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Liquori Ln – Lz

Liquori alla polpa e nocciolo di pesca: Persi, Vodka alla pesca, Peach Tree, Persico e Persichetto

pescaIl frutto alla base di questi prodotti è il frutto del pesco, albero di origine cinese che qui venne considerato come simbolo di immortalità.
I suoi fiori sono oggetto di una vera e propria venerazione e la loro fioritura è cantata da poeti e dipinta da artisti.
La pianta arrivò a noi tramite i commerci con la Persia, da cui il nome botanico Prunus Persica e quello dialettale ancora molto in uso.
La diffusione del frutto ebbe luogo in epoca romana quando fu importato da Alessandro Magno che pare fosse stato colpito proprio dalla bellezza dei fiori nel giardino di re Dario III di Persia.
La materia prima per elaborare questi liquori varia a seconda delle tipologie sopra descritte.
Abbiamo i liquori a base di polpa di pesca, dove tecnicamente il frutto viene messo macerare in alcol e quelli ottenuti dal medesimo procedimento ma utilizzando i noccioli.
Keglevich-PeachLa produzione di quest’ultimi è legata alla tradizione contadina e alla filosofia del non buttare via nulla.
Con i noccioli infatti si poteva ottenere un liquore che era un surrogato del più pregiato amaretto.
Il processo produttivo del liquore, con il frutto fresco, in realtà non è così semplice e nei prodotti industriali, ormai la quasi totalità della tipologia, per mantenere a lungo la fragranza è comune l’aggiunta di una aroma e di un colorante per stabilizzare le qualità organolettiche.
Il frutto del pesco infatti è soggetto alle stagioni e varia di molto a livello aromatico.
Per avere una costanza qualitativa i produttori sono costretti, oltre che usare il succo, ad aggiungere anche un aroma di sintesi o talvolta anche naturale, ottenuto per concentrazione, ed un colorante per rendere stabile il prodotto.
Chi ha provato a produrre in passato un prodotto esclusivamente naturale ha dovuto ricredersi, abbandonando la partita vista l’impossibilità di abbinare i numeri ad una produzione esclusivamente con frutta, in grado di avere una qualità costante.
ARTIC-VODKA-PESCALa differenza di gusto dei prodotti a base di polpa e nocciolo è sostanziale, infatti nei primi si sente la fragranza della polpa, mentre nel secondo si hanno ricordi di mandorla amara, dati dal cuore bianco del nocciolo che a livello di forma la ricorda molto da vicino.
Il prodotto più diffuso in Italia è industriale ed è a bse di polpa.
Il prodotto è la Vodka & Pesca della Stock, vero best seller della tipologia. Per il suo gusto dolce e profumato si impose durante tutti gli anni ’80, grazie al famoso mix con la Lemonsoda che sbancò in tutti i bar delle discoteche d’Italia, tanto da venir codificato all’interno del manuale dell’Aibes.
Come detto più volte in questo sito la presenza del nome vodka è forse improprio poichè la gradazione alcolica non è quella del distillato. E’ vero che la “&” sottolinea che si parla di vodka e pesca, ma sarebbe comunque più corretto parlare di liquore alla pesca, anche in considerazione della presenza di zucchero ben oltre il 2%.
varnelli-persicoA seguito del successo anche la Zucca di Milano, con il marchio Artic iniziò a produrre una versione aromatizzata di vodka chiamata Artic Pesca, a cui fecero seguito altre aziende liquoristiche anche di grosso calibro che seguirono il filone di successo.
Uno dei prodotti più tipici della tradizione piemontese era il prodotto della Vincenzi chiamato Persi, nome dialettale della pesca, la cui origine si fa risalire al 17° secolo. La lunga tradizione nella produzione di questo liquore artigianale, non ha però impedito che il prodotto fosse dismesso dalla distilleria Vincenzi, a causa della concorrenza di prezzo di altre realtà più grosse. Qualche bottiglia però si riesce ancora a trovare sporadimente sugli scaffali dei bar e ristoranti piemontesi.
Negli anni 50 a Torino si era soliti bere nei bar un cocktail molto semplice chiamato “Rum e Persi”, un antenato del moderno chupito “Rum e pera” ottenuto miscelando rum scuro di qualità dubbia, spesso Fantasia, ed il liquore alla pesca.
813-1-liqueur-peche-du-verger-marie-brizardEsiste un prodotto della Jeantet di Biella, una piccola pasticceria con tradizione liquoristica locale, che recita in etichetta l’utilizzo dell pesche di Borgo d’Ale , paese a nord est di Torino, le cui pesche pregiatissime e ricercate da tutti i mercati, sono coperte da DOP.
Ed ora due prodotti di pregio regionali.
Il Persico, un raro liquore ottenuto con infusione di polpa e noccioli di pesca, invecchiato per 30 anni prodotto dalla Varnelli storica azienda liquoristica famosa per la produzione di anice. Vista l’esclusività del prodotto viene proposto in vendita solo in decanter di cristallo.
Infine il Persichetto della Essentiae Lunae, giovane azienda ligure che ha riproposto con coraggio un prodotto della tradizione ligure, ottenuto per macerazione a freddo in alcol e vino bianco dei noccioli di pesca e delle foglie più giovani.
L’azienda ha sede a Castelnuovo Magra sui Colli di Luni e l’elaborazione completamente a mano avviene in una antico casale chiamato Cà Lunae da cui il nome dei liquori.
Terminata la proposta italiana veniamo alla proposta straniera.
DE KUYPER PEACH TREEMarie Brizard, azienda francese con sede a Bordeaux, produttrice della famosa Anisette, ha in produzione un liquore denominato “Peche du Verger” una sorta di definizione che potrebbe essere tradotta con “pesca di vigna o di frutteto” ad indicare una qualità superiore del prodotto.
Effettivamente le doti di fragranza del prodotto e la sua tenuta nel tempo sono invidiabili.
Sempre nell’ambito dei liquori alla pesca, di scuola liquoristica olandese, troviamo il Peach Tree, ottimo per la miscelazione di cocktail , “Sex on the Beach” in testa, prodotto da De Kuiper, dalle delicate caratteristiche di fragranza e dolcezza di frutto.
La qualità interessante del liquore è la dolcezza contenuta e la buona intensità dell’aroma di pesca che lavora molto bene in miscelazione e permette di lavorare con altri liquori dolci senza rendere la miscela stucchevole.
A dimostrazione della riuscita del prodotto, che fra l’altro ha una bottiglia molto curata e dall’impugnatura agevole, De Kuiper dichiara che questo è stato il miglior lancio di sempre. Infatti dagli anni 80, il periodo della sua introduzione, il liquore ha venduto ben 500 milioni di bottiglie nel mondo ed è tuttora distribuito in 100 paesi.
Altri produttori storici olandesi sono la Wenneker e la Bols che producono un ottimo liquore di questa tipologia, leggermente più dolci del Peach Tree, molto più simili alle produzioni italiane.

Liquore al Porcino (fungo)

Foto PorcinoLa ricetta, unica nel panorama della liquoristica italiana è un’idea di Roberto Maiorano fondatore della Calabro Liquori (calabroliqueur.com)  che propone, in virtù delle sue conoscenze erboristiche maturate presso alcune importanti e prestigiose università fra cui la Cornell di New York, la Wageningen UR in Olanda e la China Agriculture University di Pechino, alcuni grandi classici della sua terra, come Finocchietto e Liquirizia.
Anche il fungo porcino, noto come Boletus Edulis,  è un espressione tipicamente calabrese in quanto cresce in buona quantità sulle montagne della Sila, ricche di abeti e querce, suo habitat preferito, e pertanto rappresentava una buona opportunità per differenziarsi ulteriormente dalla proposta classica della sua azienda, che vede Bergamotto e Clementine, due agrumi che hanno nella regione calabrese due massime eccellenze.
Il metodo produttivo è classico con una semplice infusione del prodotto secco in alcol e successivo filtraggio e edulcorazione.
I profumi del liquore al porcino sono intensi e l’aroma ha una netta corrispondenza all’assaggio.
Presentato nel 2015 ha già attirato l’attenzione della stampa di settore e rappresenta una nuova sfida, veramente interessante, in miscelazione. Infatti dopo aver visto fiori e spezie nei bicchieri, ai barmen italiani non rimane che confrontarsi sul terreno dei funghi edibili. Webar il magazine on line di Bargiornale ha già colto l’opportunità raccogliendo alcune ricette inviate dai barmen italiani, fra cui spiccano due twist su grandi classici come il Manhattan ed l’Old Fashioned.

