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Liquori G

Galliano

Grande liquore della tradizione italiana, anticamente prodotto a Livorno, dalle distillerie Vittorio Vaccari che intitolò il suo liquore a Giuseppe Galliano, eroe d’Etiopia, nell’anno della morte avvenuta nel 1896. Il maggiore dell’esercito italiano, decorato con due medaglie d’oro per le sue gesta, a cui il colore del liquore rende omaggio, resistette all’assedio del forte di Makallè per 40 giorni. Si arrese alle truppe abissine di Menelik dopo aver combattuto eroicamente vinto solo dalla fame,dalla sete e dalla mancanza di munizioni. Il Governo Italiano negoziò la resa ed evitò così l’estremo sacrificio, già pianificato da Galliano che voleva far saltare l’avamposto. Ma lo scontro decisivo e la sua morte furono solo rimandati ed avvennero il primo marzo 1896 nella battaglia di Adua, quando ben 7.000 italiani rimasero uccisi da forze soverchianti dell’esercito abissino. Tornando al liquore il Galliano viene prodotto in Francia su licenza e appartiene al pacchetto di prodotti di Lucas Bols. Alla base del prodotto ci sono erbe e spezie, fra queste sono facilmente riconoscibili la vaniglia, l’ anice, la liquirizia e lo zafferano. Quest’ultimo compare molto di frequente nella liquoristica di fine 800, poichè la sua presenza, visto il costo, era sintomatica di un prodotto ricercato e di qualità. Il liquore per il suo bouquet e il suo intrigante colore, è ingrediente aromatizzante fondamentale di decine di cocktail, molti dei quali codificati come internazionali IBA, creati negli anni 60 e 70 da abili barman, fra questi ricordiamo il Golden Cadillac e il Golden Dream, dedicati all’epoca d’oro di Holliwood. Alcuni ritengono che il nome dello storico cocktail Harvey Wallbanger derivi proprio dalla caratteristica bottiglia allungata che era solita essere messa vicina al muro nelle bottigliere, per non ingombrare la presa delle altre con la sua altezza. Appoggiata di fretta dai baristi molto impegnati nella miscelazione era solita oscillare e battere contro il muro. La bottiglia dalla foggia particolare, caratterizzata dal lungo collo, potrebbe essere ancora una volta un omaggio all’Africa, per via della sua somiglianza con il collo della giraffa. Una curiosità di consumo: in Svezia è uno degli alcolici più diffusi e viene bevuto liscio con ghiaccio. Recentemente ha visto la luce un interessantissimo Galliano Balsamico, aromatizzato con il famoso aceto di Modena, ottimo per la miscelazione di cocktail al di fuori degli schemi, mentre risulta decisamente più scontato quello al caffè, ideale per il consumo liscio.

