Dopo l'uscita del libro "Saperebere" il testo del sito è coperto da diritti d'autore.
Per acquistare il libro contattare la Graphot allo 011 2386281 o a questo link.

Chiudi

Museo dei liquori

Liquore di origini arabe, il cui nome al-kirmiz, vermiglio, ci ricorda anche che il suo colore rosso acceso, nei secoli antichi era ottenuto con l’infusione di povere coccinelle, che ne faceva l’unico liquore di origine animale del panorama liquoristico mondiale.
Era utilizzato come disinfettante dello stomaco e vermifugo negli ospedali nel medioevo arabo, nonostante il divieto di consumo di’alcol promungato da Maometto, il quale diede una deroga, viste le sue indubbie qualità farmacologiche.
Oggi il prodotto è colorato con principi chimici, così come l’aromatizzazione di cannella, chiodi di garofano e vaniglia è ottenuta con aromi di sintesi ed ha un utilizzo prettamente in pasticceria.
La tipologia Alchermes di Firenze, si discosta dalla classica per l’utilizzo di altre spezie e si dice che la sua ideatrice sia stata Caterina De Medici.
Prodotto dell’eccellenza liquoristica italiana, il suo capostipite, l’Amaretto di Saronno, rappresenta da anni il liquore italiano più venduto al mondo. Grazie a questo successo, decine di produttori si sono cimentati nella produzione di questo liquore, chi imitando semplicemente sapore, colore ed in qualche caso la bottiglia, chi sfruttando le eccellenze della pasticceria locale, legando il suo amaretto al paese rinomato per la produzione di questo dolce, come nel caso di Gavi o Frasassi.
Gli amari hanno avuto, in recente passato un grandissimo successo commerciale ed un seguito di pubblico molto esteso, infatti erano molto radicati nelle tradizioni locali e non esisteva persona che a casa o al bar non consumasse un bicchierino di prodotto a fine pasto.
I prodotti illustrati qui di seguito sono tutti amari di territorio, infusioni direttamente mutuate dalla farmacopea casalinga dei fondatori delle liquorerie o distillerie che potevano vantare ricette tramandate di padre in figlio.
I prodotti riscuotevano successo nel territorio di influenza della liquoreria e non furono mai prodotti in quantità elevate, spesso infatti erano sconosciuti, non appena si cambiava vallata o zona. unica eccezione l’AMARO FELSINA, una tipologia di amaro presente in alcune realtà liquoristiche, a riprendere una specialità affermata come Ramazzotti.
A scompaginare le carte contribuì l’avvento della pubblicità di carossello che con i suoi reclame, iniziò a dirottare le preferenze dei consumatori verso alcuni prodotti, decretando così la fine di questi prodotti che non avevano la possibilità di contrastare i budget promozionali di alcuni industriali decisi a sfruttare al meglio il nuovo veicolo pubblicitario dato dalla televisione.
E’ interessante notare l’etichetta dell’ amaro Quiz di Francoli, che intuì il modo di sfruttare l’onda emotiva che generò negli italiani il nuovo format televisivo, grazie anche al compianto Mike Buongiorno, negli anni 50/60, tenendo attaccate alla televisione (che capeggia in etichetta) intere famiglie.

Caposaldo della produzione liquoristica mediterranea, l’anice è il principio aromatizzante di decine di liquori della tradizione, dall’Ouzo Greco all’Anisette francese. Liquore da correzione, aveva due versioni, l’anice forte e l’anisette, più delicato e con un saldo zuccherino superiore. Viene tuttora prodotto in moltissime aree italiane da produttori di eccellenza anche se la Sambuca ne ha un pò oscurato l’immagine.
Liquore appartenente alla farmacopea casalinga, ottenuto con l’infusione del Tanaceto, Arquebuse in dialetto, le cui virtù digestive e disinfettanti erano note fin dall’antichità.
Nel Medioevo si credeva che l’infusione di Tanaceto, dal greco Athanazia, immortale, donassero appunto vita eterna ed era il componente essenziale di tutti gli elisir di lunga vita che si confezionavano in quel periodo.