Liquori a base di rabarbaro

rabarbaro1I liquori aromatizzati con questa pianta sono prodotti utilizzando i rizomi i rabarbaro.
Il rizoma è botanicamente parlando una parte del fusto che si interra e che funge da riserva di nutrimento, normalmente con sviluppo orizzontale. Le proprietà curative del rabarbaro erano note fin dall’Antica Cina, luogo d’origine di questo vegetale. Gia nel 2700 a.C. era utilizzato dalla medicina cinese e mongola per curare i disturbi dello stomaco, delle infezioni dell’apparato digerente e come depurante del fegato. Le proprietà curative, attribuibili alla Reina, il principio attivo del rabarbaro, da cui il nome botanico Rheum, sono contenute nel rizoma, così come i particolari e caratteristici aromi. L’uso e consumo del rabarbaro lo si deve all’introduzione in Europa da parti degli inglesi, che lo scoprirono durante i loro proficui scambi commerciali con l’Impero Cinese.In realtà la cultura inglese più che utilizzarlo per scopi liquoristici lo introdusse in cucina dove tuttora viene utilizzato per il confezionamento di dolci e torte. Il metodo produttivo è per infusione e successiva filtrazione del liquido, che comunque produrrà sempre un minimo di sedimenti, nei prodotti artigianali, per via della texture legnosa dei rizomi. Il merito della diffusione italiana del rabarbaro spetta a Ettore Zucca che a metà del 1800 decide di produrre per il mercato italiano un pregiato liquore con funzioni digestive ed aperitive. La storia vuole che sia ancora una volta la moglie del fondatore dell’azienda, come già accaduto varie volte nella storia dell’enologia e della liquoristica, ad avere avuto l’idea sul prodotto. A Tilde Beduschi, moglie di Ettore Zucca, viene somministrata una cura a base di rabarbaro per i suoi fastidiosi disturbi gastrici. La bevanda è gradevole e con qualche aggiustamento può diventare un buon prodotto voluttuario per il consumo quotidiano. Utilizzando una piccola bottega artigianale, destinata a diventare con il figlio della coppia, Carlo, una grande industria liquoristica si inizia la produzione del rabarbaro Zucca. Il prodotto ottiene ampi consensi e diventa fornitore della Real Casa.
I medici lo prescrivono ancora ai primi del 900 come rimedio curativo per la cattiva digestione. Negli anni a seguire, nel secondo dopoguerra Zucca, perderà la connotazione medicinale e per via del suo gusto così particolare e per il suo fascino orientale, ben enfatizzato dalle pubblicità, diventerà a tutti gli effetti un prodotto voluttuario. I manifesti degli anni 70 vedevano una graziosa cinesina, inginocchiata, a formare una Z ideale, nell’atto di porgere un bicchiere di liquore. Il rabarbaro Zucca non viene prodotto in purezza ma c’è una piccola aggiunta di china, per una delicata chiusura amara e di cardamomo, per rendere più interessante la parte olfattiva. Zucca fu sempre molto attento alla comunicazione. Fra i primi in assoluto, capì l’importanza di avere un bar “griffato”, una sorta di “company shop”, per fare vetrina al prodotto di punta. I bar erano ovviamente in zone centrali e si ricordano quelli di Torino, Parigi e Milano. Quest’ultimo nella centralissima Piazza del Duomo è ancora in attività e presto lo sarà nuovamente anche a Torino. Lo stabilimento era situato sull’imbocco autostradale per la Milano-Venezia, secondo una tendenza, lanciata negli anni passati da Birra Prinz, che intuì come il flusso automobilistico lungo le autostrade, sintomatico del crescente boom economico degli anni 60/70, fosse un ottimo veicolo pubblicitario. I suoi natali milanesi, uniti a quelli del Campari, il cui stabilimento era invero poco distante, fecero nascere un interessante variante del Milano-Torino, basato su Bitter e Vermouth, chiamato Milano-Milano. La dose di vermouth veniva sostituita con una di Rabarbaro Zucca, per un piacevole aperitivo-digestivo totalmente meneghino, che merito anche una menzione sul libro di Elvezio Grassi del 1936. Un altro prodotto storico, scomparso e ritornato in produzione recentemente, grazie alla Buton di Bologna (la stessa del Montenegro), è il “Rabarbaro Bergia“. Prodotto di prestigio, vincitore di numerose medaglie fra la fine dell’800 e l’inizio del 900. Incredibilmente rimangono ben poche notizie dei coniugi Bergia, autori di questo best seller dell’epoca, presente in ogni bar del Piemonte. Fondata nel 1870, l’azienda produsse anche un vermouth ed altri liquori, ma il rabarbaro rimase il fiore all’occhiello. Lo slogan pubblicitario recitava “Il vero amico del fegato” a sottolineare le sue qualità curative, che, come detto, appartennero al rabarbaro fino agli anni 30. Per una mancanza di linea di discendenza e per la crisi della liquristica che colpi il settore agli inizi degli anni 70, la produzione venne abbandonata. Un altro buon prodotto ci arriva dalla storica distilleria di Bassano del Grappa, fondata da Bortolo Nardini nel 1779, decide dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale di espandere il proprio pacchetto prodotti, con una qualificata proposta di liquori ed amari. Sono gli anni del boom economico e la gente vuole dimenticare in fretta guerra e privazioni. Inizia la crescita del consumo fuori casa e dei prodotti collegati alla digestione. Il rito dell’amaro diventa pratica diffusa e Nardini inizia a produrre questo rabarbaro, vero best seller della tipologia, grazie anche ai fasti del famoso Zucca, che per primo ne ha iniziato la produzione. Ad inizio 900 e fino agli anni 50, prima della nascita della pubblicità e dei primi brands conosciuti a livello italiani, era assolutamente normale che un produttore locale avesse nel suo pacchetto anche 50 liquori per poter soddisfare le richieste di ogni bar. I vari liquoristi e distillatori avevano aree ben più ristrette delle odierne, e spesso si parlava al massimo di un paio di cittadine e di pochi paesini. Ognuno di essi aveva un punto vendita o locale dove veniva venduto il prodotto sfuso all’interno di damigiane o contenitori metallici. La profondità della gamma e la sua vendita per intero, unita a consumi decisamente superiori di quelli odierni permetteva la sopravvivenza di decine e decine di realtà. Con l’arrivo della pubblicità e la nascita delle etichette e delle bottiglie, sconvolgerà il mercato. Nardini dovrà smettere di vendere i suoi prodotti sfusi all’interno el suo storico bar sito sul ponte di Bassano e rivedere il suo assortimento, nel quale però continua ad essere presente questo ottimo rabarbaro, ottenuto per infusione, con il quale si confeziona lo storico aperitivo fatto in unione con il Bitter Nardini. Il cocktail fatto di 5 cl di Rabarbaro e 5 cl di Bitter rappresenta, di fatto, la variante veneta del Milano Milano… Infine due prodotti di nicchia. Il primo è prodotto dalla Bernard (barathier.it) di Pomaretto in provincia di Torino. Storica distilleria nata come fabbrica di liquori negli anni 50 con i grandi classici di tradizione montana, come il genepy e il serpillo. Le bottiglie prodotte non sono molte, ma sono di assoluta qualità, con uno zucchero ben dosato e gradevole persistenza. Se nel caso di Bernard parliamo di qualche migliaio di bottiglie nel caso del seguente prodotto parliamo di 200 bottiglie. Si tratta del “Rabarbarone” un liquore amaro in cui il botanico predominante è ovviamente il rabarbaro. Il titolare della ricetta è la Mera & Longhi, la centenaria azienda produttrice di caramelle, in provincia di Varese, entrate ormai nel mito.

