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Amari A

Achillea Palent

Liquore amaro, unico nel suo genere, prodotto dalla Palent (palent.it), piccola azienda, certificata Bio, di San Damiano Macra, in provincia di Cuneo. Non esiste infatti nessuna azienda liquoristica che produca in purezza un infuso alcolico di questa pianta. La Palent nasce in tempi relativamente recenti per la forte volontà di Matteo Laugero, che abbandona la frenetica vita di città per dedicarsi al suo sogno, ovvero produrre liquori nella sua natia vallata. Solo qui, nella Borgata Palent, riesce a trovare un po’ di pace e può dedicarsi alla sua vera passione, che riscuote comunque fra gli amici ampi consensi. Nel nuovo e moderno opificio artigianale, liquori ed amari escono dalla dimensione amatoriale e diventano dei best sellers. L’Achillea è una di questi, infatti un tipico rimedio della farmacopea casalinga montanara, utilizzato per le sue doti stomachiche e per la cura delle malattie da raffreddamento, diventa un piacevole liquore voluttuario. Il botanico utilizzato è il fiore, il cui nome trae origine da Achille, poichè la leggenda vorrebbe che egli stesso curasse le ferite dei suoi soldati con impacchi di questa pianta, nota sin dall’antichità per le sue qualità astringenti e cicatrizzanti. Gli stessi fiori essiccati venivano utilizzati, in tempi moderni, come erba da fiuto nella cura del raffreddore. Il sapore del liquore è fortemente amaro e ricorda in qualche modo l’artemisia, pur essendo più elegante nella persistenza. Il profilo dell’Achillea Erbarota viene ingentilito con una piccola quantità di un altra artemisia montana, noto come genepy, di cui la Palent è un ottimo produttore. Il consumo di questo liquore può essere liscio, caldo, magari con un bel tè zuccherato, in caso di un brutto raffreddore ed in miscelazione semplice con acqua tonica. Nel Nord Europa alcuni liquori a base di Achillea sono utilizzati per la correzione della birra, come già accade in Francia, con l’Amer Picon Bier.

Adelia Amaro Alpino

?Amaro è prodotto dalla Adelia di Fant, realtà abbastanza recente nel panorama della distillazione del Friuli.
Nasce negli anni 80 come distilleria di grappa, con la volontà di produrre eccellenze, seguendo la più rigorosa tradizione tramandata dalla saggezza contadina.
La gamma si compone dei vitigni tradizionali e di alcune aromatizzate, come genziana e ruta, erbe che si ritrovano anche in questo amaro.
Successivamente gli interessi si allargano ad altre eccellenze italiane come il cioccolato e la liquoristica.
Nasce un negozio a San Daniele del Friuli dove si confezionano praline alla grappa e deliziosi cioccolati mono origine e si iniziano a girare le principali fiere regionali (occasione in cui ho conosciuti, a Trieste).
L’amaro si richiama alla tradizione, ma non è a base grappa ma di alcol cerealicolo, per esaltare al meglio le erbe alpine provenienti dalle montagne della Carnia, unite ad alcune piante “esotiche”.
La ricetta è storica ma al contempo facile e beverina con una gradazione moderna di soli 25 gradi.

Alpestre

alpestre-bottigliaI puristi della classificazione potranno dissentire sostenendo che trattandosi di un prodotto ottenuto da una distillazione d’erbe senza aggiunta di zucchero andrebbe classificato in “Altri Distillati” alla stregua di un gin. La mancanza di zucchero infatti è una delle sue principali caratteristiche e che lo rende diverso da tutti i liquori.
La tradizione popolare, sopratutto piemontese, sede della storica distilleria lo ha sempre visto come un digestivo, moderatamente amaro, ideale per il fine pasto o come corroborante.
A dimostrazione di ciò esistono molte pubblicità che costellavano molti giornali e mensili del periodo.
Il prodotto passo da essere vissuto come disinfettante, anestetico e corroborante, presente in ogni casa per ogni evenienza curativa ad una funzione più moderna legata alla sola digestione.
Caduto nel dimenticatoio negli anni 80, a seguito della crisi del mercato della liquoristica tradizionale, oggi è un prodotto del pacchetto Onesti Group (onestigroup.com), a cui va il grandissimo merito di aver riportato l’attenzione sul prodotto.
Ben 34 erbe compongono questo antico rimedio digestivo e curativo elaborato dai frati Maristi nel 1857.
Fra esse compaiono salvia, menta, melissa, finocchietto, lavanda, angelica e tanaceto.
Il metodo produttivo, coperto da un grosso riserbo, è comunque intuibile e simile a quello dei grandi prodotti di tradizione del passato e ricorda quella dell’assenzio di qualità, e della Charteuse.
Si pongono le erbe in infusione idro alcolica nell’alambicco per un periodo segreto, e si distillano con un lento processo.
aplpestreIl risultato viene nuovamente infuso con alcune erbe, ricche di clorofilla che donano la classica colorazione verde paglierina.
La storia di questo prodotto inizia in Francia, nell’Hermitage, lungo il fiume Gier. A seguito della rivoluzione francese ed ai moti anti clericali i frati decisero, nel 1904, di spostarsi successivamente a S. Giuseppe di Carmagnola, a sud di Torino, dove edificarono un nuovo monastero con annesso un opificio e un campo per la coltivazione in loco della maggioranza delle erbe necessarie alla preparazione del distillato base.
Il rimedio curativo nacque all’interno del monastero in Francia, e fu elaborato da Fra’ Emanuele, il farmacista, che elaborò un distillato d’erbe con successiva infusione, destinato alla cura dei confratelli malati.
Un rimedio ad ampio spettro, con un numero elevato d’erbe come la tradizione dell’epoca imponeva a partire dalla Chartreuse.
Il governo francese, viste le qualità del prodotto, lo volle adottare per la cura dei soldati feriti dalle rudimentali armi da fuoco chiamate archibugi.
Connotazione che lo accompagno per lungo tempo, infatti la sua gradazione alcolica elevata e la mancanza di zucchero lo mantennero per lungo tempo con la funzione di anestetico del dolore ai denti e di disinfettante di ferite.
pubblicita-alpestreIl Tanaceto, erba fondamentale nella sua composizione, ha infatti doti cicatrizzanti e digestive eccezionali, note fin dall’antichità.
Il suo nome infatti potrebbe derivare dal greco antico e significare “immortale”(a-tanathos, il dio della morte) poichè si pensava che bevendo la rugiada che si posava sui suoi fiori, che avevano una durata superiore alla media, si potessero guadagnare anni di vita.
Il suo utilizzo gli valse il nome “L’Arquebuse dell’Hermitage”, nome che fu abbandonato quando il prodotto “Arquebuse” venne banalizzato con decine di prodotti artigianali fatti con l’erba omonima a scopi digestivi. In Piemonte il nome dialettale del tanaceto è “Archibus” e  con questo nome venivano confezionate molte preparazioni artigianali liquoristiche di minor pregio, nel tentativo di imitare l’originale.
Un’altra motivazione fu il divieto, sotto il ventennio fascista, di chiamare i prodotti con nomi stranieri.
Come accaduto per altri liquori, ad esempio il cherry brandy della Luxardo divenuto “Sangue Morlacco”, nel 1929, anche l'”Arquebuse” divenne “Alpestre”.
Il prodotto era molto presente sul mercato.
arquebuseDurante tutti gli anni 20 e 30 si contavano decine di pubblicità all’interno di riviste e mensili dove veniva consigliato come rimedio digestivo, curativo e corroborante.
Oggi il prodotto ha perso la connotazione curativa, ma rimane un ottimo digestivo naturale e corroborante grazie ai 44° alcolici.
Esiste anche una versione riserva, invecchiata 10 anni con 49 gradi. Ancora oggi il distillato non viene edulcorato o aromatizzato con prodotti di sintesi. La tradizione continua e non ha ceduto alle tentazioni commerciali seguendo la moda del “dolce” che sembra dilagare fra gli amari.
Come detto precedentemente, botti, alambicco e ricetta originale sono stati acquistati dalla Onesti Group che sta attuando un grande piano di rilancio di questo prodotto antico che non meritava l’oblio in cui era finito. Notizie di mercato dicono che ci siano in studio delle declinazioni di prodotto più “facili” per un consumo legato maggiormente al voluttuario.

