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Amari S

Amaro ``San``

amari_amaro "San"Amaro di tradizione prodotto dallo storico produttore di vermouth La Canellese, sito a Calamandrana in provincia di Asti, a metà strada fra Nizza e Canelli, due città altamente vocate alla produzione vitivinicola.
Non per nulla questo amaro viene elaborato con una base enologica, ben presente al gusto.

Il prodotto, forse l’unico rimasto nel genere, segue quanto fatto anticamente dai vecchi del luogo, che sfruttavano le conoscenze erboristiche popolari e famigliari per i loro rimedi curativi.
Ricetta d’altri tempi, con una bella impronta amara di genziana e genzianella, completate da aloe e rabarbaro, con una concessione al gusto di scorze di arance amare.
Se vi fosse la presenza di assenzio e una dotazione zuccherina maggiore verrebbe da pensare al gusto di un vermouth d’altri tempi, come capita di assaggiare da rare e vecchie bottiglie trovate nelle cantine di vecchi liquoristi.
La storia de La Canellese inizia nel 1880 come fabbrica di botti, fondata da Francesco Sconfienza.
La serietà e la qualità dei suoi contenitori in legno, inizialmente di castagno, nel segno della tradizione piemontese, fanno si che diventi fornitore di varie prestigiose cantine di zona. Una di queste, la Cinzano arriverà ad ordinare ben 22.000 botti all’azienda che compirà così il grande salto.

Nel 1948 la fabbrica viene duramente colpita dall’alluvione da cui si salva ben poco e di lì ad alcuni anni prenderà la decisione di produrre liquori e vermouth per assecondare un mercato in costante ascesa, sull’onda dell’euforia del dopo guerra. La ricetta in questione pare fosse appartenuta ad una cara nonnina del luogo che usava elaborare l’amaro come digestivo. L’amaro venne ribattezzato “San“, sano in piemontese, per via delle sue qualità taumaturgiche che rendevano tutti un po più sani. Il nome nasce anche per rimarcare anche l’origine sana e naturale dei suoi componenti. Sull’etichetta capeggia una vetrata di una chiesa carica di simbolismi, che potrebbe anche far pensare ad una ricetta di origine ecclesiale.

Amaro S. Carlo

amari_amaro san carloProdotto dalla distilleria Beccaris di Costigliole d’Asti, l’amaro San Carlo è un amaro prodotto fin dal 1951, anno della fondazione dell’azienda da parte del Cav. Elio Beccaris. Il nome dell’amaro è un omaggio all’ allora piccolo figlio Carlo, odierno titolare dell’azienda (per altre notizie visita la pagina Grappa, al fondo nella descrittiva delle aziende di territorio).
A lui si deve inconsapevolmente la nascita della distilleria, infatti si dice che il padre, indeciso su che attività iniziare, abbia posto in un cappello alcuni biglietti con delle idee di impresa, lasciando che il piccolo, pescando a sorte “decidesse” cosa fare, in considerazione che l’attività sarebbe stata ereditata da lui.
La formula è segreta e trae origine dalle decine di ricette artigianali casalinghe che popolavano il Monferrato a quel tempo.

Amaro S. Genesio

amaro san genesioL’Amaro San Genesio è un amaro di recente concezione, difatti la sua nascita risale ai primi anni ’80 ad opera della Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco in provincia di Asti, una delle più antiche d’Italia. L’amaro, per le sue caratteristiche naturali, non viene prodotto in maniera continuativa, pertanto si possono avere brevi rotture di stock, dovute ad una stagionalità avversa.
La grossa esperienza nell’infusione nelle erbe e la gamma di amari proposta dall’azienda, fece si che una compagnia teatrale di Torino per arrotondare i magri incassi delle rappresentazioni, si rivolgesse al titolare per la preparazione di un amaro da vendere a fine spettacolo.
Tale pratica era una vera strategia di marketing, per sostenere la compagnia teatrale, infatti in quegli anni si assistette ad un vero boom del comparto digestivi. Durante la rappresentazione non si mancava mai di fare pubblicità all’amaro, anche perchè a quei tempi non si parlava ancora di pubblicità occulta… capitava così che molti spettatori soddisfatti dello spettacolo acquistassero anche il digestivo.
L’infuso di 6 botanici vede come base la Verbena odorosa, una vera novità nella gamma solitamente composta di erbe classiche, che crea un interessante bouquet in unione a cannella e genziana, per un grado alcolico di 30°.
L’amaro è dedicato ovviamente a San Genesio Martire, protettore degli artisti, poichè la leggenda vuole che lui stesso fosse un mimo di teatro al tempo dell’antica Roma, giustiziato brutalmente per la sua fede cristiana.