La fabbrica di caramelle produce due grandi classici: i Ginevroni, grossi bottoni di zucchero colorati, che venivano consumate fra Natale e la Befana e le caramelle al rabarbaro, confezionate nella tipica livrea nera. L’azienda nasce nel 1896, come pasticceria con laboratorio. Qui le caramelle venivano confezionate a mano dai titolari, ma nel 1920 visto il grande successo l’azienda diventò una vera e propria fabbrica con 100 dipendenti, mantenendo comunque i processi di produzioni manuali. L’dea della caramella digestiva arrivò negli anni 60, quando il titolare si trovava con un suo rappresentante a Montecatini, le note terme toscane. C’erano molte richieste riguardo un rimedio digestivo pratico e piacevole, mentre la maggioranza delle proposte era amara, poco piacevole e poco pratica. L’idea della caramella al rabarbaro, con il suo piacevole retrogusto delicatamente amaro era la soluzione. Pratica e non alcolica. La Toscana rimane ancora oggi il principale “mercato” dell’azienda, dove le caramelle si possono trovare ancora in farmacia, l’originale destinazione di quel tipo di prodotto, seguito dal Lazio e la Liguria.
LIQUORE Chase_Rhubarb_Liquer_largeNota tecnica: il produttore del Rabarbarone è la famosa distilleria varesina della Rossi d’Angera (rossidangera), nota per la sua produzione di qualità di liquori di tradizioni. Un altra proposta sullo stile Rabarbarone arriva dall’Officina Farmaceutica dei Monaci Camaldolesi, che propongono un rimedio digestivo sicuramente ispirato alla saggezza della farmacopea abbaziale. L’abbazia fu fondata più di mille anni fa da San Romualdo, ed è tuttora un centro di spiritualità e preghiera. Il principale botanico è il rizoma, molto riconoscibile al gusto, affiancato da altre erbe curative che ne ammorbidiscono il profilo, come la Camomilla. Il liquore delicatamente amaro si distingue per la bassa gradazione alcolica di solo 12 gradi. La sua reperibilità è solamente su internet nel portale dedicato ai prodotti ecclesiali o direttamente nell’abbazia di Camaldoli in provincia di Arezzo.
Dopo tante proposte italiane, una proposta originale inglese dalla Chase Distillery nota sopratutto per la vodka ottenuta con le patate, mele ed in tempi recenti per alcuni gin. La distilleria è parte integrante di un’azienda agricola di grosse dimensioni che produce buone quantità delle materie prime suddette, piante ed erbe. Una di queste è il rabarbaro che gli inglesi usano sopratutto in cucina per preparare ottime torte e canditi. In realtà gli inglesi non usano il rizoma come noi italiani ma i gambi rosso acceso della pianta che vengono cotti con zucchero ed altre spezie. Il liquore segue questa tradizione ed infatti ha un bel colore rosa ed il caratteristico sapore dolce amaro dei gambi.

Liquori a base di rucola

rucola selvaticaI liquori a base rucola sono poco diffusi in Italia, nonostante l’ottimo consumo di questa insalata sulle nostre tavole e che ebbe il suo culmine negli anni 90 quando divenne un vero must in unione con la tagliata di carne.
La rucola o ruchetta (dal nome botanico Ercua Vesicaria), la cui foglia piccante e saporita fa capolino nelle misticanze di tutta la penisola, ha nell’isola di Ischia il suo luogo di elezione ed in generale in tutta la Campania.
Le sue origini si perdono infatti sulle rive del bacino del Mediterraneo fino ad una probabile provenienza dall’Asia Minore da dove potrebbe poi essere stata portata a noi dai commerci arabi.
petrone rucolaEra già conosciuta ai tempi dei Romani quando era servita come contorno o aromatizzante per i cibi.
Esiste anche una sua variante selvatica il cui gusto è decisamente più piccante e deciso e su cui si è diffusa la credenza che abbia un potere afrodisiaco.
Le uniche cose accertate invece sarebbero l’ottimo potere digestivo e depurante del sangue per via di un azione benefica sul fegato. La pianta è anche ricca di vitamina C e di potassio.
La caratteristica nota aromatica è influenzata dalla composizione del terreno (predilige i suoli calcarei) e dall’andamento pluviometrico della zona (meglio se arido), pertanto sui prodotti coltivati in serra questa risulterà molto più equilibrata rispetto a quella selvatica.
Il liquore che si produce prevede l’infusione della rucola selvatica in unione ad altre spezie dolci come cannella e vaniglia per mitigarne la piccantezza e scorze di agrume.
rucolino ischiaOgni famiglia ischitana ha la sua formulazione segreta ma esistono anche alcuni prodotti commerciali. Il primo è il Ruconcello dell’Antica Distilleria Petrone, azienda fondata da Antimo Petrone e Maria Mastantuono alla fine del’’800 a Mondragone. L’azienda nasce come cantina vitivinicola per poi dotarsi di un alambicco e tramutarsi, grazie all’abbondanza di vinacce, nella Distilleria Petrone. L’azienda guidata da Andrea, erede diretto dei fondatori, supera brillantemente le avversità e si distingue per la sensibilità sociale. Fu completamente minata e distrutta durante la seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche e, da ottobre a marzo, ospitava i senza tetto presso le caldaie della distilleria, incessantemente all’opera per distillare le vinacce, in modo che potessero ripararsi dal gelo invernale.
La loro versione di Rucolino è molto classica, frutto di una ricetta famigliare custodita gelosamente. Il gusto del liquore non è assolutamente piccante tipico dell’erba, ma l’origine è riconoscibile dalla nota vegetale.
E’ dotato di un delicata nota amara equilibrata e finale dolce di vaniglia.
Il secondo prodotto arriva invece proprio da Ischia, patria del liquore, e risponde al nome di Rucolì prodotto dalla Natuischia. L’opificio nasce  nel 1985 grazie ai fratelli Di Meglio, per produrre deliziosi liquori agli agrumi di cui gli abitanti vanno molto orgogliosi, ed eccellenze isolane come la rucola. Nel proseguo della sua attività, visto il successo, il panel dei prodotti proposti si allarga anche ai dolci di pasticceria che sono reperibili sul sito.

Liquori a base di sambuco ( fiori )

