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Amari B

Amaro della Baita

Prodotto presente solo nella grande distribuzione, elaborato dalla casa liquoristica Vittone, senza far menzione all’origine storica dell’amaro o della distilleria. Il nome suggerisce, senza confermarlo, la sua origine montana. Viene prodotto dalla Polini di Villongo in provincia di Bergamo, proprietaria del marchio, che conta nella sua gamma fernet ed altre preparazioni, come l’ amaretto, di chiara impostazione industriale.
Nel pack e nella proposta prezzo è un classico prodotto commerciale, dedicato al consumo casalingo.

Amaro Baraggia

Amaro piemontese, il cui nome indica una zona selvaggia (da cui “baraggia”, zona incolta, in dialetto) compresa fra la parte bassa del territorio biellese e l’inizio delle risaie vercellesi .
La zona è una vasta area umida, sede di un parco protetto, a tutelare l’avanzata della risicultura, arrivata in questi anni a sfiorare il territorio biellese. L’area è ricca di uccelli acquatici che nidificano durante l’anno e al suo interno vi sono ampie aree boschive, dove sono reperibili le erbe che compongono questo amaro, tipiche della zona come la menta selvatica e la genziana.
La presenza al naso della menta è significativa e connota questo amaro come piemontese, infatti da sempre gli abitanti di questa regione possono fregiarsi della produzione di ottime piante diquesta erba aromatica, fra cui spicca la Dop di Pancalieri.
La ricetta dell’amaro è un idea di DarioTorrione, accademico della Cucina Italiana e maestro assaggiatore di formaggi e salumi, che ha recuperato una ricetta medioevale e l’ha attualizzata con la collaborazione del liquorificio di Rapa Giovanni di Andorno Micca.
L’amaro è in vendita solo in pochi esercizi , uno di questi è a Candelo , dove è visitabile il magnifico Ricetto Medioevale, il meglio conservato di tutto il Piemonte, che rende perfettamente l’idea della della vita del tempo.

Amaro Benefort

Amaro di montagna, di vecchio stile, molto alcolico con i suoi 40 gradi per gli standard odierni e decisamente secco, classificabile nella categoria amarissimi. Proprio per questa sua caratteristica seleziona i suoi affezionati consumatori fra i veri amanti del genere.
Suoi compagni di reparto sono l’olandese Petrus e l’ungherese Unicum, amari decisi e dallo stile inconfondibile.
L’amaro proviene però dalla Valle d’Aosta, prodotto dalla Alpe (alpevda.it), produttrice anche dell’Herbetet, ottimo genepy della tradizione.
Il suo inventore è un eporediese appassionato di montagna, laureato in chimica che creò questo infuso con 20 tipi diversi di fiori e radici a cui diede il nome Benefort che in dialetto Patois valdostano significa Assenzio.
Le erbe sono raccolte in alta montagna e rappresentano il classico bouquet tipico della tradizione valdostana, a cui segue un processo di lavorazione esclusivo che vede l’infusione e una distillazione di una parte di essa.
Processo al termine del quale si ottiene un prodotto ricco di gusto e dalla nota amara pronunciata che lo rendono uno degli ultimi amari digestivi della tradizione. Recentemente l’azienda ha lanciato il Lys, un amaro di stampo più moderno sfruttando l’expertise dell’azienda nella produzione del Benefort. L’amaro ha solo 30 gradi ed una maggiore dotazione zuccherina che rende più piacevole la beva di questo amaro, con un occhio al mercato che richiede prodotti più dolci rivolti anche al pubblico femminile.