Amaro S. Giuseppe

AMARO SAN GIUSEPPEL’amaro San Giuseppe proviene da Bassano del Grappa, sede anche della più antica distilleria d’Italia, la Nardini, a dimostrare la vocazione territoriale per la produzione liquoristica. L’amaro, di chiara ispirazione ecclesiale, prende vita grazie ai padri Gesuiti, che nella frazione Villa avevano un loro monastero, con annessa farmacia erboristica e distilleria, come tradizione per l’epoca.
La ricetta originale era patrimonio di un farmacista ed erborista, le cui origini non sono conosciute, che donò ai frati la ricetta affinchè potessero produrla. Realizzato l’amaro, i Gesuiti gli diedero il nome del santo simbolo della dedizione al lavoro, silenzioso artefice del disegno divino. La vicenda ricorda in qualche modo la storia della Chartreuse anche se qui parliamo di tempi relativamente più recenti…circa 80 anni, rispetto ai 400 della famosa abbazia di Voiron.
La ricetta ovviamente è segreta, anche se in zona esistono alcune varianti familiari con tocchi personali, come ogni amaro casalingo che si rispetti.

Amaro San Secondo

amaro san secondoProdotto nell’antica distilleria di grappa Balestrino, sita a Nizza Monferrato, ma i cui primi passi commerciali furono mossi in quel di Asti.
Il nome dell’amaro infatti è una dedica al santo patrono della città piemontese nota anticamente con il nome di Hasta.
San Secondo, di quasi sicure origini longobarde, mentre altri pensano ad una sua origine romana, si staglia sull’etichetta dell’amaro della ditta Balestrino, prendendo ispirazione da una bella incisione del XIX secolo. Sullo sfondo si vedono i monumenti della città di Asti, fra cui la chiesa a lui dedicata, dove si dice che fu sepolto a seguito del martirio subito.
L’amaro San Secondo è un classico prodotto ottenuto con erbe officinali e radici raccolte, come racconta la retro etichetta “Sui sentieri aleramici e savoiardi”. Anticamente l’amaro veniva proposto anche come cordiale ed energetico.
Il grado alcolico è assolutamente di stampo moderno, essendo di soli 21°, così come il gusto con una giusta tendenza dolce.

Amaro S. Maria al Monte

amaro s.maria al monteL’amaro, elaborato sicuramente da una ricetta originale medioevale in mano ai Padri Reverendissimi del Santuario di S. Maria al Monte, vide la sua produzione ufficiale, al di fuori delle mura, verso la fine 1800, per diventare nel 1892 uno dei prodotti favoriti di Sua Altezza Reale il Duca di Aosta. L’amaro è composto da 36 erbe classiche per la produzione del tempo, fra cui spiccano assenzio, rabarbaro, cardamomo e mirra, una gomma resina estratta da un arbusto appartenente alle Burseracee, dalla forte componente simbolico religiosa, in quanto compare fra i regali offerti a Gesù bambino dai Re Magi.
Sull’etichetta capeggia la firma di Nicola Vignale, il liquorista che curò la produzione in quel tempo, mentre oggi risulta essere in mano alla Distilleria dei Dogi di Genova. Sull’etichetta compare anche lo stemma sabaudo voluto da Emanuele Filiberto, suo fedele consumatore e che volle Vignale come fornitore della Real Casa.
Il Santuario che dà il nome all’amaro, a cui i genovesi sono molto devoti, fu edificato in più riprese dal 1183 fino a metà del 1500. Nel secolo successivo scampò alla rovina e all’abbandono, grazie ad una comunità francescana che vi si insediò all’interno.
Il Santuario, sorge per celebrare un miracolo successivo ad una sanguinosa incursione saracena intorno all’anno 1000, che parla di una forte luce proveniente dai monti limitrofi la costruzione, che fu interpretata dai genovesi come un segnale della fine dell’oppressione e dei saccheggi.

