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Liquori

L’origine della liquoristica, affonda le radici nel medioevo arabo nel 700 d.C., quando il movimento
denominato Al – Kimiya, dal greco chymos (essenza ) mise a punto le basi della conoscenza della
distillazione di fiori e piante, con la quale ottenne essenze ed oli profumati.
Gli alchimisti arabi spinti dal desiderio di purezza spirituale, intendevano con la distillazione,
ottenere tramite un processo fisico di purificazione, l’essenza di ogni cosa.

L’origine della liquoristica, affonda le radici nel medioevo arabo nel 700 d.C., quando il movimento denominato Al – Kimiya, dal greco chymos (essenza ) mise a punto le basi della conoscenza della distillazione di fiori e piante, con la quale ottenne essenze ed oli profumati.
Gli alchimisti arabi spinti dal desiderio di purezza spirituale, intendevano ottenere con la distillazione, tramite un processo fisico di purificazione, l’essenza di ogni cosa.
Ad un certo punto la ricerca spirituale e l’alchimia empirica risultano divise da un confine piuttosto labile, tanto che la distillazione assume le connotazioni di un esercizio atto alla produzione di profumi , unguenti e oli per uso cosmetico.
La prima essenza di cui si ha notizia, ottenuta tramite il processo di distillazione sarà un acqua di rose, il cui procedimento produttivo sarà descritto minuziosamente da Abu Abd Muhammad un noto cosmografo arabo vissuto nella seconda metà del 1200. Seguiranno i trattati di Zaharawi che descriverà anche la produzione di acqua di rose, aromatizzata alla canfora, alla cannella, ai chiodi di garofano.
Al- Kindy altro famoso alchimista, noto anche per essere stato (forse) il primo a distillare alcol puro, mette a punto la distillazione dell’essenza di limoni, mela, aloe e mirto.
Le essenze ottenute, considerato il divieto di consumo di alcol imposto dalla religione musulmana, hanno il solo uso cosmetico, mentre con l’arrivo degli alambicchi in Europa, in seguito alla presa di Gerusalemme del 1099, si avranno le prime distillazione di alcol commestibile.
La Scuola di Salerno, fondata nel 1100, e le altre università europee sono le depositarie del sapere dell’infusione, che mantiene però le caratteristiche di un elixir amaro curativo, dove il piacere gustativo non è uno dei valori prioritari.
Le notizie riguardo la realizzazione di un liquore elisir si trovano per la prima volta in Italia durante il Giubileo del 1300 voluto da papa Bonifacio VIII.
Questo Giubileo, voluto da Bonifacio VIII, fu il primo in assoluto ed ebbe un grande risalto nel mondo cattolico.
Bonifacio VIII si distinse per i costumi poco morigerati e per la fame insaziabile, tant’è che si narra che il suo pasto fosse composto come minimo da 6 portate. Le sue abitudini e le sue spese al di sopra delle possibilità, ridussero al minimo le finanze della sua famiglia, tant’è che ebbe l’idea del Giubileo, il primo della storia cristiana.
Recandosi a Roma in penitenza ed elargendo una somma commisurata ai peccati commessi, si avrebbe avuto l’anima salva.
Le cronache dell’epoca riportano che Arnaldo da Villanova e Raimondo Lullo discussero degli effetti miracolosi di un elisir elaborato da loro stessi. Questo liquore fu elaborato per curare il papa da una fortissima colica renale che lo colpì poco prima dell’inizio del Giubileo.
Il Giubileo fu salvo ed ebbe grandissima risonanza nel mondo cattolico, visto il grande afflusso di pellegrini.
Allo stesso tempo il successo di questo rimedio, direttamente derivato dalla distillazione e dall’infusione di erbe, diede fama mondiale agli inventori di questa nuova disciplina e ai loro risultati, ma sopratutto gli evitò l’Inquisizione e l’accusa di stregoneria.
La storia narra che questo infuso contenesse delle scaglie d’oro, metallo puro per eccellenza a cui si attribuivano doti purificanti.
Successivamente, e nei secoli seguenti, in onore di questo elisir, molti liquoristi coloreranno di giallo oro, utilizzando lo zafferano, spezia pregiata e costosa, i loro prodotti.
Il costo dell’alcol, in questa epoca, rimaneva troppo elevato, la distillazione doveva ancora perfezionarsi, ed aveva troppi sprechi.
La produzione rimaneva troppo bassa rispetto al volume di materia prima impiegata, rendendo impossibile una sua diffusione fra i ceti popolari.
Il prezzo dell’alcol scoraggiava il suo utilizzo per un uso e consumo voluttuario, che rimase per lungo tempo un’esclusiva dei medici alchimisti laici e delle abbazie che avevano annessa la farmacia erboristica.
Michele Savonarola, nonno del famoso Girolamo, fisico e medico affermato prescriveva ai suoi pazienti, nel 1448 , alcuni rimedi che potrebbero sembrare liquori aromatizzati, se non fossero stati utilizzati per la cura di varie patologie, alcune anche molto gravi.
Per il vaiolo si somministrava un infusione di “pinoli, radice di cocomero, petali di rose e miele”, per la cura dei vermi intestinali si utilizzava ” rosmarino e salvia” , mentre per i dolori gastrici e come corroborante per tisici si consigliava “menta, zafferano, aloe, noce moscata e chiodi di garofano”.
I frati Camaldolesi ordinavano come cura per la malaria un‘acquavite calda, con un infusione d’erbe e Manzoni nei “Promessi sposi” ci dice che nei lazzaretti veniva utilizzata una “dieta spiritosa” , cioè a base d’alcol, come unico rimedio per la peste.
Per avere un produzione liquoristica qualificata e ad uso voluttuario, dobbiamo giungere al Rinascimento Italiano, e precisamente nella prima metà del 1500, quando Caterina de Medici inizia la produzione di liquori dolci di benvenuto per la corte di Firenze e poi a Parigi.
Tutto questo è possibile grazie al perfezionamento del sistema di distillazione, che mette a punto un efficiente sistema di raffreddamento dei vapori d’alcol, aumentando resa e produzione, con conseguente abbassamento dei costi.
La storia dei liquori si separa definitivamente da quella degli amari, proseguendo la propria strada che la porterà alla creazione di decine di aromatizzanti , fondamentali per la creazione di nuovi cocktail, che vedranno la luce a partire dalla fine del 1800.
Le nazioni che emergeranno dal panorama mondiale, per la qualità delle loro produzioni liquoristiche saranno l’Olanda , Italia e Francia, per ragioni storiche diverse, legate alla loro cultura.
L’Olanda fu la forza commerciale marinara più potente al mondo dal 1500 al 1600, con oltre 15.000 navi da trasporto mercantile, su una flotta censita di 20.000, che solcavano i mari dei principali continenti.
La scoperta delle indie e delle sue spezie pregiate diede vita a dinastie di distillatori che avevano a disposizione tutte le materie prime necessarie a costi ragionevoli per produrre decine di tipi di liquori.
Italia e Francia hanno avuto da sempre una forte presenza ecclesiale sul loro territorio con centinaia di conventi e abbazie che hanno prodotto e tramandato decine di prodotti medicinali e terapeutici, che persa la loro funzione curativa, modificati nel gusto, opportunamente zuccherati, hanno dato vita ad interessanti liquori e amari.
Il sogno di poter produrre sulla Terra, l’elemento vergine e puro della creazione, la quintessenza, lo spirito della materia, era durato lo spazio di pochi secoli, ma i suoi splendidi risultati, per quanto piccoli, rispetto all’ambizione iniziale, deliziano ancora oggi i nostri palati.

La definizione di liquore per la legge italiana è:
BEVANDA SPIRITOSA CON ALCOL DI ORIGINE AGRICOLA NEUTRO, DI GRADAZIONE SUPERIORE AI 15° E NON SUPERIORE AI 55° CON CONTENUTO MINIMO DI ZUCCHERO DI 100 GRAMMI LITRO.
I liquori possono essere prodotti con tre sistemi differenti: per distillazione, per infusione, oppure l’insieme dei due sistemi.
Nel primo caso gli aromi sono posti in infusione a freddo o in macerazione a caldo in una soluzione idroalcolica e poi si procede all’imbottigliamento previa filtrazione.
Un sistema non molto comune può essere la percolazione, ovvero si versa lentamente alcol etilico sulla materia prima posta su un filtro, l’alcol permea le erbe si arricchisce delle sostanze aromatiche e cola al di sotto.
Possono essere colorati artificialmente , tipo il curacao bols, un aromatizzante all’arancio che ha quattro colori a scelta: rosso, verde, arancione, blu e neutro.
Lo stesso cocktail si può proporre in diversi colori mantenendo inalterato il gusto.
La categoria infuso e distillato annovera:
maraschino frutto della distillazione di ciliegie marasche
crema di cacao bianca
crema di menta bianca
triple sec
nella categoria della macerazione e successiva filtrazione abbiamo:
crema di cacao scura
limoncello
nocino
amaretto
apricot brandy (frutto della macerazione di semi e frutti di albicocca)
crema di menta verde, cranberry (mirtillo rosso) , strawberry (fragola), creme de cassis ( mirtilli)
amari nella loro generalità

Abbiamo i liquori amari caratterizzati dalla presenza di amaricanti, liquori dolci dove sono predominanti gli agrumi o ciliegie, creme di liquore dove abbiamo un distillato miscelato con panna, cacao o frutta.
Una divisione ulteriore dei liquori è fra naturale quando l’ingrediente è segnalato in etichetta tipo curacao, cherry o orange oppure fantasia dove l’aroma non è definito esempio Strega o Galliano.

Spezie ed Erbe

Liquori dalla A alla Z

Per la ricerca del liquore cliccate la lettera iniziale del nome del prodotto con cui lo conoscete. Nel caso di famiglie numerose ( ad esempio liquori alla scorza di arancio) cercate sotto la lettera L (liquori al…..) seguendo l’ordine  alfabetico dell’aromatizzante principale contenuto in esso.

