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Liquori B

Bargnolino

Liquore prodotto sull’appennino emiliano, sopratutto in provincia di Piacenza e molto più raramente di Parma e Modena.
Il Bargnolino è prodotto partendo dall’infusione di una piccola prugna selvatica, conosciuta come prunella, in dialetto bargnò, da cui il nome del liquore.
Liquore di lunga tradizione fortemente legato al territorio, in passato non c’era famiglia sull’Appenino piacentino che non lo producesse artigianalmente, per proprio consumo questo infuso.
A dimostrazione di questa usanza esiste un concorso annuale presso il rifugio Lagdei, con tanto di giuria qualificata AIS, per il miglior bargnolino casalingo.
Le bacche mature vanno raccolte fra settembre ed ottobre e la loro l’infusione dura circa 5 mesi, in modo che il frutto possa cedere la sua aromaticità e connotare l’infuso con le classiche note acide.
Successivamente viene filtrato, delicatamente zuccherato e posto in botti di legno a maturare per un minimo di 12 mesi, duranti i quali il liquore si arrotonderà, integrando frutta ed alcol alla perfezione.
Il discorso zucchero vede accese discussioni fra i consumatori fedeli, con profonde diversità di vedute, sui singoli produttori.
Fra di essi si annovera la Soliani, azienda piacentina fondata nel 1953 che però iniziò la sua attività come produttore di ciliegie sotto spirito, conosciute nella zona come le “Vissole Soliani”.
La prima sede era a Cortemaggiore, in un ala del castello Pallavicini, pittoresca locazione immerso nel parco della città, mentre ora è a Carpeneto Piacentino. Vincoli architettonici e accresciuta produzione determinarono il cambio di sede.
La Soliani prese poi a produrre altre specialità fra cui il Nocino, altro liquore tradizionale dell’Appennino, per poi cimentarsi con il Bargnolino, sfruttando il momento d’oro della liquoristica degli anni a cavallo fra il 50 e il 60..
La gente, persa la tradizione contadina, per via del boom industriale, molto forte in quest’area, prese ad acquistare i liquori tradizionali già confezionati da produttori di fiducia.
Questo cambio d’abitudini era legato alla mancanza di tempo e di esperienza, che si era smarrita con la generazione precedente. Da notare che l’etichetta del liquore Soliani riporta con orgoglio la scritta “Bargnolino di Piacenza” a connotare orgogliosamente il liquore a livello territoriale. Non è un segreto infatti che Piacenza rivendichi, come detto in precedenza, i natali di questo liquore, prodotto però sull’intero appenino come vedremo qui di seguito.
Un altro produttore della tipologia è il liquorificio “Il Mallo“, noto come si evince dal nome, per la produzione di Nocino e che, come l’azienda successiva, ha preso a produrre il Bargnolino per completare la sua gamma di liquori di territorio.
La Caselli storica distilleria della provincia di Modena, è autrice, a sua volta di un liquore Bargnolino. La nascita delle Distillerie Caselli risale ad un anno prima dell’Unità d’Italia, nel 1860 grazie alle capacità imprenditoriali di Francesco Caselli , che aprì una drogheria speziaria dove venivano proposte, come da tradizione, decine di prodotti, dai coloniali ai tessuti.
I liquori venivano prodotti all’interno delle stanze al pian terreno del Palazzo Caselli, che si trova tuttora nel centro di Sassuolo. Ai primi del 900, l’attività di infusione e produzione di liquori viene affiancata dalla distillazione d’alcol, grazie ad un alambicco che viene acquistato dal figlio di Francesco, Galdino.
La zona, molto vocata a livello enologico offriva abbondanti vinacce fresche e si iniziarono a confezionare grappe e acquaviti con i vitigni locali.
Faceva parte della produzione anche lo storico liquore Sassolino, per cui Sassuolo va giustamente fiera.
Il Bargnolino in questione è in linea con la tradizione emiliana dell’appenino ed ha un bella etichetta moderna, curata e lineare, che crea un bel contrasto con la bottiglia di foggia antica.