Genepy

genepyLiquore della tradizione alpina, prodotto sulle Alpi che circondano il Piemonte fino ad arrivare in Valle d’Aosta. Il metodo produttivo prevede un’infusione alcolica dei fiori della pianta, le cui varietà si dividono in Artemisia genepy o spicata, detta anche Genepy maschio o nero, con un’inflorescenza piccola, giallo grigia e l’Artemisia Mutellina, detto anche Genepy femmina o bianco, con fiori più grandi di colore giallo. Il Genepy maschio ama i terreni pietrosi e soleggiati e raramente cresce sotto i 2000 metri, adattandosi anche ad altitudini superiori ai 3000. Il Genepy femmina, di dimensioni maggiori, è più adatta alla coltivazione, e si adatta maggiormente a suoli diversi. Un discorso a parte merita l’Artemisia Glacialis, amante dei ghiaioni montani, che non ha profumi ed aromi nelle sue parti aeree, ma solo concentrate nei semi, e che, pertanto, mal si presta alla realizzazione di liquori. Il Genepy maschio è di gran lunga il più aromatico ed ha il maggior numero di principi attivi che attivano nell’uomo la funzione neurotonica delle vie digestive, nonchè un’azione cardiotonica. Il Genepy era usato nella tradizione montanara anche come diuretico, febbrifugo, vermifugo ed antisettico, in grado anche di alleviare la fatica dell’alpeggio dovuta alla rarefazione dell’ossigeno e alle lunghe camminate. L’infusione varia a seconda della qualità della materia prima e dal gusto che vorremo dare al nostro liquore, e dura normalmente dai 20 ai 27 giorni, così come la percentuale di zucchero, che cambia da produttore a produttore. La gradazione alcolica dell’alcool varia anch’essa a seconda delle ricette dei singoli produttori ed oscilla fra i 60 ed i 90 gradi. Tutti utilizzano ad oggi alcol di origine cerealicola, decisamente più neutro di quello di origine enologica. In passato infatti vista l’abbondanza di vinacce spesso le auto produzioni casalinghe vedevano come base alcolica quella che tecnicamente potremmo definire una grappa. In molti casi per concentrare i profumi e diminuire il tujone si usa distillare una parte dell’infusione, che verrà miscelata con la restante. L’infusione a gradazioni più basse favorisce lo scioglimento delle sostanze aromatiche ma aumenta anche le concentrazioni dell’alcaloide. Il tujone, contenuto nelle artemisie, di cui il genepy fa parte, in questa varietà montana è molto al di sotto della soglia di rischio. Questo risulta più alto nelle varietà piemontesi mentre è molto basso nel genepy svizzero specie se coltivato. L’altitudine a cui viene raccolto e la composizione del terreno, hanno una diretta influenza sulla sua percentuale. Nelle piante raccolte intorno ai 2700 metri spesso è praticamente assente anche nelle foglie. Inoltre, qualora ci fossero dei problemi in tal senso, distillando una parte dell’infusione si riporterebbe il tutto al di sotto della soglia di rischio per la salute, stabilita in 35 milligrammi litro. La raccolta avviene normalmente al di sopra dei 2.000 metri e può arrivare, come detto, anche ai 2.700 in alcune vallate vocate. La raccolta viene regolamentata da leggi severe, tanto che in alcune aree protette solo i produttori ne hanno la facoltà. Per ovviare a tale problema alcuni di essi hanno avviato piccole coltivazioni in altitudine, in terreni vocati e ben esposti. Il genepy ebbe un grandissimo successo negli anni passati, digestivo principe di tutte le tavole dei ristoranti e bar piemontesi, e non solo, mentre oggi è semplicemente un prodotto turistico, acquistato durante un soggiorno in montagna che probabilmente sarà destinato a rimanere lungamente nell’armadietto bar, offerto solo in rare occasioni. Oltre al cambiamento degli stili di consumo che hanno visto prevalere i limoncelli come dopo cena, il problema principale fu il progressivo abbassamento qualitativo dei prodotti sul mercato a causa del suo successo. Il genepy fu prodotto da aziende senza nessun tipo di legame territoriale, fu colorato artificialmente, si utilizzarono aromi pronti, mescolati ad alcol e zucchero, e si videro sugli scaffali bottiglie con liquidi di un luminoso verde bandiera, simile alla menta in sciroppo. Gli aromi di sintesi furono utilizzati per aumentare e mantenere il gusto nel tempo ed evitare il naturale sedimento del prodotto. Il prezzo scese, come la qualità, facendo, alla lunga, disaffezionare il consumatore. Come spesso accade, dopo un periodo di appannamento e stasi, il prodotto lentamente sta riprendendo mercato, grazie