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Amari E

Ebo Lebo

Amaro della tradizione valdostana prodotto dalla Ottoz che negli anni ’80 riuscì anche ad uscire dai confini regionali grazie ad una bella ed efficace pubblicità, sfruttando anche il fattore turistico legato allo sci che “esportava” il prodotto nel vicino Piemonte e nella Lombardia .
La storia della Ottoz inizia nel 1902, in Valle d’Aosta, fondata da Laurent Ottoz.
Prima di questa data, emigra in Francia ed inizia a lavorare per una prestigiosa distilleria transalpina, dove acquisirà i saperi su erboristeria, infusione e distillazione che metterà a frutto di li a poco. La svolta lavorativa avviene quando si trasferisce a Marsiglia, dove esisteva una folta colonia di valdostani.
Qui apre un bar, dal nome originale per essere in una città di mare “Le cafè des Alpin”, dove incomincia, come spesso accadeva all’epoca, la produzione artigianale di liquori infusi che propone ai clienti ed in seguito vende anche ad altri locali.
Il fiore all’occhiello della produzione del suo bar è il Genepy, simbolo e legame con la terra natale, in cui decide di tornare ad inizi novecento, appunto per iniziare una nuova avventura di produttore. Una volta tornato decide di ampliare la gamma proposta e di iniziare a produrre anche questo amaro di tradizione. Una antica leggenda narrava che gli antichi abitanti della Valle d’Aosta, i Salassi facessero uso di un erba miracolosa in grado di curarli da ogni malattia e malanno. Iniziarono a produrre una bevanda con questa erba che dava loro coraggio e forza sovrumana, che gli permise di respingere con successo per decenni i Romani. Nei secoli a venire questa erba, che i valligiani riconobbero essere l’Achillea Millefoglie, venne chiamata in dialetto “patois” (patuà), Ebo Lebo. Questo botanico ha grandi doti digestive e febbrifughe e viene posto in infusione, insieme ad altre erbe per la produzione di questo liquore che ne porta il suo nome. Il prodotto, come recita un vecchio documento ritrovato durante le ricerche sul prodotto, testimonia che ha anche doti stimolanti, ma per avere effetto bisogna che il consumatore pronunci per tre volete la parola magica “Ebo Lebo”… Il liquore può essere consumato sia liscio, con ghiaccio o caldo, in una sorta di punch corroborante con scorza di limone.
Attualmente il marchio è stato rilevato dalla St Roch, la distilleria di grappa della famiglia Levi, produttrice anche del Montfleury.

Elisir Arabesh

E’ un prodotto della tradizione albanese, prodotto dalla distilleria Caffo, prestigiosa azienda calabrese produttrice anche dell’Amaro del Capo.
La storia di questo amaro è particolare, a partire dal nome che trae origine dalla comunità albanese Arabesh, in fuga dalla persecuzione turca che trovò rifugio nel sud Italia specie in Sicilia e Calabria, verso il XV secolo.
A testimonianza di ciò esiste anche la località siciliana denominata la Piana degli Albanesi, dove una parte della comunità trovò rifugio.
Questo amaro è ottenuto con noce moscata, erbe e spezie orientali come chiodi di garofano e coriandolo, per un liquore a 38° gradi alcolici che parla di tradizione e storia. Il liquore ha un profilo aromatico molto vicino al Borsci, altro liquore della tradizione balcanica prodotto storicamente in Puglia. Il liquore ben si presta alla realizzazione di ottime correzioni alle coppe di gelato di crema o vaniglia.

Elisir del Castello

Il nome del liquore fa riferimento al Castello di Camino, maniero fondato a fini difensivi nel XI secolo, sulle prime colline del Monferrato, prospicienti la pianura vercellese, a cui fu posto di guardia.
Il castello, fra i più scenografici della zona, dotato di mura di cinta e torrioni merlati fu di proprietà degli Aleramici, Marchesi di Monferrato. Dal XIV secolo passò nelle mani degli Scarampi che ne furono proprietari sino agli inizi del 1900, adibito successivamente a monastero, a partire dal 1950 circa fu ceduto all’attuale proprietà.
Oggetto di ampliamenti e restauri cinquecenteschi, attualmente il castello è dotato di foresteria ed aree attrezzate per l’ospitalità.
Questo in considerazione dei magnifici spazi interni e della bellissima vista di cui si gode dalle mura di cinta.
Fra gli ospiti si contarono Don Bosco e Re Vittorio Emanuele che vi soggiornò nel 1911 durante le grandi manovre.
L’amaro nasce da una ricetta di fine ‘800, elaborata da un chimico appassionato di erboristeria, amico di famiglia dei proprietari. Corroborante e digestivo ha una gradazione alcolica di 27 gradi e 14 botanici che lo compongono. Piuttosto classico il profilo organolettico, non molto dolce, con buona persistenza e finale amaricato, con una piacevole nota di spezie orientali.
Il Castello ha anche vigneti di proprietà dove vengono coltivati i classici vitigni del Monferrato come Barbera e Grignolino, mentre l’amaro è, per ovvi motivi di legge, prodotto da un terzista, un vero professionista sito a Canelli, in quanto in cantina non è permessa la presenza di zucchero…