Amaro Bosso

L’amaro affonda le sue origini nella tradizione contadina, molto ricca di testimonianze in questo angolo di Piemonte. E’ prodotto dalle distillerie Bosso, rinomata e storica grapperia in quel di Cunico in provincia di Asti, nel cuore del Monferrato. La distilleria è attiva fin dal 1888 con una linea prestigiose di grappe, fra cui spicca un’ottima al Moscato, prodotte con alambicchi tradizionali a vapore. L’amaro non viene però prodotto a partire da un distillato di vinaccia, ma utilizza alcol cerealicolo per non influenzare il profilo organolettico delle erbe. La ricetta famigliare segreta contiene erbe, radici e cortecce, raccolti sulle colline del Monferrato, come recita orgogliosamente l’etichetta. La speranza è di continuare a vedere questo amaro presente in distribuzione poichè notizie certe danno come sospesa l’attività di distillazione delle grappe, almeno per la vendemmia 2011. Vedremo se il 2012, porterà novità e benefici a questo pezzo importante di tradizione piemontese.

Amaro del Brigante

Amaro prodotto dalla Sibel di Livorno, distilleria nata grazie alla famiglia Checchi, nel 1953, nella seconda epoca d’oro della liquoristica, corrispondente al boom economico seguito al dopoguerra.
La Sibel ha una storia singolare, in quanto il suo fondatore fu un cantante d’opera, che decise all’improvviso di cessare l’attività canora per dedicarsi alla distillazione e all’nfusione, fino a quel periodo semplice passione.
Le compagnie teatrali spesso facevano produrre un liquore amaro da vendere alla fine della rappresentazione per arrotondore gli incassi, ma questo non sembra essere il caso della famiglia Checchi. Danilo, il fondatore e i suoi tre figli iniziano a produrre distillati utilizzando la materia prima di origine enologica che è piuttosto abbondante e di ottima qualità, grazie alla grande tradizione toscana nella produzione di vino.
Successivamente partono anche con i liquori sia di tradizione che di tendenza da dopopasto.
In questo caso producendo l'”Amaro del Brigante”, che fa bella sfoggia di se in etichetta con tanto di abito tradizionale, composto da cappello, mantello ed archibugio, l’azienda dimostra un buon senso dell’umorismo, facendo da contraltare al ben più famoso “Amaro del Carabiniere” recensito più avanti.
Il brigantaggio, una forma di banditismo, dedito a rapine ed estorsioni, fu un fenomeno molto diffuso in Italia, specie nel sud della penisola, alla fine del XVIII secolo.
Frutto della miseria e delle pessime condizioni sociali a cui venivano sottoposti gli abitanti, prima dagli occupanti francesi e poi dalle truppe del neonato stato italiano, il brigantaggio era una forma politico-sociale di ribellione popolare. Il popolo infatti simpatizzava per essi, vedendoli come dei paladini, una forma di difesa, ma anche di vendetta verso coloro i quali li avevano vessati e ridotti in stracci.

Balsamo di Gerusalemme

Il Balsamo di Gerusalemme è sicuramente uno degli amari più misteriosi della storia, prodotto da sempre dalla Regia Farmacia Schiapparelli di Torino in via XX settembre, proprio di fronte alle Porte Palatine, in una zona storica ricca di riferimenti esoterici.
La leggenda vuole che la ricetta segrata sia giunta, avvolta in una alone di mistero, a Torino grazie ai dei frati speziali di ritorno dalla seconda crociata in Terra Santa.
Quanto possa essere vero questo riferimento non lo sapremo mai.
La storia del balsamo si fa più chiara ad inizi 800, data d’inizio della storia della liquoristica, per così dire “industriale”, quando la famiglia Schiapparelli acquistò la Farmacia Collegiata ed inizia la produzione, nel 1830, di questo elisir misterioso.
Fra gli estimatori di quel tempo abbiamo Cavour, Rattazzi, Sella e Crispi, praticamente il gotha della politica piemontese che diede vita all’Unità e alla storia d’Italia.
Il successo del prodotto è da ricercare nell’alone di mistero che tuttora avvolge il prodotto e che continua a perdurare a secoli di distanza. La Farmacia non fa nulla per pubblicizzare il Balsamo, che viene venduto a richiesta, grazie al passaparola.
Tutto questo non fa che alimentare l’alone di esoterismo, nato proprio nell’ 800, che ha fruttato a Torino la nomea di città magica, vertice ideale del triangolo del Bene e del Male.
Il liquore è un riuscito infuso d’erbe dal profumo e gusto unico, con una chiara nota di incenso, che unisce sacro e profano e che ci trasporta direttamente nel Medioevo…

