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Armagnac

ob_911cff_14L’Armagnac è il distillato di vino più antico di Francia e forse del mondo, anche se mancano le prove certe che attestino la sua nascita prima del whisky scozzese, la cui paternità è dibattuta anche dagli irlandesi. Le prime testimonianze rinvenute circa la produzione dell’Armagnac sono datate intorno al 1400, come vedremo in seguito nei prossimi capitoli, per il Cognac risalgono al 1549, mentre il Calvados compare solo nel 1553.
Gli abitanti di questa regione ci tengono a sottolineare che questa regione della Francia Sud occidentale, dedita alla produzione dell’Armagnac, ha i confini che curiosamente si iscrivono ad una forma somigliante ad una foglia di vite a ulteriore dimostrazione della sua vocazione enologica.
Quello che è insindacabile è la bellezza di questi luoghi, con dolci colline e magnifici castelli e dimore, a guardia di questo tesoro, sulla loro sommità. Così come è risaputo del carattere piuttosto scontroso, e guascone, da cui l’altro nome con cui è conosciuta questa area, la Guascogna, che diede i natali ai Tre Moschettieri.
I produttori sono infatti molto disponibili e gentili ma non aspettatevi il sistema di accoglienza del Cognac, qui siamo in campagna, i modi sono rustici e loro ci tengono a farlo sapere. Ultima cosa, specie le vecchie generazioni stentano a parlare inglese, quindi se volete parlare con un vecchio distillatore vi conviene imparare il francese.

Flaran ArmagnacLa coltivazione della vite ha origini romane e nel V secolo l’Arcivescovo di Auch, nei suoi editti, consigliava agli abitanti della zona di dedicarsi alla coltivazione della vite.
Non bisogna infatti dimenticare l’importanza fondamentale delle abbazie della zona per la diffusione della viticoltura e successivamente della distillazione.
La più importante di esse fu Flaran (foto dx e sx) dell’ordine cistercense, poco distante da Condom, sita sulle rive del fiume Baise, affluente della Garonna, che divenne molto potente per via della sua posizione strategica.Il fiume era l’unica via sicura dell’epoca per il trasporto dell’Armagnac, il cui commercio però rimase sempre comunque limitato, secondo fonti storiche alle sole aree di Saint Sever e Monte Marsan.
Dopo il 1700 le acqueviti guascone presero la via dell’Olanda e di altri mercati internazionali, grazie alla loro facilità di trasporto.
La cosa certa è che l’Armagnac fra tutti i distillati è sicuramente il più misterioso, il meno conosciuto e vanta una ristretta cerchia di estimatori che non amano troppo il clamore che suscita il famoso cugino della Charente.
Flaran ArmagnacLe prime notizie sono datate XIV secolo e ci giungono da Vital du Four, un frate francescano, ordinato poi cardinale nel 1321, che elenca ben 40 principi terapeutici del distillato.
Questo documento è la conferma che i distillati avevano anche un impiego esterno infatti se ne consiglia l’uso esterno per curare la pelle ferita e i muscoli indolenziti con vigorosi massaggi.
Esistono dei documenti negli archivi dell’Alta Garonna datati 1411 che parlano di un tal “Antoine” distintosi nella città di Tolosa per la distillazione di vino.
Il prodotto era chiamato “aygue ardente” o “aygordent”, assonanza abbastanza netta con l'”aguardiente” di tradizione spagnola. Sempre in questa data possiamo trovare il famoso manoscritto di Auch, interamente scritto in dialetto guascone che descrive dettagliatamente una trentina di applicazioni, mediche e non, per l’acquavite di vino della zona.
Se ne consigliava il consumo per gli stati di spossatezza e come lenitivo per gli stati di depressione e del “mal di vivere”, per le sue spiccate qualità euforizzanti . Il testo riporta chiaramente “Se l’uomo la beve, essa vivacizza l’ingegno e l’allegria”…
Castello LarrensingleQuello che non sapremo mai è l’origine dell’alambicco per la sua distillazione… potrebbe essere stato portato da un pellegrino o da un soldato crociato di ritorno dalla Terra Santa o essere stato il bottino di guerra della liberazione di Toledo dagli arabi della vicina Spagna.
La data sicuramente più importante è quella del 1431, dove troviamo un testo relativo all’eredità del conte Vic de Fronzac, dove si cita espressamente la presenza di un torchio e di fusti di legno contenenti il distillato nei beni appartenuti al nobile.
Per la prima volta appare in un documento ufficiale il binomio fusti e distillato, certificando, di fatto, l’importanza del legno per l’elevazione dell’acquavite, elemento basilare del profilo organolettico del prodotto finale.
Nel 1461 abbiamo le prime notizie riguardo lo smercio e la vendita del distillato, grazie ad una cronaca dell’epoca che riporta la presenza nel mercato di Saint Sever di fusti di distillato, la cui vendita era soggetta a tasse.
Queste date non sono veri e propri certificati di nascita, infatti non sono citati i vitigni che compongono il vino utilizzato come materia prima, ne in modo esplicito il metodo produttivo, ma certificano che in questa area esisteva un distillato, evolutosi con il tempo, nel moderno Armagnac. Se prendiamo per buone queste testimonianze quest’ultimo risulta essere il distillato più antico del mondo, anteriore di molto al whisky, citato per la prima volta nel 1494.
CastelloLa lettura del territorio è prerogativa del Whisky, ma anche nell’Armagnac troviamo i tratti tipici della terra d’origine, le tre aree infatti sono catalogate in base alla presenza di sabbia silicea, minerale che dona ai vini un carattere acido e leggero di profumi.
In Francia spesso si usa ricordare che se il Cognac è seta, l’Armagnac è velluto, entrambi tessuti morbidi, ma con strutture diverse.
L’Armagnac è una terra stupenda ancora molto legata alle tradizioni, che da sempre ha vissuto isolata dal resto della Francia per le difficoltà morfologiche del terreno e la conseguente difficoltà nel costruire vie di comunicazioni adatte, famosa per aver dato i natali ai Tre Moschettieri il cui carattere guascone rispecchia fedelmente i propri abitanti..
Cognac al contrario ebbe importanti sbocchi fluviali e marittimi che aiutarono non poco lo sviluppo del mito legato a questo distillato, che trovava naturale collocazione nel vicino e facilmente raggiungibile mercato inglese.
labastide-darmagnacAnche gli olandesi, che nel XVII secolo avevano la flotta commerciale più potente al mondo ebbero un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle aree di Armagnac e poi di Cognac.
Quest’ultimi erano sempre alla ricerca di vini semplici e di qualunque qualità da poter distillare e le loro ispezioni partivano dalla Bretagna ai Pirenei, aree meno vocate della conosciuta e famosa Bordeaux.
I piccoli produttori di Armagnac, causa le difficoltà di trasporto, furono fin da subito incitati dagli olandesi a distillare il prorpio vino, in modo da ridurne di oltre la metà il volume.
Suolo ArmagnacOgni anno gli olandesi acquistavano fra ottobre e dicembre ingenti quantità di vino francese destinato ai ricchi paesi del Nord Europa. Il vino leggero veniva ritoccato leggermente in loco, aggiungendo acquavite per dare maggiore corpo, conservabilità e così facendo se ne migliorava sensibilmente il gusto.
Nel 1804 la regione di Gers, il cuore dell’Armagnac raggiunse i 72 mila ettari di estensione, con una resa per ettaro elevata, molto al di sopra della soglia della qualità odierna, che diede ben 720 mila ettolitri di vino.
Vini leggeri e di poco corpo che venivano distillati per due terzi con una produzione di 50 mila ettolitri di alcol.
Di lì, a poco più di mezzo secolo, nel 1872 la produzione quasi raddoppio con 100 mila ettolitri di distillato, per poi crollare a soli 5.000 fra la fine del secolo e l’inizio del 900, dopo il passaggio della fillossera che devastò quasi totalmente il patrimonio ampelografico dell’area.

