LA BIRRA
La birra è sicuramente il fermentato più antico mai elaborato dalla mano dell'uomo e la sua data di nascita si fa risalire ad almeno 8000/9000 anni fa, quando, da individuo nomade, decise di apprezzare i vantaggi di una fissa dimora. I primi insediamenti umani risalgono a 10.000 anni fa, a Gerico, non lontani dalla depressione del fiume Giordano. In questi luoghi sono stati ritrovati dei semi di orzo non selvatico. Non si sa quando l’uomo incominciò a far fermentare grano e orzo, ma quasi sicuramente la scoperta fu casuale e fortuita.
Dei chicchi di orzo o farro, dimenticati in un incavo della roccia, a contatto con l’acqua piovana, germogliarono, fermentarono sviluppando una schiuma e un odore per niente invitanti.
Nonostante l'aspetto poco gradevole, quasi sicuramente un coraggioso provò ad assaggiarla lo stesso, spinto dalla curiosità che spesso ha guidato l'uomo verso conquiste importanti. La fermentazione tumultuosa, con bolle e schiuma, fece pensare fin da subito ad un intervento divino, cosa che fece del composto un prodotto avvolto nel mistero.I MOTIVI DELLA DIFFUSIONE DELLA BIRRA
Qualunque sia l'origine, la fabbricazione della birra si diffuse velocemente per un motivo molto semplice, era il metodo più sicuro per la sanificazione dell’acqua di pozzo e di cisterna.
La produzione della birra viene citata ufficialmente in alcuni documenti risalenti al 3000 a.c. in caratteri sumerici che attestano l’assegnazione di pane e birra a circa 50 persone. In realtà più che di birra si doveva trattare di una sorta di pappa semiliquida acida e leggermente alcolica. Il vantaggio di questa birra "non filtrata" era che l'acqua utilizzata veniva sanificata dalla bollitura, dalla carica acida e dalla dotazione alcolica ed era bevibile dagli operai per un buon periodo di tempo nonostante le elevate temperature. Il suo nome era "sikaru" e vi sono notizie che potesse essere anche aromatizzata con datteri per aumentare il grado zuccherino in fermentazione e con miele per la sua conservazione. I datteri con il loro tenore zuccherino elevato, venivano messi in infusione e successivamente scolati dall'acqua, che poi sarebbe stata utilizzata per la brassazione della birra. Gli zuccheri e i profumi disciolti aumentavano la qualità del prodotto finale. L'aggiunta di miele invece rappresenta uno standard dell'antichità per la conservazione delle bevande, utilizzato anche poi per i vini, in quanto elevando il grado zuccherino di esse si inibisce lo sviluppo batterico. Spesso questa birra veniva anche aromatizzata con spezie, fra cui la cannella.LA BIRRA PRESSO EGIZI, GRECI E ROMANI
Presso gli Egizi divenne la bevanda più consumata con il nome di "zythium".Questo ingegnoso popolo ne affinanò anche la produzione tanto da farne un prodotto commerciale prodotto a livello "industriale". LE RAGIONI DEL SUCCESSO
La birra è meno influenzabile del vino a livello climatico, quello che rende indimenticabile un Barolo del 67 non è l’abilità dell’uomo, ma la qualità dell’uva derivante da un’annata eccezionale. I cereali necessari alla produzione della birra non hanno bisogno di pratiche colturali particolarmente difficili, crescono nelle varie specie a tutte le latitudini e sono facilmente immagazzinabili, una volta essiccati. La loro qualità, anche se influenzata dal clima, risulta meno decisiva per il prodotto finale. L'andamento stagionale delle piogge risulta invece decisivo per la quantità delle messi. La buona riuscita di una birra dipende molto dall’abilità dell’uomo nel mantenere costante il suo ciclo produttivo ed è per questo che non poteva essere prodotta durante tutte le fasi dell’anno.
Il problema della birra era la sua conservazione nei mesi caldi , malgrado si accumulassero, durante l’inverno, ghiaccio e neve nelle cantine, il prodotto non riusciva a mantenersi per tutto l’anno e si deteriorava facilmente con l'arrivo dei primi caldi. Ancora in epoca risorgimentale le fabbriche di birra cessavano ogni produzione con l'arrivo dell'estate.
