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Amari T

Taneda

TANEDA LIQUORE AMAROIl Taneda è un liquore amaro prodotto in Valtellina dal liquorificio Ericini Carlo a Bormio.
Il nome deriva dal dialetto locale ed indica il principale aromatizzante del liquore l’Erba Iva nota anche come Achillea Moscata.
Questa erba cresce rigogliosa sulle Alpi locali ed i suoi fiori  sono utilizzati da sempre come ingrediente principale di liquori ed amari della tradizione casalinga.
Ogni famiglia del luogo ha la sua ricetta che varia per grammatura dei fiori, gradazione alcolica dell’infusione e dolcezza.
La principale proprietà è quella di stimolare i succhi gastrici quindi il liquore si può utilizzare sia freddo, come aperitivo diluito magari con del selz o in unione ad altri bitter o vermouth, oppure come digestivo, che sembra essere il più gettonato in zona, specie dopo aver mangiato pizzoccheri, la gustosa pasta al forno condita con burro fuso, verze e patate e gli sciatt (letteralmente rospo) un boccone di pastella fritta con ripieno di formaggio Casera.
Da non sottovalutare anche la saggezza contadina che spesso proponeva il liquore caldo con l’aggiunta di acqua specie dopo aver mangiato i leggeri piatti sopra menzionati.

Taurus

images (1)L’amaro Taurus, viene prodotto dalla ditta Amaro di Calabria di Apa Luigi ed è una ulteriore dimostrazione di come finalmente questa regione sappia comunicare le sue eccellenze. Il successo di Caffo e la nascita di nuove realtà ha dato nuova linfa vitale e a questa magnifica parte d’Italia.
Il liquorificio nasce negli anni 60 a Terranova di Sibari, poco lontano dalla costa ionica, e punta sui cavalli di battaglia legati alla liquirizia ed agli agrumi, eccellenze della tradizione sibarita.
In questa area viene ritrovata nel 2006 una magnifica statua di bronzo chiamata dagli archeologi “Toro Cozzante” raffigurante questo possente animale durante una tipica carica, la stessa immagine usata dal nostro liquorista sul sito per pubblicizzare il liquore. L’opera diventa il simbolo della nuova Calabria e testimonial al BIT di Milano nel 2006 ed il pezzo forte del museo di Sibari, fiorente cittadina greca della Magna Grecia nota nell’antichità per la sua qualità della vita e ma anche per i suoi vizi ed eccessi.
L’amaro nasce dalla macerazione di 30 erbe fra cui i pezzi forti dell’azienda la liquirizia, e gli agrumi fra cui spiccano i mandarini, altra eccellenza locale per una gradazione di 32 gradi.
La comunicazione nella sua semplicità è comunque in contro tendenza e recita “non si beve ghiacciato” quasi a prendere le distanze da un ben più famoso concorrente che invece fa del bere freddo la sua bandiera.

Toccasana Negro

Amaro digestivo, ma con ampie implicazioni salutistiche, dallo stress alla diuresi, tali da assumere, in passato, il nome Toccasana. Fra le 37 erbe che sono alla base del liquore ci sono quelle classiche di Langa, più alcune provenienti da terre lontane, quali il legno di Quassio, originario della Guayana e l’Aloe.
L’intuizione di tale infuso d’erbe venne a Teodoro Negro, erborista, farmacista, rabdomante, nato settimino con doti di empatia al di fuori della norma, che resero la sua erboristeria meta di pellegrinaggio di moltissimi malati, ad inizio secolo. Visto l’enorme successo delle sue tisane, Teodoro, decise di sfruttare commercialmente le sue doti, realizzando un rimedio universale, un Toccasana, appunto, che raggruppasse tutte le sue conoscenze erboristiche, in grado di curare il maggior numero di patologie contemporaneamente.
L’amaro vide la luce negli anni 30, dopo che Teodoro si era recato presso un monastero per affinare le sue conoscenze sull’infusione. Nel frattempo si era resa necessaria la costruzione di un piccolo albergo con ristoro, per riuscire ad ospitare tutti i pellegrini che venivano a chiedere consiglio, anche dal centro e sud Italia. Oggi l’erboristeria è tuttora visitabile, ma dalla morte di Teodoro, il flusso di viandanti si è fermato, ma vale la pena fare una visita al suo studio, avvolto da un’atmosfera magica…
Vale assolutamente la pena di ricordare l’eccellente “Riserva del Fondatore”, una versione invecchiata lungamente in legno di Toccasana. Il nome “Nurin” in etichetta era il nomignolo con cui veniva affezionatamente chiamato Teodoro Negro dai suoi famigliari e compaesani. In etichetta vi è anche uno scritto in grafia sua originale. Viene prodotta in pochissimi esemplari ogni anno, e viene imbottigliata solo quando l’erborista dell’azienda ritiene che abbia raggiunto l’equilibrio ottimale. Parliamo di circa una barrique all’anno, per un prezzo al di sopra della media degli amari. La permanenza in legno è di almeno 3 anni e questo fa raggiungere all’amaro un incredibile equilibrio e una finezza di profumi veramente interessante. Ad un primo assaggio, nonostante la carica alcolica superiore, sembra di trovarsi di fronte ad un passito o ad un vino liquoroso lungamente invecchiato.

