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Amari F

Fernet Branca

Nato a Milano nel 1845, all’interno delle distillerie Branca (branca.it) fondate da Bernardino Branca, con l’impiego di 27 radici e spezie, ma forse segretamente se ne possono contare qualcuna di più, visto che alla preparazione della dosi finali della ricetta presiede il solo Cavalier Branca. Fra questi botanici si riconoscono la mirra, le radici di genziana, la cannella, il rabarbaro, la china, le scorze di agrumi, il costoso zafferano e l’aloe ferox. La mirra ha una funzione dilatante del pirolo dello stomaco, mentre le altre hanno comprovate virtù digestive ed antisettiche.
Le spezie vengono macerate in alcol separatamente e con tecniche diverse di estrazione, ed il risultato, opportunamente filtrato viene invecchiato per un anno in botti di rovere, nelle immense cantine poste sotto l’abitato milanese di via Resegone.
Ancora oggi la ricetta è divisa fra il proprietario ed alcuni dipendenti. Il primo pesa ancora segretamente 6 spezie, le più connotanti dell’amaro, in una stanza dai vetri oscurati, mentre gli altri conoscono solo la dosatura delle erbe di loro competenza. In questo modo il segreto della composizione del fernet rimane tale. Lo stesso vale per il prodotto Carpano di proprietà dell’azienda.
In passato le cantine necessitavano di 40 maestri d’ascia per mantenere in efficienza le 800 botti all’interno di esse, contando che l’azienda aveva ad inizi ‘900, quasi cento prodotti liquoristici in catalogo.
Bernardino Branca era uno speziario, mestiere antico che esercitava a Pallanza, sul lago Maggiore, sede di rinomati alberghi con annesse terme. Questo mestiere andava di pari passo con le cure termali che l’allora nobiltà e borghesia arricchita erano soliti fare nei luoghi di villeggiatura.
Ma in quel tempo imperversavano anche le malattie infettive dell’apparato digerente a causa delle malsane condizioni di vita e Branca notò come il suo rimedio fosse particolarmente efficace per la loro cura.
Scoppio un epidemia di colera a Milano e Branca decise che quella poteva essere una buona occasione per rendere famoso il suo prodotto. Si trasferì a Milano, ed aprì un’attività di liquorista, prima in zona bastioni di Porta Nuova e successivamente nella sede attuale, per sfruttare il boom della liquoristica che caratterizzò il periodo. Inizialmente il suo prodotto veniva venduto nei mercati rionali da lui stesso e grazie ai buoni risultati curativi prese ad essere un liquore di uso comune per la cura delle disfunzioni digestive.
Il nome ha origini controverse e ha più spiegazioni, che la stessa azienda, in passato, ha contribuito a creare. L’unica, quella vera, viene raccontata personalmente dal gentile personale che opera le guide al Museo Branca.
Furono ritrovati negli archivi dell’azienda delle ricette firmate da un certo Fernet, medico ed erborista svedese che lavorava negli anni della fondazione con Bernardino Branca. Forse una fortunata coincidenza li fece incontrare sul lago e li fece decidere per la creazione di un nuovo amaro. Il mistero però è piuttosto fitto poichè ad esclusione dei documenti firmati non ci sono foto di questo personaggio, neanche in quelle di gruppo di fronte alla sede produttiva, che caratterizzavano il periodo.
Trovandosi l’azienda a Milano, negli anni si è voluto far credere che Ferner fosse l’union di due parole dialettali: Fer (piastra di ferro) e Net (lucido). La leggenda dice che il trito di erbe lasciava lucida la piastra calda utilizzata dalla moglie del fondatore, Maria Scala, per eseguirlo quando era ancora una preparazione legata alla tradizione di famiglia.
Un altra leggenda è legata alla lavorazione dell’Aloe Ferox, una linfa cristallizzata della pianta omonima, che sciolta in acqua calda, lasciava lucido la sorta di mestolo di metallo, utilizzato per la sua emulsione nell’infusore che è ancora visibile all’interno del museo.
Il liquore fu venduto fino agli anni 40 all’interno di farmacie e apoteche ed era considerato a tutti gli effetti un prodotto stomachico da utilizzare anche contro la febbre malarica e il colera, da vendersi sotto prescrizione medica.
A dimostrazione di ciò il Fernet fu venduto nelle farmacie anche durante il proibizionismo americano.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale il prodotto perse le sue connotazioni mediche ed iniziò, con il benessere economico seguente, negli anni 60 ad essere venduto liberamente, sia come digestivo sia come aperitivo.
Famosa la pubblicità su Carosello con il famoso slogan “Fernet Branca, Digestimola”, grande invenzione di marketing anni 70 che determinò il successo del prodotto.
Molto bello uno dei primi calendari pubblicitari al mondo, datato 1886, dove una procace “bersagliera” scollata, che fece sicuramente scandalo fra i perbenisti dell’epoca, porge un ottimo fernet ad un guerriero africano. Siamo negli anni del colonialismo e l’Italia ha ottenuto il protettorato della Somalia ed è vicina alla conquistata dell’Eritrea. I bersaglieri erano presenti sul teatro di guerra e qui festeggiarono i loro 50 anni della fondazione, a cui Branca rese omaggio.
Interessante anche la storia del marchio che nel 1895 cambiò ad opera di Leopoldo Metlikovitz che disegno un aquila che sormontava il mondo.
Il successo e la distribuzione mondiale del prodotto andava celebrato: l’aquila, simbolo del potere, stringeva negli artigli una bottiglia del celebre fernet, mentre una fascia rossa “Branca” avvolgeva la Terra.
Oltre al consumo liscio , il Fernet ha ottenuto un ottimo consenso, sopratutto in Sud America come long drink miscelato alla Coca Cola, per un cocktail veramente digestivo…
Il Fernandito, così si chiama questo drink che unisce di fatto i due digestivi commerciali più potenti, è oggetto di culto fra la popolazione argentina, tanto che ogni anno si contano decine di visitatori alla fabbrica. Per via del successo del Fernet si contano decine di imitazioni, che se in Italia, sono andate via via scemando, in Argentina sono ben presenti.
Molti di esse sono collezionate nel museo Branca, come curioso cimelio, visto che l’imitazione è la forma più alta di ammirazione…
Sempre appartenente alla famiglia Branca anche il famoso Branca Menta ottimo digestivo, di fatto un Fernet, dalla marcata sensazione mentolata, protagonista di bellissime pubblicità su Carosello, in cui, anticipando i tempi odierni, che hanno come protagonista Stanislav, scolpiva il bicchiere da consumo nel ghiaccio con il riuscitissimo slogan ” Brrrr, Brancamenta….”
La sua origine, datata 1965, è la dimostrazione dello spirito di osservazione dei grandi uomini d’affari.
Verificato che molte persone, sopratutto le donne, apprezzavano degustare il liquore amaro, con l’aggiunta di qualche foglia di menta fresca, tornò in azienda e si affrettò a mettere a punto un Fernet con l’aggiunta della miglior menta italiana, quella di Pancalieri, in provincia di Torino. La storia vuole che anche la grande cantante Maria Callas fosse un bevitrice di questo prodotto prima dei suoi concerti. Il motivo che lei asseriva era semplice: la menta disinfettava la gola e la mirra aveva la funzione di dilatare e rilassare i muscoli dell’apparato digerente.