Alpler Roner Amaro d'erbe

AMARO apler roner conventualeQuesto amaro, il cui nome potrebbe essere tradotto come “Delle Alpi” viene elaborato da una delle migliori distillerie di grappa e frutta del Trentino Alto Adige.
La nascita della distilleria è datata nel 1946 quando Gottfried Roner  inizia a distillare, posizionando un primo alambicco nella casa di famiglia.
Dopo i primi successi ottenuti con la produzione delle grappe, Gottfried appassionato della sua terra e dei suoi frutti decise di arricchire la sua produzione.
Appassionato di erboristeria e della tradizione regionale collegata alla farmacopea casalinga, iniziò a macerare, nella grappa radici e bacche dei boschi circostanti.
Ottenne così i primi liquori ottenne alla genziana, al ginepro e al mirtillo, che ancora oggi sono tra i fiori all’occhiello delle Distillerie Roner.
Questo amaro rappresenta la summa del sapere erboristico dell’area poichè la ricetta arriva direttamente da uno dei numerosi monasteri che popolano queste montagne.
L’unica differenza con i prodotti di tradizione è che la base alcolica è un distillato neutro cerealicolo, come ormai si usa fare nella quasi totalità della produzione degli amari.
La grappa, seppur di ottima fattura, rischia di essere poco gradita ad un consumatore che ormai preferisce gusti meno forti ed invasivi.
Al naso si riconosce la camomilla ed il ginepro ( di cui l’azienda produce una versione distillata) mentre in bocca l’amaro della genziana, erba tradizionale del posto, crea una buon persistenza.

Alpicella (liquore amaro d'erbe)

alpicellaNon tragga in inganno la definizione storica di “Liquore Amaro” presente anche in etichetta, in realtà il prodotto ha giusto una scia amaricante, come spesso accade ai prodotti ottenuti per distillazione.
La spiegazione è legata alla storia di questo prodotto che trae origine dalla saggezza di un monaco alchimista che nel 1630 creò questo liquore macerando e distillando ben 32 erbe.
Il periodo è quello risalente agli elisir di lunga vita e l’uso di molte erbe montane, fra cui assenzi, genziana e tanaceto era usuale, così come la loro distillazione, che lasciava poche tracce del loro gusto amaro.
Il liquore, narra la leggenda, era una toccasana con valenze curative, ed il gusto, seppur piacevole, lascia ben pochi dubbi sul suo utilizzo.
L’Alpicella era somministrato come liquore di benvenuto e tonico cordiale ai pellegrini che si fermavano al monastero per rifocillarsi e riposare in attesa di riprendere il viaggio.
L’edificio sorgeva in una zona strategica infatti sul Colle di Velva sgorgava una sorgente di acqua purissima alla quale dissetarsi ma al contempo necessaria alla fabbricazione ed alla distillazione di questo amaro.
I sentori di erbe officinali sono ben presenti, e la chiusura leggermente amara potrebbe essere ad opera della genziana.
Il liquore si presenta in una veste verde ambrata scarica segno della distillazione e della successiva infusione di erbe con clorofilla per dare struttura e gusto ulteriore.
Lo zucchero è ben dosato e bilancia la gradazione alcolica di rilievo pari a 35 °. Il liquore può essere bevuto liscio o su ghiaccio, ma anche a gocce in qualche cocktail per enfatizzare il profilo erbaceo di un vermouth.
La sua fabbricazione ad oggi è a cura della Sangallo Distilleria delle Cinque Terre di S.Salvatore di Cogorno.

Amacardo Giuffrida

Amaro originale e di territorio di recente realizzazione grazie allo storico liquorificio del Cav. Rosario Giuffrida.
Nel 2013 il piccolo liquorificio artigianale ha visto l’ingresso di forze fresche che permettaranno all’attuale proprietario di godersi la meritata pensione.
La distilleria viene fondata nel 1865, a S.Venerina, in provincia di Catania, praticamente all’indomani dell’Unità d’Italia, che vide un rinnovato entusiasmo per i nuovi commerci che si profilavano all’orizzonte per la Sicilia con il ricco Nord. In realtà le cose andarono ben diversamente per via delle tasse e vessazioni che portarono di li a poco a rivolte sanguinose sull’isola.
La distilleria, come del resto l’intera Sicilia, saranno per un lungo periodo il serbatoio enologico e di brandy del nord, che si approvvigionerà per tagliare suoi vini poco alcolici, impedendo di fatto lo sviluppo di marchi propri fino in tempi recenti.
La Giuffrida sarà fornitrice di acqueviti di vino per Stock ed Oro Pilla, potendo sfruttare l’immenso serbatoio enologico di mosti bianchi di ottima fattura dell’isola. Inoltre la sua produzione si contraddistinguerà per un’ottima anice, vero caposaldo della liquoristica di allora, l cui successo commerciale perdura anche nella vicina Calabria.
Il liquore in questione invece viene prodotto utilizzando i carciofini selvatici, noti come cardi, che crescono abbondanti sulle pendici dell’Etna, che vengono messi in infusione alcolica e la cui bagna viene poi opportunamente zuccherata. Questi tipici piccoli carciofi sono un vero caposaldo della gastronomia locale. Vengono consumati alla brace o lessati e sono apprezzati per il delicato retrogusto amaro che si ritrova anche nel liquore, che risulta anche ben bilanciato nello zucchero. Il gusto è assolutamente tipico, ben lontano dagli amari commerciali al carciofo e non mancherà di stupire il consumatore.

Amaro Abruzzo

Amaro di territorio, fin a partire dal nome, viene prodotto dal liquorificio omonimo, fondato da Antonio Evangelista nel 1907. L’azienda storica della liquoristica abruzzese ha sede a San Giovanni Teatino.
Prima di aprire il liquorificio e diventarne titolare, Antonio era il sindaco di Borrello, un piccolo paesino montano in provincia di Chieti, il cui clima rigido sarà d’ispirazione per la creazione di due dei suoi prodotti di massimo successo. La storia di questa azienda la accomuna a molte altre di inizio 900, quando molti artigiani appassionati di infusione e pasticceria decisero di intraprendere l’attività “industriale” nella produzione di liquori.
Infatti , Antonio Evangelista era solito preparare per amici e conoscenti questo amaro, come digestivo e corroborante, ottenuto con le classiche erbe autoctone delle pendici degli Appennini e tanto fu il successo, che alla fine fu spinto dagli stessi, ad aprire un opificio dove preparare a livello “industriale-artigianale” le sue specialità. L’altra era un ottimo Punch di cui si parla nel paragrafo dedicato ai liquori. La tradizione viene oggi perpetuata da Felice Evangelista, il primo genito del fondatore, mentre la gamma degli amari dell’azienda viene completata con un Centerbe di tradizione e l Amaro AB 28, leggero e gradevole.

Amaro Alpino

amero ampioQuesto amaro, prodotto fin dal 1920 , dal liquorificio Alpino di Trento, con il chiaro intento di proseguire la tradizione liquoristica di queste montagne, vanta diversi affezionati estimatori, sopratutto nel Triveneto .
Tempo fa furono messi in allarme dalla notizia diffusa in rete, della cessazione dell’attività di produzione, presto smentita, per la gioia di tutti, dalla stessa azienda.
L’autore della ricetta, come spesso capitava in quel tempo era un dottore, tal A. Pontillo, che mise in produzione un suo rimedio farmacologico, il cui nome fa bella mostra sulla bella botte blu.
Il liquore tradizionale, ottenuto con le classiche erbe alpine , ha un pack decisamente interessante e simpatico, infatti oltre alla classica bottiglia da 0.75, questo amaro dispone di un recipiente in ceramiche della capienza di due litri, (per evitare di rimanere senza durante una cena con amici…) a forma di piccola botte, sul cui bordo è posizionato il classico rubinetto erogatore.
Sulla botte spicca anche il nome del produttore storico dell’amaro e il consiglio di consumo che lo indica anche come un ottimo aperitivo, allungato con acqua di soda o vino, come voleva la tradizione dell’epoca.

