produrre un infuso di ciliegie, di una speciale varietà portoghese, con tendenza acida spiccata e cannella. Esiste ancora in commercio una Ginja "Abadia" (abbazia) a sottilineare le origini del liquore che affondano nella farmacopea religiosa medioevale, cosi come fa bella mostra di se, a sottolineare la forte presenza ecclesiale nella città,  il bellissimo convento " De los Jeronimos", vera meraviglia architettonica di Lisbona. Come per il Ratafià, questo liquore aveva fini ricostituenti e digestivi, ma come successo già in altri casi, ebbe un grande successo e divenne ben presto un prodotto consumato in altre occasioni. Il liquore divenne molto famoso a Lisbona e ben presto in tutto il paese, con decine di produttori qualificati. Oggi il Ginja è consumato abitualmente come dopo cena e non esiste un bar di Lisbona che non abbia almeno due o tre marche produttrici di questo liquore, che spesso viene servito in accompagnamento a dolci a base di cioccolato. A dimostazione del riuscito abbinamento nella città di Obidos il Ginja viene servito tradizionalmente in bicchieri di cioccolato ed esiste un liquore qui prodotto,  in cui questo riuscito mix  già pronto da bere, una sorta di Mon Chery gigante...    

COCA BUTON E LIQUORI A BASE DI FOGLIE DI COCA
cocabutonIl Coca Buton fu realizzato traendo spunto dai molteplici vini di coca che venivano prodotti nel passato come corroboranti e che furono l'ingrediente base della Coca Cola, inventata ad Atlanta da John Pemberton nel 1886.(la storia è trattata nel paragrafo dei cocktail).
A loro volta questi infusi di coca trassero ispirazione dai racconti dei primi occidentali che si recavano in visita sulle ande boliviane e che parlavano dell'eccezionale resistenza alla fatica, alla fame e dell' euforia delle guide di montagna, data dal masticare le foglie di questa misteriosa pianta. Gli sciamani Maya usavano fermentare le foglie e miscelarle al miele per ottenere un liquido in grado di dare loro estasi e visioni del futuro, per guidare le scelte della tribù. La somministrazione di tale liquido però non era per via orale, ma rettale per ottenere un effetto più forte sul cervello, visto che i succhi gastrici inibivano l'effetto psico attivo dell'alcaloide. I conquistadores spagnoli furono i primi a stupirsi degli affetti della coca sul metabolismo umano, infatti gli schiavi che lavoravano nelle miniere di argento e oro, scavavano per giorni interi senza mangiare. La storia dei liquori a base di foglie di coca ha inizio in Italia, nel 1866 a Bologna, dove un tal Mariani, produsse il primo infuso a base di vino, con foglie di coca non trattate. Gli effetti del liquore furono assolutamente eccitanti per i consumatori di allora e furono ben descritti da Rudyard Kipling (1865-1936 ) poeta e scrittore britannico, noto anche per il suo umorismo, che affermò "E' adatto per la rasatura e la rifinizione delle ali degli angeli". Il vino alla coca ebbe molta fortuna sul mercato, sopratutto inglese, ed ebbe fra i suoi estimatori Thomas Edison e la Regina Vittoria di Inghilterra. Il prodotto venne ritirato dal mercato quando l'uso della cocaina e del suo liquorecocaalcaloide fu vietato, visti gli effetti sul cervello umano. Il suo uso rimase esclusivamente medico, utilizzato come anestetico o come psico stimolatore, i cui studi sugli effetti sono ben descritti da Freud. Il liquore venne nuovamente messo in produzione alla fine degli anni 70 e fu molto in auge negli anni 80, dove schiere di giovani lo bevettero pensando di provare chissà quale effetto stupefacente, forse memori delle parole di Kipling....in realtà la foglia di coca, dal quale si otteneva il liquore, era stata opportunamente trattata , per eliminare il principio attivo stupefacente, lasciando però gli oli esssenziali del vegetale che risultavano pregevoli sotto l'aspetto gusto olfattivo per l'aromaticità di questo prodotto.
La Buton ha lanciato sul mercato il Cocalime un prodotto realizzato miscelando foglie di coca ed essenza di lime, in linea con le nuove tendenze esotiche che vedono i "pestati" dominatori assoluti delle preferenze dei consumatori, in un pack molto più moderno rispetto alla bottiglia originale. Sul mercato mondiale dei liquori a base di coca esiste un altro prodotto la Agwa, prodotto ad Amsterdam utilizzando foglie di coca provenienti dalla Bolivia, trasportate sotto il rigido controllo di guardie armate. Il prodotto olandese , come quello italiano viene decocainizzato, prima di procedere all'infusione, pertanto anche in questo caso la funzione psico attiva risulta molto blanda, grazie ad altri alcaloidi non proibiti rimasti nel liquore. Come nel caso del Cocalime, anche la Agwa consiglia di miscelare il prodotto con il lime, poichè si dice che l'acido dell'agrume sia in grado di esaltare gli aromi della foglia di coca. Questo tipo di abbinamento pare abbia un fondamento pratico e reale, infatti l'estrazione del principio della cocaina veniva fatto anticamente proprio utilizzando il succo del lime.

CUMINO E GOLDWASSER
goldwasserLiquore quasi scomparso in Italia, dopo un passato glorioso con decine di produttori sparsi in tutta Italia. Uno degli ultimi fu la "Distillerie Berta" di Monbaruzzo, in Piemonte, mentre è ancora popolare in Germania sua patria di origine, con il nome di Kummel o Doppel Kummel (Doppio Kummel). Uno dei prodotti di questa famiglia di tradizione tedesca, è il Goldwasser, all'interno del quale sono poste delle foglie d'oro 24 carati che agitando la bottiglia rimangono in sospensione. Questa tradizione molto antica di aggiungere il nobile metallo, assolutamente edibile e non cancerogeno per il nostro corpo, trae origine dal lontano 1300, quando Arnaldo da Villanova, l'abile alchimista, mise a punto un rimedio per il Papa Bonifacio VIII. Ritenendo l'oro un metallo puro e purificatore, l'alchimista lo aggiunse all'infusione d'erbe che curò il Papa da una fortissima colica renale che aveva messo a rischio lo svolgimento del Giubileo. Così facendo si salvò dall'Inquisizione e dalle nuvole sinistre che si andavano accumulando sulla figura degli alchimisti, tacciati di stregoneria e connubbi con il diavolo....
La tradizione di aggiungere foglie d'oro è stata tramandata fino a noi e sono ancora molti i liquoristi che ancora oggi usano aggiungere il metallo a distillati e liquori. Si dice che il primo Goldwasser sia stato prodotto nella città baltica di Danzik, oggi territorio polacco, con il nome di Gdansk e che per un certo periodo fu anche prodotto un Siber Wasser con scaglie di argento.
I liquori a base di cumino e anice, normalmente poco dolci rispetto ad altre tipologie, sono ideali per la digestione e possono esssere consumati sia lisci che con ghiaccio. Per finire una citazione ad un liquore poco conosciuto di questa tipologia:  il Carvidor, nome latino per indicare il cumino . Viene proposto dal liquorificio Artemy di Vinadio, di cui trovate ampia descrizione nelle eccellenze del territorio, che prosegue la tradizione locale di preparare un digestivo basandosi sul cumino che cresce abbondantemente nei prati circostanti ed altre erbe digestive.

 
 FRANGELICO E LIQUORI ALLA NOCCIOLA

FRANGELICOLiquore pregiato molto popolare nel nord Europa, e semi sconosciuto in Italia, pur essendo prodotto a Canale in provincia di Cuneo.
La materia prima sono le pregiate nocciole Piemonte e altre spezie che danno al prodotto un aroma delizioso ideale sia per la miscelazione che per il consumo liscio.
Il nome deriva da Fra' Angelico, il leggendario frate eremita che abitò le colline delle Langhe nel 17° secolo.
Esiste un altro liquore di nocciole tipico fatto in provincia di Torino datato 1841 dalle distillerie Vincenzi il cui nome è la traduzione di nocciola in piemontese Nisola
nocciolinUn prodotto a diffusione regionale è il liquore Nocciolino di Chivasso, a base di nocciole Piemonte con le quali si confezionano i deliziosi piccoli bon bon, sorta di piccoli amaretti dolci.
Il nocciolino di Chivasso, nato nel 1855 ad opera del pasticcere Giovanni Podio, è un dolce da provare, la sua delicatezza e aromaticità ne fanno un prodotto unico nel panorama Italiano.   
Il liquore anticamente era prodotto a Chivasso, nella liquoreria Capella in via Torino, adiacente alla pasticceria storica Bonfante, produttrice del dolce fin dal 1922. Una leggenda narra che il frate eremita, inventore della ricetta, intitolò alla stella più luminosa della costellazione dell'Auriga, il nome dell'opificio produttore del liquore. Il liquorificio Capella oggi non esiste più e il prodotto è affidato alle Distillerie Francoli di Ghemme, una delle maggiori realtà nel panorama della grappa e della produzione di liquori.
Altra eccellenza poco distribuita è l'ottimo liquore di nocciole Piemonte del Liquorificio Negro, anche lui intitolato ad un fantomatico frate eremita Fra' Martino, segno che un minimo di fondamento la leggenda ce lo deve avere...

 
 GALLIANO
gallianoGrande liquore della tradizione italiana, anticamente prodotto a Livorno, dalle distillerie Vittorio Vaccari che intitolò il suo liquore a Giuseppe Galliano, eroe d'Etiopia, nell’anno della morte avvenuta nel 1896.
Il Galliano viene prodotto in Francia su licenza e appartiene al pacchetto di prodotti di Lucas Bols, ma viene distribuito da Gancia, la quale però è stata recentemente venduta ai russi.
Alla base del prodotto ci sono erbe e spezie, fra queste sono facilmente riconoscibili la vaniglia, l' anice, la liquirizia e lo zafferano. Quest'ultimo compare molto di frequente nella liquoristica di fine 800, poichè la sua presenza, visto il costo, era sintomatica di un prodotto ricercato e di qualità.
Il liquore per il suo bouquet e il suo intrigante colore, è ingrediente aromatizzante fondamentale di decine di cocktail, molti dei quali sito.liquori.gallianobalsamicocodificati come internazionali IBA, creati negli anni 60 e 70 da abili barman, fra questi ricordiamo il Golden Cadillac e il Golden Dream, dedicati all'epoca d'oro di Holliwood.
Recentemente ha visto la luce un interessantissimo Galliano Balsamico, aromatizzato con il famoso aceto di Modena, ottimo per la miscelazione di cocktail al di fuori degli schemi, mentre risulta decisamente più scontato quello al caffè, ideale per il consumo liscio.
Alcuni ritengono che il nome dello storico cocktail Harvey Wallbanger derivi proprio dalla caratteristica bottiglia allungata che era solita essere messa vicina al muro nelle bottigliere, per non ingombrare la presa delle altre con la sua altezza.
Appoggiata di fretta dai baristi molto impegnati nella miscelazione era solita oscillare e battere contro il muro.
Una curiosità di consumo: in Svezia è uno degli alcolici più diffusi e viene bevuto liscio con ghiaccio. 
 
GENEPY
bernard_-_genepy-blancLiquore della tradizione alpina, prodotto sulle Alpi che circondano il Piemonte fino ad arrivare in Valle d'Aosta.
Il genepy ha avuto un grandissimo successo negli anni passati, digestivo principe di tutte le tavole dei ristoranti e bar piemontesi, e non solo, mentre oggi è semplicemente un prodotto turistico, acquistato durante un soggiorno in montagna che probabilmente sarà destinato a rimanere nell'armadio, offerto solo in rare occasioni.
Oltre al cambiamento degli stili di consumo che hanno visto prevalere i limoncelli come dopo cena, il problema principale fu il progressivo abbassamento qualitativo dei prodotti sul mercato a causa del suo successo.
sito-liquori-genepyIl genepy fu prodotto da aziende senza nessun tipo di legame territoriale, fu colorato artificialmente, si utilizzarono aromi e si videro sugli scaffali bottiglie con liquidi di un luminoso verde bandiera, simile alla menta in sciroppo. Gli aromi di sintesi furono utilizzati per aumentare e mantenere il gusto nel tempo ed evitare il naturale sedimento del prodotto. Il prezzo scese, come la qualità, facendo, alla lunga, disaffezionare il consumatore.
Come spesso accade, dopo un periodo di appannamento e stasi, il prodotto lentamente sta riprendendo mercato, grazie al lavoro delle aziende storiche che faticosamente stanno riproponendo il genepy come stile di consumo. Il genepy viene proposto nei sorbetti a fine pasto, invece che lo scontato limone oppure in un originale mojito alpestre come base alcolica che ben si sposa con la menta. Anche l'innovazione tecnica ha portato alcune novità. Esiste in commercio un genepy trasparente, prodotto dalla Bernard di Pomaretto(To), in val Germanasca,  ottenuto non per distillazione, ma con il sistema detto racking utilizzato per il gin. Il botanico è posto in sospensione in un cestello sul contenitore dell'alcol. I vapori d'alcol, naturalmente e senza risccaldamento,  evaporano e ridiscendono impregnati di olio essenziale. Il processo è lento e costoso, della durata di genepyun anno, ma il prodotto è eccezionalmente fine. Altri produttori dell'area sono la Granger di Susa (To) e l'Albergian di Pinerolo( To). In val Maira, una vallata parallela a quella del Chisone e Germanasca, c'è un piccolo liquorista che produce genepy con alcol biologico, la Palent, di Dario Laugerio, dalle ottime qualità organolettiche.   
Altro produttore molto interessante è la Alpe di Hone in provincia di Aosta con il suo Herbetet. Il prodotto ha un ottimo rapporto qualità/prezzo e da molti consumatori è considerato il miglior genepy sul mercato, a dimostrazione di ciò, il fatto che sia uno dei pochi reperibili anche al di fuori dell'area di produzione tipica.  
Il vero discriminante della qualità al solito è la materia prima: il genepy buono si raccoglie a 2500/2700 metri ed è una raccolta  faticosa, vista l'altitudine e le piccole dimensioni della pianta. Con il decrescere dell'altitudine, la pianta aumenta di dimensione, ma perde di finezza, ma la sua raccolta, nel fondo valle risulta ovviamente più semplice. 
 

 LATTE DI SUOCERA
latte_di_suoceraUn classico liquore "trash" che ebbe un suo momento felice negli anni 80 utilizzato come "additivo" per intrugli alcolici finalizzati alla sbronza del sabato sera La gradazione alcolica era degna degli assenzi degli anni 2000, suoi degni eredi, sulle stagere del bar, mentre tecnicamente era un "centerbe" di italica tradizione. Il liquore era anche adatto alle preparazioni flambè e ai primi cocktail fiammeggianti, antenati del moderno B52. Prodotto dalla distilleria Zanin, con gradazione alcolica di 75°, sulla bottiglia capeggiava una bellissima etichetta kitch, con una bandiera pirata con tanto di teschio e la scritta inquetante "Già in uso alla pirateria malese". Un liquore da collezione da avere assolutamente in bacheca, come memoria storica della nostra liquoristica.

LIQUORI A BASE DI MENTA
get.27Questi liquori si rifanno alla tradizione casalinga della produzione di digestivi, con aromi più o meno pronunciati di menta.
La famiglia conta per lo più prodotti commerciali, primo fra tutti la vodka alla menta prodotta da Stock che ha raggiunto ottimi livelli di consumo liscio in alcune aree del nord ovest, mentre per la miscelazione internazionale, abbiamo le classiche creme di De Kuiper e Bols prodotte nella versione Bianca e Verde.
Unico tentativo di brandizzare tali prodotti è stato compiuto con successo dai francesi, veri maestri di questo tipo di operazioni che ha visto in passato il successo di Cointreau nel mercato dei triple sec.
Il prodotto in questione è il Get 27, di fatto una crema di menta piperita, con aromi molto pronunciati prodotta per la prima volta nel 1796 da Pierre Get, erede di una grande distilleria  che decise di creare un marchio nel mercato delle creme di menta. Il successo fu immediato grazie alle qualità del prodotto ed oggi è sinonimo di "menta" in 122 paesi nel mondo. Il numero 27 nasce dal fatto che quelli erano i gradi alcolici originari del prodotto, mentre nella versione Get 31, la versione bianca, il numero non ha nessuna attinenza con i gradi alcolici , ma pare derivi da un modo di dire francese. Parafrasando potrebbe essere uguale al nostro "Hai fatto 30, puoi fare 31", come dire "Hai fatto la menta verde, per finire l'opera devi fare la menta bianca"...
 
LIQUORI A BASE DI MIRTO
mirse.liquore.mirtoCome il genepy, anche i prodotti a base mirto avevano una forte connotazione regionale, che li identificava con la Sardegna. Inizialmente relegati ad un consumo regionale, fatto di auto-produzione  casalinga e turistico-regalistica estiva, hanno avuto, con l'immigrazione, la diffusione del turismo di massa sull'isola e la nascita delle catene di supermercati, una diffusione nazionale.
Il mirto è una bacca resinosa mediterranea che contiene un olio balsamico utilizzato fin dall'antichità e la cui pianta è sacra a Venere , la dea della bellezza e dell'amore.
Le bacche vengono poste in infusione idroalcolica, per alcune settimane e il risultato è filtrato e opportunamente zuccherato.
Questi prodotti sono molto gradevoli da consumare nel dopo pasto, freschi di frigo, come detta la moda o a temperatura di 16/18 gradi come tramanda la tradizione sarda.
Il liquore, prodotto in maniera casalinga in tutta la Sardegna, può essere nero, ove sia prevista l'infusione della bacca o bianco, qualora siano posti in infusione i germogli e i fiori del mirto.
I produttori "industriali " di mirto, maggiormente distribuiti a livello nazionale sono Zedda Piras, Rau e Silvio Carta, mentre un prodotto di eccellenza è il Mirse, prodotto in piccole quantità dalla liquoreria Tremontis di Oristano.
 
LIQUORI A BASE DI VANIGLIA
nuovabotnavanFamiglia ormai piuttosto ristretta di aromatizzanti che in passato avevano avuto ampia diffusione, come coadiuvanti in decine di cocktail.
In passato non esisteva un liquorista o un distillatore di grappa che non contasse nel suo portafoglio prodotti , un liquore alla vaniglia, sia esso per uso pasticceria che per consumo liscio.
Ad oggi i prodotti con una certa distribuzione in Italia sono due, il Vanil Zucca, produttore anche dell'omonimo rabarbaro e l'Isolabella la famosa liquoreria che ha prodotto anche il famoso amaro.
Parlando di rabarbaro, bisogna segnalare che uno dei drink maggiormente di moda all'aperitivo o come dissetante negli anni '60 e '70 era proprio Vaniglia e Rabarbaro con abbondante spruzzata di selz, completata da scorza di arancio. Il cocktail è ormai caduto nel dimenticatoio, nonostante lo sforzo di alcuni anni fa, da parte della Zucca di riportarlo in auge con simpatiche serate a tema all'interno di alcuni locali alla moda.
Unico prodotto straniero del genere che spicca per la qualità della materia prima, ma scarsamente distribuito in Italia è il Navan, prodotto dall'azienda del Grand Marnier con un'eccezionale vaniglia proveniente da un paesino a nord del  Madagascar, da cui il nome del prodotto prende ispirazione. La bottiglia del prodotto mantiene il "family feeling" con il Grand Marnier , ma è decisamente elegante nella splendida veste gialla impreziosita dalla fascia nera recante il nome del prodotto. Da notizie non confermate pare che il prodotto non sarà più in produzione a partire dal 2011.
Non sono assimilabili a questa famiglia Galliano e Tuaca, poichè oltre alla vaniglia, sicuramente preponderante  contano però altri botanici che li rendono prodotti a se stanti.
 
LIQUORI AL CAFFE
caffe-sport-borghettiFanno parte della grande famiglie dei liquori al caffè il Caffè Sport Borghetti, azienda fondata nel 1860, il Kahlua, Tia Maria, il Kamora, prodotto dalle distillerie Grant e il Coffee Liquor Heering, entrato in produzione nel 2007, per ampliare la gamma del famoso liquore alle ciliegie.
Da segnalare anche l'ingresso di Illy nel settore dei liquori al caffè, in virtù della sua esperienza nel settore torrefazione.
Il nome è un gioco di parole riuscito:  Illyquore  ricorda spontaneamente  prodotto e azienda. 
liquore_al_caffeIl primo, l'originale Caffè Sport Borghetti nasce miscelando vero caffè espresso ad alcol buongusto, mentre gli altri di scuola sud americana, sono prodotti per infusione e sono leggermente più dolci.
La storia della Borghetti affonda le radici all'epoca dell'unità di Italia, infatti le prime notizie sul liquore si hanno nel 1860, quando Ugo sito.liquori.kahluaBorghetti, titolare del Bar Sport di Ancona decide di elaborare un liquore corroborante per i passaggeri della neonata linea ferroviaria Ancona-Pescara, miscelando caffè espresso, alcol e zucchero.
In questo modo voleva risollevare l'animo dalla "fatica" del viaggio, non proprio comodissimo sui vagoni del treno e tale fu il successo che negli anni a seguire perfezionò la ricetta che si tramanda tuttora inalterata, come l'etichetta, personalmente disegnata dal Borghetti.
Una curiosità legata al barman Borghetti è che, oltre ad essere un ottimo liquorista e disegnatore, aveva anche l'animo gentile del poeta e sulle prime bottiglie del suo infuso di caffè capeggiava una bella poesia di parecchie righe, inneggiante al suo prodotto. 
La poesia si può ancora leggere per intero sul sito della Borghetti e speriamo che, sull'onda del recupero vintage in atto nella liquoristica di tutto il mondo, l'azienda produttrice ritorni a posizionarla nella retro etichetta, come preziosa testimonianza del passato glorioso di questo liquore.
sito.liquori.tiamariaSulle bottigliere dei bar, specie nel nord, si può trovare anche la "Grappa al caffè" una ottima è prodotta dalla Dott. Peloni,  l'inventore dell'Amaro Braulio. Ad onor del vero parecchie grapperie si sono cimentate in questo classico italiano del caffè con grappa e sarebbe impossibile censirle tutte, dalla Berta di Monbaruzzo alla Magnoberta di Casale Monferrato. Molti di questi liquori, non sono più prodotti, poichè il dopo cena,  è monopolio quasi assoluto dei liquori a base di agrumi della tradizione meridionale.
Per concludere un produttore di nicchia:  in Liguria, troviamo il "50 e 50" il liquore prodotto in collaborazione fra la Minuto Torrefazione di Savona e il liquorificio Origine di Cengio, un riuscito mix di caffè, poco dolce, dalla buona carica alcolica, adatto anche alla miscelazione di un italianissimo Black Russian, essendo l'azienda produttrice anche di una vodka biologica.
 
