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Amari P

Amaro Pacis

Chiaro esempio di amaro di origIne ecclesiale sin a partire dal nome e dall’etichetta, con chiari rimandi religiosi e citazioni latine.
Il liquore amaro viene attualmente prodotto dal laboratorio Officinale Balestrino, di Nizza Monferrato, noto per essere uno dei primi distillatori di grappa piemontesi.
Nizza Monferrato è uno dei capisaldi enologici del Piemonte ed in passato assicurava grandi quantità di vinacce e vini utili per la distillazione e per la fabbricazione di liquori.
L’ideatore della ricetta fu Don A. Pellegrino fondatore del santuario “Regina Pacis” di Fontanelle, in provincia di Cuneo.
Il liquore fu sicuramente ideato come corroborante energetico, grazie al buon grado zuccherino e al basso tenore alcolico di soli 17 gradi.
La ricetta ovviamente segreta si compone di erbe e radici raccolte nelle vallate cuneesi, la cui macerazione viene parzialmente distillata e miscelata nuovamente con la restante infusione. La sua diffusione risulta molto sporadica e legata principalmente all’areale monferrino.

Amaro il Padrino

Amaro proveniente dalla città di Corleone, prodotto dal bar pasticceria dei fratelli Ruggiriello, seguendo un antica ricetta di uno zio, che era solito produrre per se questo liquore digestivo, utilizzando le erbe delle vicine montagne.
Dimostrando una buona dose di spirito, i fratelli Ruggiriello hanno deciso di sfruttare un marchio di fabbrica decisamente riuscito della zona: il padrino della mafia. La cittadina dell’entroterra siciliano è nota per aver dato i natali a molti boss ed essere da sempre teatro di vicende mafiose.
Molti turisti si recano a Corleone per fare il tour dei luoghi mafiosi attratti dallo stile di vita e dal codice di onore ferreo fatto di onore e fedeltà. Molti di essi sono stranieri e vengono irrimediabilmente attratti da questi luoghi dopo la visione del film “Il Padrino”, dove uno strepitoso Marlon Brando interpreta Don Vito Corleone, un boss d’altri tempi, che regala alcune storiche battute entrate nel gotha del cinema.
Un famoso cocktail dedicato, il “Godfather” così come decine di serie di telefilm a tema come “La Piovra” dimostrano che la gente è assolutamente attratta dalle vicende di morte della mafia.
Non poteva quindi mancare un amaro “souvenir” a ricordo della gita. Un amaro intitolato a questo uomo d’onore d’altri tempi, simbolo della mafia d’antan, ormai irrimediabilmente sorpassato dagli eventi. Dimostrazione ne sia che anche la Corleone ritratta sull’etichetta dell’amaro non esiste più, cosi come quella godibile dalle belle foto del sito internet dell’amaro.

Palent l'amaro bio

Amaro molto interessante e decisamente buono, prodotto a S.Damiano Macra, dal laboratorio artigianale Palent (palent.it) che prende il nome da una borgata del paese di Albaretto, sita in alta Val Maira. La valle è famosa per la qualità del suo genepy, di cui il villaggio di Elva è il suo cru più prestigioso. La Palent nasce da un sogno di Matteo Laugero, classe 1931, che di mestiere faceva l’edicolante, ma con una forte passione per l’infusione e l’erboristeria. Una volta che i figli sono cresciuti decide di vendere il negozio e di trasferirsi nella casa paterna nell’antica borgata per far vivere quello che lui definisce il suo “chiodo fisso”. Riesce così a trasformare la sua passione nel lavoro quotidiano, ovvero coltivare genepy e raccogliere erbe che trasforma nei i suoi ottimi liquori ed amari. Il genepy viene coltivato su piccoli fazzoletti di terra scoscesi, così come molte altre erbe utilizzate per la creazione di questo amaro, nato dall’inventiva di Matteo, senza attingere da ricette storiche. Le coltivazioni sono a regime biologico certificato così come l’alcol utilizzato per le sue produzioni. Le erbe infuse a freddo, fra cui spicca la Genziana e l’Achillea, sono in parte raccolte dalle coltivazioni ed in parte nei boschi. Il dosaggio, assolutamente equilibrato, è frutto di anni di esperimenti ed assaggi con gli amici. La produzione è ora in mano ai due figli, uno di questi Dario si occupa di vendita, distribuzione e della gestione del rifugio montano che porta lo stesso nome dell’azienda.