Amaro Altavilla

amaro d'altavillaQuesto amaro porta la firma di una delle distillerie più antiche d’Italia, precisamente la seconda fondata nel 1846 ad Altavilla Monferrato da Filippo Mazzetti.
Per alcune vicissitudini famigliari la dinastia si divise e diede vita a due distillerie distinte.
Questo prodotto appartiene al ramo famigliare della Mazzetti che ha sede ad Altavilla “alta”, azienda che ha come suo fondatore Felice, nato nel 1902, uno dei figli del fondatore.
La distilleria dove viene prodotto è successiva a quella della fondazione che invece si trova nel fondo valle, vicino alla stazione.
Si tratta di una splendida villa sul cui fianco è costruita una magnifica cappella votiva a Maria Ausiliatrice.
L’edificio storico ha bellissime cantine di elevazione, oggi adibite, in parte, a punto vendita dei numerosi prodotti dell’azienda, mentre l’alambicco discontinuo a vapore, si trova in un ala completamente nuova dell’azienda.
Gli attuali proprietari sono Cesare, Nicoletta, Claudia e Giorgio, figli del fondatore scomparso nel 1981 ed essi continuano la tradizione che vede la grappa al centro della produzione aziendale con vitigni classici come Moscato, Barbera e Nebbiolo e con ottimi prodotti ottenuti da vitigni non originari del territorio astigiano, fra tutti una grappa da Erbaluce canavesano.
La ricetta dell’amaro riprende la tradizione dei famosi Amari Tonici, di cui il Monferrato vanta alcune ricette famose. La formulazione apparteneva al titolare e fu ritrovata fra gli appunti all’interno della cappella votiva della proprietà.
Da alcuni studi è emersa che potrebbe risalire all’inizio del 1800.
Come da tradizione l’infusione avviene nella grappa, infatti l’uso dell’alcol cerealicolo per confezionare liquori in queste zone  arrivò solo dopo il devasto della fillossera.
L’amaro è un classico, con gusto equilibrato, amaro ben dosato, e buona persistenza.
I sentori della grappa ci sono ma sono ben integrati. Può anche funzionare come bitter aperitivo con servizio su ghiaccio e scorza di limone o liscio nel dopo cena.
Molto elegante e curata la confezione come del resto tutta la gamma Mazzetti.

Amaro d'Angera

Questo amaro viene prodotto dalla terza distilleria più antica d’Italia, la Rossi di Angera (rossidangera.it), nota sopratutto per le ottime grappe, prodotte a partire dal 1847.
La distilleria si trova in un area che fino ai primi del 900 era altamente vocata alla produzione vinicola. Successivamente l’industrializzazione e il successo delle fabbriche meccaniche ed aerospaziali, determinarono la perdita di mano d’opera nelle campagne ed il successivo abbandono della vigna.
Il fondatore dell’azienda, Bernardo Rossi, era un falegname addetto alla riparazione delle botti per l’agenzia doganale, visto che fino al 1871 il confine passava da qui, essendo territorio austriaco, annesso per referendum all’Italia unita solo 10 anni dopo.
Nel 1931 riceve da Vittorio Emanuele III il titolo di fornitrice della Real Casa per quanto concerne le pregiate grappe.
Questo amaro di tradizione viene prodotto seguendo un antica ricetta del fondatore della distilleria, che come spesso accadeva abbinava alla produzione di distillati anche quella di numerosi liquori, per assecondare un mercato fiorente, seguente al boom economico degli anni 60.
Il sapere dell’infusione e della produzione di liquori fu imparato dal figlio del fondatore che lavorò per un certo periodo in un azienda di produzione di essenze e di importazione di Cognac francese.
Questo amaro artigianale viene ancora prodotto seguendo i metodi tradizionali dell’infusione di erbe e radici raccolte sulle vicine montagne che circondano il lago Maggiore, sulle cui sponde ha sede la distilleria. Esiste anche una versione invecchiata lungamente in botte che ha una particolare fragranza frutto della sua permanenza in legno. Il gusto risulta ben amalgamato e le erbe formano un’unico timbro, dove risulta indistinguibile il singolo botanico, facendolo assomigliare, ad un primo assaggio ad un passito o ad un vino liquoroso.
Ovviamente il pack è molto curato.
La bottiglia, disegnata da Giacomo Bersanetti, è la medesima utilizzata per le grappe di pregio, con un etichetta in linea con il la nobiltà del prodotto.

Amaro Averna

La ricetta originale fu elaborata in un abbazia benedettina di “Santo Spirito” a Caltanissetta.
La ricetta si dice fu poi donata dai monaci a Salvatore Averna che li aveva aiutati nelle fondamentali riparazioni al tetto con una cospicua donazione.
La ricetta è ovviamente segreta, ma al naso riconosciamo scorze di agrumi, menta, liquirizia, zafferano e frutta secca.
Averna rappresenta il classico amaro di scuola meridionale giocato sui toni agrumati senza una persistenza eccessivamente amara, che gioca sulla facilità di beva, che ben si sposa con la cucina siciliana.
Per aumentare le occasioni di consumo dell’amaro Averna, sono stati recentemente creati alcuni interessanti mix, anche per sfruttare il rinnovato interesse per la liquoristica italiana che sembra percorrere il mondo della miscelazione mondiale. Sempre più spesso troviamo in nostri amari protagonisti di cocktail a sostituire i classici bitter di scuola inglese o americana.
Il più interessante è un unione di territorio con un altro prodotto tipico della Sicilia: le arance rosse. Nella ricetta l’Averna sostituisce il bitter Campari per la realizzazione di un autarchico Garibaldi. Nel 2017, grazie allo spot con protagonista Andy Garcia, nei panni di Don Salvatore, si è lanciato anche una sorta di ritual di consumo con cubetto di ghiaccio ed aggiunta di un rametto fresco di rosmarino. Per l’occasione è stato anche creato un bicchiere che permette di roteare il prodotto all’interno per favorire lo sprigionarsi dei profumi. E’ stato lanciato sul mercato anche Averna Cream una miscela di panna e amaro, nel tentativo originale di unire due prodotti ritenuti agli antipodi della miscelazione, che però non si nota molto a scaffale. Infine, seguendo una tendenza consolidata nel mondo degli amari si è lanciata una riserva, il “Don Salvatore”, con un passaggio in legno che ha il dono di arrotondare ulteriormente l’amaro. Il brand Averna dal 2014 è passato in mano alla Campari Group insieme all’altro amaro di tradizione Braulio.

Amaro Bosso

L’Amaro Bosso, dell’omonima distilleria è un pezzo della ricostruzione messa in atto nel 2017. La distilleria fu fondata nel 1888 a Villadeati sulle colline del Monferrato e fu spsotata ai primi del 900 a Cunico, dove ancora si trova in un bel edificio d’epoca.
La distilleria di grappa simbolo del Moscato, come dimenticare infatti le mitiche bottiglie basquaise e serie La Rionda prodotta per la Martini, ritornerà in produzione nel 2017 dopo quasi 5 anni in cui gli alambicchi sono stati spenti.
Un fallimento che ha segnato profondamente il mondo della grappa e che vede in Pierluigi Bosso, un discendente diretto della famiglia, come nuovo timoniere per il ritorno in produzione della distilleria.
Pierluigi non ha mai lasciato il mondo della grappa avendo, dopo la cessione della sua quota di azienda, intrapreso una nuova avventura alla conduzione degli alambicchi della Antica distilleria di Neive, produttrice, fra le altre, della grappa della linea Villa Rosati, qui recensita.
L’amaro, così come altre ricette sono storiche e l’amaro Bosso, era già stato recensito su questo sito, per poi essere cancellato circa due anni fa, quando scomparve completamente dagli scaffali dei bar. Un gradito ritorno di un classico elisir del Monferrato prodotto con erbe e piante autoctone con un tocco di rabarbaro ed arance amare. Un amaro molto piacevole, moderno con una piacevole scia amaricante e zucchero ben dosato.

Amaro del Centenario Cerutti

BottigliaStoriaL’amaro del Centenario Cerutti è un bellissimo progetto di recupero dell’Enoteca Punto Bere di Canelli eredi diretti della famiglia.
Da sempre in possesso della ricetta originale i titolari dell’enoteca decidono di tornare in produzione nel 2014 e la affidano ad un terzista di zona che è una vera garanzia di qualità, La Canellese.
L’amaro ha una storia singolare e nasce per celebrare nel 1961 un’importante ricorrenza, il centesimo anniversario del’Unità d’Italia. Un amaro che rispecchia il ritornato benessere italiano, la voglia di prodotti piacevoli di gusto dolce e suadente a  sottolineare che il razionamento dello zucchero era ormai soltanto un brutto ricordo.
I suoi ideatori sono una coppia affiatata, Aldo e Maria Cerutti che, dopo aver aperto, all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, un’impresa di spedizioni di merci che operava nel neonato triangolo industriale composto da Torino, Milano e Genova, decidono di dedicarsi alla loro passione, l’erboristeria liquoristica.
Aldo ha una mente vulcanica piena di idee, che ha patito la prigionia in Germania e pertanto sa dare il giusto peso ai piaceri della vita, mentre Maria è figlia di bottegai specializzati nella lavorazione del legno e del ferro.
Insieme decidono di vendere l’azienda di trasporti e di aprire a Canelli un’azienda liquoristica.
L’area è ricca delle materie prime necessarie alla distillazione e da sempre si trovano spezie ed erbe per l’approvvigionamento delle innumerevoli fabbriche di vermouth della zona.
Aprono nel 1957 la ILAS che si specializza nella produzione di alcolati di erbe dalle proprietà benefiche e liquori, fra cui vede la luce nel 1961 l’Amaro del Centenario.
La produzione cessa negli anni 80 quando la crisi del comparto liquoristico travolge tutto e tutti determinando la chiusura dei piccoli opifici.
L’amaro odierno è figlio dell’epoca a cui è appartenuto e segue la ricetta di allora fedelmente.
Il naso finemente erbaceo ha un sottofondo abbastanza netto di “amaretto”, il sapore egemone dell’epoca, quando era presente in purezza in varie declinazioni “cittadine”(Amaretto di…), in moltissime altre preparazioni dai ratafià di ciliegie ai classici apricot brandy ed in altri amari nati nel periodo.
L’etichetta è originale e si fregia della dicitura “Aperitivo-Tonico” forte delle erbe alpine contenute.
La persistenza amara risulta piacevole e non è lunghissima.
Rimane infatti la sola scia della mandorla in bocca e  lo zucchero a bilanciare è ben dosato.