LIQUORI AL CIOCCOLATO, CREME AL CACAO E BICERIN VINCENZI
Le creme al cacao sono prodotti fondamentali della miscelazione, specie quella d'antan che vedeva moltissimi cocktail preparati con sito.liquori.mozar.chocoquesto prodotto, uno su tutti il famosissimo Alexander, cocktail femminile d'eccellenza, a tuttoggi molto richiesto nei bar di tutto il mondo.
Questi prodotti hanno una probabile origine pasticcera e nascono  per infusione delle scorze delle bacche di cacao, mentre il frutto veniva utilizzato per la produzione del pregiato cioccolato.
Esiste la versione scura  ottenuta per infusione, piuttosto in disuso, sopratutto per l'infelice colorazione marrone che donava ai cocktail e una trasparente ottenuta per distillazione con un aroma più fine.
I principali produttori di questi prodotti sono le ditte olandesi Bols, Wenneker e De Kuiper, specializzate negli aromatizzanti da cocktail, mentre in Italia possiamo contare sull'esperienza liquoristica della Stock che ne produce una ottima. 
bicerinDiscorso particolare merita un prodotto di Wenneker, un liquorista storico olandese che oltre alle suddette creme classiche,  produce un liquore al cioccolato aromatizzato alla menta ispirato ai famosi After Eight, chiamato Chocolate Mint.
I liquori al cioccolato sono molto popolari, piacciono a tutti, sopratutto alle donne, per la golosità del cacao e la bassa gradazione alcolica e ben si prestano ad essere una sorta di dessert liquido di fine pasto, mentre se miscelati con panna e altre creme, come il Bayley's danno vita a gustosi, ma calorici, cocktail.
La tradizione vede prodotti internazionali come il Talea e prodotti locali come la "Grappa al cioccolato" prodotta dalla Francoli di Ghemme, sulla cui etichetta capeggia la scritta "Dalla ricetta di nonna Mina", sicuramente l'inventrice del liquore. Altro prodotto di ottima fattura il Turin Chocolat della Granger, un' unione classica fra crema di cioccolato alle uova, come vuole la tradizione piemontese, ottimo rum della Martinica e vaniglia Bourbon.
turin_chocolatAltro prodotto ottimo, non importato in Italia, ma facilmente reperibile appena oltre confine è il liquore al cioccolato della liquoreria austriaca Mozart che utilizza l'espertise di secoli sulla produzione di dolci al cioccolato e marzapane, per la produzione di questo prodotto.
Discorso diverso merita il Bicerin, liquore a base di gianduia, il tipico cioccolato piemontese, inventato da un abile pasticcere che sostituì una parte del costoso cacao con polvere di nocciole Piemonte, abbondanti ed economiche a quel tempo. Le nocciole assicuravano un aroma delicato, oltre che grassi, che potevano sostituire il burro di cacao.
Il liquore si ispira al famoso Bicerin di Cavour, un caffè caldo corroborante che vedeva l'aggiunta di cioccolato e panna e si dice anche un goccio di Cognac.
Ancora oggi esiste un bar Bicerin in Piazza della Consolata nel cuore di Torino che propone fedelmente tale preparazione golosa che viene comunque proposta in tutti i bar del capoluogo piemontese.
Il liquore decisamente goloso, può essere considerato un prodotto di territorio, esclusivo dell'area di Torino che vede  orgogliosamente la sua esportazione all'estero, specie in Inghilterra dove si amano i "creamy cocktail", i cocktail morbidi e dolci che hanno nel Bailey's il suo principale ingrediente. Per connotare ulteriormente l'origine torinese del gianduiotto, la Granger, imbottiglia, oltre che il Turin Chocolat, anche una crema di gianduia, all'interno di una bottiglia a forma di Mole Antonelliana, il simbolo architettonico della città di Torino, che detiene il record come edificio artistico in muratura più alto d'Europa.
 
LIQUORI ALLA LIQUIRIZIA
opal_neraQuesti prodotti hanno tutto sommato una vita commerciale relativamente giovane, infatti , la produzione industriale di questi liquori inizia solo pochi anni fa, sfruttando un 'antica tradizione di consumo calabrese, produttrice da sempre di ottime radici di liquirizia e di infusi casalinghi a scopo digestivo.
Grazie all'immigrazione, alla diffusione del turismo di massa e alle catene distributive questi prodotti hanno potuto essere conosciuti al di fuori dei confini regionali, creando un vero e proprio boom nelle proposte a scaffale.
Questi prodotti hanno incontrato i gusti del pubblico e stanno affiancando nelle preferenze del dopocena i limoncelli.
I prodotti con questo aromatizzante si possono suddividere in due categorie, quelli che utilizzano la pasta di liquirizia, più o meno concentrata e ricca di essenza, che dona la classica colorazione nera ai prodotti e quelli che utilizzano un'infusione della radice che lascia il prodotto trasparente e leggermente ambrato.
I più famosi sono quelli che utilizzano il primo sistema, con in testa Opal Nera che vede anche la presenza di una percentuale di anice, con un finale che ricorda la Sambuca.
La pubblicità istituzionale parla di Opal parla di sambuca nera ed è prodotto dalla Francoli, con un'ottima distribuzione nei paesi anglosassoni, da sempre amanti dei liquori a base d'anice. Liquorice è un liquore tipico di pura liquirizia, come recita l'etichetta della bottiglia, rigorosamente nera,  prodotto dalla liquoreria Caffo, la distilleria più famosa di Calabria.
Altro prodotto commerciale è  Eclisse  delle Distillerie Franciacorta,  mentre la Stock di Trieste, sfruttando una lunga esperienza sulle vodke alla frutta, ha prodotto anche lei una "Vodka alla liquirizia" che ben si adatta anche alla miscelazione.
neroProdotto poco distribuito, ma di buona fattura è  Luna Nera dell'industria liquori Chiesa di Pavia, così come la Grappa alla Liquirizia, della distilleria Revel Chion, che pur utilizzando una pasta di liquirizia, grazie alle filtrazioni, ottiene un prodotto gradevole e con scarsi depositi, premiato all'ultimo Vinitaly del 2010, come prodotto di eccellenza.
Per chiudere l'elenco dei prodotti a pasta di liquirizia, Nero Glaciale delle Distillerie Alpe di Hone, in provincia di Aosta, un prodotto che vede anche l'aggiunta di essenza di menta, da cui il nome evocativo.
Il prodotto lanciato negli ultimi mesi ben si presta anche alla miscelazione, ad esempio con parti uguali di Bailey's, per un drink cremoso poco alcolico, decisamente di stile British...oppure per un ottimo Mojito Nero, una versione aromatizzata che sta prendendo molto piede fra i giovani, a cui Neroglaciale si presta grazie alla presenza di essenza di menta nella ricetta.
Per chiudere uno dei pochi rappresentati dei liquori di liquirizia con infusione di radice, se si escludono alcune grappe di produttori seri e qualificati. La Origine di Cengio produce un ottimo liquore a base liquirizia, ambrato, in cui viene posta in infusione la radice, che assicura una delicata aromaticità ed un finale di linfa, inusuale nei prodotti a base di pasta.
 
LIQUORE ALLA MELA VERDE
mela_verdeQuesto liquore aromatizzante ha vissuto alla fine degli anni 90 un vero e proprio incremento esponenziale di vendite grazie al successo del cocktail Appletini, un Martini Cocktail fruttato ed addolcito con questo liquore, divenuto un vero best seller nei bar americani, amato sopratutto dalle donne e dai giovani.
A testimonianza del successo di questo cocktail, negli anni 2000, c'è una scena interessante del film "Social Network", di fatto la spiegazione della nascita di Facebook , dove Zuckenberg e "soci "bevono svariati giri di Appletini per sancire la nascita della futura società, che vedrà il coinvolgimento anche di Sean Parker, il co-fondatore di Napster.  
Non sono successivamente mancate altre aromatizzazioni interessanti come il Gin Tonic alla Mela Verde, ma l'Appletini rimane la ragione principale dell'esistenza di questo liquore. 
sour_appleI prodotti appartenenti a questa tipologia sono molti, in Italia abbiamo tuttora la Vodka alla mela verde di Stock e il Sour apple di Luxardo, in Spagna la Manzanilla, in Francia la Monin e in Inghilterra la Sourz , prodotta dalla Grant's, la nota distilleria di Whisky scozzese. 
Ovviamente anche i produttori storici di liquori olandesi Bols, De Kuiper e Wenneker hanno nel loro portfolio un prodotto chiamato Sour Apple per poter sfruttare al meglio questa interessante opportunità di miscelazione.
Un produttore di vodka, Smirnoff ha lanciato per il mercato estero un aromatizzazione alla mela verde del suo prodotto base, che per gradazione alcolica rimane a tutti gli effetti una vodka, a differenza del prodotto della Stock, che per il basso grado alcolico dovrebbe essere assimilato alla categoria liquori. In passato anche Bacardi tentò la strada del rum aromatizzato alla mela verde, il Bacardi Apple, ma al momento, non risulta più distribuito almeno in Italia.  

LIQUORI ALLA PESCA, PERSI, PEACH TREE  E PERSICO
keglevicQuesti liquori a base di noccioli e polpa di pesca, posti in infusione alcolica, hanno una lunga tradizione che affonda le radici nelle tradizioni popolari locali. Il prodotto più diffuso in Italia è però industriale ed è la Vodka alla Pesca della Stock, vero best seller della tipologia che si impose durante tutti gli anni '80, grazie al famoso mix con la Lemonsoda che sbancò in tutti i bar delle discoteche d'Italia, tanto da venir codificato all'interno del manuale dell'Aibes. A seguito del successo anche la Zucca di Milano iniziò a produrre una versione aromatizzata di vodka chiamata Artic Pesca, a cui fecero seguito altre aziende liquoristiche.
Uno dei prodotti più tipici della tradizione piemontese era il prodotto della Vincenzi chiamato Persi, nome dialettale della pesca, la cui origine si fa risalire al 17° secolo. La lunga tradizione nella produzione di questo liquore artigianale, non ha però impedito che il prodotto fosse dismesso dalla distilleria Vincenzi, a causa della concorrenza di prezzo di altre realtà più grosse.
Negli anni 50 a Torino si era soliti bere nei bar un cocktail molto semplice chiamato “Rum e Persi”, un antenato del moderno chupito "Rum e pera" ottenuto miscelando rum scuro di qualità dubbia, spesso Fantasia, e il liquore alla pesca. 
persico_varnelliEsiste un prodotto della Jeantet di Biella che recita in etichetta l'utilizzo dell pesche di Borgo d' Ale , paese a nord est di Torino, le cui pesche pregiatissime e ricercate da tutti i  mercati, sono coperte da DOP.
L'utilizzo delle pesche di un particolare "cru" è proposto anche dalla Marie Brizard, azienda francese con sede a Bordeaux, produttrice della famosa Anisette, che ha in produzione un liquore con pesche del Verger, denominato appunto "Peche du Verger".
Sempre nell'ambito dei liquori alla pesca, di scuola liquoristica olandese, troviamo il Peach Tree, ottimo per la miscelazione di cocktail , "Sex on the Beach"  in testa, prodotto da De Kuiper, dalle delicate caratteristiche di fragranza e dolcezza di frutto. Altri produttori storici olandesi sono la Wenneker e la Bols che producono un ottimo liquore di questa tipologia, leggermente più dolci del Peach Tree.
Per concludere un prodotto di eccellenza : il Persico, un pregiato liquore ottenuto con infusione di polpa e noccioli di pesca, invecchiato per 30 anni prodotto dalla Varnelli storica azienda liquoristica famosa per la produzione di anice. Vista l'esclusività del prodotto viene proposto in vendita solo in decanter di cristallo (foto).   

LIQUORE ALLA SCORZA DI LIMONI E DI CEDRO
sito.liquori.limoncello.bonollo_001I liquori al limone hanno avuto, nell'ultimo decennio, un vero e proprio boom ed hanno oscurato i classici prodotti da dopo cena classici, come il genepy, i prodotti al caffè e le grappe aromatizzate.
Proprio a causa di questa espansione di mercato, sono nati decine di prodotti, molti con utilizzo di aromi di sintesi che hanno svilito un liquore tipico della Costiera Amalfitana e prodotto casalingo per eccellenza dellatradizione campana. Anche in questo caso, le catene distributive, il turismo di massa e l'emigrazione hanno contribuito in maniera determinate alla diffusione di questo ottimo dopo cena, in ogni regione d'Italia. A questo si deve aggiungere l'entrata in campo di un colosso della liquoristica, la Stock, che con un' efficace campagna promozionale ha fatto conoscere il Limoncè, creando una cassa di risonanza sfruttata da tutte le altre aziende, su questa classe di prodotti.
Ad oggi non esiste un liquorista, attivo e attento sul mercato che, per completare la sua offerta non abbia in listino un limoncello dal nome di fantasia, prodotto con essenza di limoni o aromi.
Il leader di mercato attuale è sicuramente il Limoncè, ma è impossibile una recensione completa del mercato poichè si contano a decine le bottiglie presenti sugli scaffali dei supermercati. A tal proposito l'indicazione da seguire per la scelta del prodotto è quella di leggere l'etichetta e verificare l'utilizzo dei limoni della Costiera, protetti dalla DOP  e la dicitura    "prodotto per infusione di scorze di limoni", diffidando della semplice scritta "aromi" che prevede l'utilizzo di essenze di sintesi.
Un prodotto particolare è il Cascaron, delle distillerie Caffo, prodotto con limoni calabresi e rum caraibico invecchiato tre anni, mentre altro prodotto che si richiama alla tradizione è il Limoncello di Capri.
La storia del liquorificio di Capri inizia nel 1988, ma la tradizione nella produzione di tale liquore risale agli inizi del secolo, quando Vincenza limoncello.capri_001Canale era solita proporre il suo prodotto artigianale agli ospiti dell' hotel.
Si dice che questa sia la prima notizia ufficiale e certa della produzione artigianale del prodotto, anche se è sicura la produzione casalinga antecedente a tale data con decine di ricette famigliari gelosamente custodite.
Da alcuni anni l'azienda propone anche il Limen un liquore trasparente ottenuto con doppia distillazione di scorze di limoni, dall'eccezionale profilo olfattivo, decisamente più secco del prodotto tradizionale per infusione.
limonceUltimo big ad entrare sul mercato la Bonollo, il colosso della grappa in Italia, leader di mercato assoluto della distillazione conto terzi e nella produzione di alcol industriale, che ha messo in campo tutta la sua esperienza per lanciare sul mercato una linea di prodotti tra i quali spicca il limoncello.
Poco diffusi, ma dal glorioso passato sono i liquori di cedro.Il prodotto maggiormente diffuso è il Doppio Cedro delle distillerie di Villongo, in provincia di Bergamo,  ottenuto con l'agrume tipico della campagna siciliana, assomigliante ad un grosso limone, dalla buccia dolce. Il liquore trasparente e delicato, è ottenuto mediante distillazione di scorze di cedro ed è ideale per accompagnare o insaporire la piccola pasticceria.
In passato questo tipo di liquore contava decine di produttori tra cui la Magnoberta di Casale e la Mazzetti di Montemagno che però ne hanno abbandonato la produzione, quando il consumatore ha iniziato a preferire i prodotti a base di scorze di limoni.
 

MANDARINETTO
mandarinetto1Il liquore è ottenuto mediante infusione di bucce del mandarino, frutto di origine cinese, in alcol di origine cerealicola. La produzione di questo liquore era stata per almeno un secolo ad appannaggio della tradizione del sud Italia, che vedeva decine e decine di ricette casalinghe tramandate gelosamente da madre in figlia.
Egidio Isolabella produsse su scala industriale per la prima volta nel 1871 quello che per l’epoca era il liquore artigianale casalingo da dessert più diffuso in Calabria e Sicilia, da sempre regioni vocate alla produzione di questo profumato agrume. Negli anni '20 e '30 ebbe il suo picco di popolarità come liquore da fine pasto (come oggi accade per il limoncello) e a supporto della campagna pubblicitaria vennero creati numerosi accessori di marketing appositamente disegnati per mandarinettofidelizzare barman e consumatori. La campagna pubblicitaria fu assolutamente innovativa e gli oggetti prodotti sono molto ricercati dai collezionisti.   
Sui manifesti dell'epoca compariva orgogliosamente la scritta "Superiore al Curacao", a ribadire la sua maggiore qualità rispetto ai cugini d'oltralpe, conosciuti in quel periodo per i Triple Sec, liquori a base di scorze di arance amare delle Antille. Sempre dalla Francia arriverà un concorrente temibile il famoso Mandarine Napoleon, la cui storia è trattata nel proseguo del capitolo. Rimanendo nel campo dei prodotti con agrumi è da segnalare il liquore di Casa Gancia, l'Agrumio, che viene preparato ponendo in infusione idroalcolica scorze di mandarini e arance, seguendo l'esperienza dei maestri distillatori della Rossi D'Angera, storica azienda fondata nel 1847. Il risultato è un delicato ed aromatico infuso di 32° gradi alcolici ideale per la miscelazione e il consumo liscio, a fine pasto.

MARASCHINO
MARASCHINO-LUXARDOLiquore di origine dalmata, ottenuto da ciliegie marasche, il cui infuso viene distillato.
Curiosa è la storia di Luxardo la casa liquoristica che lo produce a livello industriale.
La ricetta originale è della moglie di Luxardo, Maria Canevari che produceva per auto consumo un liquore di marasche in infusione, tipico della zona della Dalmazia, conosciuto ancora oggi come Sangue Morlacco. La famiglia risiedeva in Istria, prima di rifugiarsi a Padova, per sfuggire alle rappresaglie dei partigiani di Tito, seguite alla fine della Seconda Guerra Mondiale ed aveva fondato a Zara, un liquorificio attivo fin dal 1821. Da notare che l'azienda sarà rifondata a Torreglia in provincia di Padova dal solo superstite della famiglia Giorgio Luxardo, sfuggito alle uccisioni di massa.
Girolamo Luxardo il fondatore della distilleria, ebbe l’idea di perfezionare il procedimento artigianale e rendere più fine il prodotto, distillando il risultato dell’infusione.
Il risultato fu un prodotto fantastico tanto che l’Impero Asburgico che allora dominava l'area concesse il privilegio della produzione in esclusiva per 15 anni del prodotto maraschino, una sorta di copyright che non permetteva concorrenza.
Tale privilegio si può leggere tuttora in etichetta con tanto di sigla e firma dell'imperatore.
Le marasche per la produzione del prodotto, dopo il trasferimento dell'azienda a Torreglia nel 1947,  provengono dai colli Euganei dove l’azienda possiede 20.000 alberi da frutto.
Il prodotto distillato riposa in botti di frassino finlandese, finchè non viene giudicato pronto per il consumo.
sitomaraschinobuto
Il Maraschino è un prodotto che in passato ha goduto di molti favori del pubblico, sia come prodotto da meditazione elegante da sorbire in stupendi bicchieri di cristallo, sia nell'ambito della miscelazione, protagonista assoluto ad inizi 900, quando a disposizione dei barman esistevano ben pochi aromatizzanti.
Per questa sua versatilità decine di aziende iniziarono la sua produzione, una fra tutti la Buton che nel 900 guadagnò la massima onorificenza al Grand Prix di Parigi, proprio con questo distillato. Il pack della Buton ricorda da vicino quello della Luxardo ed era tipico delle bottiglie dell'epoca di questo prodotto.
Visto il suo successo commerciale, la bottiglia doveva essere spedita ovunque nel mondo, pertanto impagliando la bottiglia si evitavano le classiche rotture da parte di corrieri maldestri, che non avevano sicuramente i mezzi e le strade della nostra epoca...
Unico produttore straniero a produrre maraschino al momento è Wenneker un liquorista storico olandese la cui azienda fu fondata nel lontano 1693 e la cui proprietà è ancora in mano alla famiglia.
 