Barathier elixir d'erbe

Un “amaro non amaro”, come lo definisce anche il produttore, Enrico Bernard, storico liquorista di Pomaretto, in provincia di Torino. Un prodotto ottimo nella sua semplicità, senza l’uso di un numero eccessivo di piante e spezie. L’azienda Bernard (barathier.it) nasce nel 1902 come produttore di ottime bibite gassate, grazie all’ottima acqua della Val Germanasca, e tuttora continua la tradizione con un’ottima gassosa. Oltre alla produzione la Bernard fu distributrice di uno dei marchi birrari più famosi ed importanti del periodo la Bosio & Caratsch, di fatto considerata la prima birreria industriale italiana. La produzione liquoristica arriverà solo più tardi con l’acquisizione dell’opificio Coucourd che produceva l’amaro Cozio, nome ispirato dalle Alpi Cozie, dove la distilleria era solita raccogliere le erbe necessarie. Il sapere dell’infusione ha tradizione millenaria su queste montagne, vista la presenza Valdese, da sempre maestri in questa arte. I Valdesi furono all’avanguardia nella cura farmacologica e a tal proposito si ricordi infatti il famoso Ospedale che ha sede in Torino. Tornando all’amaro, con l’acquisizione del liquorificio la Bernard cambia interesse e si rivolge alla liquoristica, con prodotti di tradizione come il Genepy e questo amaro, il cui nome è un omaggio al generale di origine francese di stanza in queste vallate, noto per le sue azioni a favore della popolazione. Fra i 7 botanici presenti si contano i classici fiori ed erbe di queste montagne, fra cui il Genepy, la rara Angelica Selvatica ed il Timo Serpillo. Quest’ultima è erba è nota per le sue qualità curative, ed è utilizzata dai montanari della zona come lenitivo delle infezioni delle vie respiratorie e digestivo.

Barocho Amaro bio

Primo ed unico amaro con la certificazione biologica di tutti i suoi componenti, coltivati senza l’utilizzo di concimi chimici e pesticidi.
Sicuramente la locazione dell’azienda al centro dell’isola, ha reso possobilie questa certificazione, in quanto la raccolta delle erbe può avvenire in luoghi incominati, lontano da altre colture agricole intensive.
La sua produzione risponde esattamente ad una precisa esigenza del consumatore moderno che è alla ricerca di questi prodotti, dopo aver maturato una coscienza alimentare.
La ricetta del Barocho è gelosamente custodita dalla famiglia Cannavò di Caltanissetta, cittadina sede di uno dei best seller della tipologia.
La piccola azienda non ha un sito funzionante, ma per la vendita si affida a dei portali siciliani on line di prodotti tipici. L’amaro si compone di 62 erbe, fiori e frutti, molti autoctone dell’isola, la cui macerazione viene effettuata separatamente e con tempi diversi.
L’amaro nato con fini voluttuari si presta anche, come voleva l’antica tradizione farmacologica famigliare, per favorire la diuresi, la digestione e riattivante della circolazione.
A livello organolettico il profilo aromatico risulta ben bilanciato, con note di agrume, ed al gusto si ha un bel equilibrio nella componente zuccherina.

Black Note ( Turin vermouth)

