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Liquori M

Mandarinetto e liquori al mandarino

Il liquore è ottenuto mediante infusione di bucce del mandarino, un agrume di origine cinese, in alcol cerealicolo e successiva distillazione. Il colore classico rosso arancione del prodotto è ottenuto con coloranti alimentari. Egidio Isolabella produsse il Mandarinetto su scala industriale per la prima volta nel 1871. In quell’epoca era il mandarinetto era il liquore artigianale casalingo da dessert più diffuso in Calabria e Sicilia, da sempre regioni vocate alla produzione di questo profumato agrume. Le ricette erano tramandate di madre in figlia ed erano custodite gelosamente, come oggi accade per il limoncello. Intuite le potenzialità del prodotto creò un prodotto completamente diverso, decisamente più elegante ed internazionale. La sua innovazione fu la distillazione dell’infuso e l’eliminazione della frazione oleica della buccia, seguendo la tradizione dei Triple Sec di origine francese. I profumi, con questo passaggio in alambicco risultavano maggiormente puliti, intensi e fragranti. Il prodotto fu un successo. La sua diffusione è certificata da decine di pubblicità apparse su giornali e periodici dei primi del 900. Negli anni ’20 e ’30 ebbe il suo picco di popolarità come liquore da fine pasto (come oggi accade per il limoncello) e a supporto della campagna pubblicitaria vennero creati numerosi accessori di marketing appositamente disegnati per fidelizzare barman e consumatori. La campagna pubblicitaria fu assolutamente innovativa e gli oggetti prodotti sono tuttora molto ricercati dai collezionisti. Sui manifesti dell’epoca compariva orgogliosamente la scritta “Superiore al Curacao”, a ribadire la sua qualità eccelsa rispetto ai prodotti dei cugini d’Oltralpe e degli olandesi, da cui differiva per la materia prima aromatizzante. clementinaI curacao a base di scorze di arance amare distillate erano molto famosi in Europa in quel periodo e contavano molti titolati produttori, decisamente agguerriti commercialmente fra si ricorda il più famoso, il Cointreau. Un ottimo prodotto in questa tipologia, anche se non si tratta di mandarini ma di clementine, e di prodotto in infusione e non in distillazione è il liquore prodotto dalla Calabro (calabro.com), fondata da Roberto Maiorano, che si distingue anche per altri liquori frutto dell’eccellenza territoriale calabrese, come Finocchietto e Liquirizia. La clementina è un agrume ibrido parente stretto del mandarino, la cui paternità sarebbe dovuta ad un religioso, tal Pierre Clement che ottenne, alcuni dicono casualmente, altri per sa volontà, questo incrocio. Altri sostengono che lui ne fu solo l’artefice della diffusione nel Mediterraneo ma che il frutto fosse stato “elaborato” in Cina. Quello che è certo che in Calabria questo agrume, insieme al Bergamotto, altra eccellente produzione di Calabro, ha trovato il suo habitat naturale. Qui da ottimi frutti e le profumate scorze in infusione unite anche una piccola percentuale di succo per dare un tocco di acidità, danno vita questo eccellente liquore valido sia come digestivo che, allungato con soda, dissetante.