Amaro Tonico alle erbe svedesi Sarandrea

Ottimo amaro della Liquoreria Erboristica Sarandrea, importante realtà operante a Collepardo, nel cuore dell’Orto del Centauro, area di fondamentale importanza per l’erboristeria italiana, delimitata dai Monti Ernici. In questa zona crescono decine di erbe rare che contribuiscono ai prodotti dell’azienda fra cui figura anche questo amaro tonico.
Il prodotto deriva dalla consolidata tradizione Nord Europea nella produzione di Bitter, di cui abbiamo ancora oggi qualche importante testimonianza produttiva.
Questi amari tonici nascono ufficialmente nel XVIII secolo ad opera di alcuni dottori fra cui si ricordano Claus Samst e Urban Hjiarne, ma la leggenda li fa risalire addirittura a Paracelso, il luminare alchemico vissuto a cavallo fra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI.
Il liquore serviva per una serie di disturbi, una sorta di medicina ad ampio spettro, assimilabile al nostro Fernet, dove a variare non era l’elisir, ma la quantità e la posologia da somministrare al malato a secondo della malattia. A conferma della grande tradizione nord europea nelle preparazioni erboristiche anche il Fernet, si dice che sia stato elaborato alla Branca da un medico svedese.
Il prodotto della Sarandrea, la cui fondazione risale ai primi del 900, continua la tradizione di questa importante scuola europea e risulta essere l’unico amaro della tipologia ad essere lavorato ed ottenuto con questo tipo di erbe di origine svedese in percentuale del 5%.
Il gusto è decisamente moderno, con amaro ben dosato con rabarbaro e mirra in evidenza.

Amaro Tonico del Monferrato

Un amaro di casa Gancia, prodotto in piccole quantità, tanto da poter essere considerato quasi un’eccellenza del territorio di origine, il Monferrato.
La ricetta originale è di Carlo Mensio, un luminare dell’enologia piemontese, collaboratore di Carlo Gancia che contribuì con Strucchi, alla nascita del primo spumante metodo classico a Canelli.
Gli studi sulla spumantistica non impedirono all’enologo di Tonco Monferrato di elaborare un tonico amaro, riprendendo la farmacopea casalinga della zona.
In passato, la gran parte degli enologi delle cantine era anche un esperto erborista poichè sotto lo stesso tetto veniva quasi sempre elaborato un vermouth. In questo caso Mensio si cimentò con la preparazione di un Tonico di sicuro effetto, dimostrazione ne sia che visse fino a 94 anni.
Ancora oggi viene prodotto in piccole quantità, in una dimensione artigianale, a dispetto delle dimensioni della Gancia che continua la tradizione del suo creativo e fedele dipendente. Speriamo che la recente vendita ai russi della storica casa piemontese non metta a rischio il proseguo commerciale di questo pezzo di storia della liquoristica piemontese.

Amaro Tosolini - antico rimedio

bepi tosoliniL’amaro nasce, come dice il nome, da un’antica ricetta curativa in possesso della famiglia Tosolini.
La fondazione della distilleria e la ricetta sono entrambi risalenti al 1918, epoca in cui molte delle “terapie mediche” erano ancora affidate alla farmacopea famigliare.
L’amaro era sicuramente utilizzato come rimedio per una serie di malanni, dalla cattiva digestione alla febbre, vista la sua composizione botanica.
La ricetta non viene divulgata, ma si distingue per la totale naturalità dell’infusione di erbe, radici e spezie, con aggiunta di semplice caramello. Sicuramente la ricetta è stata leggermente zuccherata, rispetto all’originale, per renderla più moderna e palatabile, rispetto ad un rimedio medico di vecchia scuola.
La distilleria produttrice dell’amaro nasce grazie all’intraprendenza di Bepi, friulano doc, conosciuto come “il patriarca dell’alambicco”, che ha avuto il merito ad inzio 900, di voler elevare il prodotto grappa, al di sopra della mediocre qualità di allora, per farlo diventare un prodotto di pregio.
La Distilleria ha vinto nel 2012 la medaglia d’oro al IWSC, a dimostrazione della volontà di continuare sulla strada della qualità intrapresa dal fondatore.

Amaro Tre Fontane

Amaro prodotto nel monastero cistercense che porta lo stesso nome, alle porte di Roma. Il complesso abbaziale delle Tre Fontane è situato sull’antica via Laurentina, una valle nota per i numerosi alberi di eucalipto e per le numerose sorgenti d’acqua tuttora attive. La tradizione vuole che qui sia avvenuto un importante episodio per la cristianità: l’apostolo Paolo fu martirizzato per decapitazione, e la sua testa recisa rimbalzò per tre volte sul terreno, dando vita ad altrettante sorgenti. Successivamente sul luogo del martirio venne costruita una chiesa dedicata al Santo, che sarà poi il nucleo iniziale dell’abbazia. Dopo varie peripezie ed abbandoni da parte della comunità ecclesiale, in essa ne viene instaurata una cistercense trappista nel 1868, composta da 14 elementi, che ebbe l’incarico di restaurare le opere, ma sopratutto di bonificare e drenare l’intera zona dalle acque stagnanti per evitare il diffondersi della malaria a Roma. L’amaro è prodotto all’interno dell’opificio con due classici botanici capisaldo dell’italica tradizione del dopo pasto: China e Rabarbaro, uniti ad altri vegetali amaricanti. La China era inoltre l’unico rimedio naturale conosciuto per la cura della pericolosa malattia a quel tempo, quindi si può presumere che la sconfitta di essa sia da attribuire, almeno in parte, alla produzione di questo amaro. Ovviamente la produzione è assolutamente artigianale e segue le più rigide regole della tradizione monastica nell’infusione delle erbe.