Amaro S. Severino

amaro san severinoAmaro prodotto dalla Antica Distilleria Russo, fondata nel 1936 a Mercato S. Severino in provincia di Salerno.

Non dobbiamo dimenticarci dell’importanza di questa città per il sapere della distillazione, infatti qui fu fondata intorno al 1100 d.C quella che viene considerata la prima università del mondo.
La distilleria nasce in un’area fortemente vocata alla viticoltura infatti si distingue fin da subito per la produzione di grappe con i principali vitigni bianchi e rossi campani quale Greco, Fiano , Aglianico e Piedirosso.
L’amaro San Severino, un omaggio al paese, sede della distilleria, a sua volta intitolato al famoso santo della cristianità che si distinse per le sue doti di taumaturgo, è il diretto discendente della tradizione locale nella produzione di rimedi curativi famigliari.
Da questo territorio così carico di storia e cultura, come testimonia il castello medioevale che sovrasta il paese, la ricetta si tramanda di padre in figlio ed è assolutamente segreta.

Infine, per sancire in modo definitivo l’unione fra territorio ed amaro, lo stemma del paese, sovrastato dalla corona dei Principi, fa bella mostra di sè in etichetta.
La formulazione è ovviamente segreta. Si sa solamente che è una miscela di erbe locali e di spezie lontane, in onore del passato glorioso del porto di Salerno, crocevia culturale e commerciale fra oriente ed occidente.

Amaro S. Simone

amaro san simoneL’amaro San Simone è quasi da considerarsi un amaro di “territorio”, nel senso che la sua diffusione vede la città di Torino e la sua provincia come principale mercato.
Grazie all’emigrazione e agli spostamenti di lavoro dei torinesi, ora questo amaro sta prendendo piede anche fuori provincia.
Anche i bar ed i ristoranti della Liguria di Ponente stanno iniziando a trattare l’amaro per accontentare i torinesi in vacanza, molto affezionati a questo prodotto.
La cosa assolutamente incredibile di questo amaro è che il titolare non ha mai fatto alcun tipo di comunicazione pubblicitaria, basandosi esclusivamente sul passaparola e sulle qualità del suo prodotto. Inoltre la struttura di vendita nella grande distribuzione praticamente non esiste e costringe quest’ultima, cosa più unica che rara, ad approvvigionarsi sul canale tradizionale.
La formula originale di questo amaro affonda le sue radici come spesso accade nel medioevo, quando una comunità di monaci si stabilisce a Torino in località Doragrossa, nel centro storico del capoluogo, corrispondente all’odierna via Garibaldi. Detentori del sapere dell’infusione ed esperti erboristi questi monaci elaborarono decine di rimedi curativi per la popolazione, mentre nel XVI secolo si hanno le prime notizie sull’amaro prodotto nell’adiacente officina farmaceutica dedicata a S. Simone. La sua composizione prevalentemente a base di china indica che doveva avere proprietà febbrifughe ed antinfiammatorie indicate soprattutto per la cura della malaria.

Amaro S. Marco Sarandrea

amaro san marcoAmaro prodotto dall’omonimo opificio, sito a Collepardo, ai piedi dei Monti Ernici, fra Fiuggi e Frosinone, nel cuore di quella che viene definita “ciociaria”. Qui esiste un microclima eccezionale, fatto di acque surgive e influssi marini, che hanno reso possibile la nascita di quello che viene chiamato “Orto del Centauro”. Qui crescono spontaneamente decine di erbe officinali che contribuiscono al confezionamento di questo amaro. Secondo una ricerca su questi monti si troverebbero circa 1400 specie diverse di erbe. La leggenda vuole che qui vivesse Chirone, un centauro mite, contrariamente ai suoi simili, dedito allo studio della medicina e dell’erboristeria. Fra i suoi discepoli abbiamo Esculapio, il dio greco della medicina ed Pelide Achille. La realtà invece vuole che qui ci sia una delle abbazie più antiche la cui tradizione farmaceutica ed erboristica è comprovata da documenti e scritti. Già dal XIV secolo nella certosa di Trisulti si confezionavano rimedi e toccasana che poi sono diventati moderni liquori, nel proseguo della loro storia. L’opificio viene fondato nel 1920 e fin da subito viene prodotto questo amaro piacevole e ben dosato, insieme alla qualificata produzione di sambuca.