Castello LarresingaleLe strade della Guascogna, sono state costruite sui sentieri battuti dai pellegrini in cammino verso il santuario di Santiago de Compostela. Una via lunga e faticosa, fatta interamente a piedi, che prevedeva l’attraversamento dei Pirenei attraverso l’unico passo, quello di Somport, già conosciuto ai tempi dei Romani. Questo pellegrinaggio è intimamente legato alla tomba di San Giacomo e alla sua tomba ritrovata nel IX secolo. Il santo fu uno dei dodici apostoli di Gesù , fratello di Giovanni, entrambi dotati di un forte carattere e inesauribile zelo. Qui i monaci benedettini, avuta notizia del ritrovamento dei resti del santo, edificarono un monastero per la loro residenza, dando, di fatto, l’inizio ai viaggi di pellegrinaggio.
couvertsQuesto traffico di viandanti era un’importante fonte di reddito per la zona e risultò essere la miglior forma di pubblicità dell’epoca per il distillato. L’area della Guascogna era ideale per una sosta ritemprante prima del difficile valico delle alte montagne, specie durante i rigori dell’inverno.Il forte Armagnac, anche se non era ancora conosciuto con questo nome, rappresentava l’unica forma conosciuta dell’epoca di corroborante e lenitivo della fatica. Gli ospedali curavano i debilitati pellegrini somministrandolo come cura per infezioni e spossatezza, mentre le taverne e gli ostelli vendevano il distillato ai viandanti che al loro ritorno in patria dal toccante pellegrinaggio raccontavano delle miracolose doti taumaturgiche dell’acquavite che li aveva sostenuti nella fatica del viaggio.