Becherovka

Unico liquore della tradizione cecoslovacca a trovare sbocchi extra confine, grazie ad una storia bi-centenaria molto interessante.
Il prodotto fu elaborato a livello industriale per la prima volta nel 1807 a Karlovy Vary, famosa stazione termale dell’Impero Austro-ungarico, di cui sono ben presenti le vestigia di un fastoso passato.
Il suo inventore è Joseph Vitus Becher, il quale, come spesso accade nelle città termali, aveva un negozio di spezie ed erboristeria, aperto nel 1794, per coadiuvare nelle cure i clienti della Spa.
Nel retro della sua bottega era solito distillare e fare esperimenti di infusione, per testare nuovi rimedi .
Un giorno, arrivò a Karlovy Vary, per curarsi, il conte Maximilian von Plottemberg con tutto il suo seguito, fra cui il suo medico inglese personale di nome Fobrig .
Alloggiando accanto a Becher, spesso i due si trovarono a discutere di erbe e rimedi, fu così che quando Fobrig partì al seguito del suo padrone, donò la ricetta di un English Bitter di sua invenzione. Dal 1804 al 1806 , Becher studiò per migliorare la formula donatagli e nel 1807 vide la luce quello che egli chiamò inizialmente “English Bitter”, nome che troviamo nelle belle pubblicità dell’epoca.
Solo successivamente, ai primi del 1866, quando il prodotto incominciò ad essere esportato in tutta Europa, grazie anche al successo delle terme, furono elaborate la bellissima bottiglia di vetro verde e l’etichetta Becherovka che porta il cognome del suo inventore. Il fautore del cambiamento delle startegie di marketing fu il figlio di Joseph, Johann che intuì le potenzialità del prodotto e il rischio di immagine, dato dalle imitazioni. Neanche la dittatura sovietica e la cortina di ferro riuscirono a fermare la Becherovka che rimase uno dei pochi prodotti esportati all’estero

Carlshamns Flaggs Punch - Swedish Punch

Il punch svedese è l’unico rappresentante della liquoristica del Nord Europa ad avere avuto una diffusione al di fuori dei confini territoriali. In passato, agli albori della miscelazione furono elaborati alcuni cocktail con questo liquore, che però ebbero scarso seguito nell’evoluzione della stessa, soppiantato da vermouth ed altri aromatizzanti più versatili.
La nascita di questo liquore è molto antica e si fa risalire alla metà del 1700, quando la Svezia era una potenza commerciale in grado di approvvigionare grazie alla East India Swedish Company le spezie necessarie per la sua produzione. Il sapere della distillazione cerealicola iniziava ad essere diffuso in tutta la Svezia e nei porti di Goteborg e Stoccolma, arrivavano spezie ed erbe pregiate.
Il Punch nacque come spesso accede a quel tempo come rimedio curativo e corroborante, ed era perlopiù bevuto caldo, vista anche la rigidità del clima svedese.
Persa la valenza curativa a fine 800, prese ad essere consumato a temperatura ambiente o freddo, per poi diventare nel 900, un prodotto di consumo “di massa” voluttuario fra gli studenti delle università.
Il prodotto diventò oggetto di molte canzoni goliardiche universitarie che narravano di feste e grandi bevute di questo prodotto.
Il prodotto in oggetto, dalla gradevole colorazione dorata, grazie all’utilizzo delle bucce di arancia in infusione, è quello maggiormente conosciuto ed è prodotto nella città di Karlhams. Il nome Flagg, bandiera, deriva dai due vessilli svedesi che “garriscono” al vento in etichetta.

Gammel Dansk

Unico prodotto liquoristico della scuola danese, oltre al famoso Cherry Heering. ad avere una diffusione extra nazionale.
Il nome significa “Vecchia Danimarca” a testimoniare la tradizione Nord Europea nella produzione dei bitter e l’antichità della ricetta probabilmente mutuata dalla farmacopea casalinga o da qualche abbazia della penisola danese.
Le prime notizie sui bitter in Danimarca risalgono al 1500, quando il re Federico riferisce di aver bevuto un amaro presso la corte di sua sorella Anna, regina dei Sassoni.
Prodotto con 29 erbe, spezie e fiori, il Gammel Dansk è un amaro di vecchia scuola, assimilabile al Petrus o all’italico Fernet.
La palabilità del liquore viene aiutata dalle scorze di arancio, anice e cannella, che ammorbidiscono il finale amaro molto persistente.
Lo sviluppo avviene in tempi recenti, precisamente nel 1964, per volontà delle Danish Distillers, colosso produttore anche della vodka Danska.
La ricerca fu affidata a JK Asmund, master distiller dell’azienda, che tre anni dopo mise in produzione il nuovo bitter.
Nel 2007, come tributo per il lavoro fatto e per assecondare i nuovi gusti del mercato, la distilleria ha messo in produzione
I danesi accolsero molto bene il prodotto, che divenne presto l’amaro numero uno nel paese, nonostante il nomignolo affibbiatogli di “hygge”, che si potrebbe tradurre in “Niente di piacevole”.

Il Gammel Dansk Asmund Special, un amaro super premium con caratteristiche di piacevolezza superiori, meno amaro e più giocato sull’equilibrio, grazie alle bacche di vaniglia e alle fave di cacao.
L’amaro sosta anche per un periodo non dichiarato in botti di Limousine per arrontondare il suo bouquet.

Godiva cappuccino

Unico liquore di scuola belga recensito su questo sito, prodotto dall’omonima azienda, fondata nel 1926, nota per la produzione di cioccolato finissimo.
Il liquore della Godiva sfrutta però uno dei cavalli di battaglia della tradizione italiana e lo trasforma in un dopo cena interessante.
Non è un mistero infatti che fuori dall’Italia, specie nel Nord Europa, il cappuccino sia bevuto come dopo pasto, cosa assolutamente impensabile per noi italiani, affezionati al suo consumo mattutino.
Il liquore è composto da caffè, panna e una delicata dose di cioccolato a rendere il tutto più armonico.
Il nome Godiva richama un’antica leggenda sassone che vale la pena di essere raccontata, anche se ha poco a che fare con il liquore.
Si narra che la moglie di Leofrico signore di Coventry, provasse pena per la popolazione oppressa dalle tasse imposte dal coniuge.
Il signorotto si rifiutò più volte di compiere questo gesto di pietà, ma alla fine stanco delle suppliche, promise alla moglie che se avesse cavalcato nuda per le vie della città, avrebbe tolto i balzelli.
Lady Godiva prese alla lettera la promessa del marito, il quale sorpreso dalla decisione della moglie, emanò un proclama a tutti gli abitanti di rimanere in casa con le finestre chiuse.
La signora cavalcò per le vie coperta dai soli capelli e soltanto una persona, il sarto del paese, conosciuto come Peeping Tom, tradotto in “Tommaso il guardone”, disobbedì, osservando il passaggio di Godiva.
Non si sa se per punizione divina o per colpa del signore geloso, questi diventò cieco.
Lady Godiva raggiunse lo scopo, infatti Leofrico mantenne la promessa e tolse le tasse che opprimevano gli abitanti di Coventry che in tempi moderni gli hanno dedicato una statua nel centro della città.

Gold Strikes

Gold Stikes è un liquore aromatico e speziato dalla Lucas Bols, il colosso liquoristico produttore di decine di aromatizzanti che riprende il filone dei liquori contenenti fogli d’oro alimentari. Questi prodotti, come detto, vogliono celebrare la creazione di Arnaldo da Villanova, che per primo mise il metallo simbolo della purezza all’interno di un rimedio medicinale. Qui, al contrario parliamo di un liquore alla cannella, spezia favorita della pasticceria del Nord Europa, unita ad una massiccia dose di zucchero e un fondo agrumato di arance curacao, un altro classico della liquoristica olandese.
Il prodotto si presenta trasparente per permettere al meglio alle foglioline d’oro di brillare all’interno della bottiglia e nel bicchierino da shot, forma preferita di consumo di questo liquore. Le foglie d’oro sono assolutamente edibili, non danno luogo ad intolleranze e non provocano micro tagli nello stomaco.
Gold Strikes, la cui traduzione vuol dire l’ “Oro Colpisce” è un prodotto giovane e negli intenti del produttore c’è la volontà di nascondere la carica alcolica pari a 50 gradi, con la dolcezza, il profumo della cannella e l’immagine rilucente dell’oro 24 karati in sospensione, per un bell’effetto stupore da parte del consumatore. Il ritornello per il lancio del prodotto riassume il concetto “Shake, Shoot, Strike”…” shakera, spara, colpisci”… Recentemente è stato lanciato anche il Silver Strike, con un grado alcolico inferiore pari a 30° e foglie in argento, che si sa ha grossi poteri battericidi….

Harlem Kruiden Liquor

Questo liquore olandese è uno dei pochi rappresentanti al di fuori delle numerose creme che gli olandesi sono soliti produrre, grazie alla loro tradizione centenaria, nella distillazione e nell’infusione.
Le più antiche liquorerie europee sono in Olanda e grazie agli olandesi possiamo contare su eccellenti distillazioni sparse in tutta Europa e nelle colonie. La paternità del gin, l’intuizione del Cognac sono solo alcune delle dimostrazioni della sapienza olandese nella lavorazione e nella produzione di spiriti.
I proprietari del marchio sono i Nolet, mastri distillatori olandesi, di origine francesi, creatori del best seller Ketel One, ampiamente descritto nel paragrafo dedicato alla vodka.
Questo liquore sulla cui etichetta compare la scritta “Kruiden” che in olandese significa “erbe” continua la tradizione del Petrus, l’amaro vero di tradizione, con qualche concessione al gusto moderno.
Dolcezza e armonia sono le nuove parole d’ordine per i produttori di amari e Harlem la segue, ponendosi all’attenzione del consumatore con un pack moderno e ricercato nella sua veste nera.
Il nome Harlem, non vuole essere un tributo al noto quartiere nero di New York, ma ad Haarlem, il sobborgo di Amsterdam.Non dimentichiamo che la Grande Mela deve la sua fondazione agli emigranti olandesi ed in origine si chiamava New Amsterdam.
Fu scambiata con gli inglesi nel 1674, per il territorio sud americano noto oggi come Suriname, mentre gli inglesi non appena presero possesso della città la ribattezzarono New York.
Tornando al liquore la proposta di consumo della casa produttrice è uno solo: in shot ghiacciati. Sul blog alcuni barman dichiarano anche di utilizzarlo per long drink con sode, sopratutto ginger ale, grazie alla sua componente erbacea.

Liqor Beirao

Se si esclude la Ginja, ampiamente descritta poco sopra, il Licor Beirao è l’unico rappresentatante della liquoristica portoghese.
Il liquore nasce come spesso accade dentro le mura di una farmacia, prodotto per oltre un secolo senza nome ed etichetta come semplice digestivo, in anonime bottigliette. La storia narra che verso la fine del 900 un rappresentante di vini di Porto, Louis de Pinto , si innamorò della figlia di un farmacista di Lousà, conosciuta casualmente durante uno dei suoi viaggi di lavoro. I due si innamorarono e si sposarono ed il nostro iniziò a lavorare nella farmacia, fintanto che una legge portoghese proibì la vendita di prodotti alcolici a fini farmaceutici. Il liquore sarebbe andato perso per sempre, pertanto l’ex venditore decise di sfruttare le sue doti e forte del successo di pubblico che il rimedio farmaceutico riscuoteva, decise di produrre l’infuso per fini voluttuari, dolcificando e rendendo maggiormente piacevole il digestivo. Fondò la sua piccola fabbrica ed iniziò la produzione a livello industriale con ottimi risultati tanto che nel 1929, anno della grande crisi, vinse una medaglia d’oro all’esposizione di Beirao. La vincita fu festeggiata dando al liquore il nome delle città.
La storia della liquoreria prosegue e vede l’ingresso di un altro socio, Jose Carranca Redondo, che nel 1940 acquisterà definitivamente tutta la distilleria. In quell’anno nasce ufficialmente il Licor Beirao nella veste e nel gusto che noi lo conosciamo, ma sopratutto inizia un grande lavoro di pubblicità che l’abile Jose inizia a sviluppare, intuendo le possibilità del prodotto. Nel 1960 Redondo con un’abile campagna pubblicitaria rende il Beirao un prodotto nazionale, conosciuto in tutto il Portogallo, con un successo che prosegue ancora oggi. Effettivamente il liquore è estremamente piacevole, con note di viola , liquirizia e anice, che lo fanno assomigliare al gusto alle famose pastiglie del Re Sole, molto note in Italia alcune anni fa o ai poco conosciuti “sucay” della tradizione piemontese, pastiglie digestive scure e gommose ricoperte di zucchero.