Maraschino

Liquore di origine dalmata, ottenuto da ciliegie marasche, anche conosciute con il nome di amarene o visciole, il cui infuso viene distillato con alambicchi discontinui di piccola capacità. La sua produzione prevede una lunga infusione, per alcuni produttori anche due anni, del frutto intero per estrarre al meglio i profumi compresi quelli tipici mandorlati del nocciolo. Luxardo ad esempio include nell’infusione le foglie tenere della pianta per donare al liquore il tipico sentore erbaceo. Il prodotto viene poi zuccherato ed invecchiato in botti di legno bianco. L’introduzione della ciliegia in Dalmazia risale probabilmente al 1400 circa, quando arrivò in quest’area dall’Asia Minore grazie ai fiorenti commerci dell’area. Esisterebbe un documento nell’archivio statale di Zara che parlerebbe della presenza di alberi di ciliegio vicino al mare. Drammatica è la storia di Luxardo la casa liquoristica di riferimento del panorama italiano, che lo produce a livello industriale da quasi due secoli. Il primato cronologico della produzione di questo liquore spetta però alla Francesco Drioli che aprì la prima distilleria di maraschino a Zara nel 1759 e la cui attività cesserà negli anni 80. L’attività della distilleria inizia sotto il dominio della Serenissima. Drioli era un mercante veneto che  apprese l’arte della distillazione a Venezia e che raggiunse ben presto la fama ed i principali mercati, fra cui quello inglese. Si dice che navi da guerra inglesi arrivassero in rada, per caricare le bottiglie di maraschino destinate ai regnanti, fra cui il futuro Giorgio V. Fu il geniale mercante ad introdurre la classica bottiglia impagliata per proteggere il prezioso vetro di Murano dal lungo viaggio via mare. Dopo il rovinoso bombardamento alleato che raderò al suolo la sua fabbrica e la fuga rocambolesca alla fine della seconda guerra mondiale, la Drioli aprì uno stabilimento a Mira, ma le continue contraffazioni del liquore e i problemi legati alla crisi del prodotto dei primi anni 70 determineranno la chiusura definitiva. Ma torniamo alla Luxardo, che è ancora in attività. Si dice che la ricetta originale della casa liquoristica fosse della moglie di Luxardo, Maria Canevari che produceva, per auto consumo, un liquore di marasche in infusione. Questo liquore è tipico della zona della Dalmazia e la storia vuole che fosse prodotto anticamente in un convento di Zara, come rimedio ricostituente. Nel suo uso successivo divenne il prodotto di benvenuto di moltissime famiglie, mentre il maraschino diventerà una presenza fissa nei salotti buoni come liquore per signora. La famiglia risiedeva in Istria, prima di rifugiarsi a Padova, per sfuggire alle rappresaglie dei partigiani di Tito, seguite alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dove trovarono la morte Pietro e Nicolò Luxardo e sua moglie. L’azienda infatti sarà rifondata a Torreglia in provincia di Padova dal solo superstite della famiglia Giorgio Luxardo. Ma ora andiamo con ordine. La storia del liquorificio inizia con Girolamo Luxardo, di origini genovesi, console del Regno di Sardegna, che fonda nel 1821 la sua attività nella città di Zara, intravedendo grosse possibilità di commercio con l’impero Austroungarico. A Luxardo il fondatore della distilleria, va dato il merito di aver perfezionato il procedimento artigianale per rendere più fine il prodotto, zuccherandolo leggermente per bilanciare il grado alcolico e l’acidità. Il risultato fu un prodotto molto apprezzato dal pubblico tanto che l’Impero Asburgico che allora dominava l’area, concesse il privilegio della produzione in esclusiva per 15 anni del prodotto maraschino, una sorta di copyright che non permetteva concorrenza. Tale privilegio si può leggere tuttora in etichetta con tanto di sigla e firma dell’imperatore. Le marasche per la produzione del prodotto, dopo il trasferimento dell’azienda a Torreglia nel 1947, provengono dai colli Euganei dove l’azienda possiede 20.000 alberi da frutto. Il prodotto distillato, viene poi zuccherato e riposa in botti di frassino finlandese, finchè non viene giudicato pronto per il consumo. L’uso del Frassino Finlandese è funzionale al fatto che il legno non è ricco di tannini, essendo praticamente bianco, pertanto non “colora” il liquore con toni ambrati. La cessione dei tannini rovinerebbe il bouquet delicato del liquore. Il legno però al contempo ha una buona porosità che favorisce i processi di ossidazione, arrotondando il prodotto. Il motivo del favore del biotipo finlandese in luogo di quello italiano è dovuto esclusivamente alla lunghezza dei tronchi che permettono di avere tini di maggior capienza. Il Maraschino è un prodotto che in passato ha goduto di molti favori del pubblico, sia come prodotto da meditazione elegante da sorbire in stupendi bicchieri di cristallo, sia nell’ambito della miscelazione, protagonista assoluto ad inizi 900, quando a disposizione dei barman esistevano ben pochi aromatizzanti. Da segnalare che il dott. Vernazza, fervente futurista cita il Maraschino di Zara, siamo nel 1932, in una formulazione di cucina futurista detta “Sciatore Mangiabile”, a testimonianza della presenza di questo liquore sulle tavole italiane. Per questa sua versatilità decine di aziende iniziarono la sua produzione, una fra tutti la Buton che nel 900 guadagnò la massima onorificenza al Grand Prix di Parigi, proprio con questo distillato. Il pack della Buton ricorda da vicino quello della Luxardo ed era tipico delle bottiglie dell’epoca di questo prodotto. pallini maraschinoVisto il suo successo commerciale, la bottiglia doveva essere spedita ovunque nel mondo, pertanto impagliando la bottiglia si evitavano le classiche rotture da parte di corrieri maldestri, che non avevano sicuramente i mezzi e le strade della nostra epoca… La rassegna delle aziende italiane si conclude con la Pallini di Roma, azienda storica fondata nel 1875 da Nicola Pallini, commerciante di stoffe abruzzese con la passione dei liquori. L’Abruzzo è noto per la qualità dei suoi ratafià di ciliegie ed è noto come anche D’Annunzio, pescarese d’origine, fosse ghiotto di Cerasella, il liquore di marasche, prodotto dalla Amedeo Pomilio. La produzione di maraschino fu quindi una logica conseguenza. Il prodotto della Pallini è qualitativamente ottimo e trae origine dalla tradizione d’inizio 900 quando tutti i liquoristi italiani presero a produrre questo distillato di marasche a seguito del suo successo. Anche il pack rispetta le origini con il tradizionale cesto intrecciato a protezione della bottiglia. Fra i prodotti commerciali vale una citazione anche il prodotto della distilleria Durbino che ha in produzione l’amaro di Santa Maria al Monte di Genova, ampiamente citato nel paragrafo amari, il cui maraschino porta il medesimo altisonante nome. LIQUORE maraschino vlahovIn ultimo l’azienda storica Romano Vlahov, fondata a Zara nel 1861, anche lui fuggito a seguito delle rappresaglie e alla distruzione del suo stabilimento in Italia, e precisamente a Bologna. Da alcune bottiglie rinvenute nei supermercati risulta tuttora in produzione, con la sua etichetta, a Finale Emilia, in forza alla Casoni Liquori. Da notare che Vlahov, Drioli e Luxardo fondarono una sorta di società unica per la promozione dei prodotti dalmati, quali rosoli e cioccolati. La fama della Vlahov era al suo massimo durante gli anni 20 quando le sue pubblicità comparivano sulle principali pubblicazioni giornalistiche italiane. Il panorama straniero è rappresentato sopratutto dall’azienda storica dalmata Maraska sorta nel 1949 sulle ceneri dello stabilimento Luxardo, raso al suolo dai bombardamenti alleati. Molti infatti pensano che la fabbrica Maraska sia il vecchio stabilimento della famiglia, in realtà della zona industriale di Zara e della città stessa rimase ben poca cosa dopo il passaggio dei bombardieri americani. La storia della distilleria inizia subito dopo la guerra, con la ricostruzione sotto il regime comunista di Tito, che vuole tornare alla normalità il prima possibile. La fabbrica può ovviamente contare su ottime conoscenze, materie prime di eccellenza e una tradizione lunga due secoli. Il prodotto infatti è decisamente buono e rappresenta un bel riferimento per il panorama del maraschino. Unico produttore, al momento attuale, dei tre colossi olandesi della liquoristica, a proporre il maraschino è Wenneker. Azienda storica del nutrito panorama nord europeo, fu fondata nel lontano 1693, guidata tuttora dalla famiglia, propone decine di aromatizzanti fra cui questo maraschino che si distingue per una particolare finezza. A onor del vero nella vicina Francia del Nord Ovest, nella Lorena in particolare, la tradizione della distillazione delle ciliegie è molto radicata, pertanto questa expertise non è del tutto inaspettata.

