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Amari I

Amaro 18 Isolabella

Grande amaro del passato, prodotto da una casa storica, la Egidio Isolabella, fondata nel 1871, inventrice anche del famoso Mandarinetto (trattato nel paragrafo dedicato), il liquore agrumato in voga verso la fine del 1800.

Come spesso accade, la Casa nacque come fabbricante di vermouth, visto il successo della tipologia nel secolo scorso, poi ,considerata l’expertise in campo botanico, si passò a produrre, anche un amaro. L’amaro nacque con connotazioni curative come la maggioranza dei prodotti dell’epoca.

L’ispirazione per il nome venne alquanto naturale e spontanea: l’infusione dell’amaro contava 18 erbe selezionate, così come 18 era la licenza dell’Azienda per la produzione di alcolici. Esistono però delle immagini storiche dell’”Amaro 1918″ che potrebbero far pensare alla data storica legata alla fine della grande guerra. L’immagine curativa viene enfatizzata anche dalla presenza dell’infermiera che porge un bicchiere, sottolineato dallo slogan “Per la salute”.

L’amaro ebbe veri momenti di gloria con pubblicità televisive all’avanguardia, così come accadde per il Mandarinetto.

L’attuale amaro consta di una gradazione alcolica di 30 gradi e risulta piacevole ed equilibrato.

Oggi la proprietà storica produce vini come “Tenuta Isolabella”, mentre l’amaro è in carico al pacchetto prodotti della Ilva.

Una curiosità: l’amaro è presente all’interno della ricetta di un cocktail il “Baby Darling”, vincitore di un concorso nazionale Aibes nel 1966, inventato da Luigi de Martinis, della sezione di Milano, composto da 2 cl di Vermouth rosso, 2 cl di amaro 18, 2 cl di rum invecchiato 5 anni e gocce di Galliano.

Amaro Iannamico

Amaro abruzzese, nato nel 1888 dalle Distillerie Jannamico, il suo ideatore è il Cav. Francesco Iannamico che lo produsse con erbe di montagna, provenienti dal bellissimo Parco della Maiella. L’esordio del prodotto fu assolutamente bruciante e da ricordare come esempio unico negli annali della tipologia.

Nei tre anni seguenti al suo lancio commerciale e cioè nel 1898, 1899 e 1900 si aggiudicò decine di onorificenze ufficiali ai vari saloni a cui partecipò a Parigi, Strasburgo, Londra, Napoli e Torino.

Il prodotto è un classico amaro di tradizione con scia amaricante ben dosata e zucchero a bilanciare.

L’uso di erbe del territorio si sente sopratutto al gusto dove la genziana, vera eccellenza regionale, si fa sentire con le sue note legnose.

Oggi l’azienda è in mano ai discendenti del cavaliere e la produzione si è diversificata con i liquori tipici della tradizione italiana come il nocino, la genziana, la sambuca e il ratafià di ciliegie.

Imperatore, amaro della Daunia

Imperatore, l’amaro della Daunia, è un bel progetto di recupero operato dalla famiglia La Cava, originaria di Lucera.
Una ricetta riportata in vita ed attualizzata da Alfredo La Cava, aromatiere di comprovata professionalità con una lunga militanza alla Maraschi & Quirici di Riva di Chieri. Questa si fa risalire a Giuseppe La Cava, nonno degli attuali proprietari, del progetto, appassionato di erbe e con una gran voglia di lavorare la sua terra.
In tempi recenti, Salvatore, cugino di Alfredo e di Sergio, altro componente della famiglia facente parte del progetto, decide di riportare in vita la ricetta, omaggiando il nonno e la sua passione.
Le piante aromatiche sono il simbolo della regione, ruchetta selvatica e lampascione, un binomio molto particolare che non deve impaurire, ma incuriosire.
Il risultato è infatti un prodotto che esce dagli schemi della scuola meridionale, solitamente giocata su agrumi e frutta secca, con un finale gradevolmente amarognolo ed erbaceo, con zucchero ben dosato. Ideale per un consumo liscio, si presta anche alla miscelazione, anche se l’amaro non molto marcato non permette di sostituirlo ad un bitter classico.
Infine il nome, piuttosto curioso ed altisonante per un amaro, ma sicuramente meno sfruttato di un eventuale Amaro del Nonno
E’ un omaggio a Federico II di Svevia, detto puer Apulia, figlio della Puglia, per via del sua permanenza ed opera nella regione, sopratutto a Lucera, cittadina che ebbe, probabilmente, i maggiori fasti e prestigio proprio in quel periodo. La bottiglia cita una sua famosa frase “Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi si sarebbe fermato a vivere qui”.