Old Krupnik Honey Liquor

Il Krupnik, un infuso alcolico, a base vodka, con miele ed erbe è uno dei rari rappresentanti della tradizione liquoristica polacca, se si eccentua la vodka Zubruwka , conosciuta però più comunemente come vodka aromatizzata all’erba del bisonte (paragrafo vodka dedicato).
Le prime notizie ufficiali su questo liquore, attualmente prodotto dalla stessa distilleria che produce la vodka Sobiesky, si hanno nel XVIII secolo, ma come spesso accade per i liquori a base di erbe e miele, dalle chiari origini farmacologiche, la sua nascita si farebbe risalire al XVI secolo, creato all’interno di un monastero benedettino a Niasviz .
Esistono molte ricette famigliari similari in Polonia e Lituania, a dimostrazione della diffusione di questo tipo di liquore, utilizzato caldo per curare le malattie da raffreddamento ed utilizzato, per certo, durante la Seconda Guerra Mondiale dai soldati polacchi come panacea di tutti i mali, compreso come disinfettante per le ferite da arma da fuoco, in virtù della sua gradazione alcolica elevata.
Con l’evoluzione della mixologist il prodotto, non eccessivamente dolce e dal profumo di erbe piuttosto accentuato, non viene più utilizzato puro o scaldato per curare influenza , ma viene addizionato a birra o succhi, sopratutto per smorzare la carica alcolica di 40 gradi piuttosto forte per un liquore di scuola moderna.

Safari

Liquore esotico dal nome evocativo, prodotto in Olanda , basandosi sulla grandissima tradizione che questo popolo ha nella produzione di liquori, potendo contare su aziende del calibro di Bols, Wenneker e De Kuiper.
Il prodotto nasce a metà anni 80 e si inserisce nel filone esotico lanciato con Passoa e altri liquori basati su aromatizzazioni con frutta esotica, che in Italia hanno faticato parecchio ad imporsi.
Nella fattispecie qui abbiamo papaja, mango, lime e frutto della passione per far tuffare il consumatore in un ideale vacanza ai tropici o come suggerisce il nome in un eccitante safari africano.
Il pack è molto riuscito, con una bella etichetta, mentre il suo consumo, circoscritto quasi esclusivamente nei paesi anglosassoni e nordici, se si esclude il Portogallo dove è ben distribuito, avviene miscelato in cocktail leggeri e di facile realizzazione con soft drink, tipo Coca Cola e Lemonade o con succhi di ananas e arancia.

Metaxa

Il Metaxa (thedrinkshop) è un liquore di origine greca basato principalmente sul brandy, infatti molti sono portati a pensare che il prodotto sia un “semplice” distillato di vino.
In realtà il Metaxa è da considerarsi un liquore infatti viene prodotto miscelando brandy invecchiato, vino Moscato, proveniente dalle pregiate produzioni delle isole di Samos e Lemnos, petali di rosa e spezie mediterranee.
Tutti questi ingredienti formano un inimitabile bouquet, che ne fa uno dei liquori più morbidi e complessi in assoluto.
Tutto iniziò nel 1888, quando Spyros Metaxa, fondò la sua distilleria, abbandonando il business di famiglia, lui discendente di una famiglia di mercanti di seta.
Metaxa infatti deriva dal greco Metaxi con il quale si indica il pregiato tessuto.
Il suo sogno era creare un prodotto dalle incredibili doti di morbidezza, rispetto ai distilati presenti fino ad allora sul mercato.
I suoi distillati non si rivelarono all’altezza delle aspettative e tendevano ad essere piuttosto ruvidi e forti al palato.
Assaggiandoli non si ricevevano sensazioni piacevoli, pertanto si mise a ricercare una ricetta in grado di donare quanto stava cercando.
Sfruttando la sua conoscenza delle spezie e la sua passione per il vino, mise a punto una innovativa ricetta, per miscelare le sue acqueviti.
Il metodo produttivo è uguale a quello del brandy di tradizione europea, distillato in alambicchi continui, invecchiato in botti di quercia Limousin, che sono famose per donare carattere e tannini ai distillati.
Quando i vini raggiungono la giusta maturità, il mastro cantiniere procede con la miscelazione degli altri ingredienti.
Il prodotto viene proposto in 4 differenti gradi di invecchiamento, indicati con le stelle, seguendo la vecchia classificazione francese:
5 stelle (anni), il meno invecchiato con profumi secondari ancora ben presenti
7 stelle (anni) con invecchiamento medio, con un inizio di sentori terzilizzati. La bottilgia ricorda le antiche anfore greche.
12 stelle (anni) i sentori terzializzati di vaniglia e tostatura si fanno ben presenti, da consumare liscio o con ghiaccio.
Private Reserve, una sorta di Hors d’Age francese che conta distllati di oltre 20 anni. In questo prodotto non vengono miscelati moscati.

After Shock Liquor

Questo liquore, dal nome inquetante e al tempo stesso riuscito, appartiene al portafoglio prodotti della Jim Beam Brands anche se sul sito ufficiale non viene menzionato.L’After Shock viene prodotto in Scozia, ma nulla ha a che fare con la tradizione anglosassone.
Inizialmente il liquore, veniva prodotto in Canada, poi visto il successo fra la gioventù britannica e spagnola fu deciso di iniziare la sua produzione anche in Europa, per ovviare ai costi di trasporto.
Le prime versioni del prodotto,con caratteristiche di pack, gradazione (30°) e materie prime tipiche di un liquore premium, furono lanciate nel 1999 e sostanzialmente inaugurarono la moda dello “shot” o “chupito”, il piccolo bicchierino bevuto interamente con rapido gesto. Questa abitudine non ha nulla a che vedere con la piacevolezza e la degustazione di un buon cocktail. Il prodotto rappresentò al tempo una piccola rivoluzione, infatti fino ad allora il consumo a “shot” era riservato a distillati come Tequila e Bourbon, in accompagnamento alla birra.
Tuttora il prodotto, che conta ben 5 versioni (verde, nera, rossa, blu e argento) e ancora molti estimatori fra la gioventù di tutto il mondo, viene consumato a shot, in gare e competizioni, il cui unico scopo sembra il divertimento senza controllo.
Unico prodotto ad ottenere un certo riscontro in termini di piacevolezza e degustazione sembra essere la versione rossa chamata anche “Hot and Cool” il cui gusto gradevolmente speziato alla cannella pare si presti ad un bere “on the rock” meditato. Può essere anche servito caldo come suggerisce il nome del prodotto.

Atholl Brose Dunkeld

Il liquore è un classico della farmacopea casalinga scozzese, un prodotto ricostituente e corroborante vista la presenza di farina di avena e miele. Come molti liquori risalenti a questo periodo la presenza di miele o zucchero serviva a rendere meno irruento il carattere dei primi distillati, sicuramente ruvidi e con puzzette date dalla presenza di teste o code non separate correttamente. La leggenda di questo prodotto è molto antica e risale al 1475, quindi antecedente alla nascita ufficiale del whisky nel 1494, quando il conte di Atholl, riuscì a sventare una ribellione del popolo contro il re, con un astuto stratagemma.
Gli abitanti stavano dando la caccia al sovrano, una volta avvistatolo, si gettarono all’inseguimento di esso.
Visto il re spacciato, attuò il suo piano per cercare di salvarlo, fu così che riempì con whisky, miele e farina di avena la sorgente di acqua che sgorgava nel paese.
Gli abitanti del luogo si attardarono a bere il buonissimo e sconosciuto liquore, desistendo anche dall’inseguimento del sovrano tanto odiato.
Il capo dei ribelli fu facilmente catturato, completamente ubriaco, dall’astuto conte che fu ricompensato profumatamente per la sua fedeltà.

Coole Swan Cream Liquor

Questo liquore irlandese nato sull’onda del successo delle creme di whiskey , rappresenta degnamente il primo esempio del concetto di super premium che sta ormai spopolando nel campo dei distillati.
I produttori puntigliosi e perfezionisti di questa crema dichiarano di aver sperimentato ben 230 ricette diverse prima di trovare quella di loro gradimento per la commercializzazione.
Questa crema di whiskey , dal pack molto curato, nasce “Solo in Irlanda” come sottolinea fieramente l’etichetta e viene prodotta con la panna della contea di Cavan, rinomata area per la produzione casearia, cioccolato belga finissimo, cacao della Costa d’Avorio, vaniglia Bourbon del Madagasar e whiskey irlandese single malt.
Ingredienti sceltissimi che hanno fatto vincere una doppia medaglia d’oro al prodotto nel 2009 all’expo di San Francisco.
Il liquore attualmente è solamente distribuito in America, Irlanda, Regno Unito, Spagna e nei duty free, ma è ordinabile via internet direttamente all’azienda o da Whisky Exchange a Londra.

Creme di Whiskey (Bailey's e Carolans)

Il Bailey’s è un liquore a base di whiskey e panna, relativamente recente, la cui storia inizia nel 1974, da un’intuizione del branch irlandese della Gilbey’s alla ricerca di un prodotto da lanciare, per rivitalizzare la stantia proposta di liquori d’Oltremanica.
Il prodotto è assimilabile anche al Carolan’s altra crema di whiskey irlandese che ha meno distribuzione sul mercato italiano. L’ispirazione venne dalla tradizione irlandese casalinga, dove si era soliti miscelare un liquore, ottenuto con panna, whiskey casalingo, un piccolo saldo di vaniglia e cacao, dolcificato con caramello. Sembra che Mr Baileys non esista, ma sia frutto di una ricerca di marketing sul nome migliore da dare al prodotto, che molto probabilmente non ha incluso noi italiani nel panel di interviste. I reali inventori del prodotto sembrerebbero i fratelli Gluckman, brand manager, che lavoravano per la multinazionale. Altro prodotto di Casa Baileys è l’Emmets, un’altra tipologia di crema al whisky il cui nome è dedicato a Robert Emmets, l’eroe irlandese giustiziato dalle truppe inglesi nel 1803, per aver partecipato ad una rivolta contro le tasse e il dominio di sua Maesta Britannica.
Altra azienda presente nel progetto Bailey’s, è la Glambia, il colosso del latte in Irlanda, che da oltre 30 anni fornisce la panna per la morbida crema, potendo contare su oltre 40.000 mucche, presenti in 1.500 allevamenti sparsi in tutta l’Irlanda, il cui segreto sarebbe la qualità eccezionale del foraggio.
Il prodotto è assolutamente naturale, la panna viene omogeinizzata e l’alcol è l’unico conservante del prodotto, a patto di conservarlo a temperature adeguate. Il prodotto dura fino a due anni aperto, ma fate attenzione con cosa lo miscelate, infatti la panna coagula in presenza di succhi acidi, tonica e vino. Un vero Cement Mixer, è il Cupido, cocktail frozen buonissimo con 2 cl di vodka, 4 cl di Baileys e fragole fresche (con un pò di preparato alla fragola, all’occorrenza, per dolcificare), ideato dal curatore del sito, presente in lista cocktail, da svariati anni, ma sempre richiestissimo, all’Xò Cafè di via Po 46 a Torino. Il Bailey’s fu lanciato in Italia con un grande budget pubblicitario e fu protagonista di bellissimi spot negli anni 90, compreso uno molto divertente di Piero Chiambretti che giocava sulla reale difficoltà di pronuncia di noi italiani del nome corretto. Recentemente è stato anche tentato di de-stagionalizzare il prodotto, proponendolo in un simpatico spot nella versione frozen o con molto ghiaccio. Grazie al suo successo il Baileys può “contare” su una decina di tentativi d’imitazione, scadenti, da parte di liquorerie italiane, in vendita sugli scaffali della grande distribuzione alimentare. Per finire una crema di whisky scozzese : la Arran Gold un prodotto premium ottenuto con l’esclusivo malto delle isole Arran e panna freschissima uniti in una ricetta esclusiva. Arran è la più a sud della regione delle isole, i cui malti sono molto torbati e pungenti. In questo caso il whisky impiegato è decisamente delicato rispetto allo standard di questa area, infatti l’isola si distingue per l’eleganza dei suoi malti delicatamente profumati di vaniglia e frutta secca. Il prodotto ha vinto una medaglia di argento al “Best in Class” della IWSC del 2005.