Amaro Cesauria

amaro-casauria-25-abv-capacity-70clL’Amaro Cesauria viene prodotto dalla famiglia Toro, la cui distilleria è sita nella cittadina che le da il nome.
L’etichetta è un omaggio ad essa, con la magnifica abbazia di San Clemente, edificata nel 871 ad opera di Ludovico II come ex voto per essere scampato miracolosamente alla prigionia.
Per aumentare il legame con la terra di origine vi troviamo anche una donna in costume tradizionale per un effetto vintage ben riuscito, anche nella scelta dei colori pastello.
La famiglia Toro produce distillati ed il famoso Centerbe in questa area fin dal 1817, secondo una ricetta tradizionale tramandata sicuramente dalla sapienza alchemica e religiosa, molto presente in zona.
Questo amaro è decisamente meno antico nella sua formulazione e nasce per piacere ad un vasto pubblico.
Giocato sui sentori agrumati delle scorze di arancio e spezie dolci, con retrogusto amarognolo giocato sulla genziana, ha una gradazione moderata di soli 25 gradi che ne fanno un ottimo dopo pasto.

Amaro Duca d' Abruzzo

amaro duca d'abruzzoL’amaro Duca d’Abruzzo è una ricetta originale prodotta dal liquorificio Staniscia. L’attività prende il via nel 1960 con Pasquale Staniscia che importa e commercializza vini e liquori nella regione. Nel 1981, come spesso accade a molti mercanti e commercianti di liquori e vini, viene presa la decisione di diventare produttori in prima persona.
L’amaro Duca d’Abruzzo prende vita nella cantina della casa di proprietà a Villa Popolo di Torricella Sicura grazie ad una ricetta originale in mano all’azienda.
Gli affari proseguono con profitto e la produzione si sposta in una fabbrica sempre a Villa Popolo, mentre nel 2010 acquisisce la distilleria Orsini titolare della ricetta del liquore “Doppio Arancio” che in zona riscuoteva ampi consensi. Duca d’Abruzzo diventa così una linea di prodotti con vini e birre artigianali. La gamma aziendale è completata da Genziana, vera eccellenza locale e  Centerba classico ad alta gradazione sia con l’aggiunta di sambuca.
L’amaro è garantito dall’azienda come privo di ogni additivo e frutto di sola infusione di erbe e spezie in gran parte locali come la suddetta Genziana, ben riconoscibile al gusto.

Amaro Dr Ulrich

L’amaro del Dr Ulrich è un gradito ritorno e la sua riscoperta si deve alla Distilleria Marolo di Alba, nota per le sue ottime grappe di Barolo.
Il dottor Ulrich, è un famoso botanico, studioso di erbe, appassionato di liquoristica. Intuisce le enormi potenzialità commerciali della città di Torino, patria del vermouth, che non riesce più a far fronte alle richieste di prodotto. Ha quindi l’idea di fondare l’omonima azienda nel lontano 1854 che si specializza nella preparazione delle tinture di piante aromatiche, creando dei semi lavorati su scala industriale. Questi sono poi utilizzati dalle aziende per la produzione dei liquori e dei vermouth, sgravandole in questo modo di una buona parte della lavorazione. In questo modo era possibile per le aziende avere gamme molto più ampie e minori costi di lavorazione. Un’altro colpo geniale fu la creazione di preparati in polvere o concentrati per famiglie, che acquistandoli, potevano realizzare vermouth e  liquori a casa. Oltre che per conto terzi Ulrich produce alcuni amari e liquori per la sua erboristeria. Nel 1885 Ulrich riceve dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio una medaglia d’oro mentre l’amaro gode anche del brevetto regio da parte di S.M. il Re d’Italia.
Il prodotto è un amaro di tradizione con i crismi del caso, amaro ben dosato dove si riconoscono la genziana ed l’artemisia, zuccherato ma senza eccesso, con una caratteristica nota di anice che ci fa tornare indietro nel tempo, quando questa spezia era egemone nella preparazione di liquori ed amari.
Adatto al consumo liscio o come bitter in miscelazione.
Bellissima la bottiglia in stile vintage, così come il cofanetto che ci racconta la storia del famoso dottore.

Amaro dell'Elba

smania amaro elbaL’Amaro dell’Elba è prodotto dalla Smania Liquori l’unica realtà produttiva liquoristica dell’isola.
Piccola ed intraprendente l’azienda si distingue per alcuni prodotti fortemente legati al territorio come il liquori di arance, di limoni e mirto prodotti esclusivamente con frutti locali.
L’amaro è una sorta di sunto dei profumi dell’isola, vera perla del Tirreno, con profumi di scorze di agrumi, macchia mediterranea e resine balsamiche.
L’amaro è moderno, gradevole e beverino grazie alla presenza di erbe a tendenza dolce come il finocchietto, con un grado alcolico non elevato.
Decisamente originale e sensazionalistica la comunicazione, che sul sito dell’azienda viene molto enfatizzata con un paragrafo dedicato con tutte le testate da Oggi, a GQ fino a Repubblica.  La ormai famosa, per le vicende giudiziarie che hanno visto implicato Berlusconi, Ruby Rubacuori, fa bella mostra di se con un bicchiere di amaro (nell’articolo si parla di amaro ma forse si tratta di Mortella, recensito nel paragrafo dei liquori al mirto). Lo slogan è giocato sul motivo dello scandalo che allora fece scalpore, ovvero la minore età dell’accompagnatrice del politico. “Liquori dell’Elba Smania, sconsigliati ai minori di 18 anni”.

Amaro Francescano

L’amaro Francescano della Francescano srl, opificio sito a Bastia Umbra, fondato nel 2005, si ripromette di riportare in vita una antichissima tradizione locale. I prodotti della Antica Valle Francescana, questo il nome dell’opificio, sono molteplici, e contano liquori al tartufo, altra eccellenza regionale, limoncelli e grappe.
Ma è l’amaro il prodotto più interessante.
Non è un segreto che i Francescani siano sempre stati all’avanguardia nella produzione liquoristica erboristica come non ricordare Rupescissa, il frate catalano autore del “Trattato sulla quintessenza” dato alle stampe nel 1300. In questo libro che mescola sacro e profano, si riprometteva di liberare dalla materia i principi curativi delle erbe con macerazioni in alcol e vino per preservare il corpo dalla putrefazione.
La ricetta è però moderna datata 1975 e fu creata da Adonello Giugliarelli, un noto distillatore aromatiere locale, tuttora in azienda, che lo ha messo nuovamente in produzione, dopo 40 anni, nel 2015.
Un amaro moderno, piacevole digestivo e se allungato soda, ottimo dissetante prodotto in maniera rigorosamente artigianale con macerazione a freddo delle erbe.
Un prodotto che coniuga territorio umbro, partendo dalle radici di genziana,  e piante aromatiche esotiche come la piccante zedoaria, il rabarbaro e la china.

Amaro Francoli

L’amaro Francoli è prodotto dall’omonima distilleria di grappa in quel di Ghemme, in provincia di Novara.
La grappa Francoli è conosciuta mondialmente e rappresenta uno dei prodotti più distribuiti all’estero.
Diventava pertanto logico lanciare un amaro per completare una gamma vasta che va dai liquori alle vodke, considerato anche il rilancio che questa tipologia sta avendo, sopratutto all’estero, ed in particolar modo nel mondo anglosassone.
La ricetta era in possesso dell’azienda sin dalla sua fondazione in quanto era pratica comune fra i distillatori di grappa possedere almeno un paio, per assecondare il mercato locale. Non dimentichiamoci infatti che i Francoli era facenti parte di una delle più famose  famiglie di Grapat della Valtellina, fra cui si ricordano i Levi, che scendevano durante l’inverno per distillare grappa.
Gli ingredienti sono molto classici, e si colgono facilmente i profumi di artemisia e di rabarbaro, mentre al gusto l’amaro terroso della genziana è una firma ben riconoscibile.
Così come si è voluto dare riconoscibilità al prodotto utilizzando la medesima bottiglia della grappa, per un amaro di pregevole fattura, moderno e di facile beva, con scia amara ben dosata.