NOCINO
nocino-benvenutiLiquore della tradizione italiana, diffuso lungo tutto l'appennino,  la cui patria d'elezione è Modena. E' ottenuto dal mallo di noce e non dal ghieriglio come si sarebbe indotti a pensare dal nome. Il mallo è il guscio verde che ricopre la noce fino alla sua maturazione ed è dotato di particolari profumi resinosi, che ne fanno un ottimo aromatizzante. Le origini del prodotto paiono essere ad appannaggio dei Britanni, antichi abitanti del nord della Francia e della Gran Bretagna.
Questo popolo usava bere questo liquido scuro durante le cerimonie religiose o per guarire i malati, avendo esso potenti qualità taumaturgiche per lo stomaco. Ovviamente non era un'infusione alcolica, in quanto la distillazione di alcol commestibile era ancora conosciuta, ma un semplice vino di noci.
Esiste ancora oggi un prodotto analogo in Bretagna, nel Nord della Francia chiamato “brou de noux “.
Dal nord della Francia il prodotto si espanse nel sud e di qui nell' Italia del nord durante il periodo della dominazione, antecedente alle guerre di indipendenza, come testimoniano la presenza dei liquori Ratafià di noci in Piemonte e Nocino nell’Emilia.
La ricetta classica segue numeri e date precise  che vanno rispettate ed è tramandata da secoli. Per primo si parla di 24 malli di noce per litro di alcol. La procedura di raccolta è alquanto singolare: prevede che una donna esperta salga scalza, senza oggetti di ferro e senza il suo ciclo, su un albero di noci, raccolga i frutti migliori e li lasci la notte stessa alla rugiada della mattina.
Questo tipo di raccolta risale addirittura ai druidi, sacerdoti galli dell’antichità, che per la raccolta di erbe e frutti giravano scalzi nel bosco “armati” di un falcetto d’oro o di ceramica. Il piede scalzo implica il contatto con la Natura e l'assenza di ferro, la volontà di non ferire l'albero.
Alla mattina si tagliano in quattro i malli di noce e si pongono in infusione per 60 giorni.
La tradizione vuole che la raccolta avvenga il 24 giugno, giorno di San Giovanni e corrispondente con il solstizio d'Estate e che la fine della lavorazione, quindi la dolcificazione e relativo riposo in bottiglia, finisca con la notte di Ognissanti.
Per questo motivo la tradizione vuole che la lavorazione del prodotto anticamente fosse legata a streghe e incantesimi, infatti una leggenda dice che le streghe durante i sabba si riuniscano sotto gli alberi di noce.nocino-pregio
Il nocino commerciale più conosciuto è il Benvenuti, nella caratteristica bottiglia a forma di guscio di noce, mentre un altro prodotto presente in grande distribuzione è il Fiore, liquore al mallo di noci, della Liquoreria Vecchia Scuderia di Modena. Altro prodotto che si può trovare sulle bottigliere di alcuni bar, nella caratteristica bottiglia Basquaise nera, schiacciata, tipica anche di alcuni vini portoghesi è il Nocino della liquoreria Il Mallo, prodotto di pregio con aromi naturali.  Per concludere due nocini di nicchia che si discostano noceamarodal sapore classico di questo liquore, pur mantenendo il mallo come principale botanico. Di solito i nocini in commercio sono gradevolmente dolci con sapore speziato, in questo caso, per entrambi, abbiamo un finale amaro piuttosto deciso. Il primo, veramente ottimo, recensito nel paragrafo "le eccellenze del territorio" è L'uomo Nero, il nocino del liquorificio Origine di Cengio, prodotto in pochissime bottiglie, tanto da farne una vera chicca preziosa da regalo. La particolarità del prodotto è qualla di includere nell'infusione anche l'assenzio, per andare a rimarcare la nota delicatamente amara dei malli di noce, per ottenere un vero digestivo, visti anche i 40 gradi alcolici. Il secondo il Noceamaro di Murgia, prodotto dalla Amari & Rosoli di Gravina di Puglia , una piccola azienda a conduzione famigliare, che include nell'infusione ben 13 erbe tipiche dell'altopiano murgese. Anche questo liquore è prodotto in sole 530 bottiglie, che ne fanno una rarità per intenditori.

 
 PUNCH (fantasia, mandarino, arancio, rum, caffè valdostano)
evangelistapunchQuesta categoria di liquori ormai con ben pochi sopravvissuti, in passato ebbe  un grandissimo seguito grazie al successo dei cocktail Grog, di cui rappresentava la versione "pronta".
Anticamente le bevande corroboranti per difendersi dai rigori del freddo, in case poco riscaldate,  rappresentavano gli esempi più semplici di "miscelazione" e possono essere considerate le antenate dei cocktail. Alla moderna categoria dei drink corroboranti appartengono l'Irish Coffee, il Blue Blazer, l' Egg nogg, il nostro Vin Brulee, la Grolla Valdostana ed il quasi dimenticato Bull Shot... Dimenticando per un attimo la tradizione anglosassone e concentrandosi su quella italiana, si scopre che ad inizi del 900, nacquero molte liquorerie e tutte avevano nel loro listino almeno tre Punch, all'arancia,  al mandarino, di tradizione mediterranea ed uno aromatizzato al rum.
Prima dell'avvento di questi "ready to drink" la preparazione dei Grog era piuttosto "laboriosa" e lunga per il barman, prevedendo infusione a caldo di scorze di arancia, spezie, distillato, molto spesso rum e talvolta caffè. Il successo di questa tipologia di corroboranti amplificò queste "problematiche", note a chi fa questo mestiere, che fa della velocità una delle sue armi di servizio.
brotto_punchI prodottti di maggior gradimento furono le versioni agrumate al Mandarino e all'Arancia, seguite dall'aromatizzazione al Rum, di cui oggi rimane la sola Barbieri, distribuito da Campari a livello nazionale e lo storico liquorificio Brotto fondato nel 1898 a Cittadella in provincia di Padova, ma ora attivo in quel di Cornuda (Tv). 
Questi prodotti gradevoli ovviarono ai tempi di attesa di infusione dell'agrume, inoltre erano già dolcificati, con un discreto grado alcolico ed era sufficiente scaldarli per pochi secondi con la lancia della macchina del caffè, prima del servizio.
Altri liquoristi proposero a livello industriale dei Punch "pronti da bere" con caffè e spezie di successo, come nel caso del famoso Punch Abruzzo, creato da Antonio Evangelista, sindaco di Borrello, un piccolo paesino sull'Appennino, con la passione per l'infusione.
ponchesotoTanto fu il seguito del suo Punch, ottenuto con rum, caffè, agrumi e spezie, somministrato a conoscenti ed amici, durante i rigidi inverni, che egli decise, nel 1907, ad aprire il proprio liquorificio, che ancora oggi continua inalterata la tradizione del liquore con ricetta segreta.
Anche la Alpe di Hone, in provincia di Aosta, produce una base alcolica ottima per preparare il vero Caffè alla Valdostana, con spezie e agrumi, che si può bere liscio o miscelato ed allungato con caffè, per ovviare ai tempi lunghi di preparazione della specialità.
Una puntualizzazione d'obbligo: anche in Spagna sono presenti alcune specialità sulla cui etichetta si trova la scritta Ponche, simile per assonanza al nostro Punch, ma il loro utilizzo è esattamente all'opposto, infatti queste bevande sono consumate fresche, come aperitivo, cosi come il cocktail Planters Punch o altre Bowl di tradizione anglosassone. I prodotti maggiormente distribuiti nei bar spagnoli sono Osborne, il noto produttore di brandy, il 501 e il Soto, con una tradizione centenaria nella città andalusa di Cadice.
 
ROSOLIO
rosolioquagliaAntico liquore della tradizione italiana, veniva servito nel pomeriggio, in piccoli bicchieri, come corroborante di fine giornata o dopo cena in preziosi calici.
Preparato inizialmente solo con petali di rosa messi in infusione delicata per non bruciare i profumi e successivamente zuccherato, nel proseguo della sua storia divenne sinonimo di liquore dolce preparato anche con altri fiori e frutti.
Famoso il prodotto della Mazzetti di Altavilla, storica distilleria di grappa del Monferrato, la seconda per ordine di fondazione di Italia che ad inizi 900 produceva uno splendido Rosolio a base grappa, tuttora in commercio con il nome di Grasparosa.
Esiste anche la declinazione con petali di viola, chiamata appunto, Graspaviola.
Un buon esempio di Rosolio tradizionale è anche quello della Distilleria Bottega che produce un infuso di 30° alcolici, ideale anche per Martini eleganti e miscelazioni con vino spumante per insoliti sparkling. Altri prodotti di ottima fattura sono i due rosoli della Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco in provincia di Torino. Il primo ottenuto con petali di rosa (foto), il secondo con le viole, entrambi delicatamenti profumati, ideali sia come prodotti da meditazione che per la miscelazione. Il secondo sopratutto si presta molto bene alla preparazione del Mojito Viola, un'ennesiva versione aromatica e cromatica del mojito molto elegante e bilanciata che sposa in maniera egregia l'essenza del fiore con la balsamicità della menta. Altri rosoli molto interessanti sono prodotti dalla Amari & Rosoli di Gravina di Puglia, ovviamente con prodotti legati profondamente al territorio. Sono degli di nota il Rosolio al Gelso Rosso, al Fico d'India e un inedito Alloro, ottimo in accompagnamento con castagne bollite o fichi secchi  per un piacevole dopo cena. Per un discorso maggiomente legato alla digestione l'azienda propone una serie di rosoli ispirati alla tradizione casaliga italiana come Salvia & Limone e al Basilico, entrambi ottimi allungati con acqua tiepida, per favorire la digestione dell'ottima cucina pugliese e non solo.
 
SAMBUCA E LIQUORI ANICIZZATI
flaming-sambucaLiquore ottenuto dall’infusione di anice stellato e dalla sua successiva distillazione. Il risultato del procedimento viene diluito con acqua e dolcificato, in quantità variabile a seconda delle indicazioni delle varie ricette familiari. In passato molte aziende produttrici di sambuca avevano in listino anche una versione secca, denominata Anice Forte, ideale per la correzione del caffè. Vista la moda e il cambiamento del gusto che si orienta sempre più verso prodotti dolci, questa tipologia sta lentamente scomparendo.
Nonostante l'etimologia del nome sambuca faccia pensare al sambuco, questo non compare negli attuali ricettari, mentre spesso al naso sono i sentori di semi di finocchio, molto meno costosi dell'anice, a farla da padrone. Alcuni sostengono che originariamente in alcune ricette si usasse l'infusione di bacche verdi e radici di sambuco, per aromatizzare il composto, cosa che avrebbero dato il nome all'infuso. 
anisetta.melettisambucaMa la spiegazione del nome sarebbe ben diversa.
Le origini del liquore sono arabe, infatti ancora oggi in tutto il bacino del Mediterraneo orientale si usa produrre un liquore con anice stellato chiamata "zhammut" da cui si presume il nome sambuca. Il liquore prodotto con la sua infusione ha caratteristiche aperitive, digestive, anti-infiammatorie ed è consumato sia a fine pasto liscio che allungato con acqua come aperitivo. Il nome del liquore è Raki, che richiama il nome antico dato dagli alchimisti arabi all'alcol. Infine una curiosità sul nome "sambuca": anticamente, il nome latino di origine greca, indicava piccoli strumenti a corde di forma trapezioidale o triangolare. Nel Medioevo divenne un nome comune per definire strumenti a fiato (ottenuti con il legno cavo del sambuco) ed un particolare tipo di arpa triangolare detta "pastorale".   
In Italia la prima produzione di questo liquore fu avviata nel porto di Civitavecchia dal sig. Manzi, azienda tuttora in produzione, con una diffusione limitata e regionale.
Molinari è assolutamente il leader della categoria, il suo opificio iniziò la produzione nel 1945, appena terminata la guerra, e conquistò il mercato con pubblicità originali e innovative.
sambuca.molinariConscio del problema delle imitazioni e della moltitudine di prodotti proposti all'interno della tipologia, Molinari sviluppò uno slogan molto riuscito nel tentativo di identificare la sambuca con il suo nome, una sorta di marchio famigliare, sullo stile francese: " Non si dice sambuca, si dice Molinari, il piacere di bere italiano ", recitava il famoso e riuscito spot che gli fece conquistare una posizione privilegiata sul mercato.
La proposta dei prodotti anicizzati puri è vasta, con la presenza di molti produttori qualificati e storici, primi fra tutti la Pallini la cui sambuca prende il nome 313, tanti quanti sono i passi che separavano la anisetteria di Virgilio Pallini, il fondatore, dal Pantheon, uno dei monumenti simbolo di Roma. Altri produttori sono Varnelli, Simal, Villa Colonna, Izzi e Meletti, lo storico bar pasticceria di Ascoli Piceno con annessa distilleria che da anni produce un'Anisette, utilizzata sopratutto per la correzione del caffè, considerata la maggiore dolcezza del prodotto rispetto ai due precedenti.
anice.varnelliVisto il successo della categoria all'estero e specialmodo in Gran Bretagna, molti produttori hanno lanciato sul mercato ottime sambuche come  Borghetti, Romana, Ramazzotti, Stock, Distillerie Franciacorta con la Latinae e Caffo.
L'offerta si è poi spesso declinata su prodotti con la presenza del  caffè che vedono la realizzazione della "correzione" tipicamente italiana,  già pronto per la mescita. Anche in questo caso Molinari risulta quello maggiormente distribuito, ma i riscontri di anesonetriduomercato non sono stati del tutto convincenti, tanto che molti prodotti di questo tipo sono sempre più rari sui banchi dei bar.
Prodotto di pregio che esula dai produttori classici, per i volumi prodotti assolutamente di nicchia, è la Sambuca de Marchesi de Bianchi, storico produttore di brandy di alta gamma. Altro prodotto al di fuori della gamma classica della sambuca il prodotto storico della distilleria Mangabelli, ora Franciacorta, liquoreria bresciana che alla fine del 1800, iniziò la produzione dell'Anesone Triduo, nome altisonante ad indicare un prodotto a base di anice e altre erbe officinali. Sulla bellissima etichetta storica, rimasta originale, possiamo amirare tutte le onorificenze vinte da questo prodotto dall'inconfondibile aroma di anice, ideale per il consumo liscio o con i caffè.
Parlando di servizio, generalmente la sambuca si beve liscia, fredda o con ghiaccio, in accompagnamento con la tradizionale mosca, nome gergale per indicare i chicchi di caffè. 
La tradizione del rito tramanda che il loro numero non deve essere mai pari.
Altra versione modaiola era la Flaming Sambuca, variante incendiaria, la cui preparazione è ora proibita, dato l'alto numero di ustionati. Essa prevedeva di versare la sambuca in un ballon da Cognac, appoggiato sopra un rock basso classico, successivamente i vapori del liquore venivano accesi. Il fuoco blu era altamente coreografico, specie nei locali a luci basse e qui si spiega il successo del procedimento. Una volta spento il fuoco e bevuto il liquore, i vapori d'alcol nel bicchiere venivano inalati dal cliente che subiva un breve senso di ebbrezza.
Guardando alla produzione straniera della famiglia degli anici forti troviamo l’Ouzo il liquore greco per definizione, decisamente più secco rispetto alla scuola italiana, consumato sia liscio che con acqua, con abbonadante ghiaccio, come un ottimo dissetante. La scuola francese viene rappresentata dalla famosa Anisette di Marie Brizard, importante realtà del panorama liquoristico mondiale con decine di marchi distributi.
ouzo-grecoLa storia di questa azienda parte nel 1755, Bordeaux, quando il fondatore omonimo, salvò la vita ad un marinaio febbricitante e debilitato di nome Thomas, imbarcato sull'Intrepid, il quale per ricompensarlo della sua guarigione miracolosa, gli fece dono della ricetta della famosa Anisette, una versione decisamente più delicata e zuccherina dei prodotti tipici mediterranei.
pernodQuesto prodotto è tuttora in vendita nella tradizionale bottiglia e cosa degna di menzione, questa azienda fu la prima a lanciare, nel 1920, la moda di allungare il prodotto con acqua e ghiaccio, rivoluzionando il consumo dei liquori a base anice sia prima che dopo cena .
A base d’anice, ma miscelato anche con polvere di liquirizia troviamo la famiglia dei Pastis, liquori aperitivi tipici della Francia del sud.
Vengono bevuti miscelati con acqua naturale nelle tipiche caraffine e la loro storia è ben trattata nel capitolo dell'Assenzio, di cui furono il proseguo commerciale .
I prodotti più famosi distribuiti in Italia, specie sulle aree di confine, sono il Pastis 51 e il Pernod Ricard, ma non mancano decine di produttori locali del sud della Francia, impossibili da censire.
Un drink piuttosto richiesto in Francia è il Perroquet (pappagallo) detto anche Tomate fatto con granatina e pastis miscelato con acqua. 
Un prodotto molto interessante e qualitativamente ottimo arriva dalla Spagna, più precisamente da Badalona, nel cuore della Catalunia.
aniceboschL'Anis del Mono viene prodotto della distilleria Vincente Bosch fondata nel 1870 in due versioni, una secca con etichetta verde e una dolce, molto simile alla nostra sambuca, con etichetta rossa. Per la produzione di questo liquore si usano, come per la versione italiana, solo semi di anice stellato di prima qualità,  la cui infusione viene ancora distillata in alambicchi originali del XIX  secolo, diluita con acqua purissima e sciroppo di zucchero. Molto curiosa è la storia dell'etichetta, su cui capeggia uno strano animale dal viso umano e le fattezze scimmiesche. Vicente Bosch era un mercante ed aveva alcune navi di sua proprietà che solcavano i mari, tornando cariche di spezie ed altri beni, un giorno una di esse portò nella stiva una scimmia, che divenne ben presto la mascotte della distilleria, tanto che per un certo periodo la distilleria fu conosciuta dai navigatori inglesi come " The Distillery of the monkey".
Dimostrando buon senso dell'umorismo Vicente disegnò un etichetta che rappresentava la sua faccia e il corpo della sua amata scimmietta. Il suo prodotto è considerato fra i migliori della categoria ed ha una distibuzione pressochè mondiale.
  
SELECT
selectAperitivo storico agrumato, come voleva la moda dell'epoca, creato nel 1920 a Venezia, sull'onda del successo di tale tipologia di prodotti iniziata con l' Aperol di Padova, nel 1919.
Non si conosce la storia del prodotto, ne il suo inventore, ma è molto interessante l'etichetta che ricorda le origini lagunari, riproducendo un "ferro di prua" tipico delle gondole veneziane.
Il ferro di prua serve a bilanciare il peso del gondoliere, mentre la sua forma è carica di simbolismi. Le sei barrette in avanti simboleggiano i quartieri di Venezia, l'archetto il Ponte di Rialto e la sua forma sinuosa il Canal Grande. L'unica barretta sul retro di esso, più lunga, rappresenta il Doge. 
Il consumo dell'aperitivo riprende i classici canoni noti per altri aperitivi agrumati, serviti con ghiaccio, soda o con una dose di Prosecco. A Venezia, l'usanza di bere la famosa "ombra de vin" si trasforma all'ora dell'aperivo, nel consumo di questo tipo di prodotti che servono a correggere il gusto del vino.  
Il prodotto attualmente è distribuito a livello nazionale solo nelle catene distributive alimentari moderne, mentre la sua presenza al bar sembra essere piuttosto locale e focalizzata nella città d'origine. Da notare che tanta è la tradizione popolare del consumo di tale aperitivo, che nonostante Venezia sia una delle città più care del mondo, un bicchiere di spritz non supera mai i limiti della decenza, talvolta inferiore ad una bottiglietta d'acqua in plastica comprata su Piazza San Marco...

STREGA
stregaIl prodotto ha una storia centenaria e nasce da piccoli alambicchi distillando 70 erbe e spezie, il cui risultato viene colorato con zafferano ed invecchiato in tini di rovere. Lo zafferano nella liquoristica di fine 800 era una costante, poichè visto il costo della spezia, la sua presenza era indicativa dell'alta qualità dell'infuso. Inoltre il colore dorato era una sorta di tributo alla tradizione mediovale, iniziata con Arnaldo da Villanova, che spesso vedeva la presenza di scaglie d'oro all'interno dei liquori. La spiegazione di tale procedimento era di tipo alchemico: il metallo più puro in natura avrebbe avuto funzioni depuranti sull'organismo. La presenza di molte erbe all'interno della ricetta è un altro indicatore dell'antichità della ricetta. Per lungo tempo nel medioevo, all'interno delle abbazie, si ricercò il rimedio universale, l'elisir di lunga vita, pertanto si procedette alla produzione di liquori che raggruppavano la summa di tutte le conoscenze erboristiche.
La ricetta era patrimonio dei monaci benedettini che avevano una abbazia nei pressi di Benevento, città sede della Alberti Distillerie, fondata nel 1860, all'indomani dell'Unità d'Italia. Come detto, molto probabilmente nacque come rimedio curativo ad ampio spettro.
liquore-stregaL’idea del nome, per nulla religioso, nasce dal fatto che, si dice, che a Benevento ci sia da sempre la riunione di tutte le streghe del mondo, per un grandissimo sabba, durante il quale sono preparate decine di pozioni magiche. Uno di queste, lo Strega non sarebbe nient'altro che un filtro d’amore, creato per far innamorare una reticente ragazza.Questa leggenda è apertamente in contrapposizione con le origini religiose del prodotto, ma è decisamente più pittoresca. Molto poco religiosa anche la pubblicità girata con l'affascinante Sylvia Koscina che recitava un molto efficace basato sul facile, ma efficace gioco di parole: " Il primo sorso affascina, il secondo strega". Infine ricordiamo l'omonimo prestigioso premio letterario, giunto nel 2011 alla sessantacinquesima edizione, che ogni anno premia un romanzo italiano di valore assoluto. Una speciale commissione letteraria, in base a criteri stabiliti, sceglie, fra un numero ristretto di candidati, il vincitore dell'ambito premio ed assegna un premio alla memoria di Franco Alberti ad una personalità che abbia rappresentato in maniera significativa la realtà del Mezzogiorno d'Italia.