Drambuie

Il liquore a base di whisky scozzese si dice che abbia nobili natali essendo il suo inventore il principe Charles Stuart. Il nome gaelico significa “goccia che soddisfa” per via del suo aroma pieno e appagante.
Molti scozzesi della zona di Skye negano tale origine nobile, adducendo che il liquore si produce da sempre nel luogo con piccole variazioni da famiglia in famiglia, un po’ come da noi capita per Nocino o Limoncello, dove nessuno realmente può rivendicare una paternità dimostrata.
Venendo ai fatti, dopo la battaglia di Culloden, il principe, sconfitto e braccato, si rifugiò presso il clan scozzese dei Mac Kinnon. Fu così che per ricompensare la famiglia che gli aveva salvato la vita, gli fece dono della ricetta del liquore che aveva perfezionato durante il suo soggiorno obbligato sull’isola di Skye. L’area è notoriamente la patria di molti whisky torbati e iodati in maniera decisa, che furono alla base del liquore, che non trasmette queste sensazioni al naso.
Il liquore ammansisce tali caratteristiche con miele ed erbe e viene prodotto per la prima volta da un tal Ross, proprietario di un hotel sull’isola, entrato in possesso della ricetta tramite la famiglia Kinnon.
La produzione amatoriale crebbe, ma Ross non vide il successo del suo liquore, morendo giovane. Fu cosi che la sua vedova per pagare le spese dell’hotel, vendette nuovamente la ricetta ad un tal Kinnon che non era parente con i primi proprietari, che iniziò la commecializzazione nel 1916. Il successo fu immediato, il liquore fu ammesso alla camero dei Lords e venne spedito a tutto l’esercito britannico in stanza nel Commonwealth. Oggi è decisamente meno distribuito, ma se lo si assaggia non si può non apprezzare lo splendido equilibri fra dolcezza e aromaticità del miele di erica.

Glayva

Prodotto liquoristico originario della Scozia, la cui diffusione in Italia è piuttosto marginale ed affidata ad iniziative singole di baristi appassionati.
Il liquore, prodotto dalla White and Mckay Group di Leith, è una miscellanea esotica di vari botanici provenienti da molte parti del mondo e fra i suoi ingredienti conta scorze di mandarini, arance amare, cannella, anice, mandorle e miele tradizionale scozzese, che viene miscelato in ottimo whisky scozzese invecchiato.
Il Glayva è un prodotto che ha ricevuto molti riconoscimenti qualitativi ai vari concorsi internazionali a cui ha partecipato a dimostrare che il suo nome derivante dal gaelico “Gle Mhath”, “Molto Buono” è quanto di più corretto si potesse scrivere.
Se lo volete assaggiare è in vendita, anche via internet, presso il Whisky Exchange di Londra, la più grossa esposizione di prodotti alcolici dell’Inghilterra.

King's Ginger Liquor

Un grande liquore di tradizione, un prodotto che affonda le proprie radici nella tradizione e nella storia anglosassone, prodotto dalla Berry Bros & Rudd , in St James st. 3 , a Londra.
La Berry Bros è l’enoteca importatrice di vini più antica del Regno Unito, con una centenaria tradizione nella produzione e diffusione di distillati, a lei si devono infatti alcuni best seller quali il blended Whisky Cutty Sark , il gin N°3 e il Glen Rothes un single malt scozzese. Ma veniamo alla storia di questo liquore interessante, che prosegue la tradizione inglese nelle preparazioni a base di ginger.
Re Edoardo VII , che regnò dal 1901 al 1910, era in cura presso un medico, che preoccupato dal suo stato di spossatezza, commissionò alla Berry Bros & Rudd un infuso ricostituente, confidando nella grossa esperienza di questo famoso liquorista londinese.
Il motivo dei continui malanni del Re era niente meno che una delle prime macchine a benzina, una Daimler, detta anche “carrozza senza cavalli” che appassionò talmente il monarca da diventare il suo passatempo preferito. La macchina ovviamente non disponeva di una capotta e il guidatore era totalmente esposto agli elementi , ma il Re non se ne curava minimamente, tanto da mettere a rischio la sua salute.Nel 1903 sir Berry portò a corte un liquore dorato, fragrante dal gusto inconfondibile di ginger, il cui rizoma è da sempre riconosciuto, sin dai tempi di Galeno, come un botanico in grado di prevenire le infiammazioni, gli stati febbrili, e il mal di testa. Oltre a queste indicazioni utili per la cura del Re, il ginger è un potente digestivo, previene le ulcere ed è uno stimolante dell’organismo, tanto da essere additato come afrodisiaco. Il Re ne fu entusiasta e il rimedio fu adottato a corte, anche come liquore voluttuario. La produzione fu aumentata in modo che anche i sudditi del Re potessero usufruire di questo ottimo liquore, tradizione che prosegue fino ad oggi.

Irish Mist

E’ primo liquore prodotto in Irlanda e si basa su una ricetta presente da sempre nelle campagne irlandesi, come rimedio della farmacopea casalinga per le malattie da raffreddamento. Da secoli infatti si usa bere l’Hot Whiskey un cocktail grog caldo con miele, chiodi di garofano, erbe e scorza di agrume secco prima di coricarsi quando si è alle prese con un bel raffreddore…
Il Liquore nasce nel 1947 nella Contea di Tullamore, patria indiscussa del Tullamore Dew, (paragrafo whiskey irlandese del sito) per una fortunata idea di Desmond Williams discendente di Daniel il fondatore, che riteneva giunto il momento di diversificare l’offerta di alcolici aziendale.
Il prodotto era rivolto al pubblico femminile e alla componente edonistica del consumo a fine pasto, ma voleva essere sopratutto un liquore votato all’ingresso nel mondo della miscelazione. Il whiskey da sempre non gode dei favori dei barman per un oggettiva difficoltà di gusto, mentre con l’Irish Mist si ovviava a tale inconveniente. La versione maggiormente apprezzata in miscelazione fu quella con la Coca- Cola, memori di un best seller degli anni 80: Coca & Whisky.
Il prodotto viene preparato ancora oggi con miele, erbe e spezie, come la tradizionale ricetta originale, presa a prestito dall’hot whiskey.

Old Pulteney Liquor

Questo liquore proviene dalla distilleria più a nord della Scozia, intesa come terraferma, escludendo quindi le isole, e continua la tradizione che vede l’aromatizzazione e l’addolcimento con miele di erica dei spigolosi whisky prodotti ad inizio ‘800 in questi luoghi.
Per completare il profilo organolettico l’infusione viene aromatizzata con spezie su cui spiccano noce moscata e cannella.
La distilleria fu fondata a Wick, nel 1826 da James Henderson, durante il boom economico dovuto al commercio delle aringhe e il suo nome si deve ad una zona a sud della città conosciuta come Pulteneytown.
Le condizioni del tempo del nord della Scozia erano, e sono tuttora, decisamente proibitive e la pesca dell’arringa doveva minare ulteriormente la salute dei pescatori.
Il vicario della città si lamentava in uno scritto di allora, un poemetto dedicato al quartiere di Pulteney, per l’alcolismo dilagante ed affermava che i suoi fedeli ogni giorno bevevano 500 galloni di whisky, presumibilmente con la scusa ufficiale di proteggersi dal freddo e dalle malattie.
Il liquore probabilmente fu inventato all’interno delle case della città, sia come rimedio medico per mal di gola e raffreddamenti, sia come prodotto voluttuario da consumare a fine pasto, adatto anche ad un pubblico femminile. Al solito il successo del liquore decretò il suo passaggio alla produzione industriale da parte della distilleria, che nel frattempo era diventata una delle più importanti della zona.

Pimm's N°1

Nel 1823 James Pimm’s aprì un chiostro di ostriche nella City di Londra, poco lontano dalla banca Centrale di Inghilterra.
Qui serviva i pregiati molluschi e cibo tipico cockney, ai banchieri e avvocati che affollavano ogni giorno l’area nevralgica dell’economia del paese.
Per offrire un servizio completo era solito offrire a fine pasto un liquore digestivo di sua invenzione a base di gin, chinino ed erbe amaricanti.
Dopo vent’anni il suo preparato artigianale chiamato semplicemente “Tonic to aid digestion” diventa un liquore commerciale e sull’etichetta spicca un bel Pimm’s N° 1 Cup, dal nome del piccolo boccale dove era solito servire il prodotto.
Ancora oggi l’etichetta è uguale all’originale, mentre lentamente si è ampliata la gamma con il N°2 a base di whisky, il N°3 a base di brandy e il N° 6 a base di Vodka. Recentemente la produzione si è però concentrata solo più sull’originale e sul N°6.
Una curiosità: sull’isola di Minorca esiste una distilleria di gin, nata durante la dominazione inglese, per dare da bere ai soldati e ai marinai assetati, che produce un prodotto il Palo del tutto simile al gusto e al colore al Pimm’s.
Il Palo viene bevuto sia come aperitivo sia come dopo cena nei bar dell’isola.

Royal Legacy

Questo raffinato liquore rappresenta la massima espressione del marketing della Drambuie, che aveva la precisa volonta di creare un prodotto altamente elitario da vendere solo all’interno dei ricchi duty free shop. Questi negozi sono affollati di personaggi top, sempre in cerca di liquori elitari ed esclusivi, da mostrare agli amici, di ritorno da viaggi di affari e di piacere. Il lancio del prodotto ufficiale risale al 2009, ed è un tentativo di riposizionare il brand alla ricerca di consumatori giovani, ricchi e rampanti, per un liquore che vuole evocare il lusso e la ricchezza della corte reale inglese. La data del 2009 non è casuale, ma festeggia l’importante ricorrenza del centenario dell’imbottigliamento della prima bottiglia di Drambuie. Il liquore il cui nome tradotto significa “Eredità Reale” è ottenuto con whisky di altissima qualità, distillato con alambicchi discontinui di piccola capacità, a cui si aggiungono spezie dolci e scorze di agrumi.
Il packaging è molto ricercato, una raffinata bottiglia in cristallo dal design esclusivo e una scatola elegante completano il profilo lussuoso del prodotto. Sia la bottiglia che la scatola sono numerate e firmate dal blender di Drambuie a sottolineare l’esclusività del prodotto e nelle intenzioni dell’azienda c’è la ferma volontà di dimostrare quanto l’arte del blending e dell’infusione possa arrivare.
Le note di degustazione parlano di una suadente nota di essenza di scorze di agrumi e vaniglia, unita alla persitenza del whisky con la classica chiusura di spezie dolci, date dall’invecchiamento in legno.
Per chiudere il profilo esclusivo serve anche comunicare il prezzo di vendita di 159 euro per avere la bottiglia da 0,70 cl.