La distillazione introdotta nel Medioevo riuscirà ad ovviare al problema, così come la scoperta degli lieviti “da Champagne” che renderanno possibile la rifermentazione in bottiglia della birra, secondo lo stile trappista e abbaziale, di fatto, tale processo innalzando il grado alcolico di parecchi punti, rende possibile la conservazione del prodotto, nelle fresche cantine dei conventi.
I monaci nel Medioevo ebbero un ruolo importante nel tramandare e perfezionare la tradizione brassicola, se il vino era un prodotto superiore, investito di una profonda carica spirituale legata alla funzione della da messa, la birra era il cibo di tutti i giorni, insieme con il pane, altro prodotto di derivazione cerialicola.LA LEGGENDA E LA SVOLTA STORICA DEL REINHETSGEBOT
Una leggenda nordica fa risalire al mitico Gambrinus la nascita della birra nel IX secolo avanti Cristo e la avvolge in un alone di leggenda, come accade per tutte le origini dei fermentati. La saga celtica di Mag Meld, l'eroe dell'indipendenza, narra che questi riuscì a sconfiggere i mostri Fornoriani solo dopo che ebbe loro carpito la segreta ricetta della birra, che donava l'immortalità.La legge sulla purezza, tuttora in essere, dichiarava che la birra doveva essere prodotta solo con malto d’orzo, acqua purissima e luppolo, una sorta di grande DOC con valenza transnazionale che determinò una qualità riconoscibile con la parola "Birra".
A differenza del vino, sensibile al territorio, con punte di eccellenza dovute a fattori pedoclimatici unici, la birra non ebbe mai particolari stravolgimenti durante la sua storia, passando indenne da guerre e alleanze commerciali.L'ITALIA DELLA BIRRA
La birra arriva ufficialmente in Italia nel 614 d.C. portata da San Colombano, un frate irlandese confratello di San Patrizio, partito per evangelizzare l'Italia, che fondò a Bobbio, sull'appenino piacentino il monastero che oggi porta il suo nome, in cui si dice sia stata brassata la prima birra "italiana". Altri invece pensano che i primi passi dell'Italia brassicola siano stati mossi a Monte Cassino all'interno del convento benedettino, che subirà una triste sorte nella Seconda Guerra Mondiale.Le notizie sulla produzione brassicola non sono moltissime durante il Medioevo, si sa soltanto che vi era un certo consumo grazie alle incursioni dei Lanzichencchi, soldati mercenari di origine tedesca, che spesso combatteono in Italia. Nel 1494 un altro personaggio di origine tedesca fa parlare della birra in Italia. Massimiliano d'Asburgo sposa a Milano Bianca Maria Visconti, che, per festeggiare l'avvenimento, fa distribuire fra tutti i milanesi intervenuti alla cerimonia un boccale di birra. La storia della birra proseguì fra alti e bassi, spesso osteggiata e vissuta come comprimario del vino, di cui l'Italia ha tradizone millenaria con decine di produzioni di eccellenza. La birra costava più del vino, che veniva prodotto a livello famigliare a costo "zero", fu così che per avere uno sviluppo deciso dell'attività brassicola in Italia si dovrà aspettare la fine dell'800 con la dominazione austriaca del Nord Italia. Paradossalmente però la prima birreria italiana vide la luce a Nizza Marittima, ora territorio francese, nel 1789 ad opera di Baldassarre Ketter di chiare orgini teutoniche. Due anni dopo questi vendette l'azienda a Giovanni de Bernardii che ottenne la licenza da Casa Savoia per la vendita della birra sul territorio piemontese. A partire dal 1814 le vendite si fecero così interessanti, che il Re decise di tassare gli introiti del commercio della spumeggiante bevanda. Il Risorgimento e le battaglie contro gli austriaci, che occupavano il Nord Est della nostra penisola, influenzarono profondamente la nascita delle maggiori birrerie italiane del nord. Nel 1890 si contano ben 140 aziende impegnate nella prouzione