Il nome Black Note non deve trarre in inganno, infatti stiamo parlando di un liquore amaro assolutamente piemontese prodotto dalla torinese Turin Vermouth.
La giovane azienda ha debuttato nel 2012 con questo amaro, subito seguito da una linea di vermouth, recensiti nell’apposito paragrafo.
Il titolare, che guida un azienda di successo in tutt’altro settore, è un grande appasionato di erboristica ed infusione che ha coronato il sogno di una vita di aprire un azienda che producesse prodotti nel solco della tradizione torinese.
L’amaro è piacevole, non eccessivamente dolce con una scia amaricata non troppo marcata, in linea con con i gusti moderni. La retro etichetta recita:”Un concerto di piacevoli sensazioni” e l’assaggio non smentisce, infatti manca una “firma” botanica marcata.
La composizione non deriva da nessuna ricetta storica centenaria, ma vuole semplicemente richiamare e ricordare l’anima nera di Torino. Il gioco di parole che lo lega alla città viene enfatizzato anche dalla bottiglia. Lo studio Testa, che ne ha studiato la forma, ha volutamente creato una confezione che ricordi, nel lungo collo, la Mole Antonelliana, la costruzione simbolo della città.
Da sempre la capitale sabauda ha un anima nera, con alcuni fra i più attivi locali jazz d’Italia e sede del Jazz Festival più importante della penisola che tradizionalmente si svolge a cavallo del 25 aprile al 1 maggio.
Tornando all’amaro, questo viene prodotto con i più moderni macchinari, utilizzati per le infusioni sottovuoto dall’industria farmaceutica e viene assemblato nel nuovo stabilimento di Stada del Cascinotto a Torino. Nel 2013 l’amaro ha vinto una medaglia d’oro al New York Spirits Competitin.

Borsci Elisir S. Marzano

La famiglia Borsci, di origine caucasica, si trasferì in Albania , in seguito a delle sommosse popolari che avevano reso insicuri e pericolosi i paesi di quell’area, politicamente instabile. Dopo un breve periodo di permanenza nel paese balcanico, decise nuovamente di muoversi, al seguito dell’eroe popolare Giorgio Castriota, che emigrò a San Marzano di Puglia. Qui la famiglia Borsci aprì un liquorificio nel 1840, nel quale, seguendo un antica ricetta albanese, elaborò l’Elisir Borsci, con il quale aprirà  un importante fase della sua storia commerciale. Dopo alcune difficoltà finanziarie che avevano determinato la chiusura dell’azienda, nel marzo 2010, dopo 170 anni di attività,  l’azienda è tornata alla produzione nell’ottobre del 2010 rilevata dalla calabrese Caffo.

Braulio

Nasce nel 1875 a Bormio in Valtellina, area enologica fortemente vocata che ci dona ottimi vini da uve Nebbiolo, come l’inferno, il Sassella, il Grumello e l’ottimo Sfursat. Qui le vinacce sono abbondanti e fresche e da questa vallata discende l’antico mestiere dei Grapat, distillatori professionisti che daranno vita a numerose e famose distillerie fra Piemonte e Lombardia. In un’area con queste caratteristiche non poteva che nascere un eccellente amaro, figlio della sapienza della distillazione e dell’nfusione delle erbe.
Il Braulio prende il nome da uno dei monti più belli del parco Nazionale dello Stelvio, alto 2970 metri, dove il farmacista Francesco Peloni raccoglieva i principali ingredienti per questo ottimo amaro di tradizione italiana. La ricetta di 13 erbe si compone di artemisia glacialis, genziana, menta, ginepro ed achillea a cui si uniscono eucalipto e canfora per donare al prodotto particolari toni balsamici extra territoriali. La passione per le erbe era stata trasmessa a Francesco dal padre Giuseppe, laureato in Chimica all’Università di Padova e proprietario, fin dai primi dell’800, di una farmacia. Il figlio aggiunse alle conoscenze del padre un pizzico di alchimia, di passione creativa ed intraprendenza commerciale che lo porteranno al successo. L’amaro una volta preparato viene fatto riposare per due anni nelle cantine di proprietà site nel sottosuolo del centro di Bormio. Esiste anche una Riserva il cui invecchiamento è prolungato di alcuni anni ed il cui pack è decisamente più curato rispetto al prodotto base. Nel 1999 il marchio diventa di proprietà della Casoni Spa. Grazie a questo cambio Braulio passa da realtà locale a prodotto nazionale, distribuito nelle principali catene di supermercati italiani. Il marchio poi passerà nel portafoglio Averna e nel 2014 la definitiva consacrazione con l’acquisizione dei due prodotti da parte della Campari Group che in questo modo completerà il suo già importante portafoglio.