armagnacLa caratteristica principale del terroir dell’Armagnac sono i suoli sabbiosi e argillo-calcarei, che donano ai vini ottima acidità, condizione ideale per la distillazione.
Il distillato gode della protezione dell’AOC ( la d.o.c. francese), per le tre zone di produzione tipiche, che sono Bas Armagnac, Haut Armagnac e Tenereze.
Il disciplinare fu scritto nel 1909 e vi fu una successiva modifica riguardo l’uso dei vitigni nel 1936.
La suddivisione prende spunto dal profilo morfologico della regione: Bas (ocra scuro) si connota per le basse colline, Haut ( nocciola chiaro) ha rilievi più alti, mentre Teneraze (ocra chiaro) in lingua guascone significa “creste”.
Ogni area ha la sua “capitale” di riferimento, per Bas è Eauze, per Teneraze, Condom e per Haut, Auch.
Il Cognac ha la sua suddivisione delle aree in base al calcare contenuto nella terra, mentre qui è il silicio, contenuto nei terreni sabbiosi, ad essere l’elemento discriminante.
immagine2I migliori distillati, secondo una scuola di pensiero diffusa, arrivano dal Bas Armagnac, da terreni ricchi di sabbia e calcare, in grado di donare profumi floreali al distillato e di invecchiare elegantemente per moltissimi anni.
Nel Tenereze si producono ottimi distillati da suoli composti principalmente da calcare ed argilla, dotati di struttura superiore che necessitano di un lungo invecchiamento per potersi arrotondare. I profumi di queste acqueviti è molto più giocato sul floreale e risultano molto più secchi e decisi al palato.
Per queste caratteristiche pochi distillatori imbottigliano in purezza questa acquavite, preferendo miscelarla con le più morbide del Bas.
La denominazione Haut, praticamente rappresenta solo 1% della produzione e la vigna è quasi praticamente scomparsa, per via dei terreni poco adatti alla sua coltivazione e per un profilo morfologico che fa preferire altre colture.

folle-blancheIl vino dell’Armagnac è un melange di vitigni a bacca bianca composto da Ugni Blanc (il nostro Trebbiano di Romagna )per il 75%, Baco per il 20%, Colombard per il 4% e Folle Blanche per 1% , mentre fino al 1890 era la quasi totalità della produzione.
I vitigni Colombard e Folle erano i più utilizzati prima dell’arrivo della fillossera, mentre ora si prediligono maggiormente i ben più produttivi e meno delicati Ugni Blanc e Baco 22, quest’ultimo però non può concorrere alla produzione di vini da consumo, per una precisa scelta qualitativa.
La zona di Bas vede una prevalenza di Baco e Folle Blanche, mentre nel Teneraze si ha maggiormente l’allevamento di Colombard e Ugni Blanc.
Il disciplinare prevede che non ci siano meno di 3000 ceppi per ettaro e che la resa ettolitrica non superi i 160 hl.
Numeri molto alti rispetto che ci dicono della volontà di produrre un vino non molto concentrato.

AlambiccoL’Armagnac si ottiene con una sola distillazione, con il classico alambicco Armagnacais, in pratica un alambicco continuo a colonna con piatti, raffinato ed evoluto, creato nel 1818, in grado di eseguire una produzione di alta qualità.
Il 95% della produzione si ottiene in questo modo, mentre un 5% utilizza l’alambicco Charentais in uso nella “vicina” Cognac.
La produzione del vino base, anche se sarebbe meglio parlare di mosto, ha regole precise.
Le uve, la cui vendemmia indicativamente parte alla metà di settembre, arrivano in cantina e vengono pigiate delicatamente, per ottenere il solo mosto fiore, ricco di aromi ed acidi.
L’acidità del vino è un elemento fondamentale per la produzione di questa acquavite, così come il grado alcolico non elevato.
Il vino che si ottiene ha un Ph intorno ai 6.3, mentre ha una gradazione alcolica che si aggira fra i 9 e gli 11 gradi, dipendendo dall’andamento stagionale. In passato con il clima più freddo e piovoso si poteva scendere anche a 8 gradi, mentre oggi con il riscaldamento del clima è sempre più difficile avere maturazione e grado basso.
Il vino è poco intenso, con deboli profumi primari, per non inficiare gli aromi che si otterranno in distillazione e con il successivo invecchiamento in legno.
AlambiccoIl vino non può contenere solfiti, ne in fase di fermentazione ne in conservazione, pertanto la distillazione dovrà essere il più rapida possibile.
La fermentazione del mosto si protrae per circa una settimana dopo di che si avvia la distillazione il 1° novembre e non può durare oltre il 30 aprile dell’anno successivo. Questa data non è ferrea poiché vi sono stati casi in cui la campagna si è conclusa a febbraio, come nel 2004.
Il vino viene chiarificato per sedimentazione per eliminare le fecce grossolane, ma non viene filtrato per eliminare gli lieviti.
Questo lasso di tempo ha un fondamento storico, infatti con l’arrivo dei primi tepori primaverili il vino girava in aceto.
Oggi nonostante il non uso dei solfiti, il vino potrebbe essere conservato per lungo tempo, grazie ai tini refrigerati, ma si preferisce continuare la tradizione, sopratutto per preservare la freschezza e la fragranza del mosto.
Gli alambicchi a colonna sono a fuoco diretto, essendo che il vapore è vietato dal disciplinare.
L’alimentazione del fuoco è a gas, decisamente più gestibile rispetto ai precedenti a legna.
Il fuoco a legna aveva il problema del “colpo di fiamma” ovvero una brusca variazione dell’intensità di calore, dovuta alla trama legnosa del ceppo, che aumentava repentinamente la temperatura del mosto.