sambuco alberoLa recensione riguarda la sola produzione italiana, francese ed inglese che utilizzano il solo fiore come aromatizzante. Il Saint Germain, che ha invece altri botanici in unione, seppur in maniera minore (frutta esotica, litchees in particolare), viene recensito a parte nel paragrafo dedicato alla liquoristica francese.
I liquori ai fiori di sambuco hanno avuto un deciso incremento di notorietà a partire dal 2012 con la nascita dell’Hugo, un riuscito mix di questo prodotto con vino spumante secco.
In verità il succo di fiori di sambuco o lo sciroppo erano da sempre patrimonio della cultura nordica, svedese in particolare.
In Italia la tradizione era sopratutto radicata nel Trentino Alto Adige da dove infatti provengono la quasi totalità dei prodotti.
Il fiore era anche utilizzato molte volte, essiccato, per aromatizzare i vermouth bianchi piemontesi.
sambuco-01Sia in Svezia, ma anche in altri paesi nordici, sia nel nostro nord est, venivano invece utilizzati come dissetanti nella breve estate nordica, ma erano prodotti impiegati sopratutto in inverno grazie alle virtù sudorifere ed espettoranti che ha il decotto di fiori.
Le bacche venivano invece utilizzate per realizzare ottime marmellate lassative, che prevedevano la concentrazione del succo e della polpa tramite cottura.
A dimostrazione di questo uno dei migliori prodotti in circolazione si trova all’Ikea ed è presente a scaffale fin dalla loro apertura. I barman più curiosi ed avveduti infatti avevano notato il prodotto ed avevano iniziato ad utilizzarlo ben prima della moda dell’Hugo.
LIQUORI psenner hollerI fiori e le bacche da utilizzare appartengono solo alla specie Sambucus Nigra e bisogna prestare molta attenzione alle specie velenose, che possono popolare le nostre campagne, appartenenti alla specie Ebolus, decisamente più basso e con le bacche più grandi. Il Nigra infatti si sviluppa con le caratteristiche di un albero e non di un arbusto, raggiungendo anche i 4 metri di altezza.
Anche il Nigra contiene composti cianidrici, ma non nei fiori, mentre nelle bacche è molto minore e si distrugge con la cottura poichè il composto è termosensibile.
Il sambuco è molto diffuso anche da noi e infatti popola le campagne italiane fino a 1.500/1.600 metri circa, ma è solo in montagna o in presenza di sbalzi di temperatura fra giorno e notte (vedi Nord e Mittle Europa) che i fiori sviluppano una particolare aromaticità.
A livello di curiosità il suo legno era impiegato per la costruzione di uno dei giochi più utilizzati ad inizio 900: lo schiopetto o “sciopeto”. Al suo interno infatti il ramo non ha fibra legnosa ma una morbida consistenza spugnosa che veniva eliminata creando una sorta di canna di fucile.I bambini mettevano uno stantuffo, una pallina avvolta nella canapa e giocavano alla guerra…
I prodotti a disposizione dei barman oggi invece sono decisamente più moderni, ottenuti per distillazione ed infusione del fiore.
LIQUORI roner holler samboLa produzione, su cui vige molto riserbo, può prevedere l’infusione del fiore in una soluzione idroalcolica non molto forte per non bruciare il fiore, oppure l’ottenimento di uno sciroppo macerando a freddo nello zucchero i fiori stessi. Una volta ottenuto lo sciroppo verrà allungato con alcol ed acqua.
E’ fondamentale che i fiori siano privi della campanula verde che trattiene i petali poichè il suo utilizzo darebbe luogo a sentori molto sgradevoli vegetali di erba sfalciata e di marciume.
Spesso è prevista l’aggiunta di un suo alcolato per rendere stabile la persistenza dei profumi ottenuto distillando la sua infusione in piccoli alambicchi detti fiorentini o da profumeria.
Le maggiori aziende produttrici si trovano in Alto Adige, e sono ad appannaggio delle distillerie storiche della regione, che da sempre producono distillati di mela, pera e frutti di bosco.
La qualità media è molto elevata trattandosi di distillerie dalla storia consolidata e dalla expertise innegabile nella lavorazione di spezie e frutti.
La Pircher è un azienda specializzata nella trasformazione e nella distillazione di frutta, il cui motto è “Ars distillandi aurum potabile” ovvero “L’arte di distillare l’oro che si può bere”.
Un motto impegnativo che richiama anche alla tradizione alchemica quando tutti erano alla ricerca del mito di re Mida. L’azienda nasce sulle basi dell’antica cantina conventuale di Lana, nei pressi di Bolzano, la cui attività ufficiale ha inizio nel 1884.
Solo dalla metà degli anni 70 con l’acquisizione da parte della famiglia Pircher, una grossa realtà nella coltivazione della frutta, iniziano ad affiancarsi altre acquaviti e liquori oltre alle classiche grappe.
LIQUORI sambuco HUGOIl liquore ben eseguito ha 21 gradi ed è fra i più alti come percentuale di estratto.
Psenner, la cui storia è ben trattata nel paragrafo di amari e liquori, ha sede a Termeno.
Nasce per volontà di Ludwig Psenner che molto giovane decise di avviare una sua attività di distillazione di grappa in un area enologica altamente vocata dell’Alto Adige.
L’azienda si arricchisce anche di prodotti come amari e liquori, fra cui spicca questo sambuco, ben realizzato con ottimi profumi persistenti.
Roner è un altra realtà giovane, nata nel 1946 che produce, sempre a Termeno, una gamma di acquaviti di tradizione a base di frutta e grappe. La distilleria si caratterizza per una forte vitalità,  e per una grande tensione verso la qualità totale.
E’ infatti stata la prima distilleria italiana ad avere la certificazione Iso 9001 e nel 2009 ha ricevuto l’ambito riconoscimento del Internationaler Spirituosen Wettbewerb che si svolge annualmente in Germania.
LIQUORE SAMBUCO CHASELa gradazione alcolica del liquore è fra le più basse della categoria, solo 17 gradi.
In Piemonte troviamo l’unica proposta alternativa all’egemonia altoatesina con il B4-Hugo di Casa Francoli.
Anche in questo caso parliamo di una grossa realtà della distillazione italiana di grappa, sita a Ghemme, una delle roccaforti enologiche piemontesi, ai piedi del Monte Rosa.
L’azienda si contraddistingue per una grossa attenzione alla natura, infatti è fra le poche certificate ad impatto zero, con le poche emissioni di c02 bilanciate dall’acquisto di foresta pluviale in Brasile.
La distilleria produce alcuni best seller della categoria in termini liquoristici come l’Opal Nera e anche sul liquore al sambuco mette in campo una buona prova.
20 gradi alcolici, dolcezza misurata e buona persistenza.
Il nome richiama immediatamente al cocktail per il quale è statp creato.
Il liquore ha venti gradi alcolici, ed un bel pack, moderno ed essenziale, forse fra i migliori del lotto italiano. A livello di pack però la sfida è vinta dall’inglese Chase la distilleria di vodka di patate, nota per l’innovativa attività marketing.
Giffard-Elderflower-Liqueur-500L’azienda non poteva rimanere insensibile alla nuova moda del sambuco, che, in verità in Inghilterra, a livello di utilizzo tradizionale è sempre esistita, sopratutto nei gin.
La produzione di Chase è classica con una buona persistenza con 20 gradi alcolici.
Molto bella la bottiglia con serigrafia dei fiori in evidenza.
La selezione dei prodotti termina con la proposta di Vedrenne e Giffard (tekbar.it), aziende storiche liquoristiche francesi dai cataloghi piuttosto ampi di liquori alla frutta ed alle spezie.
Tradizionalmente impegnate sui classici frutti come ciliegie e cassis, non potevano mancare anche loro l’occasione proposta dal sambuco, venuto prepotentemente alla ribalta con la produzione del Saint Germain a cui è dedicata una recensione a parte.
Il prodotto Giffard, la storica distilleria di Angers, fondata nel 1885, si chiama Sureau Savage ad indicare la raccolta di fiori di piante di sambuco selvatiche che crescono liberamente in natura.

Liquori di scorze d'arancio: Triple Sec, Cointreau, Grand Marnier, Aurum, Shrubb, Poussa Rappier e Bitter Orange