brassicol. Solo alcune di queste sopravviveranno al ventennio fascista e alla Seconda Guerra Mondiale. Gli occupanti austriaci, poco abituati al forte vino italiano, che usavano allungare con acqua (da cui lo Spritz), preferivano di gran lunga la loro bevanda nazionale. Fu così che per assecondare le guarnigioni di stanza in Italia, alcuni connazionali ed alcuni intraprendenti italiani aprirono le loro birrerie a Brescia, Udine e Trieste, di cui leggeremo a fine capitolo nella storia loro riguardante. Le piccole realtà sorte dopo l'Unità d'Italia , sull'onda dell'entusiasmo per la nuova bevanda, saranno falcidiate dalle tasse del regime che volutamente tassò pesantemente tutte le bevande cosidette d'importazione straniera, di cui facevano parte birra e sidro, per favorire l'italico vino, soprannominato nel frattempo "carburante del popolo". Delle 62 fabbriche di birra censite nel 1913, ne sono rimaste solo 5, di grosse dimensioni a distribuzione nazionale: Poretti, Peroni, Moretti, Menabrea, Forst, con alcune realtà locali come Birra Messina, Icnusa, Raffo, Castello, Menabrea e Pedavena. Queste realtà spesso sono comunque sotto il controllo delle cinque sorelle...eccezion fatta per l'ultima, che dopo la chiusura, ha riaperto gestita da una cooperativa composta dagli stessi operai.
La storia dell'America così convulsa e veloce, fulcro di decine di culture, fucina di idee creò i presupposti per alcune invenzioni che si rivelarono deteminanti per la produzione della birra. La macchina a vapore di James Watt del 1785, la veloce tostatrice di malto di Daniel Wheeler del 1817, il tino a temperatura controllata di J.L. Baudeot del 1856, la fabbricatrice di ghiaccio di Carrè e Linde del 1859, resero possibile la velocizzazione dei processi produttivi, ma sopratutto la possibilità di produrre la birra tutto l'anno. ù
I produttori europei erano costretti ad interrompere la produzione all'arrivo dei primi caldi primaverili o a sottostare ai capricci stagionali di inverni miti poveri di neve, necessaria alla fabbricazione del ghiaccio con cui raffreddare le cantine, ora con queste innovazioni la produzione ed il trasporto potevano essere effettuati in qualunque giorno dell'anno.IL FENOMENO DEI MICROBIRRIFICI
A rendere nuovamente spumeggiante il mercato con nuove proposte, spesso di territorio, ci hanno pensato i microbirrifici, vera novità del panorama italiano, dopo aver vissuto un importante stagione anche in America, da dove ha avuto origine il fenomeno. Le realtà attuali censite sono circa 600, pertanto come sito, così come per le aziende del vino, non esiste una recensione di essi, per precisa scelta dell'autore. Sarebbe impossibile contenerli tutti su queste pagine, senza fare torti a nessuno. L'unica considerazione che mi permetto di fare è legata al concetto di artiginalità e conseguente qualità a cui spesso il consumatore associa il micro birrificio. Il fatto di essere una produzione artigianale, in quanto basata su brassazioni in piccola quantità, non ha come diretta conseguenza laqualità eccelsa della birra. Allo stesso modo una fabbrica di birra semi o indistriale necessariamente non produce solo prodotti mediocri. La vera plusvalenza qualitativa la fanno le materie prime, la loro cura e lavorazione, pertanto possiamo trovare grandi prodotti eseguiti anche da birrerie industriali che conoscono come acquistare e come lavorarle da decenni se non da secoli. Il consumatore deve affinare un senso critico che deve prevalere su guide e serate a tema e deve essere spinto a visitare le manifestazioni di settore, se non i birrifici.
Infine un discorso speciale meritano le aromatizzazioni che spesso caratterizzano le produzioni artigianali, spesso frutto di fantasie dettate dal famigerato territorio di origine, termine ormai abusato in ogni settore del bere. Solo alcune di esse sembrano perfettamente riuscite, mentre la maggior parte sembrano solo degli esercizi stilistici e dimostrativi. La birra deve rimanere tradizionale e il produttore deve essere in grado di confrontarsi con gli stili classici, pils o ipa che siano, per dare al consumatore una chiara dimostrazione del suo sapere, confrontabile con altre realtà. E' proprio sui grandi classici che spesso, come si suol dire, casca l'asino. Le aromatizzazioni nei distillati, liquori e vino, spesso servivano in passato a coprire difetti produttivi o meterie prime non eccellenti....