Il gas evita, grazie alle valvole di controllo, questo tipo di inconveniente ed inoltre innalza di molto la soglia di sicurezza, potendo gestire anche una rapida chiusura del flusso in caso di malfunzionamenti, evitando rovinosi incendi.
immagine3Il funzionamento dell’alambicco è molto ingegnoso, infatti assicura una perfetta efficienza di funzionamento ed un risparmio di costi.
La colonna di raffreddamento dei vapori d’alcol è riempita non di acqua, ma di vino che si scalda e fluisce, per travaso all’interno della caldaia.
Il flusso non si interrompe e il ciclo di lavorazione non si interrompe come nel caso dell’alambicco Charentais che deve essere invece fermato per essere ricaricato.
La difficoltà sta nel mantenere costante la temperatura d’esercizio, infatti se la colonna di distillazione non ha sufficiente calore, non genera il flusso d’alcol e la sua risalita verso la punta dell’alambicco. Il calore generato da questa operazione, scalda anche i piatti più alti, rendendo efficiente la distillazione.
L’alcol che si ottiene ha una gradazione che varia dai 52 ai 62 gradi con una resa in distillazione vino/alcol del 10%. La colonna bassa infatti non riesce a “pulire” l’alcol con i suoi pochi piatti, solitamente non più di sette o otto. Il funzionamento della colonna e delle sue campane di deflammazione si possono ben intuire nella foto a fianco di un alambicco in manutenzione (della distilleria Laberdolive) nel mese di luglio, prima di ricominciare la campagna di distillazione in autunno.

immagine1L’Armagnac raramente è frutto d’assemblaggi di distillati di varie annate, quindi in etichetta compare l’anno della vendemmia delle uve utilizzate come materia prima, come si fa per il vino.
Se si commercializzano gli assemblaggi, il titolo in etichetta dovrà tenere conto della presenza dell’acquavite più giovane.
Unica eccezione all’uso dell’annata, le grandi riserve che spesso sono frutto di assemblaggi delle migliori vendemmie storiche, gelosamente custodite in cantina.
In questo caso si usano nomi di fantasia, e non XO, per connotare ulteriormente il proprio prodotto come in Cognac.
L’annata in etichetta permette di poter leggere chiaramente il millesimo e gli andamenti della stagione climatica, che si rispecchiano nel distillato, così come nel vino, che non è mai uguale a se stesso nel susseguirsi delle stagioni.
Il Cognac così come lo Champagne nel vino, essendo frutto di miscelazioni ha invece un carattere e un sapore più simile nel susseguirsi delle stagioni.
Armagnac invecchiamentoIn questo si vede nettamente la mano inglese, infatti il popolo anglosassone è poco avvezzo agli sbalzi qualitativi, prediligendo una costanza nel tempo, cosa che si può anche notare nella produzione di brandy spagnolo, affinato con il metodo solera, che annulla completamente l’andamento stagionale.
Pregio o difetto che sia, nell’Armagnac, la non somiglianza fra i vari distillati dei diversi millesimi può essere un’interessante opportunità per realizzare degustazioni verticali di diversi anni, in grado di apprezzare le sfumature che la stagione offre.
I produttori storici di Armagnac dicono che la “fantasia” del loro distillato è superiore al “piattume” organolettico e qualitativo del loro illustre cugino
Nei lunghi invecchiamenti non si procede alla diluizione con acqua distillata, per portare il prodotto ad una gradazione variabile fra i 40 ai 43 gradi, poichè è la naturale evaporazione dell’alcol ad abbassare il tenore finale, mentre nelle annate più giovani o negli assamblaggi VS o VSOP questa operazione è necessaria.
Anche in questa area i distillatori amano enfatizzare il famoso “Angel Tribute” o “La part des anges“, ovvero la cospicua percentuale del 2% al 4% che ogni anno si libera in cielo, dai loro magazzini d’invecchiamento. Per ricolmare le botti i produttori di armagnac hanno due sistemi: o utilizzano un tino grande (foto in cima alla pagina) pieno di distillato della medesima annata delle botti, dove però l’invecchiamento è stato più lento per via della minore superficie del legno a contatto, oppure sacrificano una piece armagnacaise di volta in volta. per ricolmare. Quale sia il migliore lo deciderà il consumatore.
AlambiccoL’umidità della cantina gioca un ruolo fondamentale per questo fenomeno, infatti maggiore è la percentuale, più evapora rapidamente l’alcol. In compenso avremo una maturazione lenta del distillato che potrà polimerizzare acidi, tannini (ellagici) e zuccheri.
I vapori di alcol vanno a nutrire anche in questa area, il microscopico fungo chiamato torula che sviluppa, su botti e soffiti le sue caratteristiche macchie grigio nere.
La scelta ovviamente delle acquaviti da invecchiare più a lungo è fatta dal mastro distillatore, che giudica le qualità organolettiche, di struttura del prodotto lambiccato e dell’annata più o meno fortunata del vino di partenza.
Cave MonlucUn dato oggettivo è che le acqueviti del Teneraze devono avere invecchiamenti più lunghi ed è opinione diffusa che non siano “bevibili” prima del 15esimo anno d’età.
Molto scontrose in giovane età sanno però regalare con l’invecchiamento bellissime sorprese a chi le sa aspettare.
Una particolarità della zona è l’utilizzo della piece (botte) armagnacaise da 420 litri, prodotta con i legni provenienti dai boschi dell’Armagnac, che caratterizza ultriormente il distillato come espressione del territorio o dalla foresta di Limousin che si caratterizza per i tannini decisamente robusti.
La scelta di quest’ultima, preferita da molti elevatori rispetto alla Troncais, è decisamente in linea con il carattere dell’Armagnac, decisamente più rustico rispetto al Cognac e pertanto necessitante di una botte alla sua altezza.