La sensazione amara non è persistente, si apprezza solo ad inizio sorso, per poi lasciare spazio alle spezie pregiate ed a componenti balsamici. La colorazione è data dallo zucchero bruciato che aggiunge morbidezza. La ricetta seppur antica, viene opportunamente rivista in chiave moderna, in linea con le tendenze attuali. In etichetta il leone rampante simbolo di Venezia che ci ricorda il nome del santo a cui è intitolato l’amaro e del fondatore della distilleria, Marco Sarandrea.

Amaro Savoia

amaro di savoiaStorico amaro di Casa Cinzano, ormai non più prodotto, ma presente ancora sporadicamente sulle bottigliere dei bar di paese.
Come ampiamente descritto spesso nel sito parlando di amari e vermouth, la Savoia, regione francese adiacente al Piemonte, aveva una grande tradizione liquoristica medioevale, grazie alle decine di abbazie e conventi che la costellavano.
Nel 1700, in Alta Savoia esistevano decine di ricette di amari, una di queste fu acquistata e ripresa da Cinzano, casa spumantistica e di vermouth che in tempi relativamente recenti produsse questo elisir.
Le ragioni per cui tutte le case spumantistiche, ma sopratutto di vermouth avevano un prodotto amaro era per la relativa somiglianza nella produzione delle due tipologie. Il completamento dell’offerta era quindi tutto sommato semplice ed economico. L’amaro è un classico del periodo, con una gradazione alcolica importante di 38,5 gradi, che ci dice come siano cambiati nel tempo gli stili produttivi e il consumo di alcol, infatti oggi raramente un amaro supera i 30 gradi.
Uno dei consigli di consumo della Casa era come Bitter, in poche parole un correttore aromatizzante per i vini frizzanti, in una sorta di antesignano dell’Aperol Spritz. L’uso di correggere il vino con i bitter infatti corrisponde all’epoca di lancio del prodotto.
Tale stile di consumo era anche consigliato da molti altri amari, piuttosto morbidi che popolavano il mercato di allora.

Schwartzhog

schwartzhogAltro amaro della tradizione tedesca, nasce nel cuore della nazione e precisamente nella Foresta Nera.
Sulla sua etichetta capeggia la testa di un cinghiale nero che è la traduzione in italiano del nome in etichetta.
Il liquore affonda le sue origine nel medioevo, probabilmente elaborato in un convento della zona e fra i suoi ingredienti è presente una radice la “root hog” (la radice del cinghiale) che ha forti virtù corroboranti, tanto da essere additata anche come un afrodisiaco (il che stride un attimo con la sua origine monacale). Tale diceria è ovviamente alimentata dall’azienda produttrice e ciò ha fruttato una discreta distribuzione in Germania, mentre da noi è ancora praticamente sconosciuto.
L’importatore dell’amaro è Gancia che conta, grazie alla sua distribuzione capillare di poter lanciare il prodotto anche in Italia, magari giocando sulle virtù nascoste di questo prodotto, tanto gradite a noi italiani… Vedremo se la recente acquisizione di Gancia da parte di un’azienda russa non inciderà sulle sorti di questo amaro.

Amaro Segesta

amaro segestaAmaro della tradizione siciliana, prodotto dalla Bianchi Distillati, sita a Marsala, nel cuore di quella che si può considerare la doc più antica d’Italia.