Amaro Frescura

n amaro frescuraL’Amaro Frescura non deve il suo nome, come si potrebbe pensare ad una prima lettura, all’azione rinfrescante che esso ha sul bevitore, ma al suo ideatore, Primo Frescura, fondatore dell’omonima distilleria. L’anno è il 1895 e la provincia di Belluno conta parecchie distillerie e la produzione, due anni dopo, di uno dei più grandi birrifici che l’Italia avrà, la Pedavena.
L’acqua elemento necessario alle due attività di produzione abbonda ed è di ottima qualità.
Nata come distilleria di grappa, affiancherà presto anche la produzione di liquori ed amari e sarà premiata con ben 12 medaglie d’oro fra il 1902 ed il 1906 alle esposizioni internazionali di Parigi, Marsiglia e Bruxelles.
Nel 1931 il fondatore muore ed al suo posto subentra il figlio Ezio che decide di trasferirsi a Cortina d’Ampezzo, località di villeggiatura che in quel periodo viveva il suo massimo splendore, grazie alle terme, divenute meta preferita dell’aristocrazia e della borghesia italiana.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, che aveva determinato l’interruzione della produzione, la distilleria si trasferisce, nuovamente, questa volta a Bribano, sempre nel bellunese, e che diventerà la sede definitiva.
Nel 1963 passa di mano e viene rilevata dal sig Pellizzaroli, che però mantiene il nome e la tradizione della distilleria.
L’amaro viene prodotto secondo una ricetta storica dell’azienda, con genziana ed erbe alpine, ed ha un gusto amaro gradevole non troppo persistente e risulta poco caldo grazie ai soli 20 gradi alcolici.

Amaro del Gargano

amaro del garganoQuesto amaro, noto anche come “Lemolivo”, è prodotto da alcuni anni dal liquorificio “Antica Tradizione” sito a Manfredonia in provincia di Foggia nel nord della Puglia.
Da Manfredonia parte appunto il magnifico promontorio del Gargano meta turistica ambita per la bellezza delle sue spiagge e la natura ancora selvaggia.
Come dice anche il “secondo nome” la base aromatizzante sono le scorze di limoni, eccellenza dell’area,con l’omonima Igp  Gargano con il biotipo Femminiello, arance e foglie d’ulivo, la cui coltivazione è la vera ricchezza della Puglia insieme ai vigneti.
Completano la ricetta altre erbe e piante tenute segrete che crescono nell’area.
Il prodotto è un amaro moderno giocato sui toni agrumati dolce e denso.
Il pack è impostato su un’immagine tradizionale anche per altri amari: una ragazza in costume tipico che tiene fra le mani i tre principali ingredienti.
L’azienda produce anche una serie di eccellenze locali come l’olio extravergine, aceto, ed altri liquori come il limoncello e la liquirizia.

Amaro di Langa

L’Amaro di Langa è prodotto dalla Valverde, nota azienda di Cortemilia in provincia di Cuneo, per i suoi liquori e grappe.
La ricetta si rifà alla tradizione piemontese, con alcune concessioni al gusto attuale. Anche l’etichetta reca con se l’immagine dei tradizionali vigneti, forse il simbolo principale di questa terra, le Langhe, note per gli splendidi vini.
L’azienda, seppur giovane, fondata nel 1973 si è ritagliata uno spazio importante sopratutto all’interno della grande distribuzione con prodotti di qualità.
L’amaro è un prodotto complesso ed intenso con profumi di piante aromatiche tipiche delle montagne piemontesi, come il genepy e la genziana. Vaniglia e scorze di arancio rendono il prodotto moderno e beverino, con zucchero ben dosato e scia amara poco persistente.
I gradi sono 26, per seguire la tendenza attuale dei prodotti a bassa gradazione che ha visto un progressivo abbassamento della percentuale di alcol degli amari.

Amaro Martina

_IGP9887 MartinaL’amaro Martina (amaromartina.it) è un liquore amaro riportato “in vita” dalla passione di Valentino Martina che prima di questa ripresa produttiva era solito farne piccole quantità per amici e parenti.
Il successo che questo riscuoteva ha fatto decidere per una produzione che, pur rimanendo artigianale per via delle poche quantità, sarà comunque in grado di accontentare più persone.
La ricetta risale al 1906 e fu messa a punto da Salvatore Martina, un appassionato di erboristeria ed infusione, che ricevette per i suoi meriti la laurea honoris causa in chimica presso l’università di Palermo. Le erbe e le spezie provenivano in gran parte dal Salento, in Puglia, dove Salvatore risiedeva e lavorava, con l’unica eccezione il cardamomo che spicca con la sua nota fresca nel profilo olfattivo dell’amaro.
L’amaro messo a punto dal sig. Martina era un tonico digestivo molto piacevole che ricevette premi ed onorificenze fin dal suo apparire sul mercato, fra i quali si ricorda la medaglia d’oro all’Expo di Parigi del 1911.
La produzione continuò fino al 1930, poi per le ristrettezze dovute all’embargo e all’imminenza della guerra che resero irreperibili zucchero ed altre spezie la produzione a livello industriale cessò.
La tradizione tuttavia continuò a livello famigliare fino alla scomparsa del bisnonno dell’attuale proprietario della ricetta. I flussi migratori degli anni 60 portarono la famiglia Martina a risiedere a Torino, dove inizierà una nuova vita per l’amaro. Nel 1971 la ricetta ritorna alla luce sotto forma di una bottiglia avanzata nella credenza che viene assaggiata nel massimo stupore, a metà fra una reliquia ed un capolavoro intatto (erano passati diversi anni) di equilibrio fra toni freschi ed amaro. Infatti è proprio questo che stupisce all’assaggio, il perfetto mix fra l’aroma del cardamomo e quello della genziana con zucchero ben dosato ad equilibrare. Valentino Martina, studente di medicina, con la passione dell’erboristeria e orgoglioso dei trascorsi liquoristici del nonno, convince la nonna a donargli la ricetta, rimasta segreta fino ad allora. Nello stesso anno del ritrovamento l’amaro ritorna in produzione a livello amatoriale, rivelando un eccellente potere digestivo, unito ad una piacevolezza di fondo. Una volta in pensione, dopo anni trascorsi a lavorare all’ospedale Molinette di Torino, Martina decide di tornare in produzione, spinto anche da amici e conoscenti che condividono la passione per questo amaro. Il prodotto unisce a queste qualità anche un bel pack con  un etichetta che richiama alla prima prodotta, mentre nella retro etichetta trovano posto i premi e le onorificenze ottenute, mentre il sito mostra con orgoglio le sue nuove radici torinesi, infatti la famiglia Martina risiede attualmente nel capoluogo piemontese.

Amaro di Moscovia

_IGP0592 webQuesto amaro viene prodotto artigianalmente ed in piccolissime quantità da una farmacia, la Gambarova di Biella per precisa volontà dei titolari che ne hanno rilevato la gestione nel 2012 ed hanno riportato alla luce un’antica ricetta. Una vera chicca per intenditori corredato da un pack che parla di passato in maniera elegante.
L’amaro ha caratteristiche peculiari uniche che anche nel passato gli fecero guadagnare premi ed onorificenze. La storia della farmacia affonda profondamente le radici nel passato essendo stata aperta nel lontano 1740.  Dopo alcuni cambi di gestione arriviamo al 1883 ed ad Emilio Gambarova, chimico farmacista di provata esperienza galenica, che univa alle sue capacità tecniche anche una buona dose di creatività. Sotto la sua gestione nascono alcuni liquori che attingono dalla tradizione famigliare e contadina come il Ratafià di Caffè, con scopi tonici e stimolanti e sopratutto l’Amaro di Moscovia. Entrambe le specialità vengono brevettate. Il nome dell’amaro ha una storia che ci dice che il dottore era dotato anche di senso dell’umorismo. Considerato il suo cognome era spesso oggetto di domande da parte di clienti e fornitori se fosse o meno di origine russa. Ovviamente la risposta era no, anche se risulta difficile pensare che fosse piemontese. Pertanto quando creò il suo prodotto gli mise un nome che strizzava l’occhio a questo equivoco. Un altro motivo era dovuto al fatto che uno dei botanici principali, il rabarbaro spesso veniva detto anche “di Moscovia” poichè lo si riteneva originario di questo paese. Nella realtà i commercianti russi se ne erano solo impossessati del monopolio distributivo.
La composizione dell’amaro viene completata con altre quattro piante, la China Succirubra, i semi di Finocchio, la Vaniglia ed Anice Stellato. Al gusto risulta fresco, grazie alla presenza del Finocchio e giustamente amaro con dolcezza ben equilibrata.