Biancosarti

Storico liquore aperitivo, a metà strada fra un vermouth ed un bitter, sulla cui ricetta a base di spezie e d’erbe non è dato molto a sapersi.
Il liquore era prodotto dalla Sarti di Bologna, fondata nel 1885, distilleria molto attiva che contava nel suo portafoglio prodotti tutti i “must” dell’epoca come grappe, gin, doppio kummel, triple sec e cherry brandy. Inizialmente sull’etichetta e sulla pubblicità appariva la scritta “Aperitivo-Digestivo. Biancosarti non è solo l’aperitivo di classe è anche il digestivo della più eletta tradizione e di sicura efficacia”
Nel 1943 la fabbrica andò completamente distrutta durante il bombardamento di Bologna, importante snodo ferroviario del nord Italia. La Sarti, come molte altre aziende liquoristiche e vinicole, per ragioni logistiche, sorgevano nei pressi delle stazioni per facilitare le operazioni di carico e scarico.
Lo stabilimento verrà ricostruito nel 1947 e ricomincerà la sua produzione, fra cui il Biancosarti. Questo liquore diventerà un prodotto di culto neglia anni ’70 con i famosi spot di Carosello di Telly Salavas il tenente Kojak, antesignano di tutti i detective e telefilm polizieschi.
Prima aNcora di lui, il Tenente Sheridan, interpretato dal grande Ubaldo Lay, con sguardo truce pubblicizzava il liquore pronunciando la frase ad effetto “Biancosarti, ti mette il fuoco nelle vene”…
Lo slogan della pubblicità successivamente fu ricalibrato con un “Il mio drink vigoroso”, sempre in virtù della gradazione alcolica importante per un aperitivo di 28°. Ricordiamo anche lo spot del compianto Giorgio Gaber del 1967 e 1968.
Visto il successo dei prodotti sodati, sopratutto del Campari Soda, la cui bottiglia fu disegnata da Fortunato Depero, negli anni 30, la Sarti lanciò sul mercato, negli anni 50, il Sartisoda, con un battage pubblicitario senza precedenti.
Nonostante questo il prodotto fu ritirato pochi anni dopo per mancanza di vendite. Successivamente per contrastare il successo del “Campari e bianco” comunemente chiamato “Bicicletta” creò il drink Tandem unione di Crodino, l’aperitivo analcolico nato nel 1964 e Biancosarti. Oggigiorno queste “battaglie” di marketing sono cessate poichè il brand Biancosarti è stato comprato, insieme ad Aperol, dall’acerrimo nemico storico dalla veste rossa…

Brumel

Il Brumel è un liquore di tradizione piemontese, la cui produzione e distribuzione, come spesso accade per altri prodotti della nostra liquoristica, è praticamente dedicata solo all’estero, dove vengono apprezzati molto i prodotti dolci e cremosi, specie dal pubblico femminile. Sul mercato italiano è stato discontinuato da catalogo nel 2012 dalla Toso, che lo produce ormai da molti anni, avvalendosi della competenza di Valter Porro, per via delle vendite praticamente inesistenti.
La nascita del prodotto affonda le radice nella tradizione locale delle Langhe, terra famosa sopratutto per i suoi magnifici vini, certificata da scritti e ricette vecchi di almeno due secoli.
Qui si era soliti raccogliere gli splendidi marroni che crescevano rigogliosi sulle colline che spesso circondavano i vigneti, per ripararli dal vento, sulla sommità delle ripide colline.
I marroni glassati abilmente dalle nonne, spesso venivano venduti o consumati in famiglia, mentre i frutti imperfetti, le eccedenze o che quelli che si erano rotti durante il processo di glassatura venivano ridotti in purea e addizionati al distillato di vino locale o a grappa.
Il prodotto veniva poi consumato durante tutto l’anno durante le occasioni speciali.
Il liquore ben si presta alla miscleazione con creme, ad esempio ottima la sua combinazione con il Bailey’s o con un buon rum invecchiato.

Bianco Bordiga

BORDIGA BIANCOBianco è un nuovo liquore prodotto dalla Distillerie Bordiga (bordiga.it), fondata nel 1888 a Confreria in provincia di Cuneo.
Fin dalla sua fondazione l’azienda si distinse per un radicato rapporto con il territorio.
La produzione infatti vede amari e liquori a base di erbe alpine fra cui si emerse e tuttora emerge l’eccellenza del genepy.
Il Bianco, lanciato nel 2014, ne è la riprova.
Il liquore è il risultato della distillazione di fiori alpini ed erbe fra cui si distingue nettamente il profilo balsamico del genepy, in unione a piccole percentuali di menta e tanaceto.
La distillazione segue da vicino il procedimento produttivo del gin con un infusione breve delle erbe in alcol diluito con acqua purissima per evitare di “bruciare” i botanici più delicati.
Lo strumento è un antico alambicco a fuoco diretto la cui caldaia è inglobata in una piccola costruzione in muratura come si conveniva anticamente.
Tale architettura è ancora visibile e proviene, come stile, dalla vicina Francia.
L’etichetta è moderna per un prodotto che rilegge in chiave odierna un grande classico delle montagne piemontesi.
Il suo uso è variegato, dalla bevuta liscia, appena fresco, o con ghiaccio fino alla miscelazione di cocktail dove si voglia lavorare sul profilo erbaceo dello stesso.
L’azienda, profondamente rinnovata nella proposta commerciale, ha compreso l’importanza per questo prodotto del mondo della notte e ed ha organizzato nel 2014, in occasione del lancio, una Bianco Competition per giovani promesse del bar.

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