Per produrre una buona birra sono fondamentali:
Acqua pura con importanti fattori organolettici dati dai sali disciolti in essa
Cereali (da Ceres la divinità delle messi);
Lieviti selezionati;
Luppolo che ha funzioni battericide, antisettiche ed amaricanti.
Per la fabbricazione della birra si utilizzano diversi tipi di cereali e di malti d'orzo, come il Crystal o il Sauer, ognuno con caratteristiche diverse di acidità e amidi. Il Mastro Birraio, in base allo standard qualitativo deciso deve miscelarli per ottenere un risultato sempre uguale a se stesso.La produzione prevede i seguenti passaggi: il chicco di cereale ricco di amidi, zuccheri complessi infermentabili dagli enzimi, viene posto in acqua per la maltazione e germinazione, in questo modo si creano gli zuccheri semplici, di cui si nutre il germoglio. Questi zuccheri sono fermentabili e quindi attaccabili dagli enzimi, si passa quindi all’essiccazione ed ad un’eventuale tostatura del chicco, leggera per le birre rosse (altbier o pale ale) e più marcata per le scure (stout). Per la fabbricazione di birre di qualità si usano diversi tipi di malto, spesso anche 5 tipi, ognuno con le sue caratteristiche peculiari. Vi sono malti con tendenza acida, come il "sauer" per birre leggere e beverine o come il "crystal" per birre scure strutturate. La percentuale di malto d'orzo deve essere come minimo del 60% , mentre il restante 40% può essere di cereali succedanei come il mais, il riso o altri amidi.
La fase successiva è l’ammostamento, la miscelazione della farina ottenuta con i chicchi d'orzo con acqua clada che inizia a demolire ed emulsionare gli zuccheri. Questa delicata fase si svolge in più riprese e a varie temperature. La base di partenza è di 35 gradi, poi a step successivi, grazie a serpentine di vapore che scaldano il mosto, si sale a 45, 55, 62 e infine a 72 gradi. La temperatura deve essere mantenuta ad ogni step per un periodo che varia a seconda della sensibilità del Mastro Birraio che conosce le materie prime di volta in volta a sua disposizione.L'intero processo dura per un paio d'ore, necessaria affinchè tutti gli zuccheri vengano emulsionati.
Successivamente si chiarifica il mosto eliminando le parti solide del chicco con un largo filtro meccanico che ha il compito di trattenere le granaglie e di permettere la percolazione dell'acqua attraverso di esse. Più si vogliono ottenere birre strutturate ed alcoliche, più il filtro dovrà essere di buone dimensioni, per permettere di "spalmare" al meglio la parte solida. In questo caso si parla di impianto a tre tini separati Se si vogliono ottenere birre leggere con sottoestrazione del malto sarà sufficiente mettere dei filtri sul fondo del silos di ammostamento. In questo caso si parla di impianto a due tini separati. Il mosto chiarificato così ottenuto viene pompato all'interno di un silos di fermentazione. La fermentazione avviene con lieviti selezionati della specie saccaromicetus carlsbergensis per la bassa fermentazione di birre lager e pils, isolato solo nel 1880 dai mastri birrai della Carlsberg e il saccaromicetus cervisiae, per l’alta fermentazione tipica delle birre rosse o scure.
Le birre Lambic fermentano lentamente utilizzando solo lieviti selvaggi naturali presenti nell'aria, in una determinata area del Belgio, dove le vasche di ammostamento sono poste sotto i tetti delle case. Vi sono altri casi di Lambic al di fuori del Belgio, ma sono produzioni locali di microbirrifici, con minima diffusione.