Anche se poco usate le diciture di legge in stile Cognac sono:

TROIS ETOILE O VS ( Tre stelle o very special : l’Armagnac più giovane utilizzato per il blend ha 2 anni)
VSOP (Very Special Old Pale “Molto superiore vecchio ambrato” ha nel suo blend l’acqavite più giovane di 5 anni)

EXTRA VEILLE RESERVE o XO (“Riserva extra invecchiata” il distillato più giovane ha 6 anni).

armagnac-alambicco-castex-de-armagnacA differenza di Cognac, che ha una concentrazione delle distillerie più famose all’interno del tessuto urbano, con qualche interessante eccezione, l’areale dell’Armagnac, vede un sostanziale ritorno alla campagna.
Le distillerie sono normalmente poste a ridosso delle vigne o all’interno di chateau immersi nella natura della campagna più vera e, spesso, non sono segnalate in maniera chiara.
Un’altra caratteristica è che solo alcune distillerie hanno l’alambicco di proprietà, preferendo noleggiarne uno semovente nel periodo dedicato.
Sicuri della loro materia prima e delle loro botti, queste realtà ripongono meno importanza allo strumento per la lavorazione dei loro mosti.
jeanneua 2Quasi tutti i produttori hanno dei prodotti base frutto di blend, ma tutti ripongono il massimo sforzo nella produzione dei Bas Armagnac, il cru più importante dell’area, e solo una piccola parte nel Teneraze.
L’azienda più conosciuta e commerciale in Italia è sicuramente la Janneau, una maison fondata nel 1851 da Pierre Etienne Janneau, a Condom.
I suoi prodotti sono stati molto distribuiti nel passato e per anni è stato forse l’unico prodotto presente in maniera capillare in Italia, considerata la poca penetrazione che questa acquavite ha avuto nel nostro paese. Per quattro generazioni la famiglia ebbe le redini della distilleria, fino alla sua vendita, nei primi anni 70 al colosso Martell, la più antica maison di Cognac.
La distilleria fu ampliata ed ammodernata per poter essere in grado di reggere la nuova dimensione distributiva assicurata dalla nuova proprietà.
Lo stile della Charente si evince dalla produzione dei blend della maison, etichettati con i classici acronimi Vsop, Xo e Napoleon, affiancate anche dai tradizionali Armagnac millesimati con l’indicazione degli anni d’invecchiamento.
desplaetDopo una serie di passaggi di mano fra multinazionali, la famiglia Giovinetti ha acquistato nel 1993 la proprietà da Seagram, con l’intento di riportare Janneau allo spirito artigianale delle origini. L’impresa sembra riuscita poichè la distilleria ha conquistato dal 1995 in poi una serie importante di riconoscimenti con i suoi prodotti nelle più importanti manifestazioni internazionali.
La Janneau è una della poche dell’area a poter contare su vigne, produzione ed invecchiamento sotto un unica proprietà.
Chevalier Despalet (onestigroup.com) è un blend prodotto in esclusiva dalla Janneau per la Onesti Group.
Il blending è un mestiere difficile  ed è tipico di altre aree produttive, come la Scozia, dove è vissuto come una forma d’arte.
La difficoltà risiede nella selezione delle botti e nella loro mescita per poi procedere ad un successivo invecchiamento.
L’acquavite viene proposta in un unico invecchiamento in un elegante astuccio di legno e mostra il carattere tipico di questa acquavite, decisamente più schietta rispetto al cugino della Charente.
Anche un buon invecchiamento lascia sempre la materia prima in evidenza e una certa struttura ed irruenza nel prodotto.
Un Bas Armagnac che rappresenta una chicca per intenditori perchè prodotto solo con Folle Blanche, il vitigno quasi scomparso da questa area, è il Chateau de Tariquet dell’azienda Grassa et Fils di Gers.
tariquet
Questa famiglia rappresenta però la seconda proprietà dell’azienda dalla storia decisamente travagliata dove le guerre saranno il filo conduttore.
La distilleria venne fondata nel 1912 ad Erce ai piedi dei Pirenei dalla famiglia Artaud.
La tenuta nasce come produttore di vino, che tuttora ha in portfolio e solo nel 1972 come distillatore.Nel 1912 il padre emigrato in America decide di tornare in Francia per vivere la sua vecchiaia in patria, e si innamora del luogo.
Convince anche il figlio Jean Pierre a tornare ed insieme decidono di acquistare la tenuta del Castello di Tariquet che negli anni precedenti è stata funestata dalla fillossera che ha lasciato solo 7 ettari.
Le disgrazie non sono finite ed incombe la prima guerra mondiale dove viene il giovane Jean Pierre viene chiamato a combattere. Viene ferito e perde completamente la memoria. Rimarrà in cura nell’ospedale francese fino al 1922, fino a che non deciderà di tornare in America.
Pierre Grassa è nato in Francia da genitori spagnoli, anche lui partecipa ad una guerra, la Seconda. Viene fatto prigioniero dai tedeschi, ma viene liberato dai partigiani che operano proprio sui Pirenei nella zona dove sorge la tenuta del Castello.
Larressingle-VSOP-Armagnac-500Anche lui si innamora del luogo, conosce la bella Helene ed insieme decidono alla fine della guerra di costruire insieme la distilleria che torna a nuovo splendore.
Un produttore, il cui portafoglio conta non solo Armagnac, ma altre eccellenze del mondo del bere è la Kobrand, che commercializza le acquaviti il cui marchio simbolo è il Chateau de Larressingle datato XIII secolo. Edificato dai Vescovi di Condom, il castello è di proprietà della famiglia Papelorey e si erge al centro dell’area più pregiata per la produzione di questa acquavite. I vigneti di proprietà sono allevati in maggioranza con Folle Blanche, Picquepuolt e Saint Emillon, vitigni rari che si trovano solo sporadicamente in Bas Armagnac e nel Teneraze. Proprio da quest’ultima zona, arriva il loro prodotto di punta, un 21 anni di notevole equilibrio, indicato per capire il carattere di questo distillato. I profumi della materia prima sono ancora presenti, con un delicato sottofondo di legni nobili, che ricordano una scatola di sigari.
Altro produttore interessante è Dartigalongue, fondata nel 1838 dalla famiglia Pascal che si trasferisce dalla zona  Madiran, aridosso dei Pirenei, a Nogaro, nelle vicinaze di Gers, nel cuore del Bas Armagnac.
dartgalongueQui inizia fra molte difficoltà una produzione di eccellenza che la porterà, fra i pochi dell’area, ad esportare in Inghilterra e Olanda. Infatti comprese fin da subito che l’unico modo per sopravvivere era quello del commercio delle sue acquaviti.
Non è un mistero infatti che il mercato dei distllati da vino fosse di patrimonio quasi esclusivo dei cugini di Cognac, avvantaggiati dalla presenza di un fiume navigabile fino all’oceano.
In questo caso invece le botti dovevano essere portate a Bayonne, il porto sull’Atlantico, a ridosso dei Pirenei, da Nogaro, una lunga strada, non priva di insidie.
Nel 1870 l’azienda acquista il vigneto “cru” di “Lacroutz”, at Salles d’Armagnac, da cui deriverà il suo prodotto di punta “La croix des Salles”.
Nel 19o0 lo sviluppo ferroviario permette un commercio più sicuro e l’azienda se ne avvantaggia fino al Proibizionismo americano del 1919 che toglie un importante fetta di mercato all’azienda.
Nel 1936 tutto riprende regolarmente e l’azienda prosegue fino ai giorni nostri con sicurezza.
L’azienda potendo contare su una storia centenaria produce alcune release decisamente interessanti come nel caso della pregiata bottiglia per i 170 anni della distilleria.
chateau-de-briat-baron-de-pichon-I profumi sono decisamente dolci di legno nobile, anche se meno vanigliati rispetto alla produzione della Charente. Pur con invecchiamenti lunghi l’Armagnac mantiene sempre il carattere guascone della sua terra d’origine.