Famiglia numerosa di liquori aromatizzanti per la composizione di decine e decine di cocktail famosi nel mondo, creati per infusione o distillazione di scorze di arance amare curacao o dolci.
Questa tipologia di liquore può dividersi sostanzialmente in due scuole di prodotto : quello di colore giallo paglierino o dorato ottenuto per infusione delle scorze e quello trasparente per distillazione della stessa. Il creatore del Triple Sec, sicuramente il liquore maggiormente prodotto di questa classe di prodotti è la Distillerie Combier (ghilardiselezioni.com) con sede a Saumur, nota per il bellissimo castello sulle rive della Loira e la scuola di Cavalleria Militare. L’ azienda Combier fu fondata nel 1834 da Jean Baptiste Combier, noto pasticcere della città, che era solito preparare liquorini con un piccolo alambicco, per riempire i suoi deliziosi cioccolatini. Ad un certo punto decise che, visto il successo dei suoi infusi, fosse più remunerativo dedicarsi completamente alla distillazione. Cedette l’attività di pasticceria a Leon Ponshuret nel 1847 ed acquistò un alambicco più capiente. L’attuale distilleria posta in Rue Beaurepaire è ancora successiva e la magnifica architettura in ferro che fa bella mostra di se fra gli alambicchi è opera di Gustave Eiffel, noto per aver progettato la famosa Torre. Iniziò quindi a produrre una serie di preziosi liquori, fra cui il suo rinomato Triple Sec, una tripla distillazione di zest (l’epicarpo della buccia privato della parte bianca detta mesocarpo) di arance amare provenienti da Haiti e dolci dalla regione spagnola dell’Andalusia.
Il distillato veniva poi dolcificato con uno sciroppo di zucchero piuttosto denso.
Alcuni fonti riferiscono che il nome Triple Sec derivasse dall’uso di un terzo agrume, il mandarino, la cui presenza viene però smentita dai discendenti di Combier. Il metodo produttivo era piuttosto lungo e complesso. Si mettevano in acqua le scorze delle arance essiccate, una volta che queste erano tornate morbide e lavorabili, si procedeva con un apposita macchina alla “zestatura” della buccia. Gli zest venivano messi in alcol puro per un breve periodo, dopo di che si allungava con acqua l’infusione e si procedeva alla distillazione che durava circa 7 ore, necessaria ad eliminare le frazioni indesiderate dell’essenza di arancio. Anche se l’alcol era puro e non necessitava di distillazione, l’eliminazione di teste e code era necessaria per rendere cristallina l’essenza delle scorze di arancia ed eliminare la frazione oleica. Per il funzionamento degli alambicchi si utilizzava il più delicato vapore acqueo e non il fuoco diretto, come invece accade tuttora per la distillazione di Cognac ed Armagnac. La produzione della distilleria nell’ambito dei liquori a base di arancio si completa con il Royal Combier, che vede la miscelazione di ottimo Cognac, Triple Sec e alcune spezie segrete, utilizzate anche per la preparazione dell’Elisir della casa. Il liquore ha vinto in tempi recenti svariati premi ad expo e concorsi.
Successivi al Combier che nonostante i successi di fine 800, rimane un prodotto a diffusione regionale, sono il Grand Marnier e il Cointreau entrambi di scuola francese .
Il primo utilizza nella versione pregiata detta “Cordon Rouge” il Cognac delle Borderies e del Bois come solvente per la sua infusione di scorze di arance secche provenienti dalle isole caraibiche, il secondo alcol di origine cerealicola che provvede a ridistillare dopo l’aromatizzazione con scorze di arance amare e dolci.
La storia dell’azienda Cointreau inizia nel 1849, anno della fondazione ad Angers, lungo il corso del fiume Loira, da parte di Adolphe e Eduard Cointreau. I due distillatori mettono a punto inizialmente, un liquore alle ciliegie, tipologia che riscuoteva il maggior consenso in quegli anni , sull’onda del successo del Cherry Heering.
Solo nel 1875 inizieranno la produzione del Cointreau come noi lo conosciamo, ottenuto per infusione e distillazione di arance tropicali, nella caratteristica bottiglia quadrata inventata da Eduard in quegli anni. Attualmente l’azienda impiega arance dolci ed amare provenienti da Brasile, Spagna ed Haiti. Il prodotto venne pubblicizzato con bellissime immagini a cui venne associato ad un’altra icona francese: Pierrot. Negli anni 60 si ha la svolta epocale, quando James Bond, l’agente 007, lo pubblicizza ufficialmente con uno spot di rara raffinatezza.
Recentemente l’azienda lanciato sul mercato una bottiglia limited edition (foto) che combina l’energia di Manhattan con il romanticismo di Parigi disegnata dalla stilista francese Catherine Malandrino, in sole 3.000 unità. La bottiglia è impreziosita da cristalli Swarosky e inserti in argento e sarà disponibile sul mercato ad un prezzo di 129 dollari. Sempre per il mercato americano la Cointreau ha realizzato un prodotto luxury denominato “Gold”, in cui viene utilizzato un melange di liquore classico e ottimo Cognac invecchiato. Per concludere, Cointreau realizza anche un concentrato a 60 gradi alcolici, utile per le preparazioni altamente professionali di pasticceria, con una nota agrumata particolarmente accentuata.
Anche la storia della Marnier inizia con un liquore alle ciliegie, messo a punto per la prima volta nel 1827 da Alexander Marnier Lapostolle, per poi passare alla produzione, nel 1880 di un distillato a base Cognac e di arance tropicali, elevato in piccoli carati di legno.
La lavorazione del Grand Marnier mantiene molti passaggi manuali come la scelta e l’essiccazione delle scorze d’arancia e il posizionamento del sigillo di ceralacca sul nastro rosso (Cordon Rouge). Esistono altre versioni del liquore come la più economica Cordon Jaune (precedentemente Bleu) dove l’alcol d’infusione è di origine cerealicola e la prestigiosa Cuvee de Centenaire con Cognac di oltre 25 anni.
Se Cognac ha la sua eccellenza, anche l’Armagnac dal canto suo può vantare il Poussa Rapiere, classico liquore infuso alle scorze di arance amare, prodotto con il distillato di vino tipico della Guascogna.
Fu creato dalla distilleria di Chateau Monluc nel 1960, sita nel villaggio di St. Puy, che si ispirò per il nome, piuttosto originale, alla lunga e leggera spada utilizzata dai Tre Moschettieri, che permetteva di attaccare rapidamente il nemico, rispetto alle pesanti spade medioevali.
La spada di origine italiana fu portata in Guascogna dal maresciallo Blaise de Monluc, agli ordini di Francesco I, impegnato nella metà del 1500, nelle guerre di conquista contro il Piemonte e la Lombardia. Il termine “Poussa Rapiere” tradotto in “Spinta della Rapiere” potrebbe significare l’effetto che ha il liquore bevuto liscio oppure avere una qualche attinenza con il concetto dei “Poussa Cafè” i liquorini o i cocktail che hanno il compito di spingere giù il caffè nel dopo cena… Il liquore che ha una gradazione di 24 gradi, non è quasi mai consumato liscio, come dopocena, ma come aperitivo, in abbinamento allo spumante locale, il Vin Sauvage, un cremant prodotto con gli stessi vitigni del vino base da distillazione. Il liquore va tenuto al fresco poichè il versarlo a temperatura ambiente farebbe perdere l’effervescenza allo spumante e “scalderebbe” il drink che viene presentato in flute senza ghiaccio. Il flute è più piccolo di quello da Champagne ed è spesso decorato con una serigrafia della spada detta Rapiere, che fra l’altro fa bella mostra di se sull’etichetta arancione del liquore.
Sempre di “scuola” francese sono gli ottimi Srhubb, prodotti essenzialmente nelle distillerie della Guadeloupe e della Martinica. Il liquore veniva tradizionalmente consumato durante le feste religiose e famigliari ed era prodotto partendo da un’ infusione di scorze di arance amare nel rum.
A seconda delle ricette tramandate presenti in ogni famiglia, venivano aggiunte all’infusione delle spezie tradizionali, successivamente il liquore veniva poi messo ad invecchiare all’interno di barili di quercia.
Terminato l’invecchiamento veniva poi zuccherato con dello sciroppo di zucchero di canna integrale che contribuiva anche alla colorazione finale. Fra i prodotti che si possono reperire in Italia ci sono il liquore prodotto dalla Distillerie Bielle fondata nel 1769, sull’isola Marie Galante dell’arcipelago delle Guadeloupe.
Questa è elegantemente soprannominata” L’isola dei 100 mulini” e fu scoperta durante il secondo viaggio di Cristoforo Colombo, che la intitolò alla sua caravella. L’attività dell’azienda partì inizialmente come zuccherificio per poi trasformarsi ai primi del 900 in distilleria, con una produzione di circa 26.000 litri di rum agricolo.
Un’altro liquore della tipologia viene elaborato dalla Clement, famosa distilleria della Martinica, fondata nel 1887, nota per gli ottimi rum agricoli. Il suo pregiato shrubbs viene elaborato partendo da un blend di rum bianchi ed invecchiati, che si consuma con ghiaccio o liscio nel dopo cena.
Altre produzioni di Triple Sec, sono realizzate in grandi numeri dagli olandesi Bols, Wenneker e De Kuiper che vantano una tradizione centenaria nella produzione di liquori.