Martini Spirito

Liquore elaborato dalla Martini di Pessione, che sarà lanciato esclusivamente sul mercato russo dall’aprile del 2013 e probabilmente a seguire nel mondo asiatico. Il successo dei prodotti Martini nell’ex Unione Sovietica ha portato il marketing alla scelta di produrre un liquore esclusivo per allargare la penetrazione su quel mercato. Lunghe ricerche di mercato hanno fatto da preludio all’elaborazione della ricetta e della strategia di lancio. Spirito è il primo liquore scuro speziato elaborato dalla Martini, senza l’utilizzo di una base enologica, che mette a frutto la grande esperienza nell’infusione delle spezie per la realizzazione del Fernet, del Vermouth e della famosa China. Le spezie sono accuratamente selezionate in tutto il mondo e messe in infusioni separate a secondo della texture e della fragranza. Alcuni di esse sono piuttosto inusuali, come il tè Lapsang Souchong che dona una interessante nota affumicata e l’artemisia, botanico in cui Martini vanta una grossa tradizione. La mistura che ne deriva produce un naso interessante ed un gusto che è assolutamente in linea con il palato dei paesi dove sarà lanciato, mentre qualche perplessità in più ci sarebbe se fosse proposto anche in Italia, che non ha una tradizione per questo tipo di liquori. I ricordi di cannella e pepe, la nota decisa di incenso con la chiusura balsamica affumicata del tè, la dolcificazione con miele, sicuramente spiazzerebbero più di un consumatore italiano… Il liquore che ha 33 gradi alcolici viene elevato in legni di rovere americano, provenienti da Georgia e Tennessee. Questi sono utilizzati normalmente per l’invecchiamento dei whiskey e dei brandy. Al rovere si aggiunge la Quassia Amara, un legno particolare proveniente dalla Giamaica e noto per una particolare nota amaricante. er un periodo che non viene però dichiarato dal produttore, necessario a “legare” le spezie fra di loro. La bottiglia è assolutamente in linea con il prodotto, ricercata ed elegante, che ricorda vagamente quella di importanti distillati. Uno dei consigli di consumo è un classico dissetante con ginger beer, succo di lime e fetta di cetriolo.

