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Liquori S

Select

Aperitivo storico agrumato, come voleva la moda dell’epoca, creato nel 1920 a Venezia, sull’onda del successo di tale tipologia di prodotti iniziata con l’ Aperol di Padova, nel 1919. Non si conosce il suo inventore, ma è molto interessante l’etichetta che ricorda le origini lagunari dell’aperitivo essendo stato prodotto sull’isola di Murano, famosa sopratutto per i suoi vetri. Sull’etichetta blu, oggi proposta, è riprodotto un “ferro di prua” tipico delle gondole veneziane. Questo serve a bilanciare il peso del gondoliere, mentre la sua forma è carica di simbolismi. Le sei barrette in avanti simboleggiano i quartieri di Venezia, l’archetto il Ponte di Rialto e la sua forma sinuosa il Canal Grande. L’unica barretta sul retro di esso, più lunga, rappresenta il Doge. Ma l’etichetta del Select non è sempre stata così. L’aperitivo fu acquistato dalla Pilla di Bologna, con sedi anche a Venezia, che lo produsse per lungo tempo con buon successo. Pubblicità e manifesti d’epoca testimoniano come fosse un prodotto assolutamente modaiolo e bevuto anche al di fuori dei confini regionali. I principali slogan erano “Select l’aperitivo degli intenditori” e “Select l’aperitivo dell’ospitalità”. Sull’etichetta capeggiava, in quel tempo, un bicchiere da aperitivo con un canone stilistico che ricordava il futurismo. Il consumo dell’aperitivo riprende i classici canoni noti per altri aperitivi agrumati, serviti con ghiaccio, soda o con una dose di Prosecco. A Venezia, l’usanza di bere la famosa “ombra de vin” si trasforma all’ora dell’aperitivo, nel consumo di questo tipo di prodotti che servono a correggere il gusto del vino. Il prodotto attualmente è distribuito a livello nazionale solo nelle catene distributive alimentari moderne, mentre la sua presenza al bar sembra essere piuttosto locale e focalizzata nella città d’origine. Da notare che tanta è la tradizione popolare del consumo di tale aperitivo, che nonostante Venezia sia una delle città più care del mondo, un bicchiere di Spritz non supera mai i limiti della decenza, talvolta inferiore ad una bottiglietta d’acqua in plastica comprata su Piazza San Marco…

Strega

Il prodotto ha una storia centenaria e nasce da piccoli alambicchi distillando 70 erbe e spezie,fra cui, al naso, si riconoscono anice, cannella, chiodi di garofano e timo. Il risultato viene dolcificato, colorato con zafferano ed invecchiato in tini di rovere. Lo zafferano nella liquoristica di fine 800 era una costante, poichè visto il costo della spezia, la sua presenza era indicativa dell’alta qualità dell’infuso. Inoltre il colore dorato era una sorta di tributo alla tradizione medioevale, iniziata con Arnaldo da Villanova, che spesso vedeva la presenza di scaglie d’oro all’interno dei liquori. La spiegazione di tale procedimento era di tipo alchemico: il metallo più puro in natura avrebbe avuto funzioni depuranti sull’organismo. La presenza di molte erbe all’interno della ricetta è un altro indicatore dell’antichità della ricetta. Per lungo tempo nel medioevo, all’interno delle abbazie, si ricercò il rimedio universale, l’elisir di lunga vita, pertanto si procedette alla produzione di liquori che raggruppavano la summa di tutte le conoscenze erboristiche e di cui la Chartreuse ne fu il capostipite più rappresentativo. La ricetta era patrimonio dei monaci benedettini che avevano una abbazia nei pressi di Benevento, città sede della Alberti Distillerie, fondata nel 1860, di poco precedente all’Unità d’Italia. Alberti capì i fermenti unitari che agitavano l’Italia e comprese le potenzialità di un mercato così ampio. La produzione a livello industriale iniziò dopo l’acquisto da parte di Alberti della ricetta. L’idea del nome, per nulla religioso, nasce dal fatto che, si dice, che a Benevento ci sia da sempre la riunione di tutte le streghe del mondo, per un grandissimo sabba, durante il quale sono preparate decine di pozioni magiche. Uno di queste, lo Strega non sarebbe nient’altro che un filtro d’amore, creato per far innamorare una reticente ragazza. Questa leggenda è apertamente in contrapposizione con le origini religiose del prodotto, ma è decisamente più pittoresca. Molto poco religiosa anche la pubblicità girata con l’affascinante Sylvia Koscina che recitava uno slogan basato sul facile, ma efficace gioco di parole: ” Il primo sorso affascina, il secondo Strega”. Parlando di pubblicità non si non menzionare Fortunato Depero, l’aeropittore futurista, grafico pubblicitario d’eccezione che ebbe una collaborazione con l’azienda di Benevento per la realizzazione di alcuni disegni. A differenza della prolifica collaborazione con Campari, che diede vita addirittura ad un volumetto, Depero qui si fermò ad alcuni disegni e slogan. Per ovvi motivi temporali, non sappiamo il perchè di questa scelta, ne l’artista ne spiegò i motivi. Quella che invece è sicura è la presenza dello Strega in due polibibite futuriste il “Guerra in letto” di Marinetti e “Avanvera” di Barosi, a dimostrazione del profondo legame del liquore con questo movimento e del radicato consumo nel periodo, in quanto simbolo di italianità e tradizione. Per ottimizzare la logistica e poter fornire in maniera corretta il Nord Italia e l’estero, viste le molte richieste da aperte degli immigrati italiani, l’azienda aprì una succursale a Chiasso, in Svizzera, oggi chiusa. A dimostrazione del successo dello Strega abbiamo, a partire dalla fine degli anni 40, molte imitazioni del prodotto da parte di distillerie e liquorerie attive nel periodo. Il liquore per ovvi motivi di Copyright del nome, veniva chiamato semplicemente “Benevento”, era di colore giallo e profumava d’erbe, anche se in modo incompleto rispetto all’originale, mentre i distillatori di grappa del Piemonte misero in produzione una “Grappa Stregata”… Alberti arrivò addirittura a scrivere sulle etichette dello Strega :”Diffidate delle imitazioni”. Infine ricordiamo l’omonimo prestigioso premio letterario, giunto nel 2011 alla sessantacinquesima edizione, che ogni anno premia un romanzo italiano di valore assoluto. Una speciale commissione letteraria, in base a criteri stabiliti, sceglie, fra un numero ristretto di candidati, il vincitore dell’ambito premio ed assegna un premio alla memoria di Franco Alberti ad una personalità che abbia rappresentato in maniera significativa la realtà del Mezzogiorno d’Italia.