Amaro Nonino

amaro noninoL’amaro porta il nome dell’omonima distilleria, ma nacque nel 1933 con il nome di Amaro Carnia, dal nome delle magnifiche montagne alle spalle di Udine. La distilleria Nonino venne fondata alla fine del 1897 ed aveva come unica attività la lavorazione delle vinacce che nell’area, profondamente vocata per la coltivazione dell’uva, erano particolarmente abbondanti.
Il successo della distilleria apre gli orizzonti all’allargamento dell’assortimento e come la maggioranza delle distillerie di allora ci si dedica alla produzione di liquori ed amari. Specie di quest’ultimi spesso il titolare è in possesso di una ricetta che affonda le radici nella tradizione famigliare e della farmacopea casalinga dell’area. E’ il caso dell’Amaro Nonino le cui erbe provengono per la maggioranza dai prati e dai boschi delle montagne friulane, le Alpi Carniche.
Il fondatore Antonio Nonino mette così in produzione questo prodotto utilizzando come base alcolica le sue grappe. La sua produzione dura fino all’arrivo della crisi del comparto negli anni 70 quando inizia la contrazione del consumo degli amari. Nel 1984 Giannola e Benito Nonino creano Uè la prima acquavite d’uva da monovitigno, che ha caratteristiche di morbidezza superiori alla  grappa. Nel 1992 l’amaro ritorna in produzione grazie ad una ripresa di interesse del mercato, specie internazionale, per gli Italian Bitter. Nonino, che è protagonista su questa scena, decide di unire la ricetta di Antonio Nonino con il suo più grande successo la Uè e da vita all’Amaro Nonino Quintaessentia, dal nome antico dato ai prodotti della distillazione. Il grado alcolico è di 35 gradi, il corredo aromatico equilibrato con amaro ben dosato e con i profumi dell’acquavite in bella evidenza. Da segnalare anche la possibilità di avere, solo su prenotazione, la bottiglia da sei litri, di sicuro effetto in sala ristorante.

Amaro Numquam

L’Amaro Nunquam, (che tradotto dal latino significa “mai”) dell’opificio toscano omonimo è un ottimo esempio di amaro moderno e di facile beva, senza per questo scadere nel banale con un uso eccessivo di zucchero.
La gradazione alcolica importante, di 38 gradi ci dimostra come il liquorista sia attento alla tradizione (da qui il nome?) che voleva gli amari decisamente più alcolici degli attuali.
Da notare anche l’uso di alcol neutro biologico.
L’azienda nasce nel 2007 a Tavola, piccolo paese della provincia di Prato, confinante con la prestigiosa area vinicola del Carmignano.
Cristina e Fabio sono i fondatori di questa piccola realtà che mantiene caratteristiche artigianali nelle sue innumerevoli ed interessanti produzioni, che sono recensite sul sito negli appositi paragrafi del vermouth e dei liquori.
Tornando all’amaro il naso è giocato sui sentori di erbe e piante officinali, ritorni balsamici, ingentiliti dalla scorza di arancio. Il gusto è secco e persistente, pulito, con la radice di genziana in evidenza.

Amaro Pellegrino

cantine_pellegrino_amaro_pellegrino_web_0L’Amaro Pellegrino è il liquore prodotto nelle omonime cantine fondate da Paolo Pellegrino, notaio e viticoltore,  nel 1880.
La cantina è famosa per i suoi Marsala invecchiati nelle magnifiche cantine trapanesi.
Nel passato i produttori di vini, liquori e grappe avevano tutti almeno una ricetta di amaro, visto il successo della tipologia, e anche questa cantina non doveva fare eccezione. Il grande successo del Marsala, vero best seller del passato, distribuito in tutta Italia e non solo, rendeva semplice la vendita anche di altri prodotti.
Il liquore amaro non è prodotto come si potrebbe pensare su base Marsala come spesso accadeva nel passato, di fatto, realizzando una sorta di vermouth, eccellenza per il quale la zona fu nota per un certo periodo, agli inizi del 900, ma in soluzione idroalcolica.
La base aromatica è composta da una delle eccellenze regionali, ovvero le arance, che con le loro profumate scorze danno la nota principale, coadiuvate da liquirizia, menta e un sottofondo di caffè, per un mix decisamente riuscito, al contempo fresco e digestivo.
Sensazione alcolica importante che consta di 33 gradi.

Amaro Peruzzo

L’Amaro Peruzzo viene creato negli anni 50 da Iginio Peruzzo, una delle figure più carismatiche del Novese, l’area appenninica a cavallo fra Piemonte e Liguria.
Conosciuto come il “mago della Valle D’Orba” per le sue doti di guaritore ed erborista è meta di visite e pellegrinaggi da parte degli abitanti della zona.
Mette a punto decine di rimedi erboristici e cura i suoi malati con le erbe dei campi e delle montagne che lui stesso raccoglie.
La sua esperienza si concretizza in un amaro che nasce come rimedio “universale” e racchiude tutta la sua sapienza erboristica.
Genzianella, Centaurea, Rosa Canina e Biancospino, per citare solo alcune delle piante presenti, hanno risposte diverse su diverse patologie, dalla cattiva digestione, alle disfunzioni respiratorie fino alla pressione alta.
Nasce, a Molare, un laboratorio erboristico a fianco della sua abitazione e qui vengono realizzati l’amaro ed altri liquori curativi e tonici.
Successivamente l’azienda si struttura e diventa l’Erbaflor con un ampio portafoglio prodotti di scuola erboristica naturale.
Bella la bottiglia, resa elegante dalla scelta del tappo in legno, e dalla confezione in cartone che dichiara la scelta di volerne fare un prodotto di gamma alta. L’amaro risulta moderno, ben equilibrato al gusto, ed adatto anche alla miscelazione.

Amaro Punico

amaro punicoL’Amaro Punico è prodotto dall’azienda omonima fondata da Vito Maltese, un famoso enologo noto per la sua collaborazione con le cantine di Marsala.
La sua azienda, fondata nel cinquantesimo anniversario della sua carriera, produce delle selezioni di questo vino liquoroso ed alcuni prodotti liquoristici fra cui questo amaro che al nome richiama le origini fenicie di questa porzione di Sicilia.
Vito maltese si è circondato della sua famiglia per questa ambiziosa avventura e si avvale della collaborazione del figlio Ignazio, anch’egli enologo e delle figlie Annalisa e Sabrina.
Il prodotto è un liquore moderno, con amaro ben equilibrato, grazie alla genziana, che profuma di macchia mediterranea, origano in primis, cannella e scorze di arancia e limone vere eccellenze dell’isola.
Il prodotto si presta anche alla miscelazione, per via della sua facilità di beva, infatti il sito contiene un paio di suggerimenti i cui nomi, Hannibal’s Fire e Cartaginese, ricordano ancora una volta l’omaggio alla storia che vuole offrire l’amaro.

Amaro dei Saraceni

amaro-dei-saraceniL’Amaro dei Saraceni è una vera chicca storica orgogliosamente prodotta ad Alassio dalla pasticceria e liquoreria Balzola che va assolutamente valorizzata.
Questo perchè nonostante le difficoltà legate alla produzione di piccole partite in un mondo ormai fatto di grandi masse la famiglia continua ad elaborarlo nel suo opificio alle spalle della famosa pasticceria che ha dato i natali ai famosi Baci di Alassio.
La pasticceria viene fondata nel 1902 in quello che agli inizi del secolo si trasforma da borgo marinaro sede di un piccolo porto in una località turistica di gran moda, riconosciuta come la perla della Riviera di Ponente.
Gli inglesi, tradizionali frequentatori delle rive del Mediterraneo, si accorsero per primi di questa località turistica dotata di clima mite tutto l’anno e di spiagge magnifiche.
L’osteria con stallaggio dei cavalli viene trasformata in un elegante pasticceria in stile liberty i cui arredi sono ancora visibili all’interno per dare modo alla ricca clientela anglosassone di celebrare, anche a sud di Londra, il rito del tè delle cinque.
balzola 2Nel 1919 per accompagnare il tè oltre ai tradizionali biscotti Pasquale Balzola inventa i mitici Baci di Alassio, un biscotto alla nocciola tonda gentile, eccellenza del vicino Piemonte, sormontato da una ganache di cacao amaro. Il successo è immediato e consegna la pasticceria alla storia d’Italia.
La pasticceria come tradizione elabora anche in proprio bagne per i dolci e liquori fra cui questo ottimo amaro basato su ricetta segreta e personale del fondatore composta da 20 erbe fra cui si intuiscono nettamente la genziana e la vaniglia. L’amaro è ben dosato come lo zucchero, mentre l’alcol ci dice che la ricetta ha una base storica poichè si parla di ben 40 gradi, dotazione ormai in disuso nella produzione moderna.
Il nome è un “tributo” ai saraceni, pirati di origine arabo-musulmana che in Liguria influenzarono non poco la cultura e la cucina, ma non ha nessun legame con l’origine della ricetta..