La storia di questo amaro vuole che il suo creatore fosse l’enotecnico con la passione dell’erboristeria e dell’infusione, Vito Giannone. Un caso analogo vi fu anche al nord con il famoso “Tonico del Monferrato” sotto descritto. Non era raro infatti che anticamente la figura di “Maestro di cantina” ricoprisse anche un ruolo di conciatore dei vini, quando era ancora permesso produrre vermouth e liquori sotto lo stesso tetto. Al solito la gestazione dell’amaro fu lunga e laboriosa e ci vollero alcuni anni per mettere a punto la formula definitiva, che quando vide la luce, fu chiamata “Amaro Segesta”. La motivazione risiedeva che da tale area incontaminata provenivano alcune delle erbe utilizzate per il confezionamento dell’amaro, ma sopratutto voleva ricordare il patrimonio archeologico culturale dell’antica città degli Elimi. Qui si può ammirare uno splendido tempio greco perfettamente conservato ed un teatro, altrettanto magnifico, posto sulla sommità del Monte Barbaro a 400 metri d’altezza. L’amaro ha i profumi tipici, balsamici ed aromatici, della macchia mediterranea, uniti ai classici principi amaricanti.

Sfumato Cappelletti

Il liquore amaro viene recensito come prodotto a parte per via del nome, che da solo merita una menzione. Infatti questo amaro pur avendo una nota dominante di rabarbaro, il quale ha un capitolo a parte nel sito nel paragrafo liquori, non vi sarà incluso. Questa predominanza aromatica viene dichiarata anche in etichetta, ma è completata da un nome inconsueto per questi prodotti.
Sfumato infatti non deve far pensare ad una nota gustativa, per via che il rabarbaro spesso riporta ad una leggera nota affumicata e polverosa, ma ad una citazione dotta.
Sfumato infatti era una particolare tecnica pittorica del Rinascimento che giocava con la luce, i chiari scuri. Buio e luce armonicamente miscelati come le note aromatiche di questo amaro. Veramente fine, complimenti Maddalena.
Come detto l’ingrediente principale è il rizoma di rabarbaro, ben conosciuto dall’Erboristeria Cappelletti di Trento fondata nel 1906 e gestita dai discendenti di Ferrante Cappelletti, fra cui Maddalena, citata poc’anzi.
Il nostro Ferrante scriveva sui suoi diari, facendoci riflettere su come sia cambiata la medicina, pensando che il rimedio era destinato anche ai bambini…” Il rabarbaro è un medicamento moto adatto ai bambini , soprattutto se rachitici o scrofolosi.
Per chi vuole fare una cura energica , soprattutto quando , dopo una facile influenza , l’organismo permane nella sua fiacchezza ostinata , tarda a riprendere la necessaria energia e lo stomaco è fiacco , sfasato , lento e senza tono , non c’è che da ricorrere ad una medicina naturale , il famoso “vino della salute”Lo si prepara mettendo a macerare 80 grammi di rabarbaro cinese , 30 grammi di corteccia di arancio amaro e 3 semi di cardamomo in un litro di marsala. Si lascia in infusione per 10 giorni,scuotendo di tanto in tanto. Alla fine si filtra e si bevono 4 bicchierini al giorno di questo miracoloso e veramente efficace vino della salute.” Oggi l’amaro è un ottimo dopo pasto di piacevole beva e di facile consumo grazie ai soli 20 gradi alcolici.

Amaro Sibilla

amaro sibillaAmaro marchigiano della famosa distilleria Girolamo Varnelli, fondata nel 1868, sita a Muccia, in provincia di Macerata, produttrice di ottimi liquore all’anice dalla lunga e consolidata tradizione.
L’invenzione del Mistrà, liquore all’anice universalmente conosciuto, si deve al figlio di Girolamo, Antonio, mentre in questo caso abbiamo un Amaro, la cui ricetta si fa risalire al fondatore che lo produsse partendo dalle erbe e radici di montagna, dolcificando l’infusione con miele dei Monti Sibillini.
Girolamo risiedeva nel cuore dei monti sibillini, a cui dedicò poi l’amaro, per meglio studiare le piante e le erbe con cui confezionò i suoi preziosi amari.
La preparazione segue un metodo originale e totalmente artigianale che prevede il decotto di erbe, cortecce e radici su fuoco di legna ed il cui risultato viene poi addizionato ad alcol e zucchero.
Il decotto è necessario per la presenza della China Calyssaia visto che la sua texture legnosa necessita di una lunga estrazione. L’altro componente dell’amaro è la genziana che ne fa un ottimo antimalarico e febbrifugo.
Come spesso accade l’Amaro Sibilla perse con l’andare dei decenni le sue caratteristiche farmacologiche e divenne un liquore adatto al fine pasto e al consumo voluttuario, anche come dissetante in unione con la gazzosa o con il vermouth, per la preparazione di un Americano di territorio.