Le colonie nelle Antille erano, e lo sono tuttora, un serbatoio di materia prima fondamentale per la realizzazione di questo liquore che viene utilizzato nelle linee dei bar di tutto il mondo, grazie ai prezzi decisamente più ragionevoli rispetto alla produzione francese..
La produzione olandese si caratterizza per gli Orange Curacao proposti in diversi colori dal blu al verde per l’uso esclusivo in miscelazione e per gli Orange Bitter liquori prodotti con base alcolica neutra ed arance amare.
La produzione francese offre un eccellente Dry Curacao della Pierre Ferrand, produttore di Cognac, che si segnala anche per l’ottimo Plantation Rum. L’etichetta volutamente retrò è veramente un bell’esercizio grafico.
In Italia si producono ottimi liquori all’arancio, fra tutti l’Aurum, grande liquore della tradizione italiana, prodotto a Pescara fin dal 1925, dal “Liquorificio Amedeo Pomilio” per infusione di scorze di arance e ottimo brandy ed ora incluso nel portfolio dei prodotti ILLVA. Il prodotto viene a lungo invecchiato in botte per aumentare la sua rotondità e per integrare al meglio l’aroma degli aranci. Tale era la bontà del prodotto che venne decantato anche dall’illustre pescarese Gabriele D’Annunzio, il Sommo Poeta. Una leggenda tramandata racconta che d’Annunzio affermasse che l’Aurum fosse l’unico prodotto “in grado di far garrire al vento il suo stendardo”, un’affermazione con chiare allusioni sessuali.
Il vate gli diede il nome “Aurum”, ispirandosi alle presunte origini latino-romane del liquore, mai comprovate da fonti storiche. Il liquore gioca sulla contrazione della parola Aurantium, il nome latino dell’arancio, la cui radice deriva a sua volta dalla parola aurum, oro.
Lo stabilimento avveniristico per l’epoca, disegnato a ferro di cavallo fu progettato in piena epoca futurista dall’architetto Giovanni Michelucci. Lo stabilimento fu abbandonato negli anni 70 e trasferito a Città Sant’Angelo. Altro prodotto a base arancio con minor tradizione, ma comunque ottimo è Orange Stock che può vantare la grande tradizione dell’ azienda di Trieste nell’infusione e realizzazione di liquori. Probabilmente questo liquore rappresenta il miglior rapporto qualità prezzo della categoria, nonostante questo non è mai stato molto considerato dai barman italiani, che gli preferiscono altre produzioni.
Sempre nell’area del Triveveto abbiamo il Triplum, il triple sec realizzato dalla Luxardo, storica realtà di Torreglia, famosa per il Maraschino ed il Sangue Morlacco, che saranno trattati in seguito. Da notare che per la sua produzione vengono utilizzate anche le scorze di mandarino, oltre che di arancio amaro e dolce. Un’eccezione alla tradizione francese che invece utilizza solo le ultime due. Questo tipo di utilizzo di tre diversi tipi di droga aromatica ha fatto sorgere la tradizione italiana che identifica nel nome triple sec, divenuto poi Triplo secco durante il ventennio fascista, il fatto che venissero usati tre aromatizzanti. In realtà Luxardo ne usa ben quattro poichè aggiunge all’infusione anche fiori di arancio che hanno al naso toni mielosi e freschi tipici del frutto. Il Triplum infatti è un prodotto al di fuori della tradizione francese per intensità e fragranza.
Un liquore legato al territorio è invece il Gran Buyet, prodotto dalle distillerie Beccaris di Costigliole d’Asti, che può contare su una buona distribuzione nel sud Piemonte.
E’ ottenuto mediante l’infusione di scorze di arance amare e brandy prodotto ed invecchiato dalla stessa distilleria.
Il liquore venne prodotto la prima volta intorno alla fine degli anni 50, in considerazione del gran successo che il Grand Marnier stava ottenendo con le sue fantastiche campagne promozionali.
Ultima novità in termini di tempo il Solerno lanciato in Italia nel 2012, la cui proprietà è della William Grant & Son. Attualmente il prodotto, che ricorda orgogliosamente le sue origini italiane e siciliane è molto distribuito in America, mentre risulta di difficile reperimento in Italia.
Il liquore è prodotto a partire dalla scorza di arance rosse siciliane, provenienti dalle falde dell’Etna, dove sono protette da una Dop regionale. Il sito dichiara che le arance sono raccolte a mano e sono lavorate nelle successive 24 ore per mantenere intatti gli oli essenziali durante l’essiccazione. L’agrumeria Corleone, un’azienda che vanta cinque generazioni di tradizione nella lavorazione degli agrumi assicura che tutta la filiera produttiva sia rispettata. Oltre all’olio essenziale di arancia rossa, il liquore è aromatizzato anche con scorze di limone, altro agrume per cui la Sicilia eccelle. Il processo produttivo del liquore è singolare poichè è frutto del melange di tre distillazioni, che non servono come nel caso dei triple sec per eliminare sapori e profumi pungenti. La prima distillazione è dedicata all’infusione della polpa delle arance, la seconda alle scorze, la terza a quellla dei limoni. La base alcolica utilizzata è alcol purissimo, mentre il liquore è dolcificato con zucchero di barbabietola, più leggero e pulito.
Il profumo è aromatico, fragrante di frutta e il gusto non è stucchevole, come in altri liquori all’arancia. L’acidità della polpa rende l’insieme più fresco alla beva, specie se proposto su ghiaccio.
Il creatore di questo liquore è Leslie Gracie, il medesimo inventore del gin Heindrick’s, il cui marketing è stato in assoluto il migliore degli ultimi anni. Il prodotto, che completa la sua immagine super premium con una bottiglia che si ispira alle vetrerie di Murano, ha trionfato, vincendo una medaglia d’oro all’ International Spirit Competition di Los Angeles. Unica perplessità la mancata dichiarazione della distilleria di lavorazione, cosa abbastanza usuale ultimamente fra molte aziende di brand super premium come vodke, rum e liquori, che preferiscono mantenere il riserbo sul sito produttivo.

Liquori alla scorza di limoni

Il principio aromatizzante di questo liquore sono le scorze di limoni i cui oli essenziali sono riconosciuti avere doti digestive particolarmente importanti, e risultano particolarmente piacevoli specie se il pasto si è composto di alimenti particolarmente grassi o pesce.
I migliori limoni arrivano da sud Italia, ed in special modo dalla Campania, area dove si concentra la maggioranza della produzione. La differenza sostanziale nella produzione del prodotto risiede nell’uso di un ottima materia prima e dell’infusione alcolica della stessa, per un periodo variabile a seconda della ricetta di famiglia.
Nei prodotti commerciali di basso prezzo infatti si tendono ad utilizzare estratti, spesso artificiali, da miscelare all’alcol.
Un buon compromesso utilizzato da molte aziende serie al di fuori dell’area elettiva del limoncello è quello di acquistare, da aziende specializzate, l’essenza naturale di limoni da miscelare.
I liquori al limone hanno avuto, nell’ultimo decennio, un vero e proprio boom ed hanno oscurato i classici prodotti da dopo cena classici, come il genepy, i prodotti al caffè e le grappe aromatizzate.
Proprio a causa di questa espansione di mercato, quasi tutte le aziende liquoristiche si sono dotate di un prodotto della tipologia a catalogo, rendendo praticamente impossibile la recensione di ognuna.
Il fenomeno va analizzato. In questo caso, le catene distributive, il turismo di massa e l’emigrazione hanno contribuito in maniera determinate alla diffusione di questo ottimo dopo cena, in ogni regione d’Italia. Il turista o l’emigrante tende a portare con se un prodotto per ricordare le vacanze o la propria terra e la bontà del limoncello ha contribuito a rendere famoso il prodotto al di fuori dei confini regionali. A questo si deve aggiungere l’entrata in campo di un colosso della liquoristica, la Stock, che con un’ efficace e costosa campagna promozionale ha fatto conoscere il Limoncè, creando una cassa di risonanza sfruttata da tutte le altre aziende, su questa classe di prodotti.
Essendo impossibile una recensione completa del mercato poichè si contano a decine le bottiglie presenti sugli scaffali dei supermercati suggerisco di seguire questo semplice consiglio per la scelta del prodotto: leggere l’etichetta e verificare l’utilizzo dei limoni della Costiera Amalfitana, protetti dalla DOP o in ripiego la dicitura “prodotto per infusione di scorze di limoni”. L’uso di “aromi naturali” ci dice che il limoncello è stato prodotto con essenze naturali acquistate da terzi, mentre diffidate sempre della semplice scritta “aromi” che prevede l’utilizzo di essenze di sintesi derivati da molecole chimiche ottenute in laboratorio. L’uso di una piccola percentuale di aromi, così come di un colorante, è necessario alle aziende con produzione industriale per stabilizzare la produzione.
Essendo che, come tutte le piante ed i frutti, il limone è soggetto a stagionalità, il produttore di grossi volumi, si deve tutelare circa la sua costanza qualitativa, pertanto l’uso di colore e aroma può essere variabile a seconda del necessario, ma è comunque presente e pertanto segnalato.
Un prodotto particolare è il Cascaron, delle distillerie Caffo, ottenuto con limoni calabresi e rum caraibico invecchiato tre anni. L’nfusione in questo caso avviene in un alcol diverso da quello cerealicolo.
Sempre su questa differenza gioca invece il limoncello di Salvatore Calabrese (compagniadeicaraibi.com) il noto barman di origini campane, ma ormai inglese d’adozione.
calabreseLa famiglia calabrese ha infatti origini sulla costiera amalfitana e qui Salvatore fa raccogliere i limoni che poi vengono infusi in cognac, il distillato francese per cui il barman è famoso per esserne uno dei massimi intenditori.
Calabrese definisce il suo limoncello “A labour of love” e il gusto ce lo conferma, anche se il prezzo da pagare è al di sopra della normale fascia di mercato.
Un altro prodotto che si richiama alla tradizione è il Limoncello di Capri, forse la vera patria del limoncello…
La storia del liquorificio di Capri inizia nel 1988, ma la tradizione nella produzione di tale liquore risale agli inizi del secolo, quando Vincenza Canale era solita proporre il suo prodotto artigianale agli ospiti dell’ hotel.
Si dice che questa sia la prima notizia ufficiale e certa della produzione artigianale del prodotto, anche se è sicura la produzione casalinga antecedente a tale data con decine di ricette famigliari gelosamente custodite.
Il limoncello era il classico liquorino di benvenuto, sorbito la domenica pomeriggio in salotto, spendendo il tempo in chiacchiere e pettegolezzi.
Lo stile di consumo era classico, bevuto fresco come digestivo o allungato con acqua gassata come splendido dissetante.
Da alcuni anni l’azienda propone anche il Limen un liquore trasparente ottenuto con doppia distillazione di scorze di limoni, dall’eccezionale profilo olfattivo, decisamente più secco del prodotto tradizionale per infusione.
Sempre in Campania troviamo l’Antica Distilleria Russo che produce un ottimo limoncello forte della sua tradizione salernitana, non per nulla chiamato “Amalfia“.Il pack della bottiglia è veramente curato, con un etichetta che sa di di passato e di tradizione, con una bellezza tipicamente mediterranea ad enfatizzare l’origine tipica del prodotto. Un altro big della zona è la Distilleria Petrone che ha sviluppato anche un interessante progetto multimediale per promozionare territorio ed il suo ottimo limoncello, che ha ottenuto diversi riconoscimenti.
palliniL’azienda nasce a Mondragone, area vitivinicola vocata in grado di rifornire con vinacce fresche la distilleria che produceva e produce ottime grappe.
Con il finire degli anni 70 e con la crisi del comparto enologico della zona, la distilleria ha iniziato a dedicarsi più assiduamente alla produzione di liquori, primo fra tutti il limoncello, vera eccellenza campana, forte anche di un crescente successo sulle tavole del nord e dell’Europa intera. Molto bella l’etichetta che illustra un tipico momento di consumo del passato, quando il limoncello era sorbito lentamente nei bar della ridente costiera, durante le assolate estati.
Un altro produttore qualitativo è la Pallini (pallini.com) di Roma, nota sopratutto per i liquore all’anice, ma la cui produzione del limoncello sta dando grandi soddisfazioni.
Il suo prodotto esce sempre vincente nei “blind test” ed è leader di mercato in America con centinaia di migliaia di bottiglie di venduto a riprova della sua eccelsa qualità, grazie ad una scelta accurata della materia prima e di una lavorazione rispettosa di essa.
Ultimo big ad entrare sul mercato la Bonollo, il colosso della grappa in Italia, leader di mercato assoluto della distillazione conto terzi e nella produzione di alcol industriale, che ha messo in campo tutta la sua esperienza per lanciare sul mercato una linea di prodotti tra i quali spicca il limoncello.
Il pack è molto curato ed i prezzi sono assolutamente conocrrenziali.
Un interessante prodotto di nicchia è elaborato dal Laboratorio Origine (laboratorio-origine) di Cengio che utilizza limoni e alcol cerealicolo provenienti da agricoltura biologica. Il suo nome è “Citrus Limonium” e può essere un liquore ideale per intercettare i consumi, anche nel dopo pasto, delle persone sempre più sensibili alla corretta alimentazione priva di pesticidi e concimi chimici. Il prodotto della Origine risulta meno invasivo e dolce a livello gustativo rispetto alle proposte del sud Italia e più ricco di oli essenziali.
La differenza risulta evidente alla vista infatti il liquore è trasparente, color giallo tenue, decisamente diverso dal giallo-verde-oro tipico della produzione campana. Per concludere una curiosità. Anche in California, nota per i suoi eccellenti agrumi, viene prodotto un limoncello, dalla Ventura Company, vincitrice di numerosi concorsi liquoristici in America, nel recente passato. Significativo il suo messaggio pubblicitario “Conceived in Italy, born in California”…concepito in Italia, nato in California.