Sheridan's

Liquore di fantasia, il cui nome trae ispirazione dall’inventore dell’Irish Coffee, di cui vuole essere la versione “Ready to drink” da bere ovviamente freddo.
Curiosa (ma poco pratica) la bottiglia separata, di cui una parte più piccola contiene la panna e l’altra più grande il liquore al caffè.
Questo originale espediente è studiato per ottenere il “layering” ovvero lo strato bianco “galleggiante” su quello nero, come vorrebbe la ricetta originale del cocktail, ma si è rivelato negli anni una vera fonte di ispirazione per espressioni colorite dei barman di tutto il mondo, quando la panna o il caffè, per ragioni diverse, uscivano a diversa velocità.
Tecniche diverse di versata si sono succedute, ma non si ricorda una bottiglia di liquore che sia finita “pari”… Il prodotto rimane comunque in vendita con questo pack e negli anni si è conquistato la sua fetta di mercato fedele, sopratutto femminile.

Stag's Breath Liqueur

Il nome del liquore è alquanto originale, infatti significa “Il respiro del cervo”.
Tutto nasce da un romanzo di sir Compton Mackenzie, “Whisky Galore” che narrava dell’affondamento della nave mercantile Politician nel 1941, al largo dell’isola di Eriskay, nell’arcipelago delle Ebridi.
Questa nave trasportava 50.000 casse di whisky, sulla cui descrizione lo scritture indugia, narrando i nomi delle marche contenute nelle casse, soffermandosi su una speciale, la Stag’s Breath appunto, che per l’epoca, risultava essere il massimo della qualità.
Il whisky era il favorito dagli abitanti della zona a quell’epoca, ma noi non abbiamo nessuna evidenza qualitativa del whisky e nessuno ci dice perchè quel whisky fosse così buono, sappiamo solo che tutto il prezioso contenuto andò perso in mare.
Oggi la famiglia Meikles di Newtonmore, grazioso paese delle Highland, ha voluto dare questo altisonante nome al suo prezioso liquore, nato nel 1989, prodotto con ottimo whisky dello Speyside, addizionato al tradizionale fermentato di miele (idromele) prodotto in questa area scozzese.
La zona dove si trova il paesino è nota come Badenoch, che in gaelico significa ” Terra che affonda”, per le frequenti alluvioni che caratterizzano il luogo, a causa delle abbondanti nevicate che sciogliendosi vanno a far straripare i torrenti del luogo.
Ovviamente non c’è posto migliore per far rivivere un prodotto la cui fama la si deve ad un affondamento…

Taboo Vodka Liquor

Altro prodotto della “New Age” della liquoristica anglosassone, ottenuto utilizzando il distillato di moda del momento: la vodka. Il liquore appartiene alla William Grant , colosso scozzese del whisky, con decine di ottimi brands che ha deciso di tentare la carta del liquore giovane e facile, per svecchiare il portfolio prodotti, miscelando vodka, frutta e vino bianco.
Il tentativo dichiarato è anche quello di catturare i favori delle donne, normalmente poco attratte da whisky e gin, con un prodotto facile e fruttato.
Il nome Taboo e la bottiglia dal pack giovane, sono riusciti, così come il liquore che ha un facile approccio, un grado alcolico di soli 15 gradi e una buona miscelabilità con soft drink e succhi.
Tre le versioni, la bottiglia arancione, la prima e l’originale, con pesca e frutti tropicali, la seconda la rossa con frutti rossi e la blu con ananas e frutta.

Triibe - Clear Cream Liquor

Triibe, scritto volutamente con due “I”, è la prima crema di liquore trasparente e si ripromette, grazie a questa innovazione di diventare il numero uno nella miscelazione, ovviando ai classici problemi legati alla panna, che i barman conoscono bene, quando si devono pulire shaker o blender. Il sito del prodotto infatti propone una decina di cocktail con classici rivisitati e alcuni originali, che non potrebbero mai essere realizzati con un prodotto a base di crema di latte. Triibe viene prodotto senza lattosio, per evitare intolleranze, partendo da una selezione di mieli e pappa reale, la cui ricetta di origine celtica è gelosamente custodita. Così come segrata rimane la trasparenza del prodotto abbinato al gusto di crema di latte, senza l’uso di aromi artificiali. La base alcolica è data da un Irish Whiskey, filtrato in carboni di acero, mentre gli aromatizzanti del infusione sono vaniglia, caramello e cioccolato, per rimenere anche qui nella tradizione delle creme di origine irlandese. Il prodotto, il cui target è ovviamente giovane utilizza un messaggio pubblicitario in lingua celtica molto efficace ” Dopo l’oscurità, arriva la luce” , lavorando sulla bottiglia scura del pack molto curato. Il liquore è distribuito al momento, come test area, solo da Selfridges un grande magazzino londinese di prodotti esclusivi, dal vestiario al beverage, che si trova al numero 400 di Oxford Street, la via dello shopping più frequentata di Londra. Se il liquore prodotto dalla Reformed Spirits Company avrà successo presto ne sentiremo parlare anche in Italia.

Alize

La gamma di liquori Alize viene prodotta dall’omonimo distillatore di Cognac, in attività dal 1841, che commercializza un buon VS, frutto di assemblaggi delle migliori aree e con invecchiamenti superiori alla media richiesta dal disciplinare.
Vista la crisi del distillato, il produttore ha deciso di innovare l’immagine del suo prodotto con una serie di colorati liquori aromatizzati con vari frutti, per seguire al meglio il trend giovane delle vodke aromatizzate.
Il primo prodotto, il Gold Passion, un mix di frutta esotica, venne lanciato nel 1984 negli Stati Uniti e grazie ad un efficace campagna marketing godette di un buon successo, anche grazie al fenomeno rapper Tupac che la citò in una sua canzone. Il suo lancio, avvenuto a New Orleans rappresentò di fatto l’apripista del nuovo segmento di liquori aromatizzati ai frutti esotici che di li a poco avrebbero alimentato, con decine di novità, lo stagnante mercato liquoristico di allora.
Arrivando alla storia attuale nel Regno Unito si utilizza un riuscito spot che gioca sulla parola del brand: ” Let’s SociAlize”, con feste a tema, giocando sui colori, dove i prodotti vengono degustati lisci o in semplici miscelazioni con bibite sodate o succhi.
Lo svecchiamento del brand risulta decisivo per catturare nuovi consumatori e il Red Passion, il Gold Passion, il Wild Passion con soli 16 gradi alcolici e il Blue and Rose con i suoi 20, sembrano poter intercettare con successo il trend che vuole prodotti dolci a bassa gradazione. Le aromatizzazioni dei liquori sono fatte con succhi naturali di frutto della passione, cranberry, frutta esotica e frutti di bosco.
Nel 2006 la bottiglia ha subito un restiling satinato a simulare l’effetto ghiacciato.

Amer Picon

L’Amer Picon è l’unico bitter (amer) di origine francese che possimo incontrare in Italia, in passato era decisamente più usato nella miscelazione di grandi classici degli anni 60 e 70. Viene usato tuttora per aromatizzare il vino bianco fermo o frizzante e la birra.
La storia dell’Amer Picon inizia nel 1809 con la nascita di Gaston Picon, fondatore dell’azienda omonima, che raggiunta l’età lavorativa si fa assumere come apprendista in una distilleria di Aix en Provence. Nel 1837 si trasferisce in Algeria, al seguito dell’esercito francese impegnato nella conquista del paese e li si stabilisce aprendo la prima distilleria del Nord Africa con il nome di African Bitter.
Nel 1872 ritorna in patria e fonda la sua prima distilleria a Marsiglia, dove, seguendo quanto appreso in Africa, produce l’Amer Picon con scorze di arancia amara ed altri principi amaricanti come la radice di genziana e la china. Il liuqore prodotto per infusione dei botanici e successivamente colorato con caramello. L’azienda produce oltre che il bitter, un prodotto chiamato Biere (mai presentato in Italia) per allungare la birra e un Picon Club da miscelare con il vino.

Benedectine D.O.M

Il liquore Benedectine (thedrinkshop) appartiene alla tradizione abbaziale francese, secondo solo alla produzione della Chartreuse. In passato ebbe momenti di vera gloria come consumazione liscia o nel famoso cocktail B&B con “Brandy e Benedectine” in pari quantità.Oggi il prodotto è scarsamente distribuito, ma andrebbe sicuramente rivalutato anche in ossequio alla sua storia centenaria e per il suo sapore ben equilibrato che ne fanno un piacevole prodotto da meditazione. Tutto incomincia, nel 1510 nell’Abbazia di Fencamp in Normandia dove i frati, ispirati dalla ricetta di un monaco di origini veneziane, padre Bernardo Vincelli, utilizzando 27 erbe, fra le quali spiccano Angelica, Ginepro, Melissa e Chiodi di garofano, preparano questo liquore, un toccasana per diversi malanni, dai reni affaticati alla cattiva digestione. Seguendo un processo abbastanza comune per l’epoca, una parte dell’infusione veniva ridistillata, per venire poi rimescolata con la parte rimanente. A questo liquido viene poi aggiunta, probabilmente solo in tempi relativamente recenti anche una dose di zucchero, per equilibrare e rendere piacevole il liquore. La Rivoluzione Francese spazza via tutto, l’abbazia viene svuotata e chiusa e la ricetta si perde, per poi ricomparire miracolosamente nel 1863 nelle mani di Alexander Degrand appassionato di erboristeria e farmacia medioevale che decide di riprodurre il liquore con il nome di Benedectine DOM (Deo Optimo Magno, a Dio Immenso e Buono).La produzione oggi è all’interno di un bellissimo palazzo gotico rinascimentale, sede anche del museo dell’azienda, dove il prodotto viene distillato e lasciato riposare per due anni per amalgamare al meglio i principi botanici. Per festeggiare i 500 anni della nascita del prestigioso liquore la Benedectine ha lanciato sul mercato una bottiglia speciale denominata “Black Monk” ispirandosi, come vuole la tradizione tramandata fino a noi, all’inventore della formula, il frate veneziano venuto dall’Italia a portare il sapere dell’infusione e dell’erboristeria.

Chambord

La Chambord (thedrinkshop), ha una bottiglia decisamente elegante che vuole ricordare una corona da re a sottolineare le sue nobili origini. Nasce ufficiosamente nel 17° secolo ed è lo stretto discendente di un liquore prodotto da sempre sulle rive del fiume Loira a base di lamponi e mirtilli.
Il suo scopritore e mentore a corte fu Luigi XIV, il quale lo degustò proprio durante un suo soggiorno nel castello di Chambord, uno dei castelli più belli ed imponenti dell’intera area.
Il re si innamorò del prodotto, divenendone un testimonial dell’epoca, e contribuendo così alla continuazione della tradizione di questo infuso.
Il liquore venne arricchito, sotto suo suggerimento, anche di bacche di vaniglia e miele, mentre per l’infusione alcolica si utilizza ancora oggi prezioso Cognac proveniente dall’area delle Borderies e Bois.In onore delle sue nobili origini il liquore è stato prodotto, in occasione del suo anniversario, in un elegantissimo pack, ripreso nella foto a lato. La bottiglia, prodotta in edizione limitata, è arricchita, con inserti d’oro e diamanti che portano il valore della stessa a un milione di euro, per farne un oggetto prezioso da collezione.