Amaro Sibona

amaro_bigQuesto amaro porta il nome di una distilleria storica dell’area albese, la cui storia inizia un centinaio di anni fa, a cavallo del 1900, a Piobesi d’Alba.
Qui viene edificata al posto di una vecchia fornace, per sfruttare le opere in muratura già presenti, utili, come ad esempio, la ciminiera per l’eliminazione del vapore .
La nuova attività, sfrutta il motore di una vecchia locomotiva che fornirà il vapore necessario all’estrazione dell’alcol dalle vinacce e viene registrata al UTIF , l’ente della guardia di finanza incaricato di controllare le attività legate alla distillazione e alla produzione di bevande alcoliche, con la licenza n° 1 della zona che ne attesta grande passato e prestigio (riportata in etichetta su fondo rosso).
Passato e tradizione non hanno impedito alla distilleria Sibona, di lanciare innovazioni di prodotto interessanti per il mondo della grappa che sono disponibili nel capitolo dedicato.
Per quanto concerne l’amaro, la ricetta è antica, tramandata dal fondatore ai figli.
La tradizione della farmacopea casalinga in queste aree è molto forte e tutte le distillerie di grappa avevano in assortimento amari e liquori per soddisfare la loro clientela. Ad inizio 900 non era raro trovare distillerie con assortimenti comprendenti anche 50 prodotti dai digestivi agli aperitivi.
Il liquore amaro è composto da 34 erbe, fra cui si percepiscono china, rabarbaro e genziana, più altre spezie nobili e scorza di arancio per amalgamare il tutto.
La produzione è classica con macerazione a freddo, filtrazione e dolcificazione che risulta ben equilibrata, concedendo qualcosa al gusto moderno.
Il prodotto oltre che nelle classiche confezioni viene proposto anche nella magnum da 1,5 litri.

Amaro SS 24

amaro ss24L’amaro ha un nome alquanto singolare ed è quello della strada statale 24 che collega Torino a Susa, sulla quale è sita la distilleria Dealp dei fratelli Zara.
La società il cui nome è l’acronimo di Distilleria Erboristica ALPina ha un passato abbastanza recente.
Viene fondata nel 1979, come distillatoria di grappa in quel di Canelli, dove abbonda ovviamente la materia prima. Solo successivamente ci sarà lo spostamento in valle di Susa, per ragioni legate alla produzione di liquori con erbe alpine.
Il marchio più riuscito è “La Grappa del Nonno” con la quale i fratelli Zara, fondatori dell’azienda, guadagnano consensi e vendite.
Presto alla produzione di grappe si affianca quella dei liquori con il marchio Chamberton ed il genepy Granger, uno dei loro massimi successi commerciali.
Il nome del primo è quello del monte più rappresentativo della vallata, che ha la caratteristica punta tagliata e sul quale si dice in passato atterrassero gli alieni in visita alla città di Torino…
Qualità e prezzi contenuti l’elemento sono l’elemento vincente.
L’amaro si inserisce nella gamma Chamberton ed è composto delle erbe alpine principali della vallata come genziana, timo serpillo ed artemisia mutellina (genepy).
La gradazione alcolica è di 25 gradi e lo zucchero ben dosato, così come l’amaro che non risulta particolarmente persistente, con il genepy in bella evidenza.

Amaro Tassoni

AmaroL’Amaro Tassoni (tassoni.it) è il frutto dell’expertise di questa azienda centenaria nella lavorazione della frutta e delle erbe. Fondata nel 1793 nasce come “Spezieria” ad opera dei fratelli Bondoni Giovanni e Antonio, per poi passare nel 1868 a Tassoni Nicola, che gli darà l’attuale nome.
Nel 1881 vince un importante medaglia di bronzo all’esposizione nazionale di Milano, con la sua Acqua di Cedro, cavallo di battaglia nei prodotti da dopo pasto, che verrà bissata da quella d’argento del 1898 di Torino.
Nel 1884 la farmacia Tassoni, viene acquistata da Paolo Amadei che divide l’attività fra distilleria e farmacia, per rendere netta la divisione fra prodotti voluttuari e curativi.
Negli anni 20 la Cedral si trasforma in azienda produttrice di sciroppi e liquori, fra i quali spicca appunto questo amaro, al secolo noto anche come amaro Campagnolo.
Per una precisa scelta di marketing dal 2015 è stato preferito usare il nome dell’azienda come per il resto dei prodotti presenti a catalogo dalla sambuca alla menta glaciale.
La ricetta è moderna, dolce al punto giusto, con amaro ben dosato grazie alla genziana e rabarbaro in evidenza.
La sua formulazione come ben si intuisce in degustazione non avrebbe una derivazione farmaceutica frutto di una ricetta antica ma deriverebbe da una formulazione presente in azienda dagli anni 50 quando gli amari persero la connotazione curativa e pertanto note amare piuttosto decise.

Amaro Toro

amaro toroAmaro di tradizione che porta la firma della Distilleria Toro, operativa fin dal 1817 a Cesauria, in Abruzzo nella produzione del Centerba.
Questa specialità assunse una grande rilevanza durante l’epidemia di colera che colpì Napoli nel 1884.
Ogni giorno un carro partiva dalla cittadina abruzzese diretta nella capoluogo Campano per portare bottiglie di questo rimedio che rivelò miracoloso per la cura del vibrione.
La tradizione del centerba deriva dalla tradizione  monastica ed alchemica quando si era alla ricerca di un rimedio universale per ogni male con un numero elevato di erbe da cui “Centum Herbora”. Come dimenticare infatti altri liquori ecclesiali come la Chartreuse con con oltre cento piante, e gli studi di Raimondo Lullo.
L’amaro prende spunto dalla base erbacea dell’infusione del Centerbe che viene poi distillata.
Nel caso di questo amaro si parla esclusivamente di macerazione in alcol, con tempi e gradazione segreti.
Le piante principali che lo compongono sono tutte di alta montagna provenienti dalla Maiella, compresa l’onnipresente e tradizionale genziana, a cui si aggiunge un tocco di rabarbaro per ingentilirne il profilo amaro. Il risultato è un amaro moderno ma dal gusto netto e caratteristico.
Il grado alcolico è decisamente più basso del Centerbe (siamo sui 70) e consta di un moderno e facile 27 con una presenza di zucchero ideale a bilanciare le note amare.

Amaro Trieste

amaro-di-erbe-triesteL’Amaro Trieste è un prodotto recentemente ricomparso la cui ricetta è citata nei libri di liquoristica di Antonio Rossi di fine 800.
La sua origine come affermano gli autori deriva dalla tradizione austro ungarica degli amari medicinali che grandi capolavori ci ha donato come l’Unicum e l’Angostura.
La ricetta deriva dagli studi e ricerche effettuati dai due fondatori del liquorificio che ha al suo attivo altri prodotti come l’anguria, il cioccolato e l’assenzio che in questa area ha il pelinkovac come vera eccellenza liquoristica della tradizione slava.
L’amaro è elaborato dal liquorificio Piolo & Max, fondato nel 2003, che utilizza luppolo, genziana, tarassaco, eucalipto, scorza d’arancio, assenzio e cannella sapientemente miscelati insieme ed infusi in alcol.
La gradazione di 40 gradi ci dice che il prodotto appartiene alla vecchia scuola produttiva quando zucchero ed alcol erano inversamente proporzionali.
Il liquore è decisamente amaro per via di genziana, assenzio e tarassaco ma ha zucchero ben dosato ad equilibrare. Ottimi profumi grazie alla cannella e sopratutto alle scorze di arancio.