al lavoro delle aziende storiche che faticosamente stanno riproponendo il genepy come stile di consumo. Il genepy viene proposto nei sorbetti a fine pasto, invece che lo scontato limone oppure in un originale “Mojito alpestre” come base alcolica che ben si sposa con la menta. Anche l’innovazione tecnica ha portato alcune novità. Esiste in commercio un genepy trasparente come l’acqua, prodotto dalla Bernard (barathier.it) di Pomaretto, in val Germanasca, ottenuto non per infusione fredda, ma con il sistema detto di “auto distillazione”, utilizzato sporadicamente anche per il gin. Il botanico è posto in sospensione in un cestello all’interno di un contenitore sottovuoto colmo d’alcol. La pianta perfettamente seccata è a pochi centimetri dal livello dell’alcol. I vapori d’alcol, naturalmente e senza riscaldamento, per via del sottovuoto, evaporano e ridiscendono impregnandosi di olio essenziale. Il processo è lento e costoso, della durata di un anno, ma il prodotto è eccezionalmente fine e delicatamente profumato. L’opificio produce anche un classico liquore per infusione come da tradizione, molto intenso e persistente. La Bernad vanta un’esperienza decennale nella produzione dei liquori, iniziata negli anni 50, trasformando l’attività di fabbrica di bevande gassate, in opificio. Altri produttori delle vallate adiacenti in provincia di Torino sono la Granger di Susa e l’Albergian di Pinerolo. La Val Maira, riconosciuta da sempre come uno dei territori maggiormente vocati alla coltivazione del Genepy, è una vallata parallela a quella Chisone e Germanasca, e si trova in provincia di Cuneo. Qui, in passato lavoravano i migliori bottai del Piemonte e buona parte della popolazione, anticamente, migrò nella ricca Langa per produrre i contenitori del vino per le grandi cantine, quali Gancia e Contratto. Recentemente qui è stato aperto un interessante museo tematico di questo duro e difficile lavoro. Qui nella frazione Palent, ad Albaretto Macra, c’è un piccolo liquorista che produce genepy con alcol biologico da cereali, con ottimi risultati a livello organolettico. L’azienda Palent (palent.it) dal nome della frazione, gode di una certificazione biologica e biodinamica rigidissima, la Demeter, unica in Italia ad averla ottenuta. Dario Laugerio, guida l’azienda fondata negli anni 70 dal padre Matteo, e mette impegno e cura produttiva nel rispetto della tradizione, per la realizzazione di un liquore con la varietà Mutellina, all’interno di un piccolo ed attrezzato laboratorio. Da notare che, a dimostrazione della vocazione della vallata, il bisnonno ed il nonno dell’attuale proprietario lavoravano per i Gancia di Canelli che spesso erano suoi ospiti per battute di caccia in quota. Altro produttore molto interessante è la Alpe (alpevda.it) di Hone in provincia di Aosta con il suo Herbetet. L’Azienda Liquoristica Produzioni Eporediesi fu fondata da Armando Calvetti nel 1948, laureato in chimica ed appassionato di erboristeria, che decise di mettere insieme la sua passione e conoscenza, in un momento decisamente favorevole al mercato liquoristico.Il prodotto ha un ottimo rapporto qualità/prezzo e da molti consumatori è considerato il miglior genepy sul mercato, a dimostrazione di ciò, il fatto che sia uno dei pochi reperibili anche al di fuori dell’area di produzione tipica valdostana. Da segnalare anche l’ottimo Herbetet Reserve, con una maggiore concentrazione di piante di Genepy maschio che viene infuso ed in parte distillato, messo poi ad invecchiare per un periodo variabile, fino a che il liquore non risulta, a discrezione del produttore, amalgamato al meglio. L’invecchiamento inoltre ha il vantaggio di far “decadere” il tujone, pertanto nonostante un uso maggiore di piante di genepy, questo rimane sempre al di sotto della soglia di 35 mg litro. Parlando di produttori storici di genepy una menzione va alla Distilleria Bordiga (bordiga.it) di Cuneo, fondata nel lontano 1888 dal Cav. Pietro Bordiga, creatrice del primo “Grand Cru” della tipologia. Il Genepy di Elva viene prodotto con la varietà Mutellina, riconosciuto da uno studio autorevole come il miglior genepy per fragranza e complessità di tutto l’arco alpino. Elva è uno splendido paesino nella Val Maira in provincia di Cuneo, che sorge ai piedi del Monte Pelvo sui cui pendii viene raccolta la piantina. Il prodotto viene elaborato in appena 800 bottiglie annue, che sono oggetto “di culto”, fra gli appassionati del genere. La distilleria