Charlestone

Prodotto dalla Marie Brizard, la famosa azienda liquoristica con sede a Bordeaux, ebbe un certo successo negli anni 90 sull’onda dei prodotti aromatizzati con sentori esotici, vero punto di forza ed innovazione della liquoristica francese. Il suo gusto e colore, ricorda molto da vicino alcuni prodotti, riproposti attualmente con frutto della passione e papaya.Oggi è praticamente scomparso e non risulta più presente nel portafoglio dell’azienda, ma sull’onda del recupero del vintage, non si può escludere una sua riproposta futura. Rimane comunque degna di nota la bella bottiglia cromata a forma di shaker continentale che faceva bella mostra di se sugli scaffali dei bar, che ha tramutato il prodotto in un oggetto da collezionismo.

Creme de Cassis de Dijon

Il liquore della tradizione borgognona, prodotto con i pregiati mirtilli di Digione, potrà essere considerato un’eccellenza del territorio, non appena verrà certificata la AOC ovvero la denominazione di origine protetta. Per adesso l’unica tutela è la dicitura “Creme de cassis de Dijon”, introdotta nel 1997 che certifica che le bacche di mirtillo provengono da tale provincia, mentre per i “cloni” olandesi di Bols e De Kuiper e italiani, vale solo la scritta “Creme de Cassis”.
Il liquore nacque ufficialmente nel 1841, cambiando nome con l’attuale solo in tempi recenti. In origine si chiamava “Ratafià de Cassis” a dimostrazione delle origini lontane del prodotto, quando con tale termine si identificavano la stragrande maggioranza dei liquori di frutta. Si decise appunto di cambiare nome proprio per non banalizzare il prodotto fra le centinaia di ratafià presenti sul mercato liquoristico.
L’infusione di bacche di mirtillo è una tradizione domestica vecchia di secoli nella Borgogna, tramandata di padre in figlio,come del resto sulle nostre Alpi, dove ogni distillatore di grappa aveva l’aromatizzazione a questo frutto. La forte tradizione enologica della regione produttrice di ottimi Pinot neri e di bianchi acidi e di poco corpo da vitigno Aligote, rendeva disponibile sia grosse quantità di Marc, la grappa francese che di brandy, per l’infusione alcolica dei frutti.
Oggi per l’infusione si usa alcol di origine agricola e mirtilli che vengono posti in infusione e spremuti delicatamente alla fine di essa, con un procedimento lungo e laborioso, che segue regole precise.
Con la Crema di Cassis si prepara un cocktail famosissimo il Kir ,ampiamente trattato nel paragrafo dedicato ai drink, che è divenuto il simbolo della città di Digione, oltre alla sua rinomata senape.

Creme de Figue de Ayguebelle ( crema di fichi dell'Abbazia di Ayguebelle)

Questo liquore può essere considerato un eccellenza del territorio, infatti la “Crema di fichi dell’Abbazia di Ayguebelle”, rappresenta una vera rarità nel panorama dei liquori da infusione a base frutta. La citazione sul sito è d’obbligo poichè questo squisito liquore ha vinto la medaglia di bronzo nel 2008 all’esposizione annulae di Metz. Il suo gusto molto particolare e la sua persistenza, ripagano il viaggio oltre confine necessario per reperire il prodotto.
La produzione di questo liquore riprende un antica ricetta dell’Abbazia, fondata nel 1239 e che ha sede nella Drome Provenzale, paesaggio incantato nei pressi di Montelimar. I monaci crearono un liquore piacevolissimo con gli eccellenti fichi della zona a scopo curativo. E’ noto che i fichi hanno proprietà lenitive della tosse, anti infiammatorie dell’apparato urinario e un effetto moderatamente lassativo per la presenza di mucillaggini fra i semi, che non sono ovviamente presenti nel liquore. In virtù della produzione artigianale il liquore appare torbido ed ha una gradazione alcolica minima di soli 16 gradi. Si presta ad essere utilizzato sui gelati e nella miscelazione con rum scuri e liquori al cioccolato. Sempre prodotti della stessa abbazia ci sono un interessante crema di castagne, altra eccellenza territoriale ed un liquore alla Magnolia. Non potevanomancare anche due ottimi amari con più di 100 erbe, frutto del lavoro di ricerca dei frati nel campo erboristico.

Creme Yvette

Il prodotto evoca fin dal suo nome atmosfere delicate francesi, infatti sia in Francia che in Italia è tradizione secolare confezionare degli ottimi Rosolio con petali di fiori freschi.

Inaspettatamente il liquore ha si, il cuore a Parigi, ma anche solide radici americane, infatti fu prodotto per la prima volta in America, nel 1890, dalla Sheffield Distillery in Conneticut, grazie alla ricetta di un erborista di origini francesi che lavorava in azienda. L’ azienda  successivamente fu acquistata nel 1900 dalla Charles Jacquin et Cie, entrambi emigranti francesi, che iniziarono a commercializzare il prodotto in tutto il mondo.

La scarsità di aromatizzanti di inizi 900 decretò il successo del prodotto, molto innovativo per quel tempo, con bellissimi profumi di violetta di Parma e vaniglia, ideale per un consumo sia liscio che miscelato in deliziosi cocktail dolci, studiati per un pubblico femminile.

La fortuna del liquore cessò negli anni 60, tanto che ad un certo punto si decise di tagliare la produzione nel 1969, vista la crisi della liquoristica e di questa tipologia dolce di aromatizzanti.

Il prodotto cadde nell’oblio generale, fino ai giorni nostri quando la Cooper Distillery, la stessa del St Germain, decise di recuperare questo pezzo di storia e di riprendere la produzione, visto anche il rinnovato interesse per la liquoristica e il vintage nel campo della miscelazione.

La produzione del liquore è ritornata in Francia, sua patria di elezione, nelle vicinanze di Bordeaux , area importante per la produzione di vini e limitrofa a Cognac, patria dei migliori distillati di vino del mondo.

Il prodotto riprende l’antica ricetta ed è fatto con profumatissimi petali di viola della Provenza, fragoline selvatiche e mirtilli della Borgogna, con un tocco di scorza di arancia.

Il rilancio del prodotto è avvenuto negli Stati Uniti, ma presto si dovrebbe assistere ad un lancio mondiale, visto l’interesse per fiori e spezie dimostrato dai mixologist di tutto il mondo, unito ad una voglia di riscoperta dei grandi classici di inizio 900.

Domaine du Canton - Cognac Ginger Liquor

Il Domaine du Canton (thedrinkshop) è un originale liquore artigianale della Maison omonima di Jarnac che prosegue la grande tradizione francese nell’infusione di piante ed erbe, forte di una storia centenaria.
Questo prodotto si basa sul distillato principe dell’area della Charente, il Cognac, di cui Jarnac è importante centro produttivo, proseguendo anche in questo caso una tradizione importante, che vede altri liquori basati su questa nobile acquavite.
Il Cognac utilizzato è di ottima qualità , un prezioso blend di distillati VSOP e XO a sottolineare la qualità eccelsa di questo liquore prodotto con un’ infusione di ginger vietnamita, il migliore del mondo, bacche di vaniglia tahitiane e gingseng tunisino, dolcificato con pregiato miele provenzale.
La ricetta originale si basa su un preparato corroborante e digestivo, nato ai tempi dell’occupazione coloniale francese dell’Indocina che vedeva però l’utilizzo del solo ginger.
Questo rizoma, una modificazione del fusto della pianta con funzioni di riseva di nutritivi, è noto da sempre per le sue propreità antibatteriche, antipiretiche e utile al trattamento sintomatico nelle frequenti infezioni gastrointenstinali che colpivano i soldati impegnati nei combattimenti in acquitrini e paludi.
Il ginger necessario alla produzione del liquore odierno viene ancora lavorato a mano, affettato e posto in infusione in piccoli lotti che sarà poi miscelato e dolcificato con gli altri prodotti già citati, per ottenere un ottimo liquore, adatto alla miscelazione e al consumo liscio. Originale anche la confezione a ricordare una lampada di carta di ispirazione orientale.

Esprit de June

Il liquore Esprit de June (thedrinkshop) è un prodotto a base di distillato di vino, fiori di vite e frutta, dalle caratteristiche di eleganza e consumo superpremium.
L’utilizzo di una materia delicata come i fiori dell’uva, rappresente l’estrema volontà di stupire il consumatore, con aromatizzazioni al limite del dimostrativo.
La difficoltà di lavorare una materia prima così delicata è infatti evidente, infatti risulta alquanto difficile eliminare i peduncoli dei fiori, di per se già piccoli. La loro presenza influenzerebbe con una nota erbacea pungente il distillato, risultando sgradevole..
Il sito del liquore è patinato ed elegante e gioca di continuo sul nome: giugno rappresenta l’inizio dell’estate, l’esposione dei sensi e della voglia di vivere e di divertimento.
La base alcolica è un distillato da Ugni Blanc, il vitigno più diffuso in Cognac, e Sauvignon Blanc, principe indiscusso della viticoltura della Loira, noto per i suoi vini dai profumi erbacei.
Le uve vengono raccolte piuttosto verdi e vengono vinificate e distillate con lo stesso procedimento del Cognac.
A questo punto vengono posti in infusione i fiori di alcuni vitigni francesi famosissimi : il Cabernet e il Merlot.
Oltre ai due vitigni rossi si utilizzano anche i fiori di Ugni Blanc.
I fiori sono raccolti ovviamente a mano e posti in una infusione a basso grado alcolico per pochi giorni, per non bruciare i profumi.
Questi fiori apportano particolari sensazioni di piccoli frutti rossi, descrittori classici della loro vinificazione, mentre da quelli dell’Ugni Blanc avremo sensazioni di fruttta a polpa bianca come pera e pesca.
Per poter ottenere queste delicate fragranze è necessaria una distillazione in piccoli alambicchi da profumo, detti fiorentini (foto sx), noti per preservare al meglio la fine aromaticità.
28 gradi ed un leggero apporto di zucchero grantiscono un profilo equilibrato al liquore, ideale per un consumo liscio o in delicati cocktail con vini spumanti, tonica o vermotuh per un interessante Martini’s.

Forbidden Fruit

Altro liquore di tradizione francese, prodotto dalla Charles Jacquin et Cie, transalpini emigrati negli Stati Uniti, che fecero fortuna vendendo prodotti liquoristici di qualità, fra cui questo Forbidden Fruit, creato da Louis Bustanoby.
Il nome evoca il Paradiso Terreste e il famoso Frutto Proibito, anche se il principale aromatizzante è il Pomelo, un agrume noto anche come Citrus Maxima, una sorta di incrocio fra un limone e un pompelmo, originario della Cina, noto per le sue qualità anti cancerogene.
La prima versione del liquore fu confezionata all’interno di una bottiglia simile a quella della Charmbord, e vedeva l’utilizzo di arance, miele e pompelmo, mentre successivamente il prodotto fu confezionato in una bottiglia classica a collo alto, con alcune variazioni sulla ricetta.
Il prodotto non fu più commercializzato a partire dagli anni 70, nonostante il buon successo e la sua presenza in un paio di cocktail, codificati anche dal “Savoy Cocktail Book”, come il Tantalus. Questo drink era molto famoso e richiesto all’epoca ed era eseguito con pari quantità di Brandy, succo di arancia e Forbidden Fruit , shakerato in coppa cocktail.
Recentemente è stato annunciato che anche questo grande classico della liquoristica potrebbe ritornare in vita sempre grazie alla Cooper Distillery che sta valutando se riproporre, e in che modo il prodotto.