 
TUACA
tuacaLiquore della tradizione italiana, composto da vaniglia e scorze di agrumi, prevalentemente arancio, in infusione alcolica. Paradossalmente la Tuaca è praticamente sconosciuta in Italia, ma molto famosa e bevuta in America e nel Nord Europa. Vi sono decine di ricette americane con questo liquore e sul sito è possibile vedere i vincitori che mensilmente si aggiudicano un premio per il miglior mix. La Tuaca condivide la stessa sorte con Frangelico e Galliano, veri best sellers all'estero, la cui produzione viene totalmente assorbita,  lasciando poche bottiglie a disposizione per il mercato italiano. 
L’origine della Tuaca  pare perdersi nel passato del Rinascimento Italiano e l’inventore potrebbe essere Lorenzo il Magnifico che fin dal 1580,  lo avrebbe utilizzato per ammaliare con la sua bontà gli ospiti di corte. In realtà la vera artefice della nascita della liquoristica di corte era Caterina de Medici, da sempre affascinata dall'infusione erboristica, che fin dalla prima metà del 1500, si era cimentata nella produzione di liquori e triache. 
Il motivo percui noi non lo possiamo degustare, pare sia dovuto invece ad un episodio storico relativamente recente. Il liquore nella sua versione commerciale, veniva prodotto dalla distilleria Tuoni&Canepa di Livorno, in possesso dell'antica ricetta, fin dal 1938. La liquoreria produceva già alcuni interessanti prodotti come l'amaro Fatum. I fondatori Gaetano Tuoni e Giorgio Canepa iniziarono la produzione con ottimi risultati, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale impedì una distibuzione capillare del prodotto ed una sua conoscenza a livello nazionale. Molti infatti ignorano tuttora l'esistenza di questo liquore italianissimo.    
Durante la seconda Guerra Mondiale il comando degli Alleati era di stanza a proprio a Livorno ed alcuni ufficiali americani, degustato il liquore fiutarono un possibile business. Si portarono, al loro rientro negli States, alcune bottiglie, da far degustare ad amici e potenziali clienti. Visto il successo, nel 1950 venne siglato un accordo in base a cui l'intera produzione della distilleria doveva essere totalmente esportata per onorare gli ordini d'oltre Oceano. Questa situazione è perdurata fino all'inizio del 2010, quando la distilleria ha chiuso i battenti, forse a causa del trasferimento a Louisville nel Kentucky, della produzione del liquore. 
 
VOV,  ZABOV, BOMBARDINO  E PRODOTTI A BASE UOVO EUROPEI
vovLiquori a base di tuorlo d’uovo e zucchero, molto popolari a cavallo fra gli anni '60 e '70, periodo in cui videro il loro massimo consumo.La popolarità di questi liquori corroboranti fu concomitante con il successo del progenitore di tutti i cocktail energetici: il mitico Bombardino. Questo prodotto (foto a destra), un mix di rum e uova zuccherate, ancora molto richiesto sulle piste da sci,  viene tuttora prodotto con successo dalle Distillerie Quaglia di Castelnuovo Don Bosco, dove è possibile trovarlo in vendita nel negozio di famiglia.
Oggi per i cambiati stili di consumo, le diete ipo-caloche e l'avvento di Red Bull ed altri energizzanti, questi prodotti stanno vivendo un periodo di crisi prolungato. Si è perso sopratutto il bisogno per il quale erano stati creati : corroborare durante i rigidi inverni del nostro recente passato, masse di lavoratori e di giovani che riscoprivano il piacere della compagnia da bar dopo la fine della guerra. La tradizione dell'"uovo sbattuto" a colazione, così come dello zabaione a merenda si è irrimediabilmente persa con la fine della generazione delle nostre nonne e con l'avvento dei moderni fast food.
bombardinoquagliaLe radici del Vov affondano alla metà del 1800, quando Gian Battista Pezziol, famoso pasticcere, produttore di torrone, per il quale, notoriamente, si usano gli albumi dell'uovo decise, di utilizzare i tuorli per la produzione di un liquore zabaione, tanto in voga in quel tempo. Zabov della famiglia Moccia lo seguirà nel 1946, per cavalcare l'onda del successo di questo genere di prodotti, in quel di Ferrara. Il giovane Mauro Moccia fondò le distillerie ARPA, dando vita ad una serie di liquori fra cui questo zabaglione al Cognac, vero punto forte della produzione. Oggi la produzione non vede più l'utilizzo del distillato francese, ma di alcol agricolo. Esistevano anche altre proposte commerciali da parte di decine di liquoristi, che però sono tutte scomparse, lasciando il posto ai due soli produttori storici. Lo zabaione ha diverse leggende sulla sua nascita, la prima, meno romantica, sostiene che un capitano di ventura tal Giovanni Baglioni, detto Giuan Bajoun in dialetto, accampatosi alle porte di Reggio Emilia, per sfamare le truppe, compì una razzia ai danni dei contadini che altro non avevano che zucchero e uova. Ordinò ai cuochi di mischiarli con il vino che avevano in dotazione e uscì il dolce che venne battezzato con il suo nome.advocaat
Altra leggenda, decisamente più divertente dice che zabaione è l'italianizzazione del piemontesismo "Sanbaiun", ovvero San Baylon, colui che si crede sia l'inventore della ricetta, nata come ricostituente. La storia narra che il frate francescano accogliesse  nel confessionale della sua chiesa a Torino, molte donne che si lamentavano delle prestazioni a letto dei mariti, stanchi del lavoro. Fu così che Pasqual Baylone consigliò la preparazione del corroborante fatto con uovo e zucchero con l'aggiunta di vino moscato passito , vista anche la passione per l'osteria e il vino degli uomini di allora . Il Marsala infatti fu un cambiamento successivo, sull'onda del successo del vino liquoroso, che creerà anche le basi per la commercializzazione della pessima Marsala all'uovo, che compromise la popolarità del vino. Visti i buoni risultati, lo zabaione assunse le carateristiche di coadiuvante sessuale, secoli prima dell'invenzione della pastiglia blu e Baylon, forse anche per questo,  fu etichettato come santo... Per anni il nostro cinema cosidetto di serie B, ora rivalutato come commedia all'italiana ci ha proposto il tormentone dello zabaione prima delle prestazioni sessuali esileranti e comiche dei protagonisti.
Fatto tesoro di queste leggende ed episodi, le prime notizie ufficiali sullo zabaione ci arrivano da Mantova, dalla corte dei Gonzaga, dove esiste un documento scritto che descrive per filo e per segno la preparazione della crema, a cui attenersi scrupolosamente, se si vuole assaporare questa delizia. Guardando all'estero, alla tradizione olandese appartiene invece l' Advocaat, un liquore corroborante a base di tuorli d'uovo , brandy e zucchero, spesso utilizzato in accompagnamento al caffè e ai dolci. Si dice, anche se non vi sono conferme ufficiali,  che il liquore abbia origini antiche e lontane, inventato dai coloni stanziati in Sudafrica che prevedeva l'utilizzo di dolci e morbidi avocado nella crema, da cui il nome. Una volta ritornati in patria, non potendo contare sul frutto esotico, gli olandesi rivisitarono la ricetta utilizzando i prodotti del territorio, ovvero uova e brandy, aromatizzandola con bacche di vaniglia. Si ottenne così una sorta di crema pasticcera a bassa gradazione alcolica (17°)  il cui consumo odierno è piuttosto basso ed ad appannaggio delle persone anziane. I produttori che perpetuano la tradizione sono Bols, De Kuiper e Warninks con una produzione declinata anche su prodotti aromatizzati a base di limone ed arancio.
 
I LIQUORI  DELLA TRADIZIONE FRANCESE

ALIZE
alize_liquorLa gamma di liquori Alize viene prodotta dall'omonimo distillatore di Cognac, in attività dal 1841, che commercializza un buon VS, frutto di assemblaggi delle migliori aree e con invecchiamenti superiori alla media richiesta dal disciplinare.
Vista la crisi del distillato, il produttore ha deciso di innovare l'immagine del suo prodotto con una serie di colorati liquori aromatizzati con vari frutti, per seguire al meglio il trend giovane delle vodke aromatizzate.
Il primo prodotto, il Gold Passion, un mix di frutta esotica, venne lanciato nel 1984 negli Stati Uniti e grazie ad un efficace campagna marketing godette di un buon successo, anche grazie al fenomeno rapper Tupac che la citò in una sua canzone. Il suo lancio, avvenuto a New Orleans rappresentò di fatto l'apripista del nuovo segmento di liquori aromatizzati ai frutti esotici che di li a poco avrebbero alimentato, con decine di novità, lo stagnante mercato liquoristico di allora.
Arrivando alla storia attuale nel Regno Unito si utilizza un riuscito spot che gioca sulla parola del brand: " Let's SociAlize", con feste a tema, giocando sui colori, dove i prodotti vengono degustati lisci o in semplici miscelazioni con bibite sodate o succhi.
Lo svecchiamento del brand risulta decisivo per catturare nuovi consumatori e il Red Passion, il Gold Passion, il Wild Passion con soli 16 gradi alcolici e  il Blue and Rose con i suoi 20, sembrano poter intercettare con successo il trend che vuole prodotti dolci a bassa gradazione. Le aromatizzazioni dei liquori sono fatte con succhi naturali di  frutto della passione, cranberry, frutta esotica e frutti di bosco.
Nel 2006 la bottiglia ha subito un restiling satinato a simulare l'effetto ghiacciato. 

AMER PICON
picon-bitterL'Amer Picon è l'unico bitter (amer) di origine francese che possimo incontrare in Italia, in passato era decisamente più usato nella miscelazione di grandi classici degli anni 60 e 70. Viene usato tuttora per aromatizzare il vino bianco fermo o frizzante.
La storia dell'Amer Picon inizia nel 1809 con la nascita di Gaston Picon, fondatore dell'azienda omonima, che raggiunta l'età lavorativa si fa assumere come apprendista in una distilleria di Aix en Provence. Nel 1837 si trasferisce in Algeria, al seguito dell'esercito francese impegnato nella conquista del paese e li si stabilisce aprendo la prima distilleria del Nord Africa con il nome di African Bitter.
Nel 1872 ritorna in patria e fonda la sua prima distilleria a Marsiglia, dove, seguendo quanto appreso in Africa, produce l'Amer Picon con scorze di arancia e principi amaricanti. L'azienda produce oltre che il bitter, un prodotto chiamato Biere (mai presentato in Italia) per allungare la birra e un Picon Club da miscelare con il vino.

BENEDECTINE D.O.M.
benedectine-abbazia-fencampIl liquore della tradizione abbaziale francese, secondo solo alla Chartreuse che in passato ebbe momenti di vera gloria come consumazione liscia o nel famoso cocktail B&B con "Brandy e Benedectine" in pari quantità.
Oggi il prodotto è scarsamente distribuito, ma andrebbe sicuramente rivalutato anche in ossequio alla sua storia centenaria.
benedectineneraTutto incomincia, nel 1510 nell'Abbazia di Fencamp in Normandia dove i frati, ispirati dalla ricetta di un monaco di origini veneziane, padre Bernardo Vincelli,  utilizzando 27 erbe, fra le quali spiccano angelica, ginepro, melissa e chiodi di garofano, preparano questo liquore , un toccasana per diversi malanni, dai reni affaticati alla cattiva digestione. 
La Rivoluzione Francese spazza via tutto, l'abbazia viene svuotata e chiusa e la ricetta si perde, per poi ricomparire miracolosamente nel 1863 nelle mani di Alexander Degrand appassionato di erboristeria e farmacia medioevale che decide di riprodurre il liquore con il nome di Benedectine DOM (Deo Optimo Magno, a Dio Immenso e Buono).
La produzione oggi è all'interno di un bellissimo palazzo gotico rinascimentale, sede anche del museo dell'azienda,  dove il prodotto viene distillato e lasciato riposare per due anni per amalgamare al meglio i principi botanici. Per festeggiare i 500 anni della nascita del prestigioso liquore la Benedectine ha lanciato sul mercato una bottiglia speciale denominata "Black Monk" ispirandosi, come vuole la tradizione tramandata fino a noi,  all'inventore della formula, il frate veneziano venuto dall'Italia a portare il sapere dell'infusione e dell'erboristeria.

CHAMBORD
chambordL'elegante liquore francese con una bottiglia che vuole ricordare una corona da re, nasce nel 17° secolo ed è lo stretto discendente di un liquore prodotto da sempre sulle rive del fiume Loira a base di lamponi e mirtilli.
Il suo scopritore e mentore a corte fu Luigi XIV, il quale lo degustò proprio durante un suo soggiorno nel castello di Chambord, uno dei castelli più belli ed imponenti dell'intera area.
Il re si innamorò del prodotto, divenendone un testimonial dell'epoca, contribuendo alla continuazione della tradizione di questo infuso.
Il liquore venne arricchito, sotto suo suggerimento, anche di bacche di vaniglia e miele, mentre per l'infusione alcolica si utilizza ancora oggi prezioso Cognac proveniente dall'area delle Borderies e Bois.
In onore delle sue nobili origini il liquore è stato prodotto, in occasione del suo anniversario, in un elegantissimo pack, ripreso nella foto a lato. La bottiglia, prodotta in edizione limitata, è arricchita, con inserti d'oro e diamanti che portano il valore della stessa a un milione di euro, per farne un oggetto prezioso da collezione.

CHARLESTONE FOLIES
charlestone.foliesProdotto dalla Marie Brizard, la famosa azienda liquoristica con sede a Bordeaux, ebbe un certo successo negli anni 90 sull'onda dei prodotti aromatizzati con sentori esotici, vero punto di forza ed innovazione della liquoristica francese. Il suo gusto e colore, ricorda molto da vicino alcuni prodotti, riproposti attualmente con frutto della passione e papaya.Oggi è praticamente scomparso e non risulta più presente nel portafoglio dell'azienda, ma sull'onda del recupero del vintage, non si può escludere una sua riproposta futura. Rimane comunque degna di nota la bella bottiglia cromata a forma di shaker continentale che faceva bella mostra di se sugli scaffali dei bar, che ha tramutato il prodotto in un oggetto da collezionismo.  


CREME DE CASSIS DE DIJON
vedrenne-crema-di-cassisIl liquore della tradizione borgognona, prodotto con i pregiati mirtilli di Digione, potrà essere considerato un'eccellenza del territorio, non appena verrà certificata la AOC ovvero la denominazione di origine protetta. Per adesso l'unica tutela è la dicitura "Creme de cassis de Dijon", introdotta nel 1997 che certifica che le bacche di mirtillo provengono da tale provincia, mentre per i "cloni" olandesi di  Bols e De Kuiper e italiani, vale solo la scritta "Creme de Cassis".
Il liquore nacque ufficialmente nel 1841, cambiando nome con l'attuale solo in tempi recenti. In origine si chiamava "Ratafià de Cassis" a dimostrazione delle origini lontane del prodotto, quando con tale termine si identificavano la stragrande maggioranza dei liquori di frutta. Si decise appunto di cambiare nome proprio per non banalizzare il prodotto fra le centinaia di ratafià presenti sul mercato liquoristico.
L'infusione di bacche di mirtillo è una tradizione domestica vecchia di secoli nella Borgogna, tramandata di padre in figlio,come del resto sulle nostre Alpi, dove ogni distillatore di grappa aveva l'aromatizzazione a questo frutto. La forte tradizione enologica della regione produttrice di ottimi Pinot neri e di bianchi acidi e di poco corpo da vitigno Aligote, rendeva disponibile sia grosse quantità di Marc, la grappa francese che di brandy, per l'infusione alcolica dei frutti.
Oggi per l'infusione si usa alcol di origine agricola e mirtilli che vengono  posti in infusione e spremuti delicatamente alla fine di essa, con un procedimento lungo e laborioso, che segue regole precise.
Con la Crema di Cassis si prepara un cocktail famosissimo il Kir ,ampiamente trattato nel paragrafo dedicato ai drink, che è divenuto il simbolo della città di Digione, oltre alla sua rinomata senape.

CREME DE FIGUE DE AYGUEBELLE (CREMA DI FICHI DELL'ABBAZIA DI AYGUEBELLE)
crema.fichiQuesto liquore può essere considerato un eccellenza del territorio, infatti la "Crema di fichi dell'Abbazia di Ayguebelle", rappresenta una vera rarità nel panorama dei liquori da infusione a base frutta. La citazione sul sito è d'obbligo poichè questo squisito liquore ha vinto la medaglia di bronzo nel 2008 all'esposizione annulae di Metz. Il suo gusto molto particolare e la sua persistenza, ripagano il viaggio oltre confine necessario per reperire il prodotto.
La produzione di questo liquore riprende un antica ricetta dell'Abbazia, fondata nel 1239 e che ha sede nella Drome Provenzale, paesaggio incantato nei pressi di Montelimar. I monaci crearono un liquore piacevolissimo con gli eccellenti fichi della zona a scopo curativo. E' noto che i fichi hanno proprietà lenitive della tosse, anti infiammatorie dell'apparato urinario e un effetto moderatamente lassativo per la presenza di mucillaggini fra i semi, che non sono ovviamente presenti nel liquore. In virtù della produzione artigianale il liquore appare torbido ed ha una gradazione alcolica minima di soli 16 gradi. Si presta ad essere utilizzato sui gelati e nella miscelazione con rum scuri e liquori al cioccolato. Sempre prodotti della stessa abbazia ci sono un interessante crema di castagne, altra eccellenza territoriale ed un liquore alla Magnolia. Non potevanomancare anche due ottimi amari con più di 100 erbe, frutto del lavoro di ricerca dei frati nel campo erboristico.

CREME YVETTE
sito-cocktail-cremeyvetteIl prodotto evoca fin dal suo nome atmosfere delicate francesi, infatti sia in Francia che in Italia è tradizione secolare confezionare degli ottimi Rosolio con petali di fiori freschi.
Inaspettatamente il liquore ha si, il cuore a Parigi, ma anche solide radici americane, infatti fu prodotto per la prima volta in America, nel 1890, dalla Sheffield Distillery in Conneticut, grazie alla ricetta di un erborista di origini francesi che lavorava in azienda. L' azienda  successivamente fu acquistata nel 1900 dalla Charles Jacquin et Cie, entrambi emigranti francesi, che iniziarono a commercializzare il prodotto in tutto il mondo.
La scarsità di aromatizzanti di inizi 900 decretò il successo del prodotto, molto innovativo per quel tempo, con bellissimi profumi di violetta di Parma e vaniglia, ideale per un consumo sia liscio che miscelato in deliziosi cocktail dolci, studiati per un pubblico femminile.
La fortuna del liquore cessò negli anni 60, tanto che ad un certo punto si decise di tagliare la produzione nel 1969, vista la crisi della liquoristica e di questa tipologia dolce di aromatizzanti.
Il prodotto cadde nell'oblio generale, fino ai giorni nostri quando la Cooper Distillery, la stessa del St Germain, decise di recuperare questo pezzo di storia e di riprendere la produzione, visto anche il rinnovato interesse per la liquoristica e il vintage nel campo della miscelazione.
La produzione del liquore è ritornata in Francia, sua patria di elezione, nelle vicinanze di Bordeaux , area importante per la produzione di vini e limitrofa a Cognac, patria dei migliori distillati di vino del mondo.
Il prodotto riprende l'antica ricetta ed è fatto con profumatissimi petali di viola della Provenza, fragoline selvatiche e mirtilli della Borgogna, con un tocco di scorza di arancia.
Il rilancio del prodotto è avvenuto negli Stati Uniti, ma presto si dovrebbe assistere ad un lancio mondiale, visto l'interesse per fiori e spezie dimostrato dai mixologist di tutto il mondo, unito ad una voglia di riscoperta dei grandi classici di inizio 900.

DOMAINE DU CANTON - COGNAC GINGER LIQUOR
domaineducantonOriginale liquore artigianale della Domaine du Canton di Jarnac che prosegue la grande tradizione francese nell'infusione di piante ed erbe, forte di una storia centenaria.
Questo prodotto si basa sul distillato principe dell'area della Charente, il Cognac, di cui Jarnac è importante centro produttivo, proseguendo anche in questo caso una tradizione importante, che vede altri liquori basati su questa nobile acquavite.
Il Cognac utilizzato è di ottima qualità , un prezioso blend di distillati VSOP e XO a sottolineare la qualità eccelsa di questo liquore prodotto con un' infusione di ginger vietnamita, il migliore del mondo, bacche di vaniglia tahitiane e gingseng tunisino, dolcificato con pregiato miele provenzale.
La ricetta originale si basa su un preparato corroborante e digestivo, nato ai tempi dell'occupazione coloniale francese dell'Indocina che vedeva però l'utilizzo del solo ginger.
Questo rizoma, una modificazione del fusto della pianta con funzioni di riseva di nutritivi, è noto da sempre per le sue propreità antibatteriche, antipiretiche e utile al trattamento sintomatico  nelle frequenti infezioni gastrointenstinali che colpivano i soldati impegnati nei combattimenti in acquitrini e paludi.
Il ginger necessario alla produzione del liquore odierno viene ancora lavorato a mano, affettato e posto in infusione in piccoli lotti che sarà poi miscelato e dolcificato con gli altri prodotti già citati,  per ottenere un ottimo liquore, adatto alla miscelazione e al consumo liscio. Originale anche la confezione a ricordare una lampada di carta di ispirazione orientale.