Elisir China di Pieve Fosciana

Liquore amaro di super-nicchia prodotto in Garfagnana, la splendida regione racchiusa fra le province di Massa e Lucca.
Il liquore nasce nel 1912 nel retro bottega della farmacia di Pieve Fosciana, un grazioso paesino nato intorno alla pieve intitolata a San Giovanni Battista.
L’elisir frutto della saggezza farmacologica famigliare nasce sicuramente come rimedio antimalarico, come la stragrande maggioranza dei prodotti del periodo, ma mantiene la cromia rossastra trasparente tipica dell’infusione della China, senza l’aggiunta di zucchero caramellato.
Il massimo successo della China di Pieve fu durante le due guerre quando gli fu assegnato un premio per le sue doti curative e proprietà terapeutiche.
Oltre alla china ci sono altre 14 erbe officinali medicamentose, che ne completano il profilo aromatico e lo spettro curativo.
La produzione è limitata a soli 30 litri annui che vengono confezionati in bottiglie da 70 cl. e che sono praticamente tutti venduti durante la festa patronale, una sorta di passeggiata degustativa dedicata al “Formenton 8 File”, uno speciale mais, dal chicco rosso cupo, coltivato in quest zone oggetto di studio per le sue qualità biologiche e nutrizionali .

Elisir del Prete

Un vero amaro, una pietra miliare della produzione di Albergian, la storica liquoreria di Pinerolo, in Provincia di Torino, nota sopratutto per la produzione del Genepy. L’azienda ha festeggiato i cento anni di attività e questo amaro, concentrato di antica sapienza liquoristica, di chiara origine ecclesiale, viene prodotto fin dal 1854, quando veniva somministrato alla stregua di una medicina per svariati malanni, primo fra tutti i disturbi dell’apparato digerente. Nel 1891 l’Albergian deposita e brevetta il marchio per tutelare dalle imitazioni il suo elisir, che sta riscuotendo grandi consensi. Il liquore viene preparato con un’accurata selezione di erbe e radici lasciate in infusione per alcuni mesi, per poi essere filtrato ed imbottigliato ad una gradazione di 50°. Fra i botanici di territorio si contano l’Assenzio Romano, la Genziana, l’Artemisia Mutellina, nota come Genepy, mentre le spezie sono Cannella, coriandolo e corteccia di China. Il suo pack, fatto da una piccola bottiglia di soli 10 cl e la gradazione alcolica elevata e l’assenza di zucchero, ne fanno un ottimo bitter da miscelazione in grado di sostituire in alcune preparazioni, i ben più conosciuti prodotti stranieri. Il suo consumo può essere nel caffè, diluito in acqua calda, per aumentare le virtù digestive o in acqua fredda, opportunamente zuccherato. Nel 1993 l’Albergian, ha rinnovato il brevetto, visto il recente successo che stanno nuovamente riscuotendo i nostri amari di tradizione.

Elisir San Bernardo

Amaro prodotto nell’abbazia di Casamari in provincia di Frosinone, famosa per l’elaborazione di altri liquori, fra cui le Gocce Imperiali, trattate nel capitolo dedicato.
Questo elisir dalle proprietà miracolose viene prodotto seguendo un antica ricetta in possesso dei monaci ed è dedicato al grande santo della religione cattolica, fervente combattente delle eresie e grande taumaturgo, a cui sono attribuiti centinaia di miracoli e prodigiose guarigioni di ciechi, infermi ed ammalati.
Oltre a questo amaro, il mondo del bere deve a San Bernardo un’importante intuizione .
Francese di nascita, operò nella sua Clairvaux, una potente abbazia eretta nella regione dello Champagne, dove volle fortemente introdurre il vitigno bianco Chardonnay, allevato nell’enclave della Borgogna.
Riteneva infatti che la regione della Marna fosse particolarmente vocata alla sua coltivazione e fu così che lo Champagne, noto anticamente per i soli vini rossi da Pinot Nero, divenne produttore anche di bianchi che poi avrebbero dato vita, nel proseguo della storia, al famoso spumante elaborato da Dom Perignon.
Ma torniamo al liquore…L’elisir, che ha perso le connotazioni curative originali, viene elaborato con 20 erbe aromatiche e medicinali, ad una gradazione di 27 gradi, delicatamente dolce, servito fresco, è indicato come dopo pasto digestivo.