Girl Liqueur

Questo liquore francese è la massima espressione del tentativo del marketing di creare un prodotto liquoristico per un target ben preciso in questo caso le ragazze… tentativo seguito anche da alcuni produttori di vodka come la francese Nuvo, che ha prodotto una vodka rosa.
Il Pack è assolutamente femminile di un bellissimo rosa, il gusto è dolce e fruttato per rispettare in pieno i canoni gustativi femminili.
Il retro bottiglia riporta la scritta “Le donne sono fantastiche” in molte lingue europee, mentre l’etichetta frontale ha un bel “GIRL” a caratteri cubitali, a scanso di equivoci su a chi sia dedicato il liquore…
Per rispettare anche la linea, vera ossesione moderna, il contenuto di zucchero è dato per la maggior parte dal fruttosio della frutta.
La volonta dei produttori era quella di creare un prodotto esclusivo e sofisticato per le donne e le ragazze moderne, da consumare nelle serate in discoteca.
I francesi, al solito, molto attenti al marketing e alla promozione dei loro prodotti, usano come base alcolica la vodka, di cui sono diventati ottimi produttori e il Cognac, un prodotto elitario ed esclusivo da rivitalizzare. L’unione di questi due spiriti cosi diversi sottolinea la volontà di promuovere due prodotti nazionali, trainando il vecchio con il nuovo… I due distillati si uniscono a vari frutti dolci fra cui spiccano litches e lamponi, seguiti da mirtilli, cranberry e succo di pompelmo rosa.
Il mix decisamente femminile unito ad un grado alcolico moderato di 25° risultano ideali per la miscelazione con succhi, soft drink, fra tutte tonica o ginger ale, ma anche Champagne, per seguire, anche qui, la tradizione francese.

Izarra

L’Izarra è un liquore francese, prodotto nella regione basca con capoluogo Bayonne, al confine con i Pirenei.
La distilleria sorge proprio nella capitale, lungo il fiume Adour che la bagna, mentre il quartier generale ormai è presso la Remy Cointreau, proprietaria dal 1980 dello storico marchio.
Il suo fondatore fu Joseph Grattau, un botanico erborista appassionato di infusioni, che comprò la ricetta del tradizionale liquore basco della farmacopea casalinga per farlo diventare un prodotto industriale. La commercializzazione del liquore partì nel 1904, e grazie ai buoni risultati nel 1913 si diede inizio alla costruzione delll’attuale distilleria, dove tuttora viene prodotto.
Il nome del liquore significa “stella” in lingua basca ed è declinato su due prodotti: uno denominato Jeaune (Horia in basco) prodotto partendo da 32 erbe con un grado alcolico di 40 gradi e uno chiamato Vert (Berdea in basco) fatto con un’infusione di 48 erbe con un grado alcolico superiore pari a 48 gradi. La suddivisione nei colori giallo e verde ricorda da vicino quella della Chartreuse, il ben più famoso liquore delle Alpi della Savoia (paragrafo “amari” del sito). L’assortimento si è arricchito di un ulteriore prodotto, una sorta di riserva, con etichetta grigia, con un grado alcolico di ben 54 gradi, dove il profilo erbaceo sembra meglio amalgamato, forse perchè supportato e veicolato meglio dall’alcol.
Il colore giallo è dato dallo zafferano, coadiuvato nella cromia anche da un colorante alimentare ammesso, mentre in bocca c’è un bel ricordo di miele. Il giallo oro era una caratteristica comune a molti prodotti dell’epoca, quando l’uso di questa spezia era sinonimo di ricchezza della distilleria, visto i costi di acquisto.
Il liquore verde, anche lui contenente alcuni coloranti, viene ottenuto per l’uso in infusione della menta e dell’assenzio. Al gusto la menta però la fa da padrona.
L’infusione delle erbe avviene in alcol agricolo, mentre i malli di noce, altro ingrediente comune di molti liquori di montagna, sono posti in Armagnac, lo splendido distillato della vicina Guascogna, che dona una nota di eleganza superiore al liquore.
Il consumo dell’Izarra è alquanto circoscritto e nei locali viene bevuto liscio o con ghiaccio come digestivo, raramente miscelato con altri distillati o liquori.

Mandarine Napoleon

Il Mandarine Napoleon è un prodotto di antichissima fattura, una sorta di orange curacao, la cui storia centenaria è viva ancora oggi in decine di cocktail d’antan. Il liquore attualmente è prodotto in Olanda, dalla Danish Distillers, ma ha le sue origini in Francia, pertanto viene considerato ancora oggi un prodotto di tradione transalpina.
Tutto ha inizio con Napoleone Primo e con il chimico francese Antoine Francoise de Forucroy, personaggio in vista nella Francia post rivoluzionaria, che presto entrò nelle grazie dell’imperatore, diventando il suo dottore personale ed arrivando a far parte del consiglio di stato. Altro protagonista indiscusso fu il frutto di origine asiatiche : il tangerine, conosciuto in Italia come mandarino. Il nome tangerine deriverebbe dal porto di Tangeri, in Marocco, da dove salpavano le navi cariche di questo frutto. Nel XVIII secolo il mandarino arriva dalla Cina e presto diventa oggetto di una vera e propria mania, simbolo di potere e di salute, consumato in ogni occasione alla corte di Francia. Si dice che Napoleone fosse ghiotto delle bucce inzuppate nel Cognac e che il chimico spesso chiamato ai pranzi ragali assistesse a questo rituale. Questo modo di mangiare il mandarino divenne una sorte di rituale di moda e che consisteva nel mangiare il frutto, per poi consumare le bucce, a guisa di zuppetta, con un bicchiere di ottimo XO. Nel frattempo Napoleone implementò la produzione del mandarino nella sua Corsica, ma anche in Sicilia, Calabria e Andalusia . Fourcroy facendo tesoro dell’abitudine di fine pasto sviluppò un liquore, chiamandolo Napoleon, in onore del suo ispiratore, basato sull’infusione delle scorze di mandarino che ebbe un immediato successo a corte
Nel 1892 un distillatore tal Luois Schimdt si imbattè negli scritti di Fourcroy , che nel frattempo aveva codificato il procedimento per ottenere il liquore, decidendo di produrlo a livello industriale. La distilleria passò di mano e cambiò spesso sede, tornando anche in mano ai discendenti di Fourcroy. Ma il declino a base mandarino (la stessa sorte toccò al Mandarinetto Isolabella, vero must di inizio 900) e la concomitante crisi della liquoristica fecero si che il brand, impossibilitato a rimanere solo sul mercato, fosse assorbito da una multinazionale, la Danish Distillers.

Parfait Amour

Il liquore porta un nome francese piuttosto impegnativo e parla di una cosa possibile solo con una perfetta armonia fra le persone: Amore Perfetto.
Il nome, fu dato dalla Lucas Bols, creatrice alcuni decenni fa di questo infuso alcolico, basato, si dice, su un liquore in voga alla fine dell’800. Una leggenda narra che anticamente il liquore avesse il potere di tramutare i litigi fra innamorati in sorrisi. Dopo un paio di bicchieri di questo liquore dolce a base di petali di rose, viole, scorze di arancia, vaniglia e mandorle si dissolveva ogni tensione fra le persone, che dimenticavano ogni motivo di scontro.
In un recente passato il Parfait Amour era piuttosto diffuso e vedeva alcuni liquoristi storici impegnati nella sua produzione, fra cui Marie Brizard e l’altro colosso olandese della liquoristica Wenneker. Si ricordano anche alcuni cocktail codificati, nessuno internazionale, dove era presente questo liquore dolce, dagli indubbi tratti femminili. La crisi della liquoristica travolse anche questo prodotto e ad oggi sono rimasti i solo colossi liquoristici olandesi a mantenere viva questa tradizione. Quindi forse ha ragione la saggezza popolare quando dice che : “L’amore non è bello se non è litigarello”.

Passoa

Il liquore, affonda le radici ai tropici, precisamente in Brasile, per via delle materie prime, ma ha “la testa” assolutamente francese. Nasce da un’idea di marketing per soddisfare la moda di inizi anni 90 per i gusti esotici ed i prodotti premium..
Il mercato degli aromatizzanti stagnava, la proposta si era abbastanza appiattita, mentre il mercato chiedeva novità e profumi esotici, fu così che Passoa fu accolto con entusiasmo dai baristi di tutto il mondo, utilizzato per decine di cocktail e varianti come il Passion Mojito, Long Passion Island , Tropical Campari ed una versione fruttata dello Spritz, dove sostituiva l’Aperol..
Sull’onda del successo sono stati lanciati Mango, Ananas e Cocco, per completare la gamma di frutti tropicali, ma il vero best seller rimane il primo, con l’inconfondibile bottiglia nera.

Pissang Ambon

Il liquore, prodotto con le piccole banane pisang ed un piccolo saldo di lime, pur essendo di origine indonesiana, è da sempre patrimonio della liquoristica francese, per via del colonialismo.
Pisang è il nome indonesiano di un piccola, dolcissima, banana verde, mentre Ambon è il nome di una piccola isoletta paradisiaca vicino Bali. La testa d’uomo sull’etichetta è una “dedica” alla cultura locale dei “Shadow Puppet” ovvero i “Pupazzi dell’Ombra”, il famoso teatrino delle ombre cinesi molto popolare in quei luoghi.
Il prodotto si presenta nella caratteristica colorazione verde carico, non per nulla esiste un cocktil chiamato Kryptonite fatto con questo liquore il cui nome si ispira al minerale verde che fa indebolire Superman…La bottiglia è caratteristica, squadrata , molto vintage, ed è rimasta quella originale fin dagli ann 50, quando il liquore fu creato e lanciato sul mercato.
Recentemente, seguendo la moda dei drink energetici, biologici, rivitalizzanti è nato il Lime-Guaranà che mantiene la medesima bottiglia, ma ha colorazione viola. Sempre appartenenti alla famiglia degli aromatizzanti alla classica banana, ma con meno connotati tipici e di tradizione, sono i prodotti base di scuola olandese Boils, De Kuiper e Wenneker .

