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Amari D

Amaro Dakapo

Questo liquore amaro viene prodotto dal Castello di Rametz, storica dimora di Merano, noto sin dalla metà del 1200 nella zona e passato agli annali della viticoltura nel 1860, per essere la prima area coltivata a Pinot Nero dell’Alto Adige.
Il castello annovera fra i suoi ospiti anche la Principessa Sissi ed alcuni importanti re fra cui Alessandro di Serbia ed ancora oggi ha al suo interno una struttura in grado di organizzare eventi e banchetti.
La vocazione enologica del castello traspare dalla produzione di vini e distillati di vinaccia, ottenuti da vitigni esclusivamente internazionali, mentre l’amaro è un classico della tipologia con una gradazione alcolica di 30 gradi.
Il nome del prodotto sembra evocare le capacità digestive dello stesso, in quanto se viene bevuto, si può cominciare a mangiare dacapo…
Il prodotto ha una distribuzione locale e in alcuni negozi specializzati fuori regione potendo contare su un gruppo affezionato di consumatori.
L’azienda consiglia di berlo oltre che come classico digestivo, anche con acqua tonica, come semplice dissetante.

Decott

Amaro di nicchia, quasi da considerare un eccellenza del territorio eporediese, prodotto dalla distilleria Revel Chion di Chiaverano, nelle vicinanze di Ivrea.
Questo prodotto dal nome evocativo è un vero concentrato di erbe, un vero decotto alcolico, la cui ricetta si fa risalire al bisnonno degli attuali proprietari che era solito utilizzarlo per la cura delle più svariate patologie famigliari.
L’amaro originale era un amarissimo, d’ altri tempi, con un residuo zuccherino bassissimo, sotto il 2%, oggi, per seguire la tendenza dolce, tipica di questi anni e il perduto “status” di rimedio farmacologico, è stato leggermente modificato con un aggiunta significativa di zucchero, che ne rende più piacevole la degustazione.

Amaro Derbior

Amaro proveniente da Torino, prodotto dalla distilleria Vincenzi seguendo un’antica ricetta, risalente al 1890, firmata in etichetta dal Dott. Guglielmo Casalotto, a sottoscrivere una sorta di ricetta medica circa l’utilizzo digestivo del prodotto.
Sull’etichetta si legge infatti “Da mie esperienze et ricercanze di erbe rare ed esotiche raccolte in giusta stagionatura, infuse in fine Marsala, ho tratto un composto amaro, di cui è consigliabile fare uso dopo il desinare”.
Il medico sicuramente riscosse un particolare successo di pubblico, dopo la messa a punto di questo amaro di produzione casalinga, utilizzato, come detto, per curare cattiva digestione e la spossattezza, tanto che decise di produrlo in larga scala.
La particolarità di questo amaro è di avere come alcolico solvente delle erbe in infusione, il Marsala siciliano, un noto vino corroborante , dolce e liquoroso, molto conosciuto in Piemonte, anche per la produzione del famoso zabaione.
Il Marsala ha ovviamente un tenore alcolico più basso, rispetto all’alcol cerealicolo, normalmente utilizzato per l’ infusione degli amari normalmente in commercio e fa si che il Derbior abbia un titolo di soli 19°gradi.

Diesus

Amaro di gran moda negli anni 80 conosciuto come l’”amaro del frate”, per via della bottiglia sagomata a forma di frate con saio, con tanto di cordino in vita. Questo storico prodotto era il frutto commerciale del recupero della tradizione dei conventi piemontesi, che vide in quel determinato periodo un forte ritorno d’interesse da parte dell’industria. La ricetta tutt’altro che semplice si componeva di 30 erbe, su cui svettavano genziana, timo, maggiorana, china, sambuco con chiusura di scorze di agrumi ad ingentilire il tutto. A dimostrazione della sua origine piemontese la ricetta prevedeva anche l’utilizzo del vino, prerogativa del vermouth, vera eccellenza regionale. Poco sotto, nella recensione di un altro classico della tipologia il Don Bairo, verranno spiegate le ragioni del successo della tipologia “vino amaro”. Il Diesus fu prodotto dalla Barbero, azienda storica fondata nel 1891 a Canale d’Alba, agli inizi degli anni 70, fino alla sua chiusura e cessione al gruppo Campari. Prima della sua vendita la Barbero aveva a sua volta acquisito la Barbieri di Padova, titolare del marchio Aperol, che nel proseguo della storia diventerà il numero uno dell’aperitivo italiano.

Amaro Domenis

Prodotto dall’omonima distilleria storica di Cividade del Friuli, fondata nel 1898 da Pietro Domenis, in una delle aree più vocate per la viticoltura, soprattutto a bacca bianca, d’Italia. La produzione dell’azienda si distingue sopratutto per le ottime grappe sia da monovitigno che in blend, ottenute utilizzando un alambicco discontinuo in rame a vapore diretto. La produzione dei Domenis dopo gli anni 50, inizia ad essere conosciuta anche al di fuori del panorama regionale, e pertanto si rende necessario un completamento della gamma per offrire ai clienti anche liquori, come la Sambuca e un amaro. Questo prodotto nasce nei primi anni 2000 dalla ricerca Domenis e non ha nessun legame storico con ricette della farmacopea casalinga friulana, come invece si potrebbe aspettare vista la data di fondazione della distilleria. La sua composizione non viene svelata, ma sappiamo che all’interno vi sono 20 botanici, suddivisi fra fiori, frutta e radici e che una parte dell’nfusione viene distillata per ottenere un alcolato, che viene poi miscelato con la parte restante. Non subisce affinamento o invecchiamento, se non un breve periodo in bottiglia per ottimizzare l’amalgama. Al gusto rivela la modernità del progetto, assolutamente equilibrato e dolce al punto giusto. Se ne consiglia il consumo liscio o ghiacciato. Interessante il pack con un uso moderno del gioco cromatico fra bianco e nero.

Don Bairo

Prodotto storico degli anni 70/80 quando tornò alla ribalta la liquoristica originaria dei conventi come caratteristica di qualità. Il prodotto è discontinuato ma se ne possono trovare alcune bottiglie ai mercatini o in qualche bar di paese, pertanto vale la pena di citarlo, se non altro per la sua rilevanza storica nel comparto vini amari.
La pubblicità ricordava appunto che il prodotto era a base di vino recitando Don Bairo”l’Uvamaro”.
Molto simpatico era il lunghissimo spot a cartone animato su Carosello, con il protagonista Cimabue, un frate pasticcione che veniva canzonato con il ritornello “Cimabue fa una cosa e ne sbaglia due”. Di tutta risposta i confratelli di Cimabue si sentivano rispondere “Ma che cagnara, sbagliando si impara”. A fine spot, pace fatta fra tutti i protagonisti , bevendo un amaro Don Bairo.
In unione al vino vi erano una serie di spezie e erbe, fra cui la china, che ne facevano un ottimo tonico e digestivo, molto vicino come gusto al vermouth. Unica eccezione una dotazione zuccherina inferiore per avere una percezione amara superiore. I vini amari, in passato, godevano di un certo favore fra i liquoristi per via delle accise ridotte che permettevano un posizionamento del prodotto ad un costo inferiore di un prodotto derivante da solo alcol. L’uso del vino era favorito dalle leggi e per lungo tempo si assistette al lancio di prodotti di questo tipo, supportati da campagne pubblicitarie massicce. Sul finire degli anni 80 però il favore del pubblico andò scemando e la quasi totalità dei prodotto fu ritirata dal mercato.