Suavitas Gualco

SuavitasIl Suavitas è uno dei pochi liquori a base grappa recensiti su questo sito, e questo la dovrebbe dire lunga sull’eccezionalità del prodotto. Il liquore viene prodotto dalla Distilleria Gualco (distilleriagualco.it) di Silvano d’Orba, fondata nel 1870, e proprietaria di uno degli ultimi alambicchi discontinui a bagno maria piemontese, grazie al quale riesce a produrre grappe eccezionalmente profumate e morbide. Il Suavitas viene ottenuto con un laborioso processo produttivo, facendo cagliare del latte fresco di mucca con del succo di limone fresco. All’infusione che dura per minimo 6 mesi si aggiungono anche le scorze dei limoni non trattati di prima scelta provenienti dal Sud Italia. Il risultato è un prodotto il cui nome rende omaggio alla fragranza di gusto e alla sua naturale dolcezza. La ricetta è un idea di Bartolomeo Gualco, lo zio della nonna dell’attuale proprietario, Giorgio Soldatini che ai suoi tempi era un vero personaggio noto a tutto il mondo della distillazione ed appassionati. Gli aneddoti su di lui sono molteplici e sono ricordati con benevolenza da amici e clienti. Distillava vestito con un panciotto elegantissimo. A chi varcava la soglia del suo negozio rivolgeva un poco tipico ma caloroso saluto: “Carramba Muchaco !”. Questo perchè in gioventù aveva trascorso da emigrante 10 anni della sua vita facendo il taxista a Buenos Aires. A chi gli chiedeva 6 bottiglie di grappa gliene dava 3 malvolentieri affermando che era quasi rimasto senza, che aveva poche scorte e che voleva accontentare tutti, quasi che le bottiglie fossero figlie sue dalle quali era difficile separarsi. Ma non negava a nessuno dei suoi clienti un assaggio essendo lui il primo estimatore delle sue creazioni. Ad 80 anni Bartolomeo si ruppe il femore ed il dottore gli disse di smettere di bere. Il simpatico nonno negoziò alcune settimane con il medico ed alla fine raggiunse un accorso sulla dose settimanale: 2 litri. Il “Cilica” come veniva soprannominato in paese  sosteneva che la sua grappa avesse doti taumaturgiche e che conservasse gli organi interni. Morì a 87 anni di vecchiaia segno che qualche ragione doveva averla. La sua eredità passo a Susanna Gualco, sorella di Bartolomeo, una donna in un mondo della distillazione fatto di uomini.  Donna dal grande palato, sosteneva che il Suavitas fosse la cura adatta per ogni bambina dagli 8 agli 88 anni. Un affermazione forte letta con occhi moderni ma non dimentichiamo che nel nostro passato vino e bevande alcoliche, seppur diluite erano spesso l’unica cura anche per i bambini, come ci dimostrano pubblicità e ricette mediche di altri liquori. All’assaggio il liquore mostra il carattere della grappa, profumi di caramella galatina e di scorze di limone, in bocca è dolce ma non stucchevole, con ottima persistenza e corrispondenza gusto olfattiva.

S. Antonio liquore Luxardo

Liquore prodotto dalla Luxardo, la storica azienda padovana, famosa sopratutto per il Sangue Morlacco e il Maraschino. Il prodotto porta il nome dell’illustre Santo a cui Padova è devota fin dai tempi antichi, dopo la sua morte, avvenuta nella città nel 1231, alla giovane età di 36 anni. Il santo era di origine portoghese, ma fu protagonista nella città di eventi miracolosi così prodigiosi che la sua canonizzazione ebbe un iter inferiore all’anno. Questo fece si che anche la sua denominazione fosse erroneamente tramandata con “da Padova”. Non si conosce ufficialmente se la ricetta originale fosse in possesso dei frati del convento o se invece derivi da una successiva, frutto della farmacopea casalinga, poi dedicata al santo. La tradizione popolare vorrebbe la prima ipotesi, accomunandolo agli illustri liquori abbaziali come Benedectine e Chartreuse, con cui condivide alcuni botanici. Il liquore è aromatico, speziato e profuma di macis, cannella e chiodi di garofano, mentre fra i botanici officinali si conta l’Achillea, nota per le sue qualità digestive e febbrifughe. La gradazione alcolica è assolutamente rilevante contando ben 40 gradi. Il suo consumo è consigliato liscio, con ghiaccio o con acqua tonica come ottimo dissetante. Sull’etichetta fa bella mostra di se la basilica che con il suo campanile connota lo skyline di Padova

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