St. Germain Liqueur

Il liquore St. Germain è un raffinato prodotto di scuola francese famosa in ambito liquoristico per la fine lavorazione di fiori e frutta. In questo caso abbiamo i profumatissimi fiori di sambuco raccolti a mano, ai piedi delle Alpi, in primavera, per permettere la produzione artigianale di questo liquore unico al mondo.
La lavorazione dei fiori di sambuco per l’ottenimento di succhi e sciroppi appartiene alla scuola nord europea Svezia in testa, ma nessuno aveva mai pensato di utilizzare questo delicato aromatizzante per la miscelazione di cocktail.
Il liquore infatti non vanta ne nobili origini, ne ricette mediovali proveniente da conventi o monasteri.
Il profumo del liquore ricorda da vicino il litchees (la cui presenza come frutto tropicale viene segnalato in etichetta) e la rosa bianca, ma in bocca esprime la sua nota floreale in maniera netta.
La lavorazione dei fiori risulta essere alquanto difficoltosa e laboriosa, poichè avendo dei peduncoli molto piccoli, si deve procedere all’utilizzo dei soli stami contenenti il polline, dal caratteristico profumo. La presenza dei peduncoli, infatti, donerebbe all’infusione una sgradevole nota erbacea.
Il produttore è la Cooper Distillery, azienda a capitale americano, a cui va il merito di aver elaborato un prodotto della tradizione nord europea con frutta tropicale, ed aver ottenuto un interessante liquore da proporre in miscelazione, grazie anche al rinnovato interesse per i fiori edibili dimostrato ultimamente dai mixologist e dagli chef di tutto il mondo.
Nel 2013 sono iniziate voci, poi confermate di un suo passaggio alla Bacardi-Martini.
Molto interessante anche il pack di questo prodotto innovativo, una bottiglia prismatica facile da impugnare, i cui lati concavi riflettono la luce, il cui unico difetto forse è il costo, che incide sicuramente sul prodotto finale. Il produttore dichiara la completa artigianalità del prodotto e garantisce che la raccolta dei fiori, messi poi in speciali sacchi di iuta per il trasporto, è tuttora fatta da 50 uomini che percorrono in bicicletta le strade in cerca di fiori di sambuco selvatici. Proprio in questa affermazione ci si pone qualche dubbio, poichè non esistono testimoni oculari di questa prassi, se non foto aziendali.

Verveine Velay

La Verveine (thedrinkshop) è un liquore storico del panorama francese, prodotto fin dal 1859 a Puy en Velay dal liquorista Joseph Rumillet-Carter, noto erborista francese, nato nel 1833 in Savoia. Inizia la sua carriera presso una distilleria di Lione, dove apprende l’arte dell’uso dell’alambicco che unirà negli anni successivi alla sua conoscenza erboristica. Il farmacista erborista metterà a punto un liquore distillato alla Verbena, che inizialmente avrà uno scopo esclusivamente curativo. Questa pianta ha doti curative note fin dall’antichità e la leggenda vuole che le sue foglie sia state usate per cicatrizzare le ferite di Gesù crocefisso. Veniva infatti chiamata in passato anche erba sacra e nella medicina pagana e popolare era  utilizzata per incantesimi e sacrifici. Ha doti diuretiche, drenanti, toniche, antidolorifiche e tranquillanti, infatti le sue tisane erano usate per la cura dei problemi nervosi e nell’insonnia. Una credenza popolare tramanda che fosse utilizzato per tenere lontani i vampiri dal collo delle vergini…Torniamo al prodotto. Nel corso della sua storia cambiò nome quando nel 1886 Victor Pages ne divenne il direttore. Prodotto non molto distribuito, ne vengono commercializzate qualche centinaio di migliaia di bottiglie all’anno e la distribuzione non è capillare neanche in Francia. E’ un liquore di antica concezione prodotto con 32 erbe fra cui ovviamente figura la Verbena, ed un sottofondo di scorze di agrume, per 25 gradi alcolici. Fra le altre botaniche troviamo l’Angelica, il Coriandolo, il Rosmarino e il Timo. Il profumo al naso si completa con ginepro, noce mosctata e resina di pino. Oltre alla versione verde in foto esiste anche una versione gialla, per una proposta che si avvicina a livello cromatico a quella della Chartreuse. La versione gialla è dolcificata con miele di Auvergne.

X - Rated

Prodotto recente dell’industria liquoristica francese che ha in poco tempo svecchiato e innovato la sua proposta, con idee originali sull’onda della moda per i paradisi tropicali.
X-Rated è sicuramente quella maggiormente ardita, non tanto per la ricetta, a base di arance rosse, passion fruit e mango che creano un mix interessante, quanto per il nome. Con X-Rated, in americano, si intende una cosa proibita ai minori di 18 anni e di solito si riferisce ai film porno.
X-Rated è anche il titolo di un film poco conosciuto in Italia , che narra la storia vera dei Re del Porno americano, i fratelli Arthie e Jim Mitchell che agli inizi degli anni 70 fondarono un vero impero basato sul cimema hard. Il prodotto si presta bene alla miscelazione con frutta, sode e vini frizzanti, ma non ha ottenuto la distribuzione capillare che l’azienda si augurava.

Calent

Liquore semi sconosciuto al di fuori di Minorca, la splendida isola delle Baleari, la cui menzione è d’obbligo vista la sua lunga tradizione e storia, che si fanno risalire al Medioevo.
Un tempo il liquore, una sorta di vino fortificato e aromatizzato, veniva preparato artigianalmente dalle donne in ogni casa, con ricette personali e segrete, i cui componenti principali erano anice, cannella e zafferano. Le altre erbe contenute nel liquore attuale prodotto sempre artiginalmente, ma dalla Xoringuer nel porto di Mahon, non sono date a sapersi. La bottiglia è ancora quella tradizionalmente utilizzata per contenere il prodotto, con il classico anello al collo.
Il prodotto veniva preparato tradizionalmente per essere consumato nei mesi freddi, riscaldato sul fuoco, da cui il nome Calent, dal latino calidarium (scaldare), dai contadini di ritorno dal duro lavoro nelle campagne.
Il prodotto, parente lontano del vino chinato italiano e francese, aveva anche scopi curativi oltre che ricostituenti. Perso il suo antico impiego da corroborante, l’usanza vuole che il Calent venga bevuto durante la vigilia di Natale con amici e parenti per scaldare gli animi, prima della festa.

Hierbas Hibicencas

Il liquore Hierbas Hibicencas (thedrinkshop) è un vero must della tradizione liquoristica mediterranea spagnola essendo ormai sufficientemente distribuito anche al di fuori del suo territorio di origine. La ricetta di questo liquore delle Isole Baleari, in particolare di Ibiza, trae le sue origini dalla farmcopea casalinga contadina che per anni ha custodito il segreto di questo elisir.
In ogni famiglia dell’isola veniva prodotto un amaro, seguendo le indicazioni e i segreti del capofamiglia, tramandate di padre in figlio.
Nonostante le decine di ricette, esisteva un filo conduttore nell’utilizzo dei botanici, infatti spesso a variare erano solo le quantità utilizzate.
La tradizione mediterranea nell’utilizzo dell’anice, che ritroviamo lungo il “Mare Nostrum” con Pastis, Ouzo, Sambuca, Raki , Anisette, emerge anche in questo liquore in maniera abbastanza netta.
Altri botanici presenti, sono tipici della macchia mediterranea, come rosmarino e timo, ottimi come principi digestivi, ma anche come antireumatici ed espettoranti, utili , specie in inverno, quando l’umidità del mare si faceva sentire.
Gli abitanti del luogo giurano sulle proprietà taumaturgiche, quasi universali dell’amaro e anche su questo ritroviamo il tratto caratteristico dell’erboristeria post medioevale, quando si concentrarono tutti gli sforzi alla ricerca del “rimedio unico e versatile” arrivando ad utilizzare alti numeri di erbe e radici, utili un pò a tutto.
La produzione industriale del liquore è oggi affidata alla Mari Mayans Hierbas Hibicencas, fondata nel 1880, che lo produce da oltre 125 anni, utilizzando oltre ai botanici suddetti anche camomilla, scroza d’arancio, finocchio selvatico, ginepro e menta, per un totale di 18.
Una parte dell’infusione, come spesso accade in questo tipo di produzioni, viene ridistillata e rimiscelata con la restante. Viene poi essere allungata con acqua, e zuccherata, per una gradazione alcolica di 26 gradi.
Oggi giorno l’amaro, chiamato semplicemente “hierba”, ha perso queste connotazioni farmacologiche e viene proposto in tutti i ristoranti dell’isola a fine pasto, con ghiaccio o in chupito gelati, per rallegrare la vivace vita notturna.

Hierbas Tunel

Anche Maiorca, come Ibiza ha il suo liquore di erbe e si chiama Tunel, prodotto da una fabbrica di liquori che ha al suo attivo anche svariate creme classiche. Il liquore di erbe di scuola mediterranea prende ispirazione dalle decine di ricette di origine monastica che venivano preparate sull’isola, ricca di testimonianze ecclesiali.
Il suo fondatore Antonio Nadal Muntaner decise di aprire una liquoreria a Marratxi, nel 1898 e di mettere in produzione a livello artigianale-industriale questi liquorini che tanto successo avevano presso gli abitanti dell’isola.
L’azienda riscosse un grande successo, anche grazie ai flussi turistici importanti che raggiunsero l’isola, a partire dagli inizi del 900, che servirono da cassa di risonanza per i suoi prodotti, al di fuori della Spagna.
I festeggiamenti del centenario ci presentano un azienda che conta una superficie, fra produzione, imbottigliamento e stoccaggio di ben 17.000 metri quadrati, che però riesce a mantenere un’identità artigianale.
Il liquore viene prodotto a partire da una base anicizzata, come spesso accade negli infusi di origine mediterranea, a cui si aggiungono le erbe tipiche dell’isola, raccolte fra maggio e giugno, come menta, maggiorana e timo.
Prima dell’imbottigliamento si introduce nella bottiglia un ramo di anice trattato adeguatamente per evitare uno sbilanciamento del gusto su questa spezia.
Il grado alcolico si mantiene alto, 40° gradi, pertanto l’azienda consiglia un consumo liscio da dopo cena o una diluizione con acqua per ottenere un buon aperitivo.

Licor 43 (cuarenta y tres)

Il liquore ” 43 ” è un prodotto di origine spagnola, nazione con una grossa tradizione produttiva legata all’assenzio e agli amari d’erbe, testimonianza ne sia che i frati certosini dell’abbazia dell Grand Chartreuse scacciati dalla Francia, a seguito della statalizzazione di tutte le distillerie nel 1903, decisero proprio di aprire in Spagna e precisamente a Tarragona la loro “filiale”.
Questo liquore dai profumi mediterranei, dal nome facilmente memorizzabile che si potrebbe riferire ai botanici impiegati o al grado alcolico originale (neanche il sito dell’azienda ne fa menzione), arriva da Cartagena. Fu prodotto per la prima volta nei primi del 900 dalla famiglia Zamora Conesa, che tuttora detiene la sua commercializzazione. La ricetta sembra discendere direttamente dal sapienza erboristica mediovale e trae origine dall’ Elisir Mirabilis, di cui spesso si trova traccia negli scritti alchemici. Il colore dorato per l’uso della vaniglia e dello zafferano sarebbero una conferma di tale nobile discendenza.
Il liquore ebbe un immediato successo è divenne il leader di mercato della zona sud orientale della Spagna, per poi portare la sua distribuzione a tutta le penisola iberica a partire dagli anni 50, grazie ad un’efficace campagna pubblicitaria.
Negli anni 80 il liquore esce dai confini spagnoli, grazie al turismo di massa, in specialmodo anglosassone e nord europeo, che caratterizza le estati della Costa del Sol e Costa Dorada. Il liquore inizia ad essere distribuito nei numerosi ristoranti spagnoli che popolano Londra e non solo, grazie ad un gusto dolce e suadente che incontra molto il gusto