Amaro d'Udine

amaro d'udineL’Amaro d’Udine è figlio di un territorio che da sempre ha dato grandi prodotti liquoristici per una serie di motivi precisi: la ricchezza d’erbe e piante delle vicine montagne, la forte presenza ecclesiale e  la mescolanza di culture e tradizioni che qui si trova.
Sui vecchi testi di liquoristica di fine 800, che codificarono la saggezza popolare su carta, si trovano molte tracce di ricette regionali recanti nomi di città e questa non fa eccezione.
La sua origine si fa risalire ancora prima, ad opera di un convento di frati che elaborò la ricetta nel 1400 a scopi curativi.
La sua commercializzazione nella formulazione originale a cura della famiglia Colutta risale invece al 1846.
Nell’etichetta fa bella mostra di se un marchio recante la scritta “Domenico de Candido medico farmacista” a sottolineare la sua origine medicinale come la maggioranza dei rimedi dell’epoca ed una dicitura “Classico” e la definizione “Decisamente amaro” come si può apprezzare alla degustazione.
La sua tramutazione completa in prodotto voluttuario di stile moderno si è completata nel 2010 con la nascita di un secondo amaro, “decisamente amabile” e moderno distinguibile dal tappo e collarino nero e dalla dicitura “Red”dai toni più equilibrati e bilanciati atti a conquistare una nuova fascia di mercato.

Amaro Valentino

L’amaro Valentino è prodotto da un erede della famiglia Morganti, Daniele, la stessa che creò a Terni il Viparo, qui recensito.
Una ricetta risalente al 1912 elaborata dal farmacista ternano, avo di Daniele, per facilitare la digestione.
Dopo la morte del padre e la divisione dell’azienda Viparo, Daniele decide, dopo alcuni anni, di tornare in produzione con un amaro, tradizionalmente moderno, come recita l’etichetta. La passione lo guida nella riproposta di questo prodotto, un classico elisir amaro, con genziana in evidenza, con un lungo finale amaro, ingentilito da scorze di arancia amara e vaniglia, un tocco moderno alla ricetta, per donare morbidezza.
La macerazione delle erbe è lunga circa un mese a cui segue l’imbottigliamento ed un ulteriore riposo affinché tutto si amalgami alla perfezione.
Il nome è un omaggio al santo patrono della città di Terni, omaggio che continua con il disegno di Piazza Tacito che spicca in etichetta.

Amaro Vecchia Canelli

700-NOCTURNE-AMAROQuesto amaro è dedicato alla città di Canelli, sede del famoso assedio del 1613, tutt’oggi ricordato in una bellissima rievocazione, e di alcune fra le migliori case spumantistiche e di vermouth piemontesi.
Sull’etichetta del prodotto è infatti riprodotto lo “sky line” della città con i suoi edifici.
La produttrice di questo amaro di tradizione, la cui ricetta appartiene da sempre alla famiglia è la distilleria Ali, ora senza alambicco, appartenente alla seconda ondata di produttori degli anni 50 che caratterizzò l’epoca d’oro della liquoristica italiana.
La Alì oggi funge da rivendita per altri produttori, elevatrice di acquaviti e produttrice di liquori storici a base alcol e grappa e di questo amaro. La storia inizia nel 1950 quando Giuseppe Aliberti fonda il Liquorificio Alì, che si afferma fin da subito grazie alla bontà dei suoi prodotti e ad un mercato che ha voglia di dimenticare la Guerra ed è prossimo al boom economico degli anni 60.
Il negozio è alle porte di Canelli, sulla strada principale, all’interno del centro abitato ed è ancora arredato con il gusto dell’epoca, con antiche pubblicità e foto storiche.
Nel 1977 l’azienda liquoristica cambia guida, con i fratelli Franco e Sergio Poglio, nipoti di Rosina Poglio, moglie del fondatore.
Nel 1995 nasce la Liquoreria Artigianale Alì, sotto la guida di Gianluca ed Andrea Poglio, che iniziano a produrre nuovamente liquori di tradizione e innovativi come quello al matè recensito nel paragrafo apposito.
Questo liquore è di stile moderno, moderatamente amaro con un buon tenore zuccherino, senza però essere stucchevole. E’ un buon prodotto per il dopo cena da sorseggiare piacevolmente senza eccessivo impegno.

Amaro Virgilio Pallini

_igp4721-flickrAmaro classico della tradizione italiana, deve il suo nome a Virgilio Pallini, figlio di Nicola, il fondatore dell’azienda.
Sgombriamo quindi il campo da letture ed implicazioni dantesche, facili ad una prima lettura.
L’amaro nasce in tempi recenti, nel 2016 ma è figlio della tradizione, tratto da una ricetta di famiglia successiva alla fondazione dell’azienda nel 1875.
Prima della degustazione, infatti, un po’ di storia, a dimostrazione dello spirito di intraprendenza italiano.
L’azienda infatti nacque molto prima, come emporio e drogheria che proponeva dalle stoffe alle sementi.
Il suo fondatore Nicola Pallini era un orfano intraprendente deciso ad avere successo.
Ad Antrodoco, un piccolo paesino originariamente in Abruzzo, divenuto laziale durante il ventennio, per la ridefinizione dei confini voluta da  Mussolini, Nicola operò come mercante di tessuti.
La sua attività ebbe successo ed in poco tempo edificò il Palazzo Pallini, tuttora visibile sulla piazza del paese, che ospitava il suo negozio ed uffici.
Ii liquori, la cui produzione era affidata alle donne del paese, erano una semplice passione di Nicola Pallini e spesso facevano capolino per sancire importanti affari con clienti importanti. Il successo dei liquori indusse Nicola a dividere l’azienda in due parti, la prima si occuperà di vini e liquori, la seconda delle stoffe. Dopo la prima guerra mondiale, uno dei suoi figli Virgilio, decise di trasferirsi a Roma, che aveva visitato durante una convalescenza, proprio a causa delle ferite riportate in combattimento.
Qui mise a frutto gli insegnamenti del padre in campo liquoristico ed inizierà la produzione dei suoi pregiati liquori, coadiuvato anche da un esule russo, esperto di distillazione, sfuggito all’ira dei bolscevichi. La produzione annoverava ed annovera i classici della liquoristica italiana, dal caffè alla sambuca, Ferrochina e Mistrà, con il best seller limoncello. Questo liquore è un altro classico, facile da bere, di stampo moderno, con amaro ben dosato con genziana, assenzio e rabarbaro, su un sottofondo piacevole di arancio amaro. Come dice la retro etichetta richiamando il nome dell’amaro, Virgilio, poeta della Roma Antica e guida di Dante, “il sapore poetico del passato si sintonizza sul gusto dinamico della contemporaneità” . Infine non manca la citazione latina, per completare il gioco “Trahit sua quemque voluptas” motto di Virgilio Pallini, Ognuno è attratto da ciò che gli piace….

``Amarot 8`` liquore artigianale al chinotto

Un liquore artigianale ideato da un famoso locale di Torino, nella zona di San Salvario, il quartiere attualmente al centro della movida del capoluogo piemontese e prodotto dalla Distillerie Quaglia di Castelnuovo Don Bosco. Il locale in questione è il “Lanificio S.Salvatore”, nome inusuale per un bar che fa della somministrazione di cocktail e distillati il suo principale affare. Il nome deriva dall’attività precedente che si svolgeva all’interno di queste mura, quando il quartiere era una periferia industriale di Torino, agli albori della rivoluzione portata dalla Fiat. Nel 1899 venne fondata la Fabbrica Italiana Automobili Torino ed in breve la città fu sconvolta dal fermento dell’industrializzazione. Nelle periferie sorsero immediatamente le aziende dell’indotto, produzioni collegate al mondo dell’auto ed altre attività determinate dal nuovo benessere che si stava diffondendo. Le campagne si svuotarono ed i contadini andarono a lavorare negli opifici e nei nuovi stabilimenti Fiat, attirati dal miraggio dello stipendio fisso, finalmente libero dai capricci climatici. La leggenda sulla nascita del liquore, l’Amarot, riportata anche nella retroetichetta, vuole che in questo piccolo lanificio di via Baretti, tra le balle grezze di lana dei magazzini, siano anche riposte delle casse di liquore e distillati prodotti di contrabbando nelle campagne. Gli operai le portano per corroborarsi dal duro lavoro agli arcolai e dal freddo dell’inverno, ma anche per portare alla mente la terra che hanno lasciato. Il liquore infatti viene eseguito con 18 botanici, molte dei quali sono erbe tipiche piemontesi a cui viene aggiunto il tipico agrume ligure, il chinotto, vero must dell’epoca, quando fu largamente utilizzato per la produzione di spume analcoliche. La camomilla spicca in maniera piuttosto netta, mentre i fiori di assenzio, la china e la genziana donano un gradevole finale amaro. Gradevole anche la nota balsamica aromatica, mentre lo zucchero risulta ben calibrato. L’amaro ha 28 gradi, in linea con la moderna tendenza che ormai vede la maggioranza degli amari e liquori al di sotto dei 30