Liquori a base di timo

Questi liquori rappresentano una piccola ed interessante nicchia di mercato che, con l’inizio della miscelazione di ricerca, legata all’uso di profumi e spezie, trasponendo in qualche modo la cucina all’interno dei cocktail, sta crescendo con numeri interessanti. Giova ricordare che non molto tempo fa un concorso mondiale di cocktail è stato appunto vinto portando un drink che utilizzava questa spezia in infusione. L’aromatizzazione utilizza un’erba molto comune in cucina, in special modo in quella di pesce, tipicamente mediterranea. In realtà la proposta si declina su due differenti specie di Timo. Da una parte ci sono i liquori eseguiti con la famiglia “vulgaris” mediterranea sviiluppati dagli opifici del sud della Francia e dell’Italia, con Puglia e Sardegna in testa, dall’altra la scuola “montana” che utilizza il “serpillum”. Il “Thymus vulgaris” ha un profumo balsamico pungente, diciamo monocorde, mentre il “Thymus serpillum” noto anche come “cedrato” ha in se note agrumate ed una complessità superiore al naso. Il Timo ha doti antisettiche, spasmodiche e vermifughe ed era utilizzato fin dall’antichità per le cure amastiche, cotto nel vino, e per la cura delle infezioni della vescica. La maggior parte dei disinfettanti a base alcol conteneva anche un infusione di Timo, fino al primo dopoguerra, mentre nella medicina popolare di fine ottocento lo si  utilizzava in foglie, insieme ad altri principi, in impacco, per la cura delle piccole ferite. La proposta commerciale consta di soli quattro prodotti: due di scuola montana, appartenenti al portfolio prodotti della Bernard (barathier.it) di Pomaretto, in val Germanasca, e l’altro alla Distilleria Ali di Canelli. Gli altri due di scuola mediterranea sono della Bigallet, storica distilelleria sita a  Virieu sur Bourbe, fondata nel 1872, da Felix Bigallet e la giovane realtà sarda del Liquorificio Fonnese. Nonostante l’ubicazione montana della distilleria francese, sulle Alpi del Rodano, la famiglia esegue prodotti con piante ed erbe che arrivano dalla vicina Provenza, come l’ottima Citronade e questo liquore al Timo. La Bernard, nota per i suoi liquori con erbe montane, prodotte solo per infusione, ha semplicemente ripreso una tradizione in uso presso i malgari delle vicine montagne, che utilizzavano un infusione di “Timo serpillo” per curarsi dalle frequenti malattie da  raffreddamento durante il pascolo in altura. La Distilleria Ali di Canelli, nota per le sue grappe, trovandosi in un’area fra le più vocate alla viticoltura del mondo, ed operante dal 1953 anche come liquoreria artigianale, propone un Timo Serpillo di tradizione, dal nome bucolico ed esemplificativo “Lietae vitae”. La Bigallet produce invece un infuso di timo mediterraneo che viene in parte distillato, per concentrare i profumi. Il liquido viene poi addizionato all’infuso e zuccherato. La ricetta viene proposta come digestivo e ricostituente, frutto anche in questo caso della saggezza popolare locale. Lo stesso dicasi per la seconda realtà mediterranea, il liquorificio Fonnese che produce l'”Armidda” nome dialettale per il Timo, presente da sempre in loco in liquori e amari per le su proprietà terapeutiche. A livello di note di degustazione il “Serpuol” di Bernard ha una complessità più ampia, infatti ai ricordi balsamici tipici del timo si aggiungono le scorze di agrumi, mentre i due di scuola mediterranea sono molto più pungenti, resinosi e giocati su un solo aromatico.