FORBIDDEN FRUIT
sito-cocktail-forbiddenfruitAltro liquore di tradizione francese, prodotto dalla Charles Jacquin et Cie, transalpini emigrati negli Stati Uniti, che fecero fortuna vendendo prodotti liquoristici di qualità, fra cui questo Forbidden Fruit, creato da Louis Bustanoby.
Il nome evoca il Paradiso Terreste e il famoso Frutto Proibito, anche se il principale aromatizzante è ilsito-cocktail-forbiddenpubb Pomelo, un agrume noto anche come Citrus Maxima, una sorta di incrocio fra un limone e un pompelmo, originario della Cina, noto per le sue qualità anti cancerogene.
La prima versione del liquore fu confezionata all'interno di una bottiglia simile a quella della Charmbord, e vedeva l'utilizzo di arance, miele e pompelmo, mentre successivamente il prodotto fu confezionato in una bottiglia classica a collo alto, con alcune variazioni sulla ricetta.
Il prodotto non fu più commercializzato a partire dagli anni 70, nonostante il buon successo e la sua presenza in un paio di cocktail, codificati anche dal "Savoy Cocktail Book", come il Tantalus. Questo drink era molto famoso e richiesto all'epoca ed era eseguito con pari quantità di Brandy, succo di arancia e Forbidden Fruit , shakerato in coppa cocktail.
Recentemente è stato annunciato che anche questo grande classico della liquoristica potrebbe ritornare in vita sempre grazie alla Cooper Distillery che sta valutando se riproporre, e in che modo il prodotto.

GIRL LIQUEUR
liquoredelleragazzeQuesto liquore francese è la massima espressione del tentativo del marketing di creare un prodotto liquoristico per un target ben preciso in questo caso le ragazze... tentativo seguito anche da alcuni produttori di vodka come la francese Nuvo, che ha prodotto una vodka rosa.
Il Pack è assolutamente femminile di un bellissimo rosa,  il gusto è dolce e fruttato per rispettare in pieno i canoni gustativi femminili.
Il retro bottiglia riporta la scritta "Le donne sono fantastiche" in molte lingue europee, mentre l'etichetta frontale ha un bel "GIRL" a caratteri cubitali, a scanso di equivoci su a chi sia dedicato il liquore...
Per rispettare anche la linea, vera ossesione moderna,  il contenuto di zucchero è dato per la maggior parte dal fruttosio della frutta.
La volonta dei produttori era quella di creare un prodotto esclusivo e sofisticato per le donne e le ragazze moderne, da consumare nelle serate in discoteca.
I francesi, al solito, molto attenti al marketing e alla promozione dei loro prodotti,  usano come base alcolica la vodka, di cui sono diventati ottimi produttori e il Cognac, un prodotto elitario ed esclusivo da rivitalizzare. L'unione di questi due spiriti cosi diversi sottolinea la volontà di promuovere due prodotti nazionali, trainando il vecchio con il nuovo... I due distillati si uniscono a vari frutti dolci fra cui spiccano litches e lamponi, seguiti da mirtilli, cranberry e succo di pompelmo rosa.
Il mix decisamente femminile unito ad un grado alcolico moderato di 25° risultano ideali per la miscelazione con succhi, soft drink, fra tutte tonica o ginger ale, ma anche Champagne, per seguire, anche qui, la tradizione francese.

IZARRA
izarraliquoreL' Izarra è un liquore francese, prodotto nella regione basca con capoluogo Bayonne, al confine con i Pirenei.
La distilleria sorge proprio nella capitale, lungo il fiume Adour che la bagna, mentre il quartier generale ormai è presso la Remy Cointreau, proprietaria dal 1980 dello storico marchio.
Il suo fondatore fu Joseph Grattau, un botanico erborista appassionato di infusioni, che comprò la ricetta del tradizionale liquore basco della farmacopea casalinga per farlo diventare un prodotto industriale. La commercializzazione del liquore partì nel  1904, e grazie ai buoni risultati nel 1913 si diede inizio alla costruzione delll'attuale distilleria, dove tuttora viene prodotto.
liquoreizarrabasco_Il nome del liquore significa "stella" in lingua basca ed è declinato su due prodotti: uno denominato Jeaune (Horia in basco) prodotto partendo da 32 erbe con un grado alcolico di 40 gradi e uno chiamato Vert (Berdea in basco) fatto con un'infusione di 48 erbe con un grado alcolico superiore pari a 48 gradi. La suddivisione nei colori giallo e verde ricorda da vicino quella della Chartreuse, il ben più famoso liquore delle Alpi della Savoia (paragrafo "amari" del sito) .
Il colore giallo è dato dallo zafferano, caratteristica comune a molti prodotti dell'epoca, quando l'uso di questa spezia era sinonimo di ricchezza della distilleria, visto i costi di acquisto, mentre il verde è dato dall'uso della menta e dell'assenzio.
L'infusione delle erbe avviene in alcol agricolo, mentre i malli di noce, altro ingrediente comune di molti liquori di montagna, sono posti in Armagnac, lo splendido distillato della vicina Guascogna, che dona una nota di eleganza superiore al liquore.
Il consumo dell'Izarra è alquanto circoscritto e i locali lo bevono liscio o con ghiaccio come digestivo, raramente miscelato con altri distillati.  

MANDARINE NAPOLEON
mandarinnapoleonIl Mandarine Napoleon è un prodotto di antichissima fattura, una sorta di orange curacao, la cui storia centenaria è viva ancora oggi in decine di cocktail d'antan. Il liquore attualmente è prodotto in Olanda, dalla Danish Distillers, ma ha le sue origini in Francia, pertanto viene considerato ancora oggi un prodotto di tradione transalpina.
Tutto ha inizio con Napoleone Primo e con il chimico francese Antoine Francoise de Forucroy, personaggio in vista nella Francia post rivoluzionaria, che presto entrò nelle grazie dell'imperatore, diventando il suo dottore personale ed arrivando a far parte del consiglio di stato. Altro protagonista indiscusso fu il frutto di origine asiatiche : il tangerine, conosciuto in Italia come mandarino. Il nome tangerine deriverebbe dal porto di Tangeri, in Marocco, da dove salpavano le navi cariche di questo frutto. Nel XVIII secolo il mandarino arriva dalla Cina e presto diventa oggetto di una vera e propria mania, simbolo di potere e di salute, consumato in ogni occasione alla corte di Francia. Si dice che Napoleone fosse ghiotto delle bucce inzuppate nel Cognac e che il chimico spesso chiamato ai pranzi ragali assistesse a questo rituale. Questo modo di mangiare il mandarino divenne una sorte di rituale di moda e che consisteva nel mangiare il frutto, per poi consumare le bucce, a guisa di zuppetta, con un bicchiere di ottimo XO. Nel frattempo Napoleone implementò la produzione del mandarino nella sua Corsica, ma anche in Sicilia, Calabria e Andalusia . Fourcroy facendo tesoro dell'abitudine di fine pasto sviluppò un liquore, chiamandolo Napoleon, in onore del suo ispiratore,  basato sull'infusione delle scorze di mandarino che ebbe un immediato successo a corte
Nel 1892 un distillatore tal Luois Schimdt si imbattè negli scritti di Fourcroy , che nel frattempo aveva codificato il procedimento per ottenere il liquore, decidendo di produrlo a livello industriale. La distilleria passò di mano e cambiò spesso sede, tornando anche in mano ai discendenti di Fourcroy. Ma il declino a base mandarino (la stessa sorte toccò al Mandarinetto Isolabella, vero must di inizio 900) e la concomitante crisi della liquoristica fecero si che il brand, impossibilitato a rimanere solo sul mercato,  fosse assorbito da una multinazionale, la Danish Distillers.

PARFAIT AMOUR

amore_perfettoIl liquore porta un nome francese piuttosto impegnativo e parla di una cosa possibile solo con una perfetta armonia fra le persone: Amore Perfetto.
Il nome, fu dato dalla Lucas Bols, creatrice alcuni decenni fa di questo infuso alcolico, basato, si dice, su un liquore in voga alla fine dell'800. Una leggenda narra che anticamente il liquore avesse il potere di tramutare i litigi fra innamorati in sorrisi. Dopo un paio di bicchieri di questo liquore dolce a base di petali di rose, viole, scorze di arancia, vaniglia e mandorle si dissolveva ogni tensione fra le persone, che dimenticavano ogni motivo di scontro.
In un recente passato il Parfait Amour era piuttosto diffuso e vedeva alcuni liquoristi storici impegnati nella sua produzione, fra cui Marie Brizard e l'altro colosso olandese della liquoristica Wenneker. Si ricordano anche alcuni cocktail codificati, nessuno internazionale, dove era presente questo liquore dolce, dagli indubbi tratti femminili. La crisi della liquoristica travolse anche questo prodotto e ad oggi sono rimasti i solo colossi liquoristici olandesi a mantenere viva questa tradizione. Quindi forse ha ragione la saggezza popolare quando dice che : "L'amore non è bello se non è litigarello".

PASSOA
sito.liquori.passoaIl liquore,  affonda le radici ai tropici, precisamente in Brasile, per via delle materie prime, ma ha "la testa" assolutamente francese. Nasce da un'idea di marketing per soddisfare la moda di inizi anni 90 per i gusti esotici ed i prodotti premium..
Il mercato degli aromatizzanti stagnava, la proposta si era abbastanza appiattita, mentre il mercato chiedeva novità e profumi esotici, fu così che Passoa fu accolto con entusiasmo dai baristi di tutto il mondo, utilizzato per decine di cocktail e varianti come il Passion Mojito, Long Passion Island , Tropical Campari ed una versione fruttata dello Spritz, dove sostituiva l'Aperol..
Sull'onda del successo sono stati lanciati  Mango, Ananas e Cocco, per completare la gamma di frutti tropicali, ma il vero best seller rimane il primo, con l'inconfondibile bottiglia nera.
 
PISANG AMBON
pisang-ambonIl liquore, prodotto con le piccole banane pisang ed un piccolo saldo di lime, pur essendo di origine indonesiana, è da sempre patrimonio della liquoristica francese, per via del colonialismo.
Pisang è il nome indonesiano di un piccola, dolcissima, banana verde, mentre Ambon è il nome di una piccola isoletta paradisiaca vicino Bali. La testa d'uomo sull'etichetta è una "dedica" alla cultura locale dei "Shadow Puppet" ovvero i "Pupazzi dell'Ombra", il famoso teatrino delle ombre cinesi molto popolare in quei luoghi.
Il prodotto si presenta nella caratteristica colorazione verde carico, non per nulla esiste un cocktil chiamato Kryptonite fatto con questo liquore il cui nome si ispira al minerale verde che fa indebolire Superman...La bottiglia è caratteristica, squadrata , molto vintage, ed è rimasta quella originale fin dagli ann 50, quando il liquore fu creato e lanciato sul mercato.
Recentemente, seguendo la moda dei drink energetici, biologici, rivitalizzanti è nato il Lime-Guaranà che mantiene la medesima bottiglia, ma ha colorazione viola. Sempre appartenenti alla famiglia degli aromatizzanti alla classica banana, ma con meno connotati tipici e di tradizione, sono i prodotti base di scuola olandese Boils, De Kuiper e Wenneker .

ST - GERMAIN LIQUEUR
sito-stgermainIl liquore St. Germain è un raffinato prodotto di scuola francese famosa in ambito liquoristico per la fine lavorazione di fiori e sito-stgermainbicifrutta. In questo caso abbiamo i profumatissimi fiori di sambuco raccolti a mano, ai piedi delle Alpi, in primavera, per permettere la produzione artigianale di questo liquore unico al mondo.
La lavorazione dei fiori di sambuco per l'ottenimento di succhi e sciroppi appartiene alla scuola nord europea Svezia in testa, ma nessuno aveva mai pensato di utilizzare questo delicato aromatizzante per la miscelazione di cocktail.
Il liquore infatti non vanta ne nobili origini, ne ricette mediovali proveniente da conventi o monasteri.
Il profumo del liquore ricorda da vicino il litchees (la cui presenza come frutto tropicale viene segnalato in etichetta) e la rosa bianca, ma in bocca esprime la sua nota floreale in maniera netta. Il produttore è la Cooper Distillery, azienda a capitale americano, a cui va il merito di aver elaborato un prodotto della tradizione nord europea con frutta tropicale, ed aver ottenuto un interessante liquore da proporre in miscelazione, grazie anche al rinnovato interesse per i fiori edibili dimostrato ultimamente dai mixologist e dagli chef di tutto il mondo.
Molto interessante anche il pack di questo prodotto innovativo, una bottiglia prismatica facile da impugnare, i cui lati concavi riflettono la luce. Il produttore dichiara la completa artigianalità del prodotto e garantisce che la raccolta dei fiori, messi poi in speciali sacchi di iuta per il trasporto, è tuttora fatta da 50 uomini che percorrono in bicicletta le strade in cerca di fiori di sambuco selvatici.

SUZE
suzeIl Suze è il marchio storico francese degli aperitivi a base di genziana, il cui proprietario attuale è il gruppo Pernod Ricard, colosso che basa la sua fortuna sui prodotti anicizzati pre-dinner. Vi sono parecchi produttori di aperitivi a base di genziana in tutta Europa ed in Italia, concentrati sopratutto nel Piemonte e nel Nord Est,  ma in Francia ne troviamo la maggior parte. Ricordiamo la Iza, la Saulers, la Deiribacourt, la Thejy e la Couderc, per citarne solo alcuni dei più importanti e distribuiti. A dimostrazione della grande tradizione francese nell'infusione della genziana, vale ricordare che Peychaud, il farmacista di origine francese, di stanza a New Orleans, inventò il famoso bitter omonimo che servirà per la produzione del primo cocktail in assoluto : il Sazerac.
Il motivo della diffusione della genziana nella farmacopea casalinga sta nel fatto che si credeva, a ragione, che potesse essere un potente depurante del fegato e un potente febbrifugo, questo ancora prima dell'avvento della china.
Il sapore amaro della genziana era un ottimo stimolante dell'appetito unito con ghiaccio e soda, mentre era un ottimo digestivo bevuto liscio.
Il Suze si inserisce in questo filone di prodotti inventato da  Fernand Moreaux nel 1885, un distillatore erborista che lo commercializzò a partire dal 1889. La sua ricetta si basa principalmente sulle radici di genziana ed è ingentilita dalla presenza di zucchero e scorze di limoni, che attenuano l'amaro deciso che torna in chiusura di bocca, con un' ottima persistenza. Dal 1965 questo marchio, come detto, passò in mano a Pernod Ricard che ne fece un prodotto distribuito in tutta la Francia con un battage pubblicitario importante per reclutare sempre nuovi estimatori. A dimostrazione dell'affetto che i francesi nutrono per questo prodotto, molti artisti francesi hanno disegnato intorno agli anni duemila originali bottiglie , prodotte in edizioni limitate, che sono stat distribuite solo all'interno dei confini nazionali, non risulta infatti che Pernod esporti il prodotto.

X- RATED
xratedProdotto recente dell'industria liquoristica francese che ha in poco tempo svecchiato e innovato la sua proposta, con idee originali sull'onda della moda per i paradisi tropicali.
X-Rated è sicuramente quella maggiormente ardita, non tanto per la ricetta, a base di arance rosse, passion fruit e mango che creano un mix interessante, quanto per il nome. Con  X-Rated, in americano, si intende una cosa proibita ai minori di 18 anni e di solito si riferisce ai film porno.
X-Rated è anche il titolo di un film poco conosciuto in Italia , che narra la storia vera dei Re del Porno americano, i fratelli Arthie e Jim Mitchell che agli inizi degli anni 70 fondarono un vero impero basato sul cimema hard. Il prodotto si presta bene alla miscelazione con frutta, sode e vini frizzanti, ma non ha ottenuto la distribuzione capillare che l'azienda si augurava.

 
 I LIQUORI DELLA TRADIZIONE ANGLOSASSONE

AFTER SHOCK LIQUOR
aftershockQuesto liquore, dal nome inquetante e al tempo stesso riuscito, appartiene al portafoglio prodotti della Jim Beam Brands anche se sul sito ufficiale non viene menzionato.L'After Shock viene prodotto in Scozia, ma nulla ha a che fare con la tradizione anglosassone.
Inizialmente il liquore, veniva prodotto in Canada, poi visto il successo fra la gioventù britannica e spagnola fu deciso di iniziare la sua produzione anche in Europa, per ovviare ai costi di trasporto.
Le prime versioni del prodotto,con caratteristiche di pack, gradazione (30°) e materie prime tipiche di un liquore premium, furono lanciate nel 1999 e sostanzialmente inaugurarono la moda dello "shot" o "chupito", il piccolo bicchierino bevuto interamente con rapido gesto. Questa abitudine non ha nulla a che vedere con la piacevolezza e la degustazione di un buon cocktail. Il prodotto rappresentò al tempo una piccola rivoluzione, infatti fino ad allora il consumo a "shot" era riservato a distillati come Tequila e Bourbon, in accompagnamento alla birra.
Tuttora il prodotto, che conta ben 5 versioni (verde, nera, rossa, blu e argento)  e ancora molti estimatori fra la gioventù di tutto il mondo, viene consumato a shot, in gare e competizioni, il cui unico scopo sembra il divertimento senza controllo.
Unico prodotto ad ottenere un certo riscontro in termini di piacevolezza e degustazione sembra essere la versione rossa chamata anche "Hot and Cool" il cui gusto gradevolmente speziato alla cannella pare si presti ad un bere "on the rock" meditato. Può essere anche servito caldo come suggerisce il nome del prodotto.

 ATHOLL BROSE DUNKELD
dunkel-athollIl liquore è un classico della farmacopea casalinga scozzese, un prodotto ricostituente e corroborante vista la presenza di farina di avena e miele. Come molti liquori risalenti a questo periodo la presenza di miele o zucchero serviva a rendere meno irruento il carattere dei primi distillati, sicuramente ruvidi e con puzzette date dalla presenza di teste o code non separate correttamente.  La leggenda di questo prodotto è molto antica e risale al 1475, quindi antecedente alla nascita ufficiale del whisky nel 1494,  quando il conte di Atholl, riuscì a sventare una ribellione del popolo contro il re, con un astuto stratagemma.
Gli abitanti stavano dando la caccia al sovrano, una volta avvistatolo, si gettarono all'inseguimento di esso.
Visto il re spacciato, attuò il suo piano per cercare di salvarlo, fu così che riempì con whisky, miele e farina di avena la sorgente di acqua che sgorgava nel paese.
Gli abitanti del luogo si attardarono a bere il buonissimo e sconosciuto liquore, desistendo anche dall'inseguimento del sovrano tanto odiato.
Il capo dei ribelli fu facilmente catturato, completamente ubriaco, dall'astuto conte che fu ricompensato profumatamente per la sua fedeltà.

COOLE SWAN CREAM LIQUOR
coole_swanQuesto liquore irlandese nato sull'onda del successo delle creme di whiskey , rappresenta degnamente il primo esempio del concetto di super premium che sta ormai spopolando nel campo dei distillati.
I produttori puntigliosi e perfezionisti di questa crema dichiarano di aver sperimentato ben 230 ricette diverse prima di trovare quella di loro gradimento per la commercializzazione.
Questa crema di whiskey , dal pack molto curato, nasce "Solo in Irlanda" come sottolinea fieramente l'etichetta e viene prodotta con la panna della contea di Cavan, rinomata area per la produzione casearia, cioccolato belga finissimo, cacao della Costa d'Avorio, vaniglia Bourbon del Madagasar e whiskey irlandese single malt.
Ingredienti sceltissimi che hanno fatto vincere una doppia medaglia d'oro al prodotto nel 2009 all'expo di San Francisco.
Il liquore attualmente è solamente distribuito in America, Irlanda, Regno Unito, Spagna e nei duty free, ma è ordinabile via internet direttamente all'azienda o da Whisky Exchange a Londra.