Fernet Contratto

Il successo riportato dei nostri amari in America e la riscoperta del Fernet in Italia, complice anche un risveglio del principale produttore sopra descritto, ha portato la Contratto (contratto.it), storica azienda piemontese, fondata a Canelli nel 1867 da Giuseppe Contratto, a riproporre la sua ricetta. Siamo nel cuore della denominazione Moscato d’Asti, il vino spumante che il mondo ci invidia. L’azienda è famosa sopratutto per gli spumanti, di cui è produttrice ancora oggi nelle magnifiche cantine le cui volte a mattoni sono protette dall’Unesco e di cui si consiglia vivamente una visita. Successivamente la Contatto prese a produrre vermouth, come del resto la maggioranza delle aziende che vinificavano Moscato in quei luoghi. Quest’uva, naturalmente dolce, evitava di zuccherare il vino conciato, permettendo un notevole risparmio all’azienda. In passato le aziende erano libere di produrre sotto lo stesso tetto liquori, vermouth e vini, pertanto il completamento della gamma, visto il successo dei prodotti enologici, fu un passo obbligato. Una volta le aziende rifornivano di tutti i prodotti i loro clienti ed erano dotate di un catalogo liquoristico che poteva superare le 100 referenze, dai bitter agli infusi di frutta. Il Fernet era uno di questi, visto il successo che la tipologia riscuoteva nei bar e nei ristoranti locali, come potente digestivo e corroborante. La Contratto disponeva di una sua ricetta, frutto del sapere dell’infusione delle erbe che era propria dei produttori di vermotuh. Agli inizi degli anni 60 vi fu il divieto di produrre ogni alcolico indistintamente, pertanto la Contratto scelse la tradizione, abbandonando la liquoristica, che nel frattempo aveva preso a soffrire un calo di vendite, in favore di vini e vermouth. Oggi, persistendo il divieto, ma ritornando l’interesse per la tipologia, l’azienda ha ripreso a produrre il Fernet presso un importante terzista della zona.