Segue il raffreddamento del mosto al termine della fermentazione che si protrae per tre settimane e la filtrazione dalle impurità date dagli lieviti che hanno terminato il loro ciclo vitale. La luppolazione è la fase finale del processo produttivo, anche se per alcuni stili birrari si procede all'operazione durante l'ammostamento. Per questa importante operazione si utilizzano i fiori femmina della pianta che contengono la luppolina che è un chiarificante, antibatterico naturale ed elemento determinante per la compattezza della schiuma. Esistono svariati tipi di luppolo a seconda dello stile birrario e la scelta sul loro utilizzo è legata al mastrobirraio. Le migliori birrerie utilizzano il luppolo in fiore, per esempio il Saaz, costoso, ma in grado di donare una sensazione duratura di amaro gradevole e persistente. Risulta anche molto diffuso il luppolo in "pellet", decisamente più semplice nell'utilizzo e dal costo inferiore, mentre l'industria ormai utilizza quasi esclusivamente oli estratti di luppolo, che hanno caratteristiche organolettiche inferiori, ma che evitano il passaggio della decozione e del filtraggio, diminuendo così tempi e costi di produzione. Le birre di abbazia subiscono una successiva fermentazione in bottiglia con lieviti selezionati per la produzione dello Champagne in grado di resistere a gradazioni alcoliche superiori (mortali per i saccaromiceti che sopportano ambienti con massimo 5/6 gradi alcolici) e alle forti pressioni interne sviluppate (anche 4,5 atmosfere).
La cosa fondamentale da chiarire è innanzi tutto il concetto di alta fermentazione e bassa fermentazione. la prima si svolge a temperature alte dai 10 ai 20 gradi, mentre la bassa intorno ai 4 è più lenta e permette di ottenere prodotti dalle caratteristiche di morbidezza superiori.
BIRRE BLANCHE / WIT BIER: birra di grano beverina, tipica del Belgio con lieviti in sospensione, dovuti alla mancanza di filtrazione, aromatizzata con scorze d’arancio o coriandolo.
la birra nella sua forma originale, acida e moderatamente alcolica, come doveva essere prima della scoperta degli lieviti selezionati.
MUNCHENER: birra di Monaco di Baviera prodotta in due versioni dunkel, scura e maltata o hells bionda beverina e rinfrescante.
Il servizio della birra segue un po’ le regole del vino, maggiore è la complessità del prodotto, superiore deve essere la temperatura di servizio per poter apprezzare al meglio i profumi del prodotto. Attenzione anche al bicchiere che avrà il compito di esaltare i profumi, esistono infatti magnifici tulipani, simili ai ballon da Cognac, per meglio apprezzare le birre d’abbazia.

La Wuhrer di Brescia è la più antica birreria d'Italia, fu fondata a Brescia nel 1829. A quel tempo la città faceva ancora parte dell'impero austroungarico e Franz Xavier Wuhrer decise di emigrare da Vienna ed aprire un birrificio per placare la sete dell'esercito posto a difesa dei confini minacciati dal nascente Regno d'Italia. La zona bresciana nota sopratutto per i suoi vini e le sue grappe accolse freddamente la nuova bevanda, che invece fu decisamente gradita ai suoi concittadini austriaci. Gli affari prosperarono e nonostante i moti insurrezionali , Wuhrer seppe mantenere il controllo della birreria, anzi a dimostrazione del suo amore per la sua nuova patria adottiva, fede arruolare volontari i suoi figli nelle camicie rosse di Garibaldi.
Il birrificio nasce nel 1846 a Vigevano, fondata da Francesco Peroni. Il mercato non è favorevole alla birra nel Nord Italia, dove il consumo del vino è molto radicato. I consumi di allora si attestavano su 0,7 litri pro capite di birra contro i 100 del vino, ma si guardava con fiducia ai consumi di tedeschi e Cecoslovacchi attestati ben oltre i 120 litri.
Fondata nel 1846, a Biella, in una zona famosa per la produzione d’importanti vini rossi da uve Nebbiolo.
Le famiglie Thedy e Antoniotti proseguono l’attività tra riconoscimenti e premi tanto che la Menabrea nei primi del 1900 produce quasi gli stessi ettolitri di Moretti, 12.000, solo Peroni e Itala Pilsen sono superiori a lei.