Pasubio Antica Erboristeria Cappelletti

L’amaro Pasubio è stato lanciato nel 2017 dalla Antica Erboristeria Cappelletti fondata nel 1906 viene fondata a Trento nel 1906  come “Società per la vendita di coloniali all’ingrosso e al minuto”. Come spesso accadeva all’epoca, presto dalla commercializzazione di spezie droghe e piante officinali si passava alla produzione diretta per avere margini di guadagno migliori, sfruttando anche un mercato che non sembrava avere fondo.
La produzione di amari e tonici è ben rappresentata su questo sito con parecchie recensione dal Novasalus all’Elisir dello Speziale.
Il Pasubio si differenzia dal resto della produzione dell’opificio poichè ripropone un classico del passato, ovvero un amaro a base vino, come recita anche l’etichetta.
Tutti ricorderanno Don Bairo e Diesus, amari leggeri che godettero di una certa fama negli anni 70 ed 80, per arrivare ai recenti lanci del San della Canellese.
Pasubio ha pertanto una base enologica, e sentori di frutti rossi grazie alla macerazione di mirtilli locali e balsamici, per la presenza del Pino Mugo.
Il suo nome è un omaggio al massiccio calcareo delle Dolomiti, che viene raffigurato in etichetta, diviso fra le province di Vicenza e Trento che fu teatro di aspri combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale, dove non è raro imbattersi in trincee e ricoveri.

Pelinkovac

abuja pelinkovacQuesto amaro di tradizione slava è un ennesima declinazione dell’utilizzo dell’artemisia, che in tutta europa ha dato vita a vermouth, absinthe (fee vert e blanchette) ed amari di tradizione, come nel caso dell’ungherese Unicum.
Il nome in realtà indica una tipologia di prodotto, un po’ come accade per noi per il Fernet o l’amaro Felsina ed ha parecchi interpreti nella sua terra di origine.
Il nome si pronuncia “pelìnkovàz” e nella sua radice c’è il nome della pianta Arthemisia Absinthiumche suo principale aromatizzante che in in lingua serbo-croata si dice pelin-pelen.
Il sapore è decisamente amaro e poco concede alle mode attuali dei liquori gradevoli ricchi di spezie nobilie e frutta secca.
La gradazione alcolica varia dai 28 ai 35% ed è consumato come dopo pasto, a differenza di vermouth ed assenzi che hanno un utilizzo essenzialmente come aperitivo.
Altra differenza qui non si usa vino per la sua realizzazione, anche se queste terre ne producono in abbondanza.
Per la sua realizzazione si utilizzano altre 34 erbe in media, con differenze ovviamente fra aziende e regioni.
Per tutti invece c’è l’aggiunta di caramello o zucchero bruciato che viene prodotto, come nel vermouth, in apposite macchine.
Badel-Pelinkovac-10L_2014_web-Anche il metodo produttivo, sembrerebbe quello in infusione, ma rimane difficile avere notizie certe anche per una certa difficoltà con l’inglese tecnico di alcuni produttori.
Inoltre le ricette famigliari sono difese con il massimo riserbo dai liquorifici.
Lacuna che sarà colmata sicuramente in futuro…
Il prodotto è popolare in Serbia, Croazia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina, come pure in Slovenia, dove è conosciuto come Pelinkovec o Pelinovec. Per via della vicinanza è conosciuto e distribuito anche in Italia, nella zona di Trieste.
Le marche assaggiate sono però esclusivamente italiane, la Abuja, e croate, Badel, Maraska e Darna, ma vi saranno sicuramente altri interpreti.
La prima è, come detto, prodotta in Italia, dalla Liquori Trieste, riprendendo la ricetta di Andrea Abuja che giunse a Gorizia dalla vicina Graz in Carinzia nel 1899.
Pelinkovac maraskaLa fabbrica triestina è oggi proprietaria del marchio e continua la tradizione di questo prodotto, unico ancora in produzione della distilleria Abuja, che in passato era nota anche i suoi liquori e vini.
La ricetta è sopravvissuta così come l’etichetta originale alle vicissitudini della famiglia che superò le due guerre che qui furono particolarmente rovinose.
La seconda è la Badel di Zagabria, che ha ben 150 anni di tradizione nella fabbricazione di questo liquore. Bella una frase del titolare che provo a tradurre in: “nella sua amarezza risiede il dolce della vita”.
Il gusto è equilibrato e la gradazione alcolica è di 28 gradi.
Il prodotto più famoso della zona è pero il Maraska, realtà produttiva sita a Zara, grazie forse ai suoi trascorsi travagliati legati alle vicende di guerra e all’azienda leader dell’epoca, la Drioli.
La zona era infatti famosa per il Maraschino di Zara, ma i bombardieri americani lasciarono ben poco della zona industriale dove sorgevano gli stabilimenti Luxardo, Drioli e Vlahov…
pelinkovac amaro darnaSulle ceneri dello stabilimento (è infatti errato pensare che l’attuale fabbrica sia la storica Drioli, di cui non rimase praticamente nulla) sorse la Maraska, una distilleria di liquori voluta dal dittatore Tito.
Insieme al maraschino riprese anche la produzione del liquore all’assenzio che ritorno ad essere molto venduto. Il prodotto della Maraska è decisamente amaro ed è ben eseguito secondo la tradizione, ma sicuramente è per palati allenati, infatti dopo un ingresso dolce, l’assenzio da una lunga persistenza amara.
Darna l’ultima del lotto, produce un liquore molto scuro, dal sapore meno amaro e più piacevole. Il profumo di erbe, l’assenzio in particolare è comunque molto forte.
La gradazione alcolica è invece allineata ai 28 gradi del precedente.
L’azienda ha vinto dal 2001 al 2009 una serie di riconoscimenti con il suo prodotto che rendono bene l’idea della qualità, ma anche della bevibilità superiore del prodotto.