Liquori alla vaniglia

Famiglia ormai piuttosto ristretta di aromatizzanti che in passato avevano avuto ampia diffusione, come coadiuvanti in decine di cocktail.
In passato non esisteva un liquorista o un distillatore di grappa che non contasse nel suo portafoglio prodotti, un liquore alla vaniglia, sia esso per uso pasticceria che per consumo liscio.
La Vaniglia che di fatto è un orchidea, ha sempre esercitato un fascino particolare sull’uomo, se è vero che in passato la sua coltivazione fu oggetto di monopoli e guerre commerciali.
La spezia, è originaria del Messico che per due secoli la vendette in regime di monopolio.
Quando la corte francese scoprì il suo profumo ne rimase ammaliata e volle a tutti i costi possederne la coltivazione.
Luigi IVX  la introdusse nel 1819 nelle sue colonie caraibiche, le isole della Martinica, Guadalupe e Bourbon (che nulla ha che vedere con il distillato).
zuidam-inspiration-liqueur-700mlLa sua coltivazione non ebbe subito successo e l’unico centro attivo rimase Bourbon (oggi Reunion), dove vennero fatti esperimenti e prove per ovviare ai problemi.
Il problema principale risiedeva nella sua laboriosa impollinazione, infatti il fiore necessitava di uno specifico insetto originario del Messico.
Gli esperimenti di impollinazione artificiale ebbero successo nel 1836 e fecero dell’isola di Bourbon il primo centro vanigliero del mondo.
Nel 1880 i coltivatori della Reunion la introducono anche in Madagascar che diventa nel 1929 diventa il primo produttore mondiale. Primato che ancora oggi detiene nonostante che altri stati si siano introdotti nella coltivazione fra cui l’Indonesia e il Kerala, in India.
La prima proposta è l’Inspiration, il liquore alla vaniglia della Zuidam, una realtà olandese emergente per la produzione di gin e whisky. Il suo liquore è ottimo, intenso di vaniglia, un vero riferimento per gli amanti di questa spezia, ed il nome è tutto un programma.
La bottiglia è un ampolla trasparente con scritta serigrafata.
vaniglAd oggi i liquori che contengono vaniglia con una certa distribuzione in Italia sono solo due, il “Vanil Zucca“, produttore anche dell’omonimo rabarbaro e l’Isolabella la famosa liquoreria che ha prodotto anche il famoso amaro. Entrambi appartengono al portafoglio prodotti ILLVA e le analogie di etichetta e bottiglia sono evidenti.
Parlando di rabarbaro, bisogna segnalare che uno dei drink maggiormente di moda all’aperitivo o come dissetante negli anni ’60 e ’70 era proprio Vaniglia e Rabarbaro con abbondante spruzzata di selz, completata da scorza di arancio.
Il cocktail è ormai caduto nel dimenticatoio, nonostante lo sforzo di alcuni anni fa, da parte della Zucca di riportarlo in auge con simpatiche serate a tema all’interno di alcuni locali alla moda.
Un altra proposta di qualità è il Navan, prodotto dall’azienda del Grand Marnier con un’eccezionale vaniglia proveniente da un paesino a nord del Madagascar, da cui il nome del prodotto prende ispirazione.
marie brizard vaniglia madagascarLa bottiglia del prodotto mantiene il “family feeling” con il Grand Marnier , ma è decisamente elegante nella splendida veste gialla impreziosita dalla fascia nera recante il nome del prodotto.
Da notizie non confermate pare che il prodotto non sarà più in produzione a partire dal 2011.
Anche la Marie Brizard la nota azienda francese di liquori e creme, ha in catalogo un liquore vanigliato con caratteristiche simili a quelle dei prodotti italiani, che viene importato in Italia insieme alla ben più famosa anice.  A differenza dei prodotti italiani la Brizard segnala in etichetta l’uso della pregiata vaniglia di Madagascar.
Infine un prodotto che esce dagli schemi precedenti poiché la base del liquore è un rum proveniente dalle Mauritius, nel cuore dell’Oceano Indiano.
Pink-Pigeon-70cl-black-v3Il Pink Pingeon, questo il suo nome, è un liquore prodotto anche con altri due botanici, le scorze di arancio curacao ed i petali di orchidea, ma è indubbio che al naso ed in bocca la vaniglia risulti preponderante.
Le bacche arrivano dal Madagascar e dalla vicina isola di Reuinion, così come i petali delle preziose orchidee che qui contano decine di specie, e gli aranci.
Il liquore è infuso da Alain Chatel nelle Medine Distillery, site nell’ omonima tenuta, dove sono coltivate la canna da zucchero necessarie al rum, prodotto fin dal 1926.
Il rum della Medine è prodotto da melassa, ed è la base di questo elegante e suadente liquore il cui pack è molto curato in una bottiglia satinata nera
Il nome è una dedica al raro pennuto rosa, indigeno dell’isola di Mauritius, protetto e tutelato nei suoi restanti 400 esemplari e il cui fondo è finanziato anche dai proventi di questo liquore.

Liquori a base d'uovo

Liquori a base di tuorlo d’uovo e zucchero, molto popolari a cavallo fra gli anni ’60 e ’70, periodo in cui videro il loro massimo consumo.
La popolarità di questi liquori corroboranti fu concomitante con il successo del progenitore di tutti i cocktail energetici: il mitico Bombardino. Questo prodotto un mix di rum e uova zuccherate, ancora molto richiesto sulle piste da sci, viene tuttora prodotto con successo da molte quali la Distillerie Quaglia (distilleriaquaglia.it) di Castelnuovo Don Bosco e la Pfenner di Termeno.
In un passato recente questi prodotti avevano vissuto un periodo di crisi prolungato sia per i cambiati stili di consumo sia per le diete ipo-caloche e non ultimo l’avvento della Red Bull ed altri energizzanti.
Si era perso il bisogno per il quale erano stati creati: corroborare durante i rigidi inverni del nostro recente passato e si era perso lo spirito del dopoguerra con il rinnovato benessere.
Negli anni 80 vennero a mancare le masse di lavoratori e di giovani che riscoprivano il piacere della compagnia da bar sorseggiando un liquore.
La tradizione dell'”uovo sbattuto” a colazione, così come dello zabaione a merenda si era irrimediabilmente persa con la fine della generazione di inizio 900, delle nostre nonne. I giovani degli anni 80 e 90 vedevano questi prodotti con un immagine poco trendy e datata, inadatta a quell’epoca dove il “look” venne prepotentemente alla ribalta. La generazione del “Fast Food” e dei paninari non poteva far propri questi prodotti nati alla metà del 1800…
Le radici del Vov affondano alla metà del 1800, quando Gian Battista Pezziol, famoso pasticcere, produttore di torrone, per il quale, notoriamente, si usano gli albumi dell’uovo decise, di utilizzare i tuorli per la produzione di un liquore zabaione, tanto in voga in quel tempo. Zabov della famiglia Moccia lo seguirà nel 1946, per cavalcare l’onda del successo di questo genere di prodotti, in quel di Ferrara. Il giovane Mauro Moccia fondò le distillerie ARPA, dando vita ad una serie di liquori fra cui questo zabaglione al Cognac, vero punto forte della produzione. Oggi la produzione non vede più l’utilizzo del distillato francese, ma di alcol agricolo. Esistevano anche altre proposte commerciali da parte di decine di liquoristi, che però sono tutte scomparse, lasciando il posto ai due soli produttori storici. Lo zabaione ha diverse leggende sulla sua nascita, la prima, meno romantica, sostiene che un capitano di ventura tal Giovanni Baglioni, detto Giuan Bajoun in dialetto, accampatosi alle porte di Reggio Emilia, per sfamare le truppe, compì una razzia ai danni dei contadini che altro non avevano che zucchero e uova. Ordinò ai cuochi di mischiarli con il vino che avevano in dotazione e uscì il dolce che venne battezzato con il suo nome.
Altra leggenda, decisamente più divertente dice che zabaione è l’italianizzazione del piemontesismo “Sanbaiun”, ovvero San Baylon, colui che si crede sia l’inventore della ricetta, nata come ricostituente. La storia narra che il frate francescano accogliesse nel confessionale della sua chiesa a Torino, molte donne che si lamentavano delle prestazioni a letto dei mariti, stanchi del lavoro. Fu così che Pasqual Baylone consigliò la preparazione del corroborante fatto con uovo e zucchero con l’aggiunta di vino moscato passito , vista anche la passione per l’osteria e il vino degli uomini di allora . Il Marsala infatti fu un cambiamento successivo, sull’onda del successo del vino liquoroso, che creerà anche le basi per la commercializzazione della pessima Marsala all’uovo, che compromise la popolarità del vino. Visti i buoni risultati, lo zabaione assunse le caratteristiche di coadiuvante sessuale, secoli prima dell’invenzione della pastiglia blu e Baylon, forse anche per questo, fu etichettato come santo… Per anni il nostro cinema cosiddetto di serie B, ora rivalutato come commedia all’italiana ci ha proposto il tormentone dello zabaione prima delle prestazioni sessuali esilaranti e comiche dei protagonisti.
Fatto tesoro di queste leggende ed episodi, le prime notizie ufficiali sullo zabaione ci arrivano da Mantova, dalla corte dei Gonzaga, dove esiste un documento scritto che descrive per filo e per segno la preparazione della crema, a cui attenersi scrupolosamente, se si vuole assaporare questa delizia. Guardando all’estero, alla tradizione olandese appartiene invece l’ Advocaat, un liquore corroborante a base di tuorli d’uovo , brandy e zucchero, spesso utilizzato in accompagnamento al caffè e ai dolci. Si dice, anche se non vi sono conferme ufficiali, che il liquore abbia origini antiche e lontane, inventato dai coloni stanziati in Sudafrica che prevedeva l’utilizzo di dolci e morbidi avocado nella crema, da cui il nome. Una volta ritornati in patria, non potendo contare sul frutto esotico, gli olandesi rivisitarono la ricetta utilizzando i prodotti del territorio, ovvero uova e brandy, aromatizzandola con bacche di vaniglia. Si ottenne così una sorta di crema pasticcera a bassa gradazione alcolica (17°) il cui consumo odierno è piuttosto basso ed ad appannaggio delle persone anziane. I produttori che perpetuano la tradizione sono Bols, De Kuiper e Warninks con una produzione declinata anche su prodotti aromatizzati a base di limone ed arancio. Il liquore pressochè sconosciuto in Italia, ha un’importante citazione nel film horror “Shining” dell’indimenticabile genio del cinema Stanley Kubrick, dove un compassato cameriere, mr Grady, versa un vassoio con tre bicchieri con questo liquore, su Jack Nicholson, ormai impazzito e alle prese con visioni e allucinazioni, che sono il preludio alla sua follia omicida.