CREME DI WHISKEY (BAILEY'S E CAROLANS)
baileysIl Bauley's è un liquore a base di whiskey e panna, relativamente recente, la cui storia inizia nel 1974, da un'intuizione del branch irlandese della Gilbey's alla ricerca di un prodotto da lanciare, per rivitalizzare la stantia proposta di liquori d'Oltremanica.
Il prodotto è assimilabile anche al Carolan's altra crema di whiskey irlandese che ha meno distribuzione sul mercato italiano. L'ispirazione venne dalla tradizione irlandese casalinga, dove si era soliti miscelare un liquore, ottenuto con panna, whiskey casalingo, un piccolo saldo di vaniglia e cacao, dolcificato con caramello. Sembra che Mr Baileys non esista, ma sia frutto di una ricerca di marketing sul nome migliore da dare al prodotto, che molto probabilmente non ha incluso noi italiani nel panel di interviste. I reali inventori del prodotto sembrerebbero i fratelli Gluckman, brand manager, che lavoravano per la multinazionale. Altro prodotto di Casa Baileys è l'Emmets, un'altra tipologia di crema al whisky il cui emmets-creamnome è dedicato a Robert Emmets, l'eroe irlandese giustiziato dalle truppe inglesi nel 1803, per aver partecipato ad una rivolta contro le tasse e il dominio di sua Maesta Britannica.  
carolansAltra azienda presente nel progetto Bailey's, è la Glambia, il colosso del latte in Irlanda, che da oltre 30 anni fornisce la panna per la morbida crema, potendo contare su oltre 40.000 mucche, presenti in 1.500 allevamenti sparsi in tutta l'Irlanda, il cui segreto sarebbe la qualità eccezionale del foraggio.
Il prodotto è assolutamente naturale,  la panna viene omogeinizzata e l'alcol è l'unico conservante del prodotto, a patto di conservarlo a temperature adeguate. Il prodotto dura fino a due anni aperto, ma fate attenzione con cosa lo miscelate , infatti la panna coagula in presenza di succhi acidi, tonica e vino. Un vero Cement Mixer, è il Cupido, cocktail  frozen buonissimo con 2 cl di vodka, 4 cl di Baileys e fragole fresche (con un pò di preparato alla fragola, all'occorrenza, per dolcificare), ideato dal curatore del sito, presente in lista cocktail, da svariati anni, ma sempre richiestissimo, all'Xò Cafè di via Po 46 a Torino. Il Bailey's fu lanciato in Italia con un grande budget pubblicitario e fu protagonista di bellissimi spot negli anni 90, compreso uno molto divertente di Piero Chiambretti che giocava sulla reale difficoltà di pronuncia di noi italiani del nome corretto. Recentemente è stato anche tentato di de-stagionalizzare il prodotto, proponendolo in un simpatico spot nella versione frozen o con molto ghiaccio. Grazie al suo successo il Baileys può "contare" su una decina di tentativi d'imitazione, scadenti, da parte di liquorerie italiane, in vendita sugli scaffali della grande distribuzione alimentare. 

DRAMBUIE
drambuieIl liquore a base di whisky scozzese si dice che abbia nobili natali essendo il suo inventore il principe Charles Stuart.
Molti scozzesi della zona di Skye negano tale origine nobile, adducendo che il liquore si produce da sempre nel luogo con piccole variazioni da famiglia in famiglia,  un po' come da noi capita per Nocino o Limoncello, dove nessuno realmente può rivendicare una paternità dimostrata.
Venendo ai fatti, dopo la battaglia di Culloden, il principe, sconfitto e braccato, si rifugiò presso il clan scozzese dei Mac Kinnon. Fu così che per ricompensare la famiglia che gli aveva salvato la vita, gli fece dono della ricetta del liquore che aveva perfezionato durante il suo soggiorno obbligato sull'isola di Skye.  L'area è notoriamente la patria di molti whisky  torbati e iodati in maniera decisa, che furono alla base del liquore, che non trasmette queste sensazioni al naso.
Il liquore ammansisce tali caratteristiche con miele ed erbe e viene prodotto per la prima volta da un tal Ross, proprietario di un hotel sull'isola, entrato in possesso della ricetta tramite la famiglia Kinnon.
La produzione amatoriale crebbe, ma Ross non vide il successo del suo liquore, morendo giovane. Fu cosi che la sua vedova per pagare le spese dell'hotel,  vendette nuovamente la ricetta ad un tal Kinnon che non era parente con i primi proprietari, che iniziò la commecializzazione nel 1916. Il successo fu immediato, il liquore fu ammesso alla camero dei Lords e venne spedito a tutto l'esercito britannico in stanza nel Commonwealth. Oggi è decisamente meno distribuito, ma se lo si assaggia non si può non apprezzare lo splendido equilibri fra dolcezza e aromaticità del miele di erica.

GLAYVA
glayvaProdotto liquoristico originario della Scozia, la cui diffusione in Italia è piuttosto marginale ed affidata ad iniziative singole di baristi appassionati.
Il liquore, prodotto dalla White and Mckay Group di Leith, è una miscellanea esotica di vari botanici provenienti da molte parti del mondo e fra i suoi ingredienti conta scorze di mandarini, arance amare, cannella, anice, mandorle e miele tradizionale scozzese, che viene miscelato in ottimo whisky scozzese invecchiato.
Il Glayva è un prodotto che ha ricevuto molti riconoscimenti qualitativi ai vari concorsi internazionali a cui ha partecipato a dimostrare che il suo nome derivante dal gaelico "Gle Mhath", "Molto Buono" è quanto di più corretto si potesse scrivere.
Se lo volete assaggiare è in vendita, anche via internet, presso il Whisky Exchange di Londra, la più grossa esposizione di prodotti alcolici dell'Inghilterra.

KING'S GINGER LIQUOR
kinggingerUn grande liquore di tradizione, un prodotto che affonda le proprie radici nella tradizione e nella storia anglosassone, prodotto dalla Berry Bros & Rudd , in St James st. 3 , a Londra.
La Berry Bros è l'enoteca importatrice di vini più antica del Regno Unito, con una centenaria tradizione nella produzione e diffusione di distillati, a lei si devono infatti alcuni best seller quali il blended Whisky Cutty Sark , il gin N°3 e il Glen Rothes un single malt scozzese. Ma veniamo alla storia di questo liquore interessante, che daimlerprosegue la tradizione inglese nelle preparazioni a base di ginger.
Re Edoardo VII , che regnò dal 1901 al 1910, era in cura presso un medico, che preoccupato dal suo stato di spossatezza, commissionò alla Berry Bros & Rudd un infuso ricostituente, confidando nella grossa esperienza di questo famoso liquorista londinese.
Il motivo dei continui malanni del Re era niente meno che una delle prime macchine a benzina, una Daimler, detta anche "carrozza senza cavalli" che appassionò talmente il monarca da diventare il suo passatempo preferito. La macchina ovviamente non disponeva di una capotta e il guidatore era totalmente esposto agli elementi , ma il Re non se ne curava minimamente, tanto da mettere a rischio la sua salute.Nel 1903 sir Berry portò a corte un liquore dorato, fragrante dal gusto inconfondibile di ginger, il cui rizoma è da sempre riconosciuto, sin dai tempi di Galeno,  come un botanico in grado di prevenire le infiammazioni, gli stati febbrili, e il mal di testa.  Oltre a queste indicazioni utili per la cura del Re, il ginger è un potente digestivo, previene le ulcere ed è uno stimolante dell'organismo, tanto da essere additato come afrodisiaco. Il Re ne fu entusiasta e il rimedio fu adottato a corte, anche come liquore voluttuario. La produzione fu aumentata in modo che anche i sudditi del Re potessero usufruire di questo ottimo liquore, tradizione che prosegue fino ad oggi.

IRISH MIST

irish-mistE' primo liquore prodotto in Irlanda e si basa su una ricetta presente da sempre nelle campagne irlandesi, come rimedio della farmacopea casalinga per le malattie da raffreddamento. Da secoli infatti si usa bere l'Hot Whiskey un cocktail grog caldo con miele, chiodi di garofano, erbe  e scorza di agrume secco prima di coricarsi quando si è alle prese con un bel raffreddore...
Il Liquore nasce nel 1947 nella Contea di Tullamore, patria indiscussa del Tullamore Dew, (paragrafo whiskey irlandese del sito) per una fortunata idea di Desmond Williams discendente di Daniel il fondatore, che riteneva giunto il momento di diversificare l'offerta di alcolici aziendale.
Il prodotto era rivolto al pubblico femminile e alla componente edonistica del consumo a fine pasto, ma voleva essere sopratutto un liquore votato all'ingresso nel mondo della  miscelazione. Il whiskey da sempre non gode dei favori dei barman per un oggettiva difficoltà di gusto, mentre con l'Irish Mist si ovviava a tale inconveniente. La versione maggiormente apprezzata in miscelazione fu quella con la Coca- Cola, memori di un best seller degli anni 80: Coca & Whisky.
Il prodotto viene preparato ancora oggi con miele, erbe e spezie, come la tradizionale ricetta originale, presa a prestito dall'hot whiskey.

OLD PULTENEY LIQUOR
old_pulteneyQuesto liquore proviene dalla distilleria più a nord della Scozia, intesa come terraferma, escludendo quindi le isole, e continua la tradizione che vede l'aromatizzazione e l'addolcimento con miele di erica dei spigolosi whisky prodotti ad inizio '800 in questi luoghi.
Per completare il profilo organolettico l'infusione viene aromatizzata con spezie su cui spiccano noce moscata e cannella.
La distilleria fu fondata a Wick, nel 1826 da James Henderson, durante il boom economico dovuto al commercio delle aringhe e il suo nome si deve ad una zona a sud della città conosciuta come Pulteneytown.
Le condizioni del tempo del nord della Scozia erano, e sono tuttora,  decisamente proibitive e la pesca dell'arringa doveva minare ulteriormente la salute dei pescatori.
Il vicario della città si lamentava in uno scritto di allora, un poemetto dedicato al quartiere di Pulteney,  per l'alcolismo dilagante ed affermava che i suoi fedeli ogni giorno bevevano 500 galloni di whisky, presumibilmente con la scusa ufficiale di proteggersi dal freddo e dalle malattie.
Il liquore probabilmente fu inventato all'interno delle case della città, sia come rimedio medico per mal di gola e raffreddamenti, sia come prodotto voluttuario da consumare a fine pasto, adatto anche ad un pubblico femminile. Al solito il successo del liquore decretò il suo passaggio alla produzione industriale da parte della distilleria, che nel frattempo era diventata una delle più importanti della zona.

PIMM'S N°1

pimmsNel 1823 James Pimm's aprì un chiostro di ostriche nella City di Londra, poco lontano dalla banca Centrale di Inghilterra.
Qui serviva i pregiati molluschi e cibo tipico cockney, ai banchieri e avvocati che affollavano ogni giorno l'area nevralgica dell'economia del paese.
Per offrire un servizio completo era solito offrire a fine pasto un liquore digestivo di sua invenzione a base di gin, chinino ed erbe amaricanti.
Dopo vent'anni il suo preparato artigianale chiamato semplicemente "Tonic to aid digestion" diventa un liquore commerciale e sull'etichetta spicca un bel Pimm's N° 1 Cup, dal nome del piccolo boccale dove era solito servire il prodotto.
Ancora oggi l'etichetta è uguale all'originale, mentre lentamente si è ampliata la gamma con il N°2 a base di  whisky,  il N°3 a base di brandy e il  N° 6 a base di Vodka. Recentemente la produzione si è però concentrata solo più sull'originale e sul N°6.
Una curiosità: sull'isola di Minorca esiste una distilleria di gin, nata durante la dominazione inglese, per dare da bere ai soldati e ai marinai assetati, che produce un prodotto il Palo del tutto simile al gusto e al colore al Pimm's.
Il Palo viene bevuto sia come aperitivo sia come dopo cena nei bar dell'isola.

ROYAL LEGACY
royallegacyQuesto raffinato liquore rappresenta la massima espressione del marketing della Drambuie, che aveva la precisa volonta di creare un prodotto altamente elitario da vendere solo all'interno dei ricchi duty free shop. Questi negozi sono affollati di personaggi top, sempre in cerca di liquori elitari ed esclusivi, da mostrare agli amici, di ritorno da viaggi di affari e di piacere. Il lancio del prodotto ufficiale risale al 2009, ed è un tentativo di riposizionare il brand alla ricerca di consumatori giovani, ricchi e rampanti, per un liquore che vuole evocare il lusso e la ricchezza della corte reale inglese. La data del 2009 non è casuale, ma festeggia l'importante ricorrenza del centenario dell'imbottigliamento della prima bottiglia di Drambuie. Il liquore il cui nome tradotto significa "Eredità Reale" è ottenuto con whisky di altissima qualità, distillato con alambicchi discontinui di piccola capacità, a cui si aggiungono spezie dolci e scorze di agrumi.
Il packaging è molto ricercato, una raffinata bottiglia in cristallo dal design esclusivo e una scatola elegante completano il profilo lussuoso del prodotto. Sia la bottiglia che la scatola sono numerate e firmate dal blender di Drambuie a sottolineare l'esclusività del prodotto e nelle intenzioni dell'azienda c'è la ferma volontà di dimostrare quanto l'arte del blending e dell'infusione possa arrivare.
Le note di degustazione parlano di una suadente nota di essenza di scorze di agrumi e vaniglia, unita alla persitenza del whisky con la classica chiusura di spezie dolci, date dall'invecchiamento in legno.
Per chiudere il profilo esclusivo serve anche comunicare il prezzo di vendita di 159 euro per avere la bottiglia da 0,70 cl.

SHERIDAN'S
sheridanLiquore di fantasia, il cui nome trae ispirazione dall'inventore dell'Irish Coffee, di cui vuole essere la versione "Ready to drink" da bere ovviamente freddo.
Curiosa (ma poco pratica) la bottiglia separata, di cui una parte più piccola contiene la panna e l'altra più grande il liquore al caffè.
Questo originale espediente è studiato per ottenere il "layering" ovvero lo strato bianco "galleggiante" su quello nero, come vorrebbe la ricetta originale del cocktail, ma si è rivelato negli anni una vera fonte di ispirazione per espressioni colorite dei barman di tutto il mondo, quando la panna o il caffè, per ragioni diverse, uscivano a diversa velocità.
Tecniche diverse di versata si sono succedute, ma non si ricorda una bottiglia di liquore che sia finita "pari"... Il prodotto rimane comunque in vendita con questo pack e negli anni si è conquistato la sua fetta di mercato fedele, sopratutto femminile.

STAG'S BREATH LIQUEUR
stags-breathIl nome del liquore è alquanto originale, infatti significa "Il respiro del cervo".
Tutto nasce da un romanzo di sir Compton Mackenzie, "Whisky Galore" che narrava dell'affondamento della nave mercantile Politician nel 1941, al largo dell'isola di Eriskay, nell'arcipelago delle Ebridi.
Questa nave trasportava 50.000 casse di whisky, sulla cui descrizione lo scritture indugia, narrando i nomi delle marche contenute nelle casse, soffermandosi su una speciale, la Stag's Breath appunto, che per l'epoca, risultava essere il massimo della qualità.
sspoliticianIl whisky era il favorito dagli abitanti della zona a quell'epoca, ma noi non abbiamo nessuna evidenza qualitativa del whisky e nessuno ci dice perchè quel whisky fosse così buono, sappiamo solo che tutto il prezioso contenuto andò perso in mare.
Oggi la famiglia Meikles di Newtonmore, grazioso paese delle Highland, ha voluto dare questo altisonante nome  al suo prezioso liquore, nato nel 1989, prodotto con ottimo whisky dello Speyside, addizionato al tradizionale fermentato di miele (idromele) prodotto in questa area scozzese.
La zona dove si trova il paesino è nota come Badenoch, che in gaelico significa " Terra che affonda" , per le frequenti alluvioni che caratterizzano il luogo, a causa delle abbondanti nevicate che sciogliendosi vanno a far straripare i torrenti del luogo.
Ovviamente  non c'è posto migliore per far rivivere un prodotto la cui fama la si deve ad un affondamento...  

TABOO VODKA LIQUOR
taboo2Altro prodotto della "New Age" della liquoristica anglosassone, ottenuto utilizzando il distillato di moda del momento: la vodka. Il liquore appartiene alla William Grant , colosso scozzese del whisky, con decine di ottimi brands che ha deciso di tentare la carta del liquore giovane e facile, per svecchiare il portfolio prodotti, miscelando vodka, frutta e vino bianco.
Il tentativo dichiarato è anche quello di catturare i favori delle donne, normalmente poco attratte da whisky e gin, con un prodotto facile e fruttato.
Il nome Taboo e la bottiglia dal pack giovane, sono riusciti, così come il liquore che ha un facile approccio, un grado alcolico di soli 15 gradi e una buona miscelabilità con soft drink e succhi.

Tre le versioni, la bottiglia arancione, la prima e l'originale, con pesca e frutti tropicali, la seconda la rossa con frutti rossi e la blu con ananas e frutta.


TRIIBE - CLEAR CREAM LIQUOR

triibeliquore_Triibe, scritto volutamente con due "I", è la prima crema di liquore trasparente e si ripromette, grazie a questa innovazione di diventare il numero uno nella miscelazione, ovviando ai classici problemi legati alla panna, che i barman conoscono bene, quando si devono pulire shaker o blender. Il sito del prodotto infatti propone una decina di cocktail con classici rivisitati e alcuni originali, che non potrebbero mai essere realizzati con un prodotto a base di crema di latte. Triibe viene prodotto senza lattosio, per evitare intolleranze, partendo da una selezione di mieli e pappa reale, la cui ricetta di origine celtica è gelosamente custodita. Così come segrata rimane la trasparenza del prodotto abbinato al gusto di crema di latte, senza l'uso di aromi artificiali. La base alcolica è data da un Irish Whiskey, filtrato in carboni di acero, mentre gli aromatizzanti del infusione sono vaniglia, caramello e cioccolato, per rimenere anche qui nella tradizione delle creme di origine irlandese. Il prodotto, il cui target è ovviamente giovane  utilizza un messaggio pubblicitario in lingua celtica molto efficace " Dopo l'oscurità, arriva la luce" , lavorando sulla bottiglia scura del pack molto curato. Il liquore è distribuito al momento, come test area,  solo da Selfridges un grande magazzino londinese di prodotti esclusivi, dal vestiario al beverage, che si trova al numero 400 di Oxford Street, la via dello shopping più frequentata di Londra. Se il liquore prodotto dalla Reformed Spirits Company avrà successo presto ne sentiremo parlare anche in Italia.

 

I LIQUORI EUROPEI

BARENJAGER - LIQUORE AL MIELE
barenjager3Questo ottimo liquore al miele prodotto in Germania, rimanda all'antica tradizione europea di aromatizzare con questo dolce prodotto delle api, i distillati locali, che mancavano di morbidezza.
Questo liquore affonda le radici alla fine del Medioevo, dove si tramanda che fu prodotto per la prima volta nella Prussia orientale, presubilmente utilizzando un distillato di cereali, simile alla vodka, nata come sappiamo nel 1534.
Il nome tradotto in italiano significa "cacciatore di orsi" e sulla bella etichetta è raffigurato un cacciatore in abiti tradizionali che dietro un arnia aspetta di catturare un orso che si avvicina per cibarsi del miele.
L'ispirazione del nome nasce dal fatto che nel Medioevo, la figura di questi cacciatori era quasi leggendaria e si narravano decine di storie di caccia e di coraggio,davanti ai caminetti delle case nelle foreste di tutta Europa.
L'uccisione di un orso era simbolo di coraggio e molti si cimentarono in questa caccia, anche perchè la pelle dell'animale era cara e poteva essere venduta per molti denari, cosa che avrebbe assicurato una certa agiatezza a questi cacciatori.
Nel 16 esimo secolo la Tucke & Konig Bear Trap Company sviluppò una sorta di idromele, un fermentato di miele e acqua che risultava irresistibile per gli orsi, che veniva utilizzato come esca. La ricetta era tanto buona che piaceva anche agli uomini, tanto che fu messa anche in produzione per il consumo umano.
Questo prodotto fu chiamato Barenjager, nome che sarebbe stato nel 1800, ispirazione per la prima produzione "industriale" del liquore.
La battaglia fra uomini e orsi per la supremazia nei boschi continua ancora oggi, fra alterne fortune, come ai giorni nostri è arrivato questo ottimo liquore, vincitore recentemente di un premio all'expo di San Francisco.
  
BECHEROVKA
becherovkaUnico liquore della tradizione cecoslovacca a trovare sbocchi extra confine, grazie ad una storia bi-centenaria molto interessante.
Il prodotto fu elaborato a livello industriale per la prima volta nel 1807 a Karlovy Vary, famosa stazione termale dell'Impero Austro-ungarico, di cui sono ben presenti le vestigia di un fastoso passato.
Il suo inventore è Joseph Vitus Becher, il quale, come spesso accade nelle città termali, aveva un negozio di spezie ed erboristeria, aperto nel 1794,  per coadiuvare nelle cure i clienti della Spa.
Nel retro della sua bottega era solito distillare e fare esperimenti di infusione, per testare nuovi rimedi .
Un giorno, arrivò a Karlovy Vary,  per curarsi, il conte Maximilian von Plottemberg con tutto il suo seguito, fra cui il suo medico inglese personale di nome Fobrig .
Alloggiando accanto a Becher, spesso i due si trovarono a discutere di erbe e rimedi, fu così che quando Fobrig partì al seguito del suo padrone, donò la ricetta di un English Bitter di sua invenzione. Dal 1804 al 1806 , Becher studiò per migliorare la formula donatagli e nel 1807 vide la luce quello che egli chiamò inizialmente "English Bitter", nome che troviamo nelle belle pubblicità dell'epoca.
Solo successivamente, ai primi del 1866,  quando il prodotto incominciò ad essere esportato in tutta Europa, grazie anche al successo delle terme, furono elaborate la bellissima bottiglia di vetro verde e l'etichetta Becherovka che porta il cognome del suo inventore. Il fautore del cambiamento delle startegie di marketing fu il figlio di Joseph, Johann che intuì le potenzialità del prodotto e il rischio di immagine, dato dalle imitazioni. Neanche la dittatura sovietica e la cortina di ferro riuscirono a fermare la Becherovka che rimase uno dei pochi prodotti esportati all'estero.