Chateau de Briat della famiglia Pichon Loungueville, maniero costruito nel 1540 per volere di Jeanne d’Abret, madre del futuro re di Francia Enrico IV.
Il castello fu concepito per essere la residenza di caccia della famiglia e nei secoli passò di mano fino a diventare proprieta de Barone Roul Pichon Loungueville, stimato produttore di ottimi vini a Pouillac, nel Medoc.
Grazie alla sua esperienza nella vinificazione e alla possibilità di ottenere ottimi vini da Folle Blanc e Baco, i prodotti della distillazione furono da subito molto apprezzati e gli valsero parecchi riconoscimenti a livello internazionale.
Per terminare la rassegna un altro castello magnifico sede della maison Busca Maniban, produttrice di ottimi Armagnac, che negli ultimi si sono distinti per qualità e finezza. Le versioni più giovani si caratterizzano anche per una possente, ma non invadente carica alcolica, che fa comunque capire quanto sia importante l’invecchiamento in legno. Le migliori proposte vengono però dagli invecchiamenti a partire dai 15 anni a salire, quando questa irruenza giovanile, tipica di questa acquavite, si mitiga grazie alla terzializzazione.
Арманьяк Chateau de Maniban VS 0.7 л.-500x500La proprietà della tenuta che circonda il castello è della Maison Castarede, il negociant più antico della zona, la cui attività fu fondata nel 1832. Le vigne sono coltivate con le varietà Folle Blanche, Colombard e Saint Emillon. La storia del castello è alquanto travagliata e vale una visita per gli splendidi arredi, anche se l’attuale proprietà non dispone di un alambicco e di una sala distillazione.
I suoi distillati vengono prodotti da un alambicco mobile a noleggio che si installa nell’ampio cortile. Vista l’esiguità della produzione la proprietà ha deciso di nolleggiare anche l’impianto di imbottigliamento.
Il castello edificato nel 1600, interamente in pietra calcarea, per volere della famiglia Bousty, occupa la cima di una collina a dominare l’intera regione, anche se non ebbe mai una funzione difensiva.
Nelle sue architetture si intuiscono le varie modifiche che si sono succedute nel tempo per adattarsi ai nuovi compiti che la storia e le famiglie proprietarie chiedevano.
Dopo vari passaggi di mano, successioni e la rivoluzione francese, il maniero viene acquistato da un magistrato il dr. Rizon che è il trisavolo degli attuali proprietari, la famiglia Ferron-Palthey.
monlucUn produttore dalla storia importante è Chateau de Monluc a St Puy.
Il castello fu dimora di Blaise de Monluc, famoso condottiero che servì sotto Francesco I° durante le guerre in Italia svoltesi dal 1528 al 1567, ed inviato in Guascogna a sedare le guerre di religione.
Il castello viene smantellato per assumere le forme di una dimora signorile, che passa di mano dagli eredi di Monluc a Victor Lassue alla fine del XVIII secolo. Nel 1961 ne assume la guida Rene Lassus che inizia a produrre vini, distillati e liquori.
Un altro produttore storico è a Castex, un piccolo villaggio con poco più di 100 abitanti. Qui si produce l’acquavite omonima del Chateau de Castex, prodotta da più di 200 anni dalla medesima famiglia, nella distilleria adicente lo storico edificio. Questo castello domina il villaggio di Monguilhem, situato all’interno dell’area del Bas Armagnac.
Il suo edificatore, nonche signore della contea fu Jean Castex che ebbe un importante ruolo nella Guerra dei 100 anni combattuta dai francesi contro gli invasori inglesi.
caste buonaNel 1453, grazie alla vittoria francese a Castillon, l’Aquitania fu definitivamente liberata unificando, di fatto, la Francia sotto Carlo VII, dopo la riconquista di Bordeaux e prima ancora della Normandia. Successivamente in castello passa ad Antoine de Roquelaure, maresciallo di Francia , fedele compagno di Enrico IV, grazie al suo matrimonio con Suzanne de Bassabat, mentre l’attuale proprietà è dei Saint Pastou.
L’acquavite viene prodotta con una gradazione alcolica variante fra i 52 e i 55 gradi, successivamente sosta due anni in botti di rovere nuove e poi lungamente in legni di secondo passaggio, nelle magnifiche cantine del castello. Le acqueviti del castello non vengono mai vendute con meno di quindici anni di invecchiamento, periodo ritenuto ottimale da molti produttori per rendere eleganti e meno irruente l’Armagnac .
Presso il castello ed alcuni importatori sono disponibili acquviti pregiate distillate dal 1936 al 1960. Di pregevole fattura il millesimo 1985, invecchiato 5 anni in botti costruite con le querce allevate nei boschi di proprietà e successivamente in legni di secondo passaggio, detti “morti”.
Sempè è un produttore dalla storia recente, nascendo “solo” nel 1934, la cui particolarità è di imbottigliare Armagnac di diverse annate in blending, contrariamente alla maggioranza dei produttori, che preferiscono la lettura dell’annata dei loro distillati.
sempeLa sua attività di negociant è ben nota nell’area ed è un classico della tradizione francese
In Borgogna da sempre queste realtà selezionano partite di vino da invecchiare nelle proprie cantine per poi rivenderle a tempo debito.
La possibilità di miscelare diverse partite da ai blender un leggero vantaggio rispetto alle maison, che possono leggere le annate e dare un prodotto di territorio, ma al contempo in caso di maltempo devono necessariamente abbassare la testa.
La Sempè si dimostra inoltre molto dinamica ed abile nelle sue realizzazioni e a ben pochi importa che non siano loro stessi i produttori.
Come detto precedentemente, il blending in altre aree produttive è considerata una vera arte.
Per i suoi prodotti il negociant Abel Sempè utilizza sia le diciture del cognac con VSOP ed XO, sia gli anni di invecchiamento totali come nel caso dei whisky, sia il millesimo delle annate, come tradizione della zona.
465lb92Si chiude la rassegna con Laberdolive storica distilleria guascona sita a Labastide, giunta alla quinta generazione con Pierre, figlio di Gerard.
Il loro prodotto ha caratteristiche peculiari uniche nel panorama della Regione.
Il distillato importato in Italia, proviene da un singolo vigneto della tenuta Juarrey, (ma ci sono anche realizzazioni con il vigneto Pillon) e molte delle piante che vi sono hanno un età molto avanzata.
I francesi, veri maestri nel marketing del vino, amano sottolineare il concetto di “Vielle Vigne” ovvero vigna vecchia poichè se è vero che la pianta produce meno, i grappoli sono solitamente molto ricchi di nutrienti, poichè le radici sono molto profonde nel terreno. All’interno di questo appezzamento poi troviamo anche rare viti a piede franco, pre-fillossera, di Folle Blanche, lo storico vitigno della Regione, ora soppiantato dall’ Ugni Blanc. La composizione sabbiosa dei terreni ha contribuito a questo miracolo poichè sappiamo che l’afide non ama questo elemento, letale per le delicati ali dei piccoli appena nati.
L’alambicco con cui si ottiene l’eau de vie è ovviamente il classico armagnacais continuo con una bassa colonna con deflammatore in testa. Questo alambicco di rame ha la particolarità di essere ancora a legna ancora, quindi molto difficile da condurre per via dei “colpi di fiamma”. L’acquavite prodotta, infine, viene fatta invecchiare nelle botti di rovere nero realizzate con alberi tagliati nella tenuta della famiglia.
Al termine dell’invecchiamento la distilleria è orgogliosa di segnalare che non viene aggiunto caramello e che pertanto il colore del millesimo in etichetta è quello originale.