Amaro Siciliano

amaro di siciliaAmaro prodotto da una delle più antiche realtà produttive della Sicilia, la Distilleria Russo, fondata nel lontano 1870, a S. Venerina, in provincia di Catania.
Il ridente paesino si trova ai piedi dell’Etna e sulle sue pendici si trovano molte delle erbe e radici che compongono questo amaro.
La distilleria nasce in un area fortemente vocata alla viticoltura e la produzione iniziale si dedica, appunto, ai “figli del vino“, brandy e grappa, completati da una serie di liquori e rosoli di tradizione.
L’amaro deriva da un’antica di ricetta di famiglia, quando praticamente tutti i liquoristi in attività, avevano elaborato liquori digestivi, curativi e voluttuari per accogliere i propri ospiti e clienti.
In questo caso l’amaro, la cui preparazione è rimasta inalterata nel tempo, viene consigliato per le sue proprietà digestive, ma anche miscelato con uno spruzzo di soda da aperitivo o allungato con gassosa o tonica come ottimo dissetante.
La qualità del prodotto è certificata dal fatto che nel recente passato, esattamente nel 2011, l’amaro ha vinto una medaglia d’argento al Concorso Mondiale di Bruxelles e all’IWSC.

Amaro Silano

amaro silanoAmaro di tradizione e di territorio, a partire dal nome che ricorda i famosi monti della Sila dell’entroterra calabrese, riserva naturale e prezioso luogo di raccolta delle erbe necessarie al confezionamento di questo liquore.
La produzione dell’amaro Silano è a cura della Bosco Liquori, azienda fondata nel 1864 da Raffaello Bosco, che iniziò l’attività basandosi su ricette elaborate da lui stesso, appassionato erborista e speziale.
L’amaro fu il primo prodotto dell’azienda e visto il successo conseguito, nel 1888, alla nascita del suo unico figlio, fondò la Raffaello Bosco & Figlio. I nipoti assicureranno il proseguimento della dinastia Bosco fino in tempi recenti.
Infatti nel 2005 l’azienda è passata ad una nuova proprietà, rappresentata dai fratelli Regi e da Orlando Marcelletti.
L’amaro Silano è bevuto ed apprezzato in tutta la Calabria, mentre non risulta essere presente nel resto d’Italia, se non per sporadiche iniziative di emigrati nostalgici della propria terra.

Amaro Soldatini

amaro soldatiniLiquore amaro prodotto dalla Distilleria Gualco di Silvano d’Orba, già recensita su questo sito per essere l’autrice dell’Aeroaperitivo Futurista e di ottime grappe, ottenute con uno degli ultimi alambicchi a bagno maria piemontese.

La distilleria è molto antica, fondata nel 1870, ed era conosciuta nella zona per liquori e amari di tradizione, alcuni dei quali ancora in produzione. Proprio da qui prende ispirazione la ricetta. Infatti rovistando nelle carte della distilleria si è ritrovato un vecchio quaderno con su scritte una serie di ricette. L’uso del quaderno per trascrivere in bella calligrafia il ricettario con gli ingredienti e loro grammature era una pratica molto diffusa nelle distillerie, mancando i computer per la loro memorizzazione. Ne esistono di veramente belli, testimonianze della saggezza e del sapere popolare. L’autrice, in questo caso era la nonna, Susanna, discendente della famiglia di distillatori alessandrini, i Gualco, che sposò un Soldatini, noti liquoristi genovesi. Susanna rimase vedova molto in fretta e per ben 35 anni sostenette la distilleria sulle sue spalle, diventando esperta di infusione e distillazione. L’amaro ovviamente ha uno stile moderno, e viene preparato con la macerazione a freddo di piante officinali e scorze di agrumi. Totalmente naturale, di un bel ambra scuro, al naso spiccano aneto e rabarbaro, mentre l’amaro risulta piacevolmente persistente.