propone anche una versione “base” che comunque rimane un buon prodotto per iniziare a comprendere la tipologia. La rassegna dei prodotti italiani si conclude con il Genepy St Roch, vincitore della medaglia di argento competizione mondiale di Distillati e Liquori svoltasi a Bruxelles nel 2012. Prima di lui, nessun altro liquore con questo botanico era stato premiato con tale onorificenza. Il genepy viene prodotto dalla St Roch, una costola aziendale della Distilleria Levi di Quart, che ne ha acquisito il marchio in tempi recenti. La Distilleria Saint Roch fu fondata originariamente da Natalina Levi nel 1968, ultima figlia di Gugliemo Levi, discendente della famosa famiglia di “grapat” di Campodolcino, in provincia di Sondrio e creatore, nel 1945, della distilleria omonima ad Aosta. Natalina e il marito aprirono nel 1968, la Saint Roch, intitolandola al celebre santo della Valle d’Aosta, e qui iniziarono a produrre ottime grappe e liquori di tradizione. La piccola distilleria sorgeva nell’antico borgo centrale della città, a poca distanza dalla coleggiata dedicata al santo, al cui interno si possono visitare un magnifico chiostro ed il priorato. Attualmente il genepy viene prodotto a Quart, in una moderna distilleria, tramite infusione che viene in parte ridistillata con un alambicco a bagnomaria di concezione moderna. Le piante necessarie alla produzione sono coltivate in altitudine ed hanno un bassissimo contenuto di tujone, di molto inferiore a quanto richiesto dalla legge. Per migliorare i saperi dell’infusione, all’inizio della sua attività ill titolare si reca dai Frati Maristi di Carmagnola, veri e propri maestri di quest’arte, produttori, in passato, del famoso liquore Alpestre, che gli svelano alcuni segreti su come lavorare il genepy. Gli insegnamenti e l’esperienza portano a risultati evidenti, e Nicola Rosset, nipote del fondatore, figlio della sorella di Guglielmo, ottiene con l’Artemisia Saint Roch questo importante riconoscimento. La proposta italiana si conclude con una proposta della distilleria Rossi d’Angera (rossidangera.it), la terza più antica d’Italia, specializzata in liquori di tradizione italiana, come l’ottima genziana, l’amaro omonimo e questo genepy. Molto bella l’etichetta, rimasta invariata fin dalla sua creazione, assolutamente in stile vintage con pino e donzella di rito. La particolarità sta che la distilleria è lombarda e che il genepy viene raccolto sulle Alpi Orobie, fuori peranto dalle solite zone che mi sono state segnalate dai produttori piemontesi. Per ovvi motivi di salvaguardia naturalistica il genepy è coltivato in alta montagna in apposite colture ed appartiene alla specie Mutellina. Insieme al genepy, il titolare aggiunge anche qualche altra pianta, ovviamente segreta, per arrotondare il gusto del prodotto e donare un bel verde intenso, assolutamente naturale. Per la proposta straniera si segnala l’ottimo prodotto della distilleria Dolin, fondata nel 1821 ad Echelles, da Joseph Chavasse. Il fondatore si distingue fin da subito per la realizzazione di liquori ed amari di tradizione montana, le cui erbe sono raccolte ai piedi del Monte Bianco. Nel 1930 sposta la distilleria a Chambery e per via della vicinanza con Torino (facenti parte entrambi del regno dei Savoia), inizia a produrre vermouth con il delicato vino bianco della zona. Nel 1843, la figlia Marie Rosalie Chavasse sposa Fernand Dolin, che cambierà nome alla distilleria ed inizierà la produzione industriale dei prodotti. Il suo genepi, volutamente scritto senza la “y” è chiamato orgogliosamente “Coeur du Genepi”, a sottolinearne la pregevole fattura, prevede che una parte dell’infusione venga distillata per aumentarne i profumi. All’interno della bottiglia viene messo un rametto della pianta stessa, per colorare di un paglierino tenue, nuovamente il distillato. Sempre dalla Francia arriva la proposta della storica distilleria e produttrice di sciroppi Bigallet, fondata nel 1872. La sua sede, sulle Alpi del Rodano, sotto intende la proposta di un liquore di tradizione come il genepy. Il nome del prodotto “Les Grandes Tetras” prende spunto da un simpatico pennuto nero, simile ad un incrocio fra un galletto ed un pavone, che abita le foreste di conifere delle montagne dove viene raccolto il genepy necessario al confezionamento di questo liquore. Il colore paglierino tenue sotto intende che non vengono utilizzate altre erbe o clorofilla, per colorare naturalmente il prodotto.