Millefiori

Questo liquore digestivo, prodotto dalla Distillerie Cucchi di Cernusco, fu un vero must delle famiglie e dei bar italiani dagli anni 50 ai 70, prodotto da parecchie aziende liquoristiche italiane sull’onda del suo successo. Esistono alcune etichette “esposte” nel Museo dei Liquori di questo sito a testimonianza del successo del prodotto. Veniva consumato nei salotti italiani, offerto agli ospiti nei pomeriggi passati in compagnia, spesi a chiacchierare del boom economico, di calcio, guardando la televisione, figlia del nuovo benessere che aveva ritrovato l’Italia del Dopoguerra. Il liquore di giallo, colore egemone dell’epoca, visto il successo di cedrata, Galliano e Strega, aveva una gradazione di 45 gradi e aromi delicati di arancio e di radice di angelica. Il prodotto si presentava con all’interno un rametto di erica, su cui si erano posati decine di cristalli di zucchero. L’effetto molto bello faceva la rassomigliare ai rami della chioma di un albero, dopo una gelata invernale. Piacevole alla vista questo interessante effetto visivo, catturò l’attenzione del consumatore e connotò per lungo tempo il Millefiori originale. Per ottenerlo bisognava saturare il composto di zucchero, scaldarlo, farlo raffreddare in bottiglia ed attendere la cristallizzazione. Oggi il suo gusto demodè fa si che la produzione sia ad appannaggio di pochi opifici fra cui si conta Balestrino di Nizza Monferrato e la Bosco di Cosenza, che mantiene il pack originale in una bella bottiglia con il tradizionale rametto di erica, tempestato di cristalli di zucchero. Le ultime bottiglie della Cucchi, ora di proprietà della Illva, sono vendute su E-bay a prezzi abbastanza elevati, così come le vecchie pubblicità sulle principali testate giornalistiche dell’epoca, fra le quali si ricorda “Cambia… Millefiori Cucchi”.

Mezzo e mezzo

Liquore aperitivo tradizionale della zona di Bassano, prodotto dalla Bortolo Nardini. Il prodotto è di difficile classificazione poichè di fatto è composto da pari quantità di aperitivo, localmente conosciuto come Rosso Nardini e liquore al rabarbaro. Non è un aperitivo anche se ne ha le caratteristiche, ma neanche un amaro digestivo, pertanto viene classificato come unico rappresentante di una nuova categoria di liquore trasversale vintage. In qualche modo potrebbe ricordare il cocktail Milano-Milano, variazione del più famoso Milano-Torino, eseguito con Campari e Rabarbaro. Il Rosso Nardini è a base di genziana, assenzio e china e potrebbe essere riconosciuto come uno dei tanti bitter che nacquero all’indomani del successo del Campari. La nascita del “Mezzo e Mezzo” risale invece al 1970, quando un cliente della storica grapperia sita all’ingresso del ponte di Bassano del Grappa, chiese di correggere con una mezza dose di rabarbaro il classico aperitivo della zona, il Rosso con il selz. Questo è il periodo storico di maggior successo di questo botanico, con decine di produttori all’attivo, corrispondente all’esplosione pubblicitaria del Rabarbaro Zucca. Il risultato piacque molto agli altri avventori, tanto che il nuovo aperitivo prese ad essere ordinato con regolarità. Tale fu il successo che alla fine si decise di procedere ad un suo imbottigliamento, con le dosi standardizzate. Il nome “Mezzo e Mezzo” richiama infatti le dosi, poichè quella di rabarbaro aumentò gradatamente nei gusti della gente fino a diventare paritaria. Questa storia assomiglia a quella di un altro famoso prodotto il Punt & Mes Carpano e a quella del cocktail Negroni, dove l’inventiva di un cliente creò la storia di un prodotto…

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