Armagnac distillatoL’Armagnac è un prodotto volutamente rimasto di nicchia con circa 5.000.000 di bottiglie prodotte annualmente e nessun segnale del mercato ci dice che questa produzione sia destinata a salire.
Il mercato del Cognac è in mano alle grosse multinazionali con produzioni che contano decine di milioni di bottiglia, ma ancora nulla se paragonato con i 67 milioni di bottiglie di Brandy Spagnolo.
Il mercato asiatico ha determinato un boom dei consumi di prodotti distillati di lusso a cui si è cercato di porre fronte.
Anche nell’Armagnac, connotato fino a non poco tempo fa, da aziende di dimensioni artigianali, frutto della cultura contadina e rurale, si stanno iniziando a vedere fenomeni di concentrazione e sinergie fra aziende, figlie dei costi e della globalizzazione.
Alcuni marchi non hanno alambicco proprio, in molti casi acquistano prodotti da elevare da altre distillerie o hanno ceduto la loro commercializzazione a grosse aziende distributive con portafogli prodotto immensi, che comprendono ogni tipo di vino o distillato.
L’Armagnac è molto apprezzato in patria, dove non viene assolutamente considerato un fratello minore del Cognac, infatti, qui viene consumato il 50% del prodotto, mentre in America e in Asia, per una questione di minor conoscenza, questo interessante distillato, patisce ancora la concorrenza di altri distillati.