Il nome arquebuse venne dato dai francesi poichè somministravano questo liquore ai feriti da pallettoni di archibugio, sia per uso esterno cicatrizzante che come corroborante.
Con Arquebuse si intendono anche preparazioni multi erbe medioevali dei frati Maristi, ormai scomparse, infatti con questo nome si intende ormai solo il prodotto monoerbe.
Un produttore, Magnoberta, nella sua etichetta celebra queste origini ecclesiali con unimmagine di una bella chiesa gotica medioevale.
Il brandy fantasia fu uno dei prodotti maggior di successo delle liquorerie di tutta Italia e rappresenta la fantasia tipicamente italica nell’arte dell’arrangiarsi. I distillati francesi erano all’apice del successo, rappresentano il lusso e il prestigio, anche l’italico brandy, come distillato di vino gode di una buona fama, ma è troppo caro per il consumo giornaliero o per la correzione del caffè. C’è molta richiesta di questi prodotti e subito il liquorista crea la risposta per soddisfare questa esigenza del cliente, seguendo una legge, del futuro marketing , ancora da scrivere e codificare negli anni futuri.
Nasce così dalla fantasia dei liquoristi, unico caso in Europa, l’imitazione di questi prodotti, ottenuti miscelando alcol buongusto con aromi naturali, tannini e glicerine per riuscire ad ottenere le sfumature di gusto di un distillato di vino.
Questi prodotti vengono chiamati abitualmente “tre stelle”, riprendendo le “trois etoile” francesi ad indicare
l’invecchiamento VS del Cognac, ma subiscono localmente delle variazioni, come il “Tre Torri” di Revel Chion, ad indicare le i tre bastioni del castello di Ivrea. Questi prodotti, ora sono scomparsi, in quanto il consumo del brandy calando, li ha resi meno interessanti agli occhi dei consumatori, ma rimangono degli splendidi esempi di marketing antico, anche nella realizzazione grafica delle etichette, tutte sul tono dell’azzurro (eccetto Francoli) a ricordare le etichette del famoso distillato che dimostrano cura costruttiva da parte del liquorista che riponeva in questi prodotti molti dei suoi guadagni.
In una bacheca successiva troverete esposta un’etichetta di Brandy della Magnoberta, a dimostrazione di quanto detto.
Pietra miliare della produzione liquoristica mondiale, i prodotti a base di China, la cui preziosa essenza viene estratta dalla corteccia dell’albero omonimo, sono presenti in decine di preparazioni in tutta Europa.
Prodotti digestivi, vini aromatizzati, la China, tutt’ora presente sul mercato con marchi importanti, continua a riscuotere ampi consensi, sia fredda sia calda nei rigidi inverni nevosi come corroborante, antipiretico e antisettico, infatti è comprovata la sua efficacia nella cura della malaria.
La declinazione con l’aggiunta del principio Ferro, voleva incrementarne le virtù corroboranti e ricostituenti, versione che fece fortuna con il suo fondatore il sig. Bisleri, che fu in seguito imitato da alcuni liquoristi dell’epoca.
Questi prodotti erano molto in voga negli anni 60 e servivano alla preparazione di cocktail molto semplici, alla correzione del caffè freddo o alla guarnizione del gelato per golosi affogati. Erano caratterizzati da un alto tasso zuccherino.
Amaro vero, di vecchia scuola, forte con ottima strutura, composta da decine di erbe, il cui capostipite, il Fernet Branca ha ispirato decine di imitatori, visto il successo ottenuto da questo tipo di prodotto. Interessante notare la somiglianza dei colori e dello studio grafico delle etichette esposte, entrambe tese all’imitazione dell’originale, anch’essa firmata.
Ad oggi, visti cambiamenti nello stile di alimentazione, meno grasso e unto del passato e delle cambiate abitudini, in quanto il consumatore predilige amari, scusate l’ossimoro, dolci, l’unico a rimanere sul mercato è rimasto l’originale.