CALENT
calentLiquore semi sconosciuto al di fuori di Minorca, la splendida isola delle Baleari, la cui menzione è d'obbligo vista la sua lunga tradizione e storia, che si fanno risalire al Medioevo.
Un tempo il liquore, una sorta di vino fortificato e aromatizzato, veniva preparato artigianalmente dalle donne in ogni casa, con ricette personali e segrete, i cui componenti principali erano anice, cannella e zafferano. Le altre erbe contenute nel liquore attuale prodotto sempre artiginalmente, ma dalla Xoringuer nel porto di Mahon, non sono date a sapersi. La bottiglia è ancora quella tradizionalmente utilizzata per contenere il prodotto, con il classico anello al collo.
Il prodotto veniva preparato tradizionalmente per essere consumato nei mesi freddi, riscaldato sul fuoco, da cui il nome Calent, dal latino calidarium (scaldare), dai contadini di ritorno dal duro lavoro nelle campagne.
Il prodotto, parente lontano del vino chinato italiano e francese, aveva anche scopi curativi oltre che ricostituenti. Perso il suo antico impiego da corroborante, l'usanza vuole che il Calent venga bevuto durante la vigilia di Natale con amici e parenti per scaldare gli animi, prima della festa.

CARLSHAMNS FLAGGS PUNCH -  SWEDISH PUNCH
carlshamnsIl punch svedese è l'unico rappresentante della liquoristica del Nord Europa ad avere avuto una diffusione al di fuori dei confini territoriali. In passato, agli albori della miscelazione furono elaborati alcuni cocktail con questo liquore, che però ebbero scarso seguito nell'evoluzione della stessa, soppiantato da vermouth ed altri aromatizzanti più versatili.
La nascita di questo liquore è molto antica e si fa risalire alla metà del 1700, quando la Svezia era una potenza commerciale in grado di approvvigionare grazie alla East India Swedish Company le spezie necessarie per la sua produzione. Il sapere della distillazione cerealicola iniziava ad essere diffuso in tutta la Svezia e nei porti di Goteborg e Stoccolma, arrivavano spezie ed erbe pregiate.  
Il Punch nacque come spesso accede a quel tempo come rimedio curativo e corroborante, ed era perlopiù bevuto caldo, vista anche la rigidità del clima svedese.
Persa la valenza curativa a fine 800, prese ad essere consumato a temperatura ambiente o freddo, per poi diventare nel 900, un prodotto di consumo "di massa" voluttuario fra gli studenti delle università.
Il prodotto diventò oggetto di molte canzoni goliardiche universitarie che narravano di feste e grandi bevute di questo prodotto.
Il prodotto in oggetto, dalla gradevole colorazione dorata, grazie all'utilizzo delle bucce di arancia in infusione,  è quello maggiormente conosciuto ed è prodotto nella città di Karlhams. Il nome Flagg, bandiera, deriva dai due vessilli svedesi che "garriscono" al vento in etichetta.

GOLD STRIKES
gold_snapps_Gold Stikes è un liquore aromatico e speziato dalla Lucas Bols, il colosso liquoristico produttore di decine di aromatizzanti  che riprende il filone dei liquori contenenti fogli d'oro alimentari. Questi prodotti, come detto, vogliono celebrare la creazione di Arnaldo da Villanova, che per primo mise il metallo simbolo della purezza all'interno di un rimedio medicinale. Qui, al contrario parliamo di un liquore alla cannella, spezia favorita della pasticceria del Nord Europa, unita ad una massiccia dose di zucchero e un fondo agrumato di arance curacao, un altro classico della liquoristica olandese.
Il prodotto si presenta trasparente per permettere al meglio alle foglioline d'oro di brillare all'interno della bottiglia e nel bicchierino da shot, forma preferita di consumo di questo liquore. Le foglie d'oro sono assolutamente edibili, non danno luogo ad intolleranze e non provocano micro tagli nello stomaco.
Gold Strikes, la cui traduzione vuol dire l' "Oro Colpisce" è un prodotto giovane  e negli intenti del produttore c'è la volontà di nascondere la carica alcolica pari a 50 gradi, con la dolcezza, il profumo della cannella e l'immagine rilucente dell'oro 24 karati in sospensione, per un bell'effetto stupore da parte del consumatore. Il ritornello per il lancio del prodotto riassume il concetto "Shake, Shoot, Strike"..." shakera, spara, colpisci"... Recentemente è stato lanciato anche il Silver Strike, con un grado alcolico inferiore pari a 30° e foglie in argento, che si sa ha grossi poteri battericidi....

HARLEM KRUIDEN LIQUOR
harlem_Questo liquore olandese è uno dei pochi rappresentanti al di fuori delle numerose creme che gli olandesi sono soliti produrre, grazie alla loro tradizione centenaria, nella distillazione e nell'infusione.
Le più antiche liquorerie europee sono in Olanda e grazie agli olandesi possiamo contare su eccellenti distillazioni sparse in tutta Europa e nelle colonie. La paternità del gin, l'intuizione del Cognac sono solo alcune delle dimostrazioni della sapienza olandese nella lavorazione e nella produzione di spiriti.
I proprietari del marchio sono i Nolet, mastri distillatori olandesi, di origine francesi, creatori del best seller Ketel One, ampiamente descritto nel paragrafo dedicato alla vodka.
Questo liquore sulla cui etichetta compare la scritta "Kruiden" che in olandese significa "erbe" continua la tradizione del Petrus, l'amaro vero di tradizione, con qualche concessione al gusto moderno.
Dolcezza e armonia sono le nuove parole d'ordine per i produttori di amari e Harlem la segue, ponendosi all'attenzione del consumatore con un pack moderno e ricercato nella sua veste nera.
Il nome Harlem, non vuole essere un tributo al noto quartiere nero di New York, ma ad Haarlem, il sobborgo di Amsterdam.Non dimentichiamo che la Grande Mela deve la sua fondazione agli emigranti olandesi ed in origine si chiamava New Amsterdam.
Fu scambiata con gli inglesi nel 1674, per il territorio sud americano noto oggi come Suriname, mentre gli inglesi non appena presero possesso della città la ribattezzarono New York.
Tornando al liquore la proposta di consumo della casa produttrice è uno solo: in shot ghiacciati. Sul blog alcuni barman dichiarano anche di utilizzarlo per long drink con sode, sopratutto ginger ale, grazie alla sua componente erbacea.

HIERBAS HIBICENCAS
hierbasibizanLa ricetta di questo liquore delle Isole Baleari, in particolare di Ibiza, trae le sue origini dalla farmcopea casalinga contadina che per anni ha custodito il segreto di questo elisir.
In ogni famiglia dell'isola veniva prodotto un amaro, seguendo le indicazioni e i segreti del capofamiglia, tramandate di padre in figlio.
Nonostante le decine di ricette, esisteva un filo conduttore nell'utilizzo dei botanici, infatti spesso a variare erano solo le quantità utilizzate.
La tradizione mediterranea nell'utilizzo dell'anice, che ritroviamo lungo il "Mare Nostrum" con Pastis, Ouzo, Sambuca, Raki , Anisette, emerge anche in questo liquore  in maniera abbastanza netta.
Altri botanici presenti sono tipici della macchia mediterranea, come rosmarino e timo, ottimi come principi digestivi, ma anche come antireumatici ed espettoranti, utili , specie in inverno, quando l'umidità del mare si faceva sentire.
Gli abitanti del luogo giurano sulle proprietà taumaturgiche, quasi universali dell'amaro e anche su questo ritroviamo il tratto caratteristico dell'erboristeria post medioevale, quando si concentrarono tutti gli sforzi alla ricerca del "rimedio unico e versatile" arrivando ad utilizzare alti numeri di erbe e radici, utili un pò a tutto.
La produzione industriale del liquore è oggi affidata alla Mari Mayans Hierbas Hibicencas che lo produce da oltre 125 anni, utilizzando oltre ai botanici suddetti anche camomilla, finocchio selvatico, ginepro e menta, per una gradazione alcolica di 26 gradi.
Oggi giorno l'amaro ha perso queste connotazioni farmacologiche e viene proposto in tutti i ristoranti dell'isola a fine pasto, con ghiaccio o in chupito gelati, per rallegrare la vivace vita notturna.

HIERBAS TUNEL
tunelAnche Maiorca, come Ibiza ha il suo liquore di erbe e si chiama Tunel, prodotto da una fabbrica di liquori che ha al suo attivo anche svariate creme classiche. Il liquore di erbe di scuola mediterranea prende ispirazione dalle decine di ricette di origine monastica che venivano preparate sull'isola, ricca di testimonianze ecclesiali.
Il suo fondatore Antonio Nadal Muntaner decise di aprire una liquoreria a Marratxi, nel 1898 e di mettere in produzione a livello artigianale-industriale questi liquorini che tanto successo avevano presso gli abitanti dell'isola.
L'azienda riscosse un grande successo, anche grazie ai flussi turistici importanti che raggiunsero l'isola, a partire dagli inizi del 900, che servirono da cassa di risonanza per i suoi prodotti, al di fuori della Spagna.
I festeggiamenti del centenario ci presentano un azienda che conta una superficie, fra produzione, imbottigliamento e stoccaggio di ben 17.000 metri quadrati, che però riesce a mantenere un'identità artigianale.
Il liquore viene prodotto a partire da una base anicizzata, come spesso accade negli infusi di origine mediterranea, a cui si aggiungono le erbe tipiche dell'isola, raccolte fra maggio e giugno, come menta, maggiorana e timo.
Prima dell'imbottigliamento si introduce nella bottiglia un ramo di anice trattato adeguatamente per evitare uno sbilanciamento del gusto su questa spezia.
Il grado alcolico si mantiene alto, 40° gradi, pertanto l'azienda  consiglia un consumo liscio da dopo cena o una diluizione con acqua per ottenere un buon aperitivo.

JOSEF MEIER'S CINNAMON LIQUEUR AND BITTER
josefmeierQuesto liquore rappresenta degnamente la grande expertise tedesca nella produzione di amari d'erbe, grazie ad una tradizione millenaria tramandata da abbazie e monasteri che popolano la Foresta Nera e la Baviera.
Il prodotto che potrebbe sembrare serioso nel pack e nella proposta in realtà è realizzato da un eccentrico personaggio il cui sito internet, a suo nome, vale sicuramente la pena di una visita. Sullo sfondo idillliaco delle montagne bavaresi, appare il nostro Josef con un look  Emo-Dark, che propone i suoi liquori in maniera assolutamente fuori dal comune, compreso un rapace che attraversa lo schermo e sgancia un bomba in testa ad una capra di montagna... A parte l'assoluta originalità Josef ha imparato l'arte dell'infusione e dell'erboristeria nella sua natia Baviera ed ha ricevuto la passione per il suo lavoro da suo nonno, l'originale Josef Meier, che lo portava a passeggio nei boschi alla ricerca di erbe e radici. Il titolare afferma nel sito di aver trovato un antico libro del nonno,  in soffitta nella natia Oberhammergau, una sorta di erbario con tutte le ricette scritte per realizzare un amaro.
Josef jr. raccoglie le sue erbe solo di notte (forse il motivo del suo look dark) perchè lo ritiene, a ragione, il periodo più propizio, in  grado di preservare in maniera migliore i principi attivi .
I prodotti sono due, il primo è un amaro d'erbe assolutamente in linea con la tradizione bavarese, la cui ricetta popolare risale alla notte dei tempi, tramandata di padre in figlio, mentre il secondo si basa sempre su una ricetta originale, ma ha un tocco di cannella, una delle spezie favorite dai tedeschi che la usano a profuzione nella loro pasticceria.
La miscelazione dei due prodotti segue i canoni classici, l'amaro si sposa bene con ginger ale e come ingrendiente bitter per un mojito digestivo, mentre il Cinnamon viene miscelato con il classico succo di mela, ricetta di cucina riproposta per una sorta di strudel liquido...

LICOR BEIRAO
licorbeiraodueSe si esclude la Ginja, ampiamente descritta poco sopra, il Licor Beirao è l'unico rappresentatante della liquoristica portoghese.
Il liquore nasce come spesso accade dentro le mura di una farmacia, prodotto per oltre un secolo senza nome ed etichetta come semplice digestivo, in anonime bottigliette. La storia narra che verso la fine del 900 un rappresentante di vini di Porto, Louis de Pinto , si innamorò della figlia di un farmacista di Lousà, conosciuta casualmente durante uno dei suoi viaggi di lavoro. I due si innamorarono e si sposarono ed il nostro iniziò a lavorare nella farmacia, fintanto che una legge portoghese proibì la vendita di prodotti alcolici a fini farmaceutici. Il liquore sarebbe andato perso per sempre, pertanto l'ex venditore decise di sfruttare le sue doti e forte del successo di pubblico che il rimedio farmaceutico riscuoteva, decise di produrre l'infuso per fini voluttuari, dolcificando e rendendo maggiormente piacevole il digestivo. Fondò la sua piccola fabbrica ed iniziò la produzione a livello industriale con ottimi risultati tanto che nel 1929, anno della grande crisi, vinse una medaglia d'oro all'esposizione di Beirao. La vincita fu festeggiata dando al liquore il nome delle città.
La storia della liquoreria prosegue e vede l'ingresso di un altro socio, Jose Carranca Redondo, che nel 1940 acquisterà definitivamente tutta la distilleria. In quell'anno nasce ufficialmente il Licor Beirao nella veste e nel gusto che noi lo conosciamo, ma sopratutto inizia un grande lavoro di pubblicità che l'abile Jose inizia a sviluppare, intuendo le possibilità del prodotto. Nel 1960 Redondo con un'abile campagna pubblicitaria rende il Beirao un prodotto nazionale, conosciuto in tutto il Portogallo, con un successo che prosegue ancora oggi. Effettivamente il liquore è estremamente piacevole, con note di viola , liquirizia e anice, che lo fanno assomigliare al gusto alle famose pastiglie del Re Sole, molto note in Italia alcune anni fa o ai poco conosciuti "sucay" della tradizione piemontese, pastiglie digestive scure e gommose ricoperte di zucchero.

LICOR 43 (QUARENTA Y TRES)
amaro43Il liquore " 43 " è un prodotto di origine spagnola, nazione con una grossa tradizione produttiva legata all'assenzio e agli amari d'erbe, testimonianza ne sia che i frati certosini dell'abbazia dell Grand Chartreuse scacciati dalla Francia, a seguito della statalizzazione di tutte le distillerie nel 1903, decisero proprio di aprire in Spagna e precisamente a Tarragona la loro "filiale".
Questo liquore dai profumi mediterranei, dal nome facilmente memorizzabile che si potrebbe riferire ai botanici impiegati o al grado alcolico originale (neanche il sito dell'azienda ne fa menzione), arriva da Cartagena. Fu prodotto per la prima volta nei primi del 900 dalla famiglia  Zamora Conesa, che tuttora detiene la sua commercializzazione. La ricetta sembra discendere direttamente dal sapienza erboristica mediovale e trae origine dall' Elisir Mirabilis, di cui spesso si trova traccia negli scritti alchemici. Il colore dorato per l'uso della vaniglia e dello zafferano sarebbero una conferma di tale nobile discendenza.
Il liquore ebbe un immediato successo è divenne il leader di mercato della zona sud orientale della Spagna, per poi portare la sua distribuzione a tutta le penisola iberica a partire dagli anni 50, grazie ad un'efficace campagna pubblicitaria.
Negli anni 80 il liquore esce dai confini spagnoli, grazie al turismo di massa, in specialmodo anglosassone e nord europeo, che caratterizza le estati della Costa del Sol e Costa Dorada. Il liquore inizia ad essere distribuito nei numerosi ristoranti spagnoli che popolano Londra e non solo, grazie ad un gusto dolce e suadente che incontra molto il gusto nordico. La distribuzione continua,  fino ad arrivare a ben 55 paesi nel mondo, dove è possibile degustare questo prodotto dal tipico profumo predominato da sentori vanigliati. Il prodotto raramente viene bevuto liscio, in considerazione del tenore zuccherino, ma viene miscelato con succhi, specie di agrumi.

MELODY CREMA CATALANA
cremacatalanaCome Torino ha il suo Bicerin in liquore, così Barcellona ha la sua crema catalana ...
La Crema Catalana è un dolce tipico preparato originariamente per la festa di S. Giuseppe, diventato poi, grazie alla sua bontà una presenza fissa in tutti i menù dei ristoranti di Barcellona. Da Barcellona all'Italia il balzo fu molto breve ed ormai quasi non esiste ristorante o pizzeria che non presenti questa specialità in carta, alle volte confusa con la cugina francese, la "Creme Brulè". L'idea di trasformare in liquore un dolce tipico venne ad Amedeo Campeny titolare della distilleria omonima, fondata nel 1970 a San Adrian del Besos, a 20 chilometri da Barcellona, che iniziò nel 1994 a produrre questo ottimo liquore, che fin da subito, iniziò a riscuotere ampi consensi. Il liquore era un riuscito mix di uova, latte, panna, cannella e scorza di limone con un grado alcolico di soli 17 gradi, per un consumo classico con ghiaccio, al posto del classico dessert.
La crema Melody si guadagnò l'anno successivo la nomination di "Current Distribution", un magazine americano che che la segnalò fra i primi 100 prodotti liquoristici che avevano avuto le migliori performance di distribuzione e di vendita.
Attualmente la Melody è la leader di mercato del segmento e grazie al turismo che da sempre la città di Barcellona catalizza da tutto il mondo, il liquore sta iniziando a muovere anche i primi passi in Europa, grazie ai vacanzieri di ritorno che richiedono il prodotto anche nel loro paese.

OLD KRUPNIK HONEY LIQUOR
krupnikIl Krupnik, un infuso alcolico, a base vodka, con miele ed erbe è uno dei rari rappresentanti della tradizione liquoristica polacca, se si eccentua la vodka Zubruwka , conosciuta però più comunemente come vodka aromatizzata all'erba del bisonte (paragrafo vodka dedicato).
Le prime notizie ufficiali su questo liquore, attualmente prodotto dalla stessa distilleria che produce la vodka Sobiesky, si hanno nel XVIII secolo, ma come spesso accade per i liquori a base di erbe e miele, dalle chiari origini farmacologiche, la sua nascita si farebbe risalire al XVI secolo, creato all'interno di un monastero benedettino a Niasviz .
Esistono molte ricette famigliari similari in Polonia e Lituania, a dimostrazione della diffusione di questo tipo di liquore, utilizzato caldo per curare le malattie da raffreddamento ed utilizzato, per certo, durante la Seconda Guerra Mondiale dai soldati polacchi come panacea di tutti i mali, compreso come disinfettante per le ferite da arma da fuoco, in virtù della sua gradazione alcolica elevata.
Con l'evoluzione della mixologist il prodotto, non eccessivamente dolce e dal profumo di erbe piuttosto accentuato, non viene più utilizzato puro o scaldato per curare influenza , ma viene addizionato a birra o succhi, sopratutto per smorzare la carica alcolica di 40 gradi piuttosto forte per un liquore di scuola moderna.

PAXTARAN O PACHARAN NAVARRO
sito.liquori.baccheprugnoleUnico rappresentate della tradizione spagnola della liquoristica, ad avere una diffusione oltre confine, se si esclude la produzione di ottimo assenzio, per il quale la Spagna era molto famosa.
Il Paxtaran, scritto in lingua basca,  è un liquore aromatico originario della Navarra e dei Paesi Baschi, dove veniva prodotto secondo le più svariate ricette casalinghe, come già accadeva in Italia per Mirto e Limoncello, dalla totalità delle famiglie.
Il termine deriva da Basarana, termine dialettale ad indicare le piccole prugnole o bacche selvatiche, poste in infusione, assieme ad anice e vaniglia, per ottenere questo liquore, la cui dicitura è stata poi tradotta in spagnolo nella parola Pacharan.
sito.liquori.paxtaran.zocoLe origini del liquore sono, come sempre, legate alla farmacopea medioevale, infatti nasce nel bellissimo monastero di Santa Maria De la Nieva, nel cuore della Navarra, area che custodisce altre bellezze come il maestoso castello di Loarre. Le prugnole utilizzate per la sua composione erano usate comunemente per risolvere problemi digestivi, di costipazione o di spossatezza.
Il monastero attivo fin dal 1400, produsse questo liquore, sfruttando le conoscenze sull'infusione, scoperte da Arnaldo di Villanova, l'alchimista attivo in quel periodo e noto come il Catalano. Il convento proseguì ininterrottamente questa attività anche durante la conquista araba, poichè l'area della Navarra non finirà mai sotto il dominio dei Mori.
Nel proseguo della storia, la conoscenza di infusi e decotti si diffuse anche al di fuori delle mura dei conventi, pertanto dopo il 1600 il liquore apparirà in vendita nei mercati di Pamplona. Agli inizi del 1800 si avrà la nascita della prima azienda che commercializzerà il Pacharan.
Nel 1816 Ambrosio Velasco iniziò un'attività di vendita di alcolici e distillati, avendo un'intuizione felice: produrre a livello artigianale-industriale il liquore maggiormente diffuso in quella regione.
La commercializzazione al di fuori dei confini regionali inizia soltanto dopo gli anni 1950, con la creazione del marchio Zoco nel 1956.
Il successo del Pacharan , fuori dai confini spagnoli, avvenne con l'inizio del turismo di massa che si riversava nella penisola iberica attratta dai prezzi competitivi e dal mare incontaminato. Ogni estate i surfisti di mezza Europa si trovavano sulle coste basche e della Cantabria, nel nord della Spagna, da San Sebastian a Santander per divertirsi sulle onde oceaniche, riportando in patria, per ricordo, i prodotti liquoristici del posto. Altro elemento vincente fu il successo della gastronomia iberica e l'apertura di molti ristoranti spagnoli in Europa, in specilmodo in Inghilterra.