Fu fondata nel 1859 da Luigi Moretti ad Udine, la città era ancora facente parte dell’Impero Austriaco e proprio dalle esigenze di consumo degli invasori, l’imprenditore prese lo spunto per iniziare la sua attività. In quell'anno si combatteranno le decisive e sanguinose battaglie di Solferino e San Martino, pertanto la guarnigione austriaca di stanza presso lo storico castello della città, fu aumentata di molto, incrementando i consumi della birreria di svariati ettolitri.Il mitico Baffone sull’etichetta risale al 1942 e non ritrae il fondatore, ma un simpatico vecchietto, avventore della birreria, sita in viale Venezia 9, notato dal cavalier Moretti. Il nonnino, divenuta in seguito una vera icona come ricompensa per il servizio fotografico chiese soltanto che gli fosse pagata la birra che stava bevendo...
La famiglia ha condotto la birreria fino al 1989, anno della cessione alla canadese Labatt’s, sotto la cui gestione raggiunse il milione di ettolitri venduti. Successivamente il marchio fu acquistato da Heineken, la quale , intuendo le enormi potenzialità del "Baffone" lo lanciò a livello nazionale, facendolo diventare in poco tempo il prodotto più venduto nella fascia commerciale.
La famiglia Dreher discende da una dinastia di birrai, nota fin dal 600, in Boemia, da dove Anton Dreher che di mestiere faceva il cameriere nell' osteria di famiglia, parte per cercare fortuna a Vienna. A bordo di una zattera, risalendo il Danubio, giunse nella capitale dell'impero austroungarico nel 1760 e grazie alla sua intraprendenza nel 1773 riuscì a fondare la sua fabbrica di birra, dotandola di attrezzature all'avanguardia. La ricetta della sua birra si basava sullo stile vincente dell'epoca , la classica pils di ispirazione cecoslovacca, infatti ebbe un immediato successo, tanto che egli decise di espandersi nella vicina Italia, dove aprì una birreria a Trieste , per sfruttare sia le tradizioni di consumo che vedevano la birra leggermente più favorita che in altre aree e sia i consumi dell'esercito austroungarico di stanza nella città. BIRRA PORETTI
Questa birreria fu fondata a Valganna, in provincia di Varese nel 1877 da un entusiasta Angelo Poretti, appassionato fin da giovane di birra, affascinato dallo stile produttivo a bassa fermentazione. Proprio per affinare le sue conoscenze intraprenderà un lungo viaggio attraverso l'Europa, visitando e lavorando presso birrifici sparsi fra Boemia, Germania e Austria.
La birreria forst fu fondata nel 1857 da due imprenditori meranesi che decisero di affrancare la loro regione dalle birrerie della vicina Austria. Per aprire il loro stabilimento scelsero un luogo assolutamente perfetto per la produzione della birra, ricco di acqua di fonte, ampi spazi a fondo valle per poter stoccare e caricare le casse, circondati da una foresta incontaminata che diede l'ispirazione ai due fondatori per il nome della fabbrica. Questo nome evoca immediatamente il legame che birreria ha con la natura. I prodotti della gamma sono le legati alla tradizione locale della birra Pils ed alcune doppio malto di ispirazione tedesca, con finale lupolato.BIRRA PEDAVENA
Storico marchio del nord est, fu fondata nel 1897 dai tre fratelli Luciani, Sante, Giovanni e Luigi originari della provincia di Belluno, a Pedavena, per sfruttare al meglio il crescente mercato della birra degli anni post unitari.
Grazie a questo successo imprenditoriale nel 1928 Pedavena acquista lo stabilimento Dreher, che nel frattempo aveva deciso di disinvestire in Italia.ICNUSA
Marchio storico sardo, forse la birreria maggiormente radicata sul territorio italiano, che fin dal nome si identifica con la regione di provenienza. Icnusa fu fondata nel 1912 da Amsicora Capra, un imprenditore locale che voleva sfruttare le enormi potenzialità del mercato sardo, affrancandosi dalla produzione "continentale" , come si usa dire sull'isola.
La simbologia sarda dell'etichetta di Icnusa continuava con l'immagine del nuraghe (oggi eliminata), le misteriose costruzioni disseminate in tutta la Sardegna, il cui uso è tuttora oggetto di studio e con la bandiera con i quattro mori.BIRRA MESSINA
L'altro storico marchio isolano, questa volta siciliano come ben si evince dal nome del capoluogo in riva allo Stretto..PRINZ
L'utimo dei grandi marchi che hanno segnato il mercato della birra in Italia.