Nei paesi sud americani si usa bere il Fernet allungato con la Coca Cola, per unire le capacità digestive di entrambi, per la formulazione del migliore, almeno per caratteristiche singole, di tutti i dopo pasto conosciuti….
Questo liquore ottenuto con l’infusione di Arthemisia Glacialis o di Arthemisia Mutellina è stato in passato il dopocena principe di tutte le tavole dell’arco alpino, dalla Valle d’Aosta alle Alpi Cozie, non c’era malgaro o contadino che non producesse in proprio questo elegante liquore digestivo.
Con il successo del prodotto si sono susseguite produzioni di scarso valore, riccamente colorate di verde bandiera che hanno fatto precipitare il prodotto nel gradimento dei consumatori.
Ad oggi viene ancora prodotto da alcuni selezionati produttori che fanno della tradizione il loro cavallo di battaglia.
Questo prodotto era uno dei capisaldi della produzione liquoristica di quasi la totalità dei distillatori di grappa, un
prodotto a cui sono stati dedicati articoli di giornale, dedicato, nel nome, al colore della nostra divisa militare.Il prodotto non era nient’altro che l’”espressione industriale” già prepaparata, come avvenne per altri prodotti, (come non ricordare, infatti, il Campari Soda di inizi 1900), di un “cocktail” che i baristi di allora mescevano con liquore alla menta e grappa. Il drink era spesso utilizzato come colazione mattutina invernale, da decine di lavoratori esterni, come i netturbini, contadini ed operai costretti al turno del mattino, nei rigidi inverni di metà anni 50.
Liquore di tradizione nordica che trovò anche estimatori nel nostro paese, sopratutto miscelato in alcuni drink datati anni 50, il suo aromatizzante è il seme del cumino, utilizzato anche ampiamente come spezia nella cucina araba e walser, comunità di origine tedesca, radicata nel nord Piemonte.
Questa classe di liquori corroboranti vedeva molti protagonisti, infatti vi fu un periodo di buone vendite di questi prodotti che spinse molti produttori ad elaborarne uno.
Anche qui la pubblicità di alcuni produttori e il cambio di abitudini lavorative e le diete resero di fatto inutili questi corroboranti ipercalorici, antesignani degli energy drink.
A dimostrazione della grande vitalità della liquoristica italiana, qui di seguito, le etichette di una serie di liquori alla frutta, dedicati al fine pasto, dalla famosissima e super consumata prugna, vero best seller dell’epoca, inserita nel listino di ogni produttore, a quelli agrumati, con cedro e mandarino protagonisti, che nel proseguo degli anni cederanno il posto al limoncello, liquore della tradizione casalinga campana.
Nella produzione di prodotti agrumati si inseriscono anche i PUNCH, prodotti liquoristici agrumati da consumarsi caldi.
Interessante anche la cospicua produzione di liquori distillati e non alla ciliegia, molto graditi, allora come dopo pasto o sul gelato alla crema.


Una produzione qualificata di prodotti da aperitivo, tra cui spiccava l’ Americano, in taluni casi si trattava di un vino bianco amaricato ed aromatizzato, in altri di un prodotto replica, in bottiglia, del cocktail rosso, con bitter e vermouth, famoso nei primi anni 40 che portava questo nome.
La produzione di questa tipologia di liquori era cospicua, con alcune tipologie che riscossero un buon seguito di pubblico, la cui composizione rimane solo nella memoria di qualche anziano produttore.
Il liquore Millefiori, da non confondere con il miele omonimo, che vista la concentrazione zuccherina cristallizzava, il Sassolino liquore dolce con aromatizzazione standard per ognuno dei produttori ed altri prodotti di fantasia che avevano la particolarità di non dichiarare l’aromatizzante in etichetta e per questo definiti di fantasia. Interessante anche il tentativo di imitazione della Chartreuse di Magnoberta con il liquore Certosa, un mix di erbe simile al sapore al famoso prodotto transalpino.