Girolimino

girolliminoLiquore di tradizione abbaziale, nasce alle pendici del Monte Summano all’interno del monastero dei Girolimini, da cui il nome.
Nel 1452 i frati si insediarono in questo luogo, ricco di erbe, acque e terreno fertile.
Qui iniziarono a produrre elisir e rimedi medici con macerazioni in alcol o vino il cui metodo venne tramandato negli scritti del monastero giunti fino al 1894, quando tutto il sapere confluì in un liquore il Girolimino.
La sua composizione è a base delle erbe alpine provenienti dal Monte Summano mentre la base alcolica è acquavite di vino invecchiata.
Grazie all’aiuto ed alla conoscenza delle regole del mercato di un farmacista della zona, Cesarre Zanella,  il liquore conosce fama e conoscenza mondiale, vincendo nel 1900 la medaglia d’oro all’Expo di Parigi, e nel 1901 di Roma.
I liquori curativi e gli elisir farmaceutici sono al massimo della loro fama, con investimenti pubblicitari importanti su giornali e settimanali. Il prodotto conosce buone vendite e successo, ma la ricetta rimane nelle mani dei frati.
Nel 1933 l’ordine monastico viene soppresso e Padre Francesco di Danzica è l’ultimo detentore del sapere del liquore.
Nel 1948 Padre Francesco Gruba di Danzica, viste le condizioni di salute precarie, cede a Zanella, che lo ha aiutato negli anni, la famosa ricetta. L’esclusiva perdura fino al 1991 quando la produzione cessa, per poi riprendere, in tempi recenti, grazie ad alcuni imprenditori cultori del territorio, Sergio Boschetto titolare del ristorante Molin Vecio e Terezio Panozzo. L’imbottigliamento è invece a cura della Distilleria Zanin.
Sentori erbacei rinfrescanti, dolcezza misurata e gradazione alcolica sono assolutamente moderni e in linea con il mercato odierno.

Guappa

guappa-int1Il liquore Guappa dell’Antica Distilleria Petrone, azienda fondata da Antimo Petrone e Maria Mastantuono alla fine del’’800 a Mondragone è il primo ed unico a base di latte di bufala, vera eccellenza campana. Il nome fa il verso alla parola “guappo”, figura tipica della cultura napoletana, dove incarnava l’uomo d’onore, protettore della gente dai soprusi ma anche in grado di dirimere piccole contese e controversie popolari. L’azienda nasce come cantina vitivinicola per poi dotarsi di un alambicco e tramutarsi, grazie all’abbondanza di vinacce, nella Distilleria Petrone. L’azienda guidata da Andrea, erede diretto dei fondatori, supera brillantemente le avversità e si distingue per la sensibilità sociale. Fu completamente minata e distrutta durante la seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche e, da ottobre a marzo, ospitava i senza tetto presso le caldaie della distilleria, incessantemente all’opera per distillare le vinacce, in modo che potessero ripararsi dal gelo invernale. Tornando al prodotto, il liquore ricorda al gusto una crema molto famosa ma ha dalla sua parte una grassezza superiore per via della materia prima. Molto persistente il finale di vaniglia che ricorda la caramella mou. Per questa sua caratteristica ha grossi riscontri sul mercato estero, amanti da sempre di questa fragranza come ricorda il successo di molte alte creme non distribuite da noi ma reperibili sul mercato tedesco.

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