Florio Amaro

schede tecniche ITA.inddFlorio, il più noto produttore di Marsala, a cui va il merito di aver reso questo vino liquoroso famoso nel mondo, produce nuovamente un amaro nel filone della tradizione.
Come spesso ribadito su questo sito, nel passato i grandi produttori, sia distillatori, che cantine che liquoristi avevano gamme di prodotto molto ampie, composte di amari, liquori, vermouth e distillati.
Tutti facevano tutto per soddisfare i clienti della propria zona, mancando vie di comunicazione ed essendo molto presenti dazi doganali, spesso fra le stesse province.
Veniamo alla storia.
Le cantine furono fondate da Vincenzo Florio nel 1832 e, se si è interessati alla storia, questa è ben trattata nel paragrafo dedicato ai vini liquorosi del sito.
Il Florio Amaro ha un origine storica ben definita, in quanto era il prodotto imbarcato a bordo della flotta mercantile, uno dei rami in cui il fondatore investi, per implementare il commercio del vino, dello zolfo e dei tessuti.
Le sue navi viaggiavano cariche di queste derrate e tornavano piene di  generi coloniali e pregiate spezie.
L’amaro venne preparato con quest’ultime in unione alle scorze di agrume, eccellenza locale, fra cui spiccano arance e limoni.
Il prodotto venne poi imbarcato oltre che per essere venduto anche per curare eventuali disturbi digestivi, invero molto frequenti a bordo, della ciurma.
La ricetta prevede 13 piante aromatiche ed è invecchiato 18 mesi in fusti di legno. La nota più presente al naso ed al gusto è quella delle arance, che con il loro olio essenziale danno la vera impronta al prodotto rendendolo piacevole e beverino, sopratutto se servito fresco o con ghiaccio. L’infusione non è a base Marsala, come ci si potrebbe aspettare, ma idroalcolica ed il prodotto consta di 32 gradi alcolici.

Formidabile

amaro formidabileL’amaro Formidabile nasce a Roma dalla passione per la ricerca nei laboratori della Liquori & Affini.
Un prodotto la cui formulazione trae origine dalle ricette di alcuni libri in mano al proprietario dell’opificio, che in questo modo ha voluto riportare in vita un prodotto tradizionale, decisamente amaro, ed in qualche modo contro tendenza verso la moda attuale degli amari poco amari.
Il nome Formidabile fa presagire l’assaggio e strizza l’occhio alla cultura futurista e non potrebbe essere altrimenti visto lo spirito anticonformista che si ritrova anche in etichetta.
China Rossa, assenzio e genziana sono le principali piante amare e sopratutto china e genziana si fanno sentire nella loro persistenza, mentre il rabarbaro, più elegante, insiste a metà assaggio, così come le scorze di arancio amaro, classico abbinamento con le ricette a base di china.
L’anice, sintomo della storicità della ricetta, si fa sentire al naso. Non dimentichiamoci infatti che questa spezia era onnipresente in ogni ricetta sia in purezza che in coabitazione con altre in ogni liquore dalla fine del 1800.
Il processo produttivo è tradizionale, ovvero una macerazione in alcol, di cui però non vengono dichiarati nel il tempo, ne la gradazione del solvente.
L’amaro nato nel 2014 ha avuto un lancio in grande stile con Gary Regan e un come consulente uno dei guru della miscelazione mondiale, Jim Meehan.
Bella la bottiglia e l’etichetta, che come detto ha nella sua essenzialità alcuni tratti del Futurismo. Su di essa sono in evidenza l’annata ed il lotto produttivo, poichè, come dice il produttore, trattandosi di amaro artigianale prodotto con piante aromatiche, il profilo, potrebbe variare leggermente fra ogni singola produzione e fra annata ed annata. La stagionalità infatti influenza il carico aromatico delle piante e per quanto ci si attenga alla ricetta, potrebbe essere difficile essere sempre esattamente uguali.