Amaro Penna

La storia di questo amaro inizia a fine 800, quando il fondatore Alfonso Penna, per impegni di lavoro, arriva nel Cilento e precisamente a Sassano, un paesino in provincia di Salerno.Qui conosce la sua futura moglie Rosa e di conseguenza ,decide di fermarsi e mettere su famiglia.
Una notte, alcuni dicono per ripararsi da un temporale, altri sostengono per semplice amicizia con il farmacista, fece conoscenza, nel retro bottega del negozio, con il mondo dell’erboristeria
Affascinato dalle proprietà curative delle erbe inizia ad appassionarsi ad esse effettuando i primi tentativi di infusione alcolica.
Dopo una serie di prove, visti i risultati lusinghieri, suffragati da amici e conoscenti, Alfonso decide di aprire un suo liquorificio, nel 1904.
Poco tempo dopo inizia la commercializzazione dell'”Amaro Penna” su cui orgogliosamente in etichetta scrive: “Risolve la digestione in maniera mirabile”.
Riconoscimenti e premi non tardano a venire. Siamo nell’epoca d’oro di questo settore merceologico, che inizia ai primi del 900. Sfortunatamente nel 1930 la sua avventura finisce, con la morte prematura del fondatore.
Il figlio Arturo, come spesso accade ai figli d’arte, inizialmente non scelse di seguire le orme del padre, ed aprì una fornace di mattoni. Per via della morte del padre si ricredette, e tornò agli affari di famiglia. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dimostrando fiuto degli affari, allargò la gamma dei prodotti, per seguire il boom economico italiano, degli anni 50 e 60. Questa decennio vide un consumo eccezionale di prodotti liquoristici di ogni tipo grazie alla ripresa economica ed al ritrovato benessere del popolo italiano. Il liquorificio Penna rispose con decine di prodotti fra cui Sambuca, China, Caffè e Limoncello che risultano ancora prodotti.

Petrus

Boonekamp liquorista olandese creò nel 1777 questo infuso con 40 erbe e spezie, come tonico rinvigorente. La tradizione olandese nella produzione di infusi e liquori è ben nota agli appassionati ed in questa nazione troviamo i liquoristi più antichi in assoluto, con date di fondazione intorno alla metà del 1600.
Riconosciamo nel prodotto il gusto di caffè tostato, liquirizia, aloe, china, rabarbaro e genziana, quest’ultima dona particolari toni legnosi amari che fanno di Petrus uno degli ultimi prodotti della categoria “amarissimi”. La Compagnia delle indie olandesi fondata agli inizi del 1600 contribuì non poco, con le sue spezie pregiate, ad impreziosire questo amaro di vecchia scuola.
Petrus negli anni 70 visse un periodo d’oro, con bellissime pubblicità in cui una mano, foderata con un armatura medioevale stringeva la bottiglia appoggiandola poco delicatamente sul tavolo…La componente amara spiccata e la pubblicità da “vero uomo” raccolsero ampi consensi fra la popolazione maschile del tempo, poichè iniziava a farsi strada in televisione ed al cinema, il ruolo dei duri nei primi telefilm polizieschi e nei “mafia movie”. Infatti uno dei primi slogan fu “L’amaro dell’uomo forte”, che poi cambiò in:” Petrus, l’amarissimo che fa benissimo”, collegando il recente passato, quando l’amaro aveva anche connotazioni curative.
Sfortunatamente il cambiamento del gusto attuale, che predilige un maggior equilibrio fra dolce ed amaro, ha relegato ormai il Petrus ai margini del settore, soppiantato da quei prodotti dove la componente della piacevolezza e dei toni dolci è sovrastante. L’epoca degli uomini duri e dei prodotti mascolini sembra definitivamente passata…

Amaro Pratum

pratumLa distilleria Bonanventura – Maschio entra nel mondo degli amari attraverso questo prodotto che trae origine dalla tradizione erboristica friulana forte di secoli di storia legata alla farmacopea casalinga. Non risulta che la ricetta sia stata o meno di origine convetuale.
L’esperienza nella distillazione delle grappe è una garanzia di qualità del prodotto, che è uno dei pochi rappresentati regionali della tipologia amari, insieme al Radis della Stock.
Per la sua produzione si utilizzano 7 erbe che vengono raccolte nei prati selvatici stabili montani, di cui è molto ricca la zona delle Alpi Carniche. Per essere considerati tali questi appezzamenti non devono aver subito lavoro ed intervento umano o sfruttamento come pascolo.
Alcune delle erbe utilizzate si riconoscono al gusto e sono dei classici della liquoristica montana come Achillea, Timo Serpillo dal tipico sentore di scorza d’agrume, Cardo Mariano e Mentuccia Selvatica, per donare un gusto rotondo ed armonico ad un amaro di soli 29°.