Tutti gli stabilimenti erano posti vicino alle neonate autostrade italiane, per poter sfruttare al meglio la pubblicità gratuita delle masse di vacanzieri che il boom economico aveva meccanizzato. Si voleva dimenticare la guerra , la poverta e ci si godeva il rinnovato potere di acquisto della nostra aconomia.
La birreria Beck fu fondata nel 1873 a Brema, da Heindrick Beck , un mastro birraio, Luder Ruthemberg e Thomas May, due imprenditori della città, per una scelta precisa, infatti in quel tempo la città tedesca era quella con il maggior numero di fabbriche di birra esistenti, circa trecento e il mercato continuava a richiedere prodotto. La concorrenza non spaventò i fondatori che divennero in poco tempo i leader di mercato della zona grazie all'eccezionale qualità del prodotto.
Tutto questo fu possibile grazie alle nuove tecniche di conservazione che rendevano possibile i lunghi tragitti per questo delicato prodotto,da sempre fortemente localizzato sul territorio proprio per le difficoltà di trasporto.La Beck’s aderisce all’editto di purezza del 1516 che proibisce l’uso di cereali che non siano l’orzo ed usano luppoli pregiati che conferiscono alla birra un piacevole retrogusto amaro.
La birra più venduta al mondo, vanta un sistema di maturazione unico, riportato in etichetta: il "beechwood aging" (invecchiamento con trucioli di legno) effettuato con legno di faggio che le conferisce morbidezza.La Bud, inizialmente chiamata Budweis, perse la causa con la Budwar cecoslovacca e fu costretta a cambiare il nome nell’attuale.
L’elefante sull’etichetta prende ispirazione dai due mastodontici elefanti indiani scolpiti nella pietra all’entrata della birreria.
Fondata nel 1863 da Gerard Adrian Heineken, che compra e ammoderna l’Haystack, la fabbrica di birra più grande d’Amsterdam.|
PERONI |
67.000 |
|
PORETTI |
53.600 |
|
ITALIA(MILANO) |
32.255 |
|
BIRRERIE MERIDIONALI NAPOLI |
27.800 |
|
CERVISIA GENOVA |
24.000 |
|
PEDAVENA FELTRE |
21.000 |
|
WUHRER |
21.000 |
|
DORMISH UDINE |
21.000 |
|
METZGER |
17.000 |
|
PASZKOSKY FIRENZE |
16.000 |
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MORETTI |
15.000 |
|
ITALA PILSEN PADOVA |
14.000 |
|
RONZANI BOLOGNA |
12.000 |
|
BOSIO TORINO |
11.000 |
|
MENABREA |
9.800 |
|
OROBIA BERGAMO |
5.000 |
Negli ultimi anni si è assistito al tentativo di abbinare la birra su preparazioni complesse di carne e di pesce che prima erano a solo appannaggio del vino.
Non si può negare che in alcuni casi gli abbinamenti siano assolutamente armonici, ma in alcuni casi il cibo prevale sulla bevanda.
La birra ha nella cucina estiva il suo principale alleato a cui si abbina grazie al basso tenore alcolico e alla freschezza dei suoi profumi. Preparazioni di carne bianca, maiale tipiche della cucina tedesca o messicana hanno nella birra un formidabile abbinamento, mentre sulle carni rosse importanti è sempre meglio abbinare il vino, in grado di sostenere la persistenza aromatica del cibo, in maniera migliore. Solo le Trappiste, una Indian Pale Ale o una rossa di Natale bavarese riescono a reggere il confronto con la selvaggina.
Una T-Bone americana con patatine fritte abbinate ad una fresca e rinfrescante lager è un'esperienza da provare una volta nella vita da Gallagher a New York.
Ma l'esperienza più sorprendente che potrete fare in Irlanda è mangiare delle stupende ostriche Belon “annegate” nel guscio, dalla schiuma cremosa e compatta che otterrete versando una birra scura Guinness. Assaporerete il contrapporsi intrigante di salato e amaro della birra, in un abbianmento emozionante superiore a qualsiasi vino. Eccezion fatta per sua maestà lo Champagne...