Elisir dello Speziale

Liquore delicatamente amaro creato dallo speziale Giuseppe Cappelletti, appassionato di erboristeria, creatore del Novasalus e del Rutaben e fondatore dell’omonima liquoreria erboristica.
Il liquore prodotto dall’Antica Erboristeria Cappelletti (cappelletti.it) è estremamente piacevole, è un mix di erbe trentine e spezie esotiche, piacevolmente zuccherato, la cui nascita non ha scopi curativi, come i precedenti.
La sua formula fu messa a punto come liquore di benvenuto per gli amici, che si recavano in visita presso casa Cappelletti.
Era un’ usanza comune tradizionale accogliere in famiglia i propri amici con liquorini auto prodotti ed indugiare in salotto sorseggiando l’elisir, la cui ricetta veniva tenuta gelosamente segreta.
Questo prodotto risulta particolarmente riuscito, con una nota speziata molto ben bilanciata e zucchero ben dosato.
La ricetta è rimasta inalterata nel tempo come l’etichetta, mentre per il suo servizio si consiglia di servire fresco in piccoli bicchierini, che favorivano la ripetizione della consumazione, perchè uno tirava l’altro….

Erbasalus

Un amaro innovativo, non tanto per la composizione, ma per il pack originale, ideato e registrato dalla Distilleria Pietro Mazzetti di Montemagno Monferrato, la seconda distileria più antica d’Italia (trattata nel paragrafo dedicato alla Grappa).
La base di questo amaro è però alcol di origine cerealicola che l’azienda acquista, preferibile alla grappa che risulta spesso troppo invasiva al gusto in questo tipo di prodotti multi erbe.
Il prodotto infatti si presenta con un decisamente complesso bouquet di 26 erbe, la cui presenza è visibile nella bottiglia, infatti, contrariamente a tutti gli altri amari, questo non viene filtrato, lasciando, rami , radici e fiori all’interno.
Il risultato in termini di look è decisamente interessante, inoltre ha l’indubbio vantaggio di certificare l’assoluta mancanza di aromi di sintesi , in luogo delle erbe…
Ha virtù tonificanti e corroboranti e il suo produttore identifica il prodotto con la farmacopea casalinga ben presente nel Monferrato e che come avete modo di leggere, ha dato i natali a più di un amaro presente nel paragrafo.La distribuzione dell’amaro è pittosto circoscritta alla zona astigiana, poichè la produzione non conta molte bottiglie. Al recente Salone del Gusto di Torino ha ricevuto ampi consensi sopratutto per l’originale proposta.

Amaro Erbes

amaro erbesLa famiglia Izzi, originaria di Latina, produce questo amaro da ben quattro generazioni, seguendo la ricetta che Vincenzo Izzi, il fondatore elaborò nel 1903. Come spesso accadeva in quel tempo, Vincenzo, abile pasticcere ed erborista , si dilettava nel retro bottega con esperimenti di infusione con erbe e radici, per creare amari, liquorini e bagne necessari al lavoro, ma che vedevano un crescente interesse da parte del consumatore finale.
I primi esperimenti furono improntati sulle classiche erbe digestive, china, rabarbaro, genziana, per poi arricchirsi con l’esperienza di altri componenti, fino alla creazione dell’Amaro Eupeptico, termine medico difficile che tradotto sta ad indicare “una rimedio che favorisce la digestione”.
Dopo le vicissitudini legate alla due guerre, la produzione riprese a pieno regime nel 1946, la gamma dei prodotti si ampliò con altri liquori della tradizione, molto richiesti nel periodo, come la Sambuca. L’amaro cambiò nome abbandonando la terminologia medica, diventando semplicemente “Erbes”, molto più facile e di maggior presa commerciale. Il prodotto vede attualmente anche una declinazione di eccellenza, ovvero una riserva invecchiata in rovere di Slavonia , per dare maggiore rotondità al prodotto.