Armagnac biancoE’ assolutamente sbagliato scaldare il bicchiere con fiammelle o con inutili orpelli con stoppino, tanto di moda negli anni passati.
L’alcol evapora velocemente donando sensazioni eteree fortissime, che coprono immediatamente tutti gli altri profumi, rovinando tutto il lavoro del mastro distillatore, che tanto ha faticato per mantenere intatte le fragranze tipiche del prodotto.
Si può utilizzare un getto di vapore della macchina del caffè o scaldare il bicchiere con un po’ di acqua calda, gettandola poi via, asciugando molto bene il bicchiere, in modo che il distillato versato si “umanizzi” più velocemente.
Tecnica questa più che altro utile, per sgrassare bene il bicchiere ed eliminare ogni residuo di detersivo.
Ma perchè perdere il piacere di “giocare” con il distillato… dandogli il tempo giusto…
La tecnica migliore è di “umanizzare” il distillato lentamente, tenendo il bicchiere nel palmo della mano, dando il tempo che si possa esprimere con calma, aprendosi lentamente con l’ossigenazione e il passare dei minuti.
Recentemente la Busca Maniban, tiolare dell’omonimo castello , ha lanciato sul mercato un’ “Eau de Vie Blanche”, tecnicamente un Armagnac senza invecchiamento, che pertanto non si può fregiare dell’AOC.
Esperimento interessante per i freschi aromi fruttati che possono essere utilizzati, più che per un consumo liscio, vista la nota marcata eterea, per la miscelazione. Non si tratta infatti di una vodka enologica estremamente raffinanta, ma di un distillato di vino, in cui il carattere della materia prima emerge nettamente.
Armagnac MonlucNell’area della Guascogna viene anche prodotto il Floc, un succo d’uva base per la produzione del mosto che viene mutizzato con Armagnac giovane. La sua creazione, frutto della saggezza popolare, si fa risalire al XVI secolo. Può essere prodotto sia con uve bianche che rosse, coltivate nella denominazione “Vin de Pays Cotes de Gascogne”. Il suo consumo è prettamente locale sia come aperitivo, sia come vino da meditazione. Il bianco trova il suo abbinamento ottimale con l’eccezionale foie grais prodotto nella regione, famosa fin dai tempi antichi per questa leccornia. Il rosso trova un buon compagno nel melone in macedonia e con crostate con i frutti rossi.
A base Armagnac viene prodotto anche il Poussa Rappiere, un liquore a base di scorze di arancia amara, la cui storia è ben trattata nel paragrafo dedicato ai liquori. Il suo inventore fu Renee Lassus, che tenne segreta la ricetta per decenni, fino a che non fu messa in produzione dalla distilleria di Chateau Monluc.
Il castello ha anche in assortimento un Grand Rapiere, con Armagnac invecchiato in fusti di quercia.

Gli abbinamenti con il cibo sono simili a quelli già descritti per il Cognac.

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