Bellissime le etichette di Arabik e Francoli con l’elemento femminile a catturare l’attenzione, come spesso vedremo in futuro, per reclamizzare prodotti che volevano andare a toccare anche un target, scarsamente interessato al consumo alcolico e con basse frequentazioni al bar, considerato fino a metà del 1900, un’esclusiva maschile.
Il caposaldo della nostra liquoristica, l’Amaretto, che vedremo in seguito, declinato nella sua versione dolce, un
soavissimo liquore alle mandorle dai profumi tipici del latte di questo frutto, onore e vanto della produzione pasticcera siciliana, vedeva schiere di ammiratori anche nel profondo nord, anche grazie alla massiccia immigrazione che caratterizzò gli anni 50 e 60, gli anni ruggenti del boom economico.
Molti produttori di grappa, elaborarono anche la verione aromatizzata alla mandorla dolce del loro distillato.
A dimostrazione dell’estremo radicamento di questa erba aromatizzante negli stili di consumo, esistevano in commercio svariati liquori monoerbe digestivi che contevano sia olii essenziali che infusioni della pianta.
Prodotto storico e di tradizione, dai volumi di produzione elevati, era un liquore piacevole, dolce, adatto ad un pubblico femminile.
Negli anni 60, fu molto in voga il Rum & Pesca, un cocktail semplice eseguito con rum fantasia e questo liquore,
precursore del nostro Rum & Pera, chupito modaiolo di qualche anno fa….
Il prodotto sopravvive in alcune aree e su alcuni produttori, ma oramai il mercato è in mano a liquori, erroneamente definite vodke o ad aromatizzanti come il Peach Tree.
Insieme alla China e al Genepy, un altro classico del dopo cena, allungato con acqua gasata ed un tocco di vaniglia, si prestava anche ad essere un gustoso aperitivo.
Il liquore, prodotto con il rizoma della pianta omonima, è tutt’ora prodotto da aziende serie che continuano a fare della qualità per il mantenimento di questa tipologia ai vertici della categoria.
Il rum fantasia segue le regole del “Tre stelle”, infatti anche questo prodotto voleva essere l’imitazione di un distillato, il rum caraibico che iniziava ad essere conosciuto negli anni 50 e 60, sull’onda emozionale della raggiunta pace e del trasporto aereo a basso costo, che diede l’impulso al primo turismo di massa.
Il rum, per il suo sapore esotico e i suoi significati intrinsechi fatti di sole , paesaggi mozzafiato e donne bellissime ha molte richieste, ma rimane un bene di lusso importato, raro e molto caro, quindi anche qui interviene la creatività del liquorista che si affretta a produrre un infuso di alcol e aromi in grado di replicarlo. Le etichette in questo caso sono ancora più belle e curate, con all’interno gli stereotipi tipici che il rum si porta dietro, dai pirati alle donne mulatte vestite con abiti variopinti.
rum
Prodotto a base anice che, come detto, ha soppiantato la tipologia Anice , nelle preferenze degli italiani.
Il liquore è decisamente più dolce del precedente e la base aromatizzante è data dall’anice stellato, varietà di anice
pregiato dall’intenso profumo. Alcuni liquoristi, in passato, hanno declinato il prodotto con l’aggiunta di infusi di caffè, anche in questo caso, per rendere già pronto all’uso una delle variati preferite dal consumatore, ovvero la correzione del caffè. Esisteva una declinazione della tipologia Sambuca, chiamata Mistrà, di cui rimane solo un etichetta della Magnoberta.
I tre fenomeni di mercato erano ancora a venire, infatti il Whisky avrebbe avuto la sua affermazione negli anni 80, mentre per la Vodka e il Gin dovremo aspettare i 90, ma alcuni liquoristi lungimiranti producevano già prodotti di fantasia, ad imitazione del distillato scozzese, russo-polacco ed inglese, per una clientela che incominciava, in maniera minore rispetto a Brandy e Rum, a richiedere questi prodotti.