SAFARI 
safariLiquore esotico dal nome evocativo, prodotto in Olanda , basandosi sulla grandissima tradizione che questo popolo ha nella produzione di liquori, potendo contare su aziende del calibro di Bols, Wenneker e De Kuiper.
Il prodotto nasce a metà anni 80 e si inserisce nel filone esotico lanciato con Passoa e altri liquori basati su aromatizzazioni con frutta esotica, che in Italia hanno faticato parecchio ad imporsi.
Nella fattispecie qui abbiamo papaja, mango, lime e frutto della passione per far tuffare il consumatore in un ideale vacanza ai tropici o come suggerisce il nome in un eccitante safari africano.
Il pack è molto riuscito, con una bella etichetta, mentre il suo consumo, circoscritto quasi esclusivamente nei paesi anglosassoni e nordici, se si esclude il Portogallo dove è ben distribuito,  avviene miscelato in cocktail leggeri e di facile realizzazione con soft drink, tipo Coca Cola e  Lemonade o con succhi di ananas e arancia.

STROH

strohUnico liquore della tradizione austriaca ad avere una piccola diffusione al di fuori dei confini nazionali. Il sito riferisce che attualmente sia distribuito in 30 paesi, la maggioranza situati nel nord dell'emisfero terrestre, in considerazione delle sue caratteristiche che vedremo in seguito.
L'etichetta "The spirits of Austria", rimarca il concetto di orgoglio nazionalista, così come il numero 80 che mette in mostra la gradazione alcolica impossibile. Il liquore più forte del mondo con una gradazione superiore anche a quella dell'assenzio è impossibile da bersi puro, pena un ustione dell'esofago. Il consumo, oltre che "alla fiamma" o per il completamento di un B52, deve avvenire miscelato con soft drink, atti a spezzare l'irruenza e la poca morbidezza. E' anche un ottimo corroborante miscelato con acqua calda e scorze di arancio.
L'origine del liquore è a Klagenfurt, dove Sebastian Stroh apre la sua distilleria nel 1832, iniziando a produrre alcune specialità, fra cui spicca questo forte liquore alla cannella, spezia favorita della pasticceria austriaca. Nel 1900 vince anche la medaglia d'oro a Parigi, come miglior liquore europeo. Lo Stroh viene rivisto negli anni 50, in una versione a sessanta gradi, con l'intento di creare una sorta di "rum nazionale". L'Austria non avendo sbocchi sul mare non riusciva ad approvigionarsi di rum o di zucchero molasso per la sua produzione, pertanto i distillatori dovettero procedere diversamente. Stroh cercò di replicare con le spezie e il caramello, l'invecchiamento del distillato caraibico, molto in voga fra i consumatori austriaci del periodo. Tanto fu il successo che divenne un prodotto richiesto, che smise di avere le caratteristiche di una contraffazione. Tale pratica era presente anche da noi, intorno agli anni '50, quando tutte le distillerie avevano un "rum fantasia" ottenuto con aromi, edulcoranti e coloranti ( paragrafo del museo dei liquori ).
Nel paesi del Nord Europa viene consumato in abbinamento alla Coca Cola, che ben completa i sentori di cannella del liquore.
 

 I LIQUORI EXTRA EUROPEI

AGAVERO - TEQUILA LIQUOR
agavero_bottleUnico liquore di tradizione messicana conosciuto attulmente sul mercato mondiale, è un pregiato blend di Tequila anejo e reposado, miscelato e prodotto dalla distilleria Los Camachines, sita nella contea di Jalisco.
Il liquore è ottenuto per infusione di un'unico botanico, i fiori di Damiana, un arbusto che produce piccoli e profumati fiori gialli, il cui profumo ricorda quello della camomilla.
Al contrario del rilassante fiore nostrano, i fiori di Damiana sono al centro di recenti studi che dimostrerebbero le sue indiscusse qualità afrodisiache, proprietà note fin dalla notte dei tempi dagli Indios del Centro America che lo utilizzavano in infusione per la preparazione di stimolanti tè, atti a curare impotenze e ridotte capacità amatorie.
Questa pianta cresce in abbondanza sulle montagne della contea di Jalisco, dove viene raccolta a mano per la preparazione di questo liquore dal gusto delicato con 32 gradi alcolici, dal costo tutto sommato abbordabile di 29 dollari americani, decisamente più a buon mercato di qualsiasi altro rimedio atto a rinvigorire le qualità amatorie appannate.
Originale anche la bottiglia azzurrata  a ricordare la materia prima , l'Agave Azul (azzurra), da cui si distilla la Tequila.

AMARULA
sito.liquori.amarulaQuesto liquore è l'unico rappresentante della categoria proveniente dal Sudafrica ed è ottenuto con il frutto della pianta nota come marula.
Amarula è una crema liquore, prodotta a partire dal 1989, prendendo spunto da un alcolico ottenuto dal frutto omonimo, appartenente alla tradizione dei distillati di origine frutticola, che caratterizzano le produzioni del nord Europa. Il distillato base della crema appartiene alla tradizione coloniale olandese, presente per prima in Sudafrica.
L'albero della Marula cresce spontaneamente in questa regione e viene comunemente denominato come "Albero degli elefanti", poichè questi animali sono ghiotti del suo frutto, dalla scorza spessa di intenso colore giallo, dalla forma simile alla nostra prugna, la cui polpa dolcissima, viene fatta fermentare dopo essere stata separata dal durissimo nocciolo.
La fermentazione si protrae per 10 giorni ad una temperatura controllata di 18-20 gradi, dopo di che viene lambiccata a Stellebosch, nota area vinicola, dove gli olandesi, maestri della distillazione del brandy e di prodotti aromatizzanti a base frutta, avevano impiantato una distilleria. Tuttora gli olandesi sono presenti in quest'area dove si produce anche il pregiato vino dolce Cap Costantia.
Il prodotto distillato è molto profumato come lo sono normalmente i distillati di frutta (prugna in particolare) appartenenti a questa categoria, valga ricordare la Mirabelle alsaziana e lo Slivowitz dei paesi est europei. Il distillato originariamente veniva consumato puro, mentre oggi viene ammorbidito ulteriormente con l'aggiunta di panna, grazie ad una felice intuizione commerciale che ha reso questo prodotto il secondo al mondo nella categorie creme di liquore, dopo Bailey's.
La bottiglia è molto curata come del resto lo è la bella etichetta sulla quale capeggia un elefante, simbolo del Sudafrica.
Il prodotto, adatto alla miscelazione e al consumo liscio,  come detto ha avuto un ottimo successo specie nei paesi anglosassoni ed in Brasile. In Italia viene distribuito da Rinaldi, dove il mercato creme è rappresentato praticamente dal solo Bailey's.

APHRODOPE ELIXIR
aprhodisiacliquorUno dei pochi rappresentanti della liquoristica australiana, basato su uno dei concetti più antichi ed inossidabili nella mente umana : il cibo afrodisiaco, in grado di risvegliare od incentivare il nostro desiderio sessuale.
Si sono spesi molti anni e fiumi di inchistro per incoronare via via, cibi, bevande e menù afrodisiaci proposti in maniera sensazionalistica da testate giornalistiche più o meno serie.
Non esistono prove scientifiche quindi dobbiamo ancora accontentarci di dicerie e tradizioni che indicano nel peperoncino ed ostriche i cibi afrodisiaci per eccellenza... Non fino all'arrivo di questo liquore dalla formula top secret.
Riprendendo questo concetto vecchio come la storia dell'uomo, i proprietari della Benross Distillery di Victoria, hanno sviluppato una formula, basandosi, su scritti, studi scientifici ed un antica pergamena ritrovata, che in questi casi serve a suggellare il lavoro e l'abile operazione di marketing.
Il liquore contiene 18 botanici fra radici e bacche miscelate in quantità segrete seguendo le indicazioni dell' antico scritto.
Gli studi per mettere a punto il mix, che prevede una distillazione dell'infusione di erbe dalle comprovate virtù stimolanti, sono durati oltre trent'anni, spesi per trovare l'esatta armonia e equilibrio fra dolcezza, acidità e piacevolezza del mix di bacche e semi.
I risultati e i riscontri scinetifici non sono stati resi pubblici, per il momento ci dobbiamo accontentare di berlo miscelato con succhi e sode ed aspettare che la zona sudombelicale risponda...

HPNOTIQUE
hipnoticProdotto superpremium di scuola americana la cui storia ha un passato recente. Nasce nel 2001 ad opera di Raphael Yakoby che decide di creare un prodotto liquoristico di alta gamma, con caratteristiche di pack e botaniche esclusive.
Crea così Hpnotique un prodotto che inizia a distribuire nei locali top della Grande Mela, ad inizio del 2004, con buon successo presso i barman moxologist che lo propongono liscio o miscelato.
La sua composizione è escusiva e vede la presenza di vodka, frutta tropicale, mirtilli, ammorbiditi dalla presenza di ottimo Cognac francese, uniti ad un colore acquamarina naturale dato dalla presenza del mirtillo americano.
il prodotto, grazie a questa politica di marketing mirata, unita a qualità organolettiche ottime, ha un grandissimo successo negli anni a venire e conta fra i suoi ammiratori Tom Cruise e Sharon Stone.
Il prodotto finisce anche sui set cinematografici di Desperate Housewifes e CSI, incrementando la sua popolarità presso il pubblico americano.

MALIBU' E LIQUORI A BASE DI COCCO
sito.liquori.malibuetichettaQuesto liquore aromatizzante ha una storia relativamente recente, ma va narrata per il semplice fatto che è una lode all'arte dei barman nell'arrangiarsi e nel trovare sempre nuovi metodi per velocizzare il lavoro.
Il Malibù che non aveva certo questo nome, nacque alle isole Curacao, dove i baristi erano soliti preparare litri e litri di Pina Colada, per assetati turisti. Per velocizzare il lavoro, crearono un infuso di rum e polpa di cocco, in modo da avere già un preparato pronto, in modo da non dover ripetere sempre il dosaggio, come già accade per lo sweet & sour.
L'idea piacque ad alcuni imprenditori che presero a realizzarlo in Jamaica a livello industriale, chiamandolo appuntò Malibù nome evocativo per antonomasia di vacanze e sole.kokokanu Il liquore si prestava alla miscelazione anche con soft drink, famoso quello con la Coca Cola e rendeva molto veloce la prearazione di molti cocktail esotici. Nel 2003 furono lanciati per completare la gamma esotica Ananas, Passion Fruit e Mango. Un altro liquore con le medesime caratteristiche aromatizzanti è il Koko Kanu, un rum bianco giamaicano con infusione di polpa di cocco, prodotto dalla Wray & Nephew, azienda leader dell'isola caraibica per la produzione di ottimi distillati. Il nome deriva dall'antica lingua degli indiani Arawak, che abitavano l'isola prima dell'arrivo dei conquistadores. A loro si devono molti termini di nostro uso corrente come canoa, amaca e appunto cocco, in questo modo la Wray vuole rendere omaggio a questa popolazione pacifica e orgogliosa. Il folklore giamaicano attibuisce poteri afrodisiaci al mix di cocco e rum, tema spesso enfatizzato nelle canzoni popolari.  

MIDORI
midoriQuesto liquore è uno dei pochi esempi di liquoristica giapponese, ma grazie alla caparbietà del gruppo Suntory (il cui motto è "Go for it") è diventato uno dei prodotti maggiormente distribuiti nei bar di tutto il mondo, protagonista di decine di cocktail.
Il prodotto è a base di melone verde e si presenta appunto in tale sgargiante veste, all'interno di una bellissima bottiglia di design che ricorda vagamente una costruzione giapponese, con il caratteristico tetto a pagoda.
La Suntory, produttrice di whisky (paragrafo dedicato), birra e soft drink decide nel 1978 di lanciare il prodotto negli Stati Uniti, per allargare la sua presenza, dopo il buon andamento dei suoi malti pregiati.
Nel 1984 viene lanciato in Giappone con ottimi risultati, per arrivare da noi, nei primi anni 2000, supportato dal Gruppo Campari. Il Midori viene miscelato in decine di cocktail ed è lodevole l'iniziativa di posizionare su ogni collo di bottiglia un piccolo pieghevole con alcuni mix veramente ben riusciti.

PAMA POMEGRANADE LIQUEUR
sito-cocktail-pama-melogranoProdotto molto interessante, a base di succo di melograno, elaborato dalla Pama Spirits di Bardstown in California.
Il liquore ha una gradazione alcolica molto bassa, 17 gradi, che permette la realizzazione di cocktail decisamente poco alcolici, dissetanti, in linea con le tendenze attuali.
I melograni sono coltivati al sole della California che assicura dolcezza e colore ai frutti, per dare una bella veste rosso vivo al prodotto.
Il melograno è un frutto carico di simbologia, infatti si dice che nell'Antica Grecia simboleggiasse la fertilità e la nascita, in virtù delle centinaia di semi al suo interno, ma anche la guerra, infatti Ade dio degli Inferi seduce Persefone proprio con uno di questi frutti.
Questa leggenda è in qualche modo simile a quella di Adamo ed Eva. Il serpente che simboleggia il male, seduce Eva, inducendola a cibarsi della famosa mela, quindi si potrebbe pensare che il frutto, in realtà, fosse un melograno.
La distilleria consiglia di utilizzare il prodotto sia nella miscelazione, per ottimi Cosmopolitan  o Kir reinterpretati, ma anche in cucina come condimento per insalate appetitose con semi di melograno e in riduzione come condimento per la pasta e gamberi.

QUANDONG
quandongaustralianoQuesto liquore è un prodotto australiano, una vera espressione del territorio essendo ottenuto dall'infusione e dalla polpa del quandong, un frutto tipico del "bush" ovvero la pianura arida tipica dell'entroterra dell'enorme continente. L'albero, che può raggiungere anche 3 metri di altezza, ben sopporta l'aridità ed l'alto contenuto salino della terra.
I suoi frutti rossi, una sorta di incrocio fra una ciliegia e un ribes,  nutrono gli aborigeni impegnati nelle battute di caccia a corto raggio o sono raccolti dalle donne che provvedono ad una serie di preparazioni, tramandate dalla saggezza popolare, impiegando i frutti e le radici come rimedi per svariati malanni, visto l'alto contenuto di vitamina C.
Questo liquore è della Tambourine Mountain Distillery & Gentian Bitters che ha vinto svariati premi alle gare a cui ha partecipato portando questo caratteristico liquore dal gusto molto particolare, che ricorda il maraschino, con una chiusura amara data dalla presenza della genziana. Gli altri botanici sono le foglie di Issopo, un botanico il cui profumo ricorda vagamente la menta (L'issopo è un erba antica, utilizzata già nella farmacopea dell'Antica Grecia ed è un componente importante nell'infusione che da vita alla Chartreuse) che si unisce al frutto delle mandorle amare per completare il profilo organolettico del liquore.
La volonta del manager della Tambourine era quella di creare un liquore distintivo australiano, in grado di prendere posto sugli scaffali dei bar che normalmente sono invece affollati di prodotti di produzione auropea.
Al momento il prodotto è presente solo in Australia e in futuro verrà distribuito nel Regno Unito, potendo contare su una numerosa schiera di australiani immigrati sull'isola di Albione e su  numerosi locali tematici.

SABRA
liquoresabraQuesto liquore è l'unico rappresentante dell'industria liquristica israeliana, che non conta molti prodotti al suo attivo.
Questo liquore è un classico piacevole mix di cioccolato e scorze di arance, un eccellenza locale potendo contare sulle coltivazioni di Jaffa. Questo liquore ha la particolarità di poter essere consumato sia caldo che freddo, potendo contare su due aromatizzanti alquanto ecclettici sotto l'aspetto della temperatura di servizio.
Il nome sembra richiamare il francese "sciabola", ma in realtà questo è il nomignolo con cui si identificano gli ebrei nativi di Israele, per distinguerli dai forestieri giunti nel paese successivamente. Sabra è  il nome di un campo profughi palestrinese che richiama una triste parentesi della storia di Israele, ma è anche il nome ebraico del fico d'india che cresce abbondante nella regione.
La forma della bottiglia richiama da vicino le sinuose curve di un antica bottiglia di vino fenicia, vecchia di 2.000 anni, ritrovata durante degli scavi archeologici e conservata al museo di Tel Aviv.
La storia del liquore inizia nel 1963, quando il manager di Seagram, Edgar Bronfman decide di introdurre e sviluppare la vendita di un prodotto liquoristico che identifiche Israele, pertanto sceglie il nome Sabra, facile ed incisivo ed inzia la produzione di un infuso alcolico di fichi d'india. Il liquore non ha successo e presto si pensa allo sviluppo di un prodotto che abbia maggiori caratteristiche di piacevolezza ed un gusto più internazionale. La ricetta a base di cioccolato e arance è semplice ed efficace ed incontra maggiormente il gusto del pubblico. Sfruttando il successo del prodotto vengono lanciati nel 1985 e nel 2006,  un liquore al caffè e il Grand Sabra un brandy aromatizzato all'arancio, praticamente un Grand Marnier prodotto in maniera kosher... Tutti i liquori sono prodotti dalla Carmel Winery che segue in maniera rigorosa i dettami ebraici relativi alla produzione di alcolici.

SOUTHERN COMFORT
southern.comfortL'unico liquore della tradizione americana ad avere un seguito in Italia, con alcuni interessanti cocktail , famoso l'Alabama Slammer proposto da Tom Cruise nel film "Cocktail" e il Confortable Screw, altro must di fine anni 90.
Il liquore nasce nel 1847 dall'inventiva del barman di origine irlandese, Martin W. Heron che lo produce utilizzando Bourbon (probabilmente di non eccelsa fattura) pesche, arance, vaniglia e cannella.
Il suo bar di New Orleans diventa famoso grazie al liquore, pertanto visto il successo crescente, dopo alcuni anni decide di produrlo in maniera "industriale". Dieci anni dopo la sua morte, nel 1930 la produzione verrà definitivamente spostata a West Point in Louisiana, mentre oggi il prodotto è fatto su licenza in Europa, per il contenimento dei costi di trasporto, divenuti proibitivi con la crisi del petrolio attuale.

TY- KU
tyku_dayTy-ku è un nuovo liquore di origine asiatica prodotto con un blend di shochu o soju, un distillato ampiamente trattato nel paragrafo dei distillati, ottenuto con le più diverse materie prime, dal riso alle patate dolci. In questo caso il distillato è a base d'orzo, ed è pluridistillato seguendo un principio più vicino alla tradizione europea.
Spesso questo tipo di shochu viene confuso con la vodka, dal quale differisce per il diverso contenuto in alcol.
Il liquore viene ottenuto miscelando pregiati tè, frutta esotica e acqua purissima, per una gradazione complessiva di soli 20 gradi, un gusto gradevole e delicato che sta ottenendo un buon successo sui mercati anglosassoni, mentre è praticamente sconosciuto in Italia.
La stessa azienda produce anche, utilizzando una bottiglia uguale al liquore, ma di uno splendido colore blu mare, un ottimo shochu in purezza e due sake, uno in bottglia nera di qualità media e uno in bottiglia bianca  appartenente alla classe più alta il Junmai Daijino, classificazione rara e assai costosa, di cui possono fregiarsi solo poche aziende in Giappone.   

 
 VELVET FALERNUM
falernum2Il liquore è praticamente sconosciuto da noi in Italia, pur portando il nome di un grand cru dell'Impero Romano dell'antichità, produttore di ottimi vini (paragrafo dedicato al vino su questo sito per mggiori informazioni).
In realtà il vino non centra nulla con questo liquore prodotto alle Barbados principalmente con ottimo rum, canna da zucchero, mandorle e lime. La storia tramandata dice che James Taylor, giovane imprenditore dell'isola, entrò all'interno della cucina della sua fazenda, a St Phillips, dove una giovane donna di nome Velvet, stava facendo bollire rum, zucchero e alcuni botanici, per realizzare una bevanda corroborante tipica della tradizione casalinga.
Il profumo era ottimo, tanto che, Taylor chiese alla ragazza quali fossero gli ingredienti ed ella rispose con un inglese approssimativo
"You have fuh learn em ?" che tradotto potrebbe essere " Vuoi impararlo a fare?". Il suono ricordò all'inglese il nome del gran cru romano produttore di vini di eccellenza. Adesso la miscela della ragazza aveve un nome : Falernum, a cui antepose il nome della sua creatrice, Velvet.
Il prodotto è proposto commercialmente in una bella bottiglia dalla distilleria locale che tuttora lo produce alle Barbados, ma sull'isola questo liquore, prodotto tuttora a livello casalingo, ha una consistenza sciropposa ed un gusto che lo fanno aasomigliare ad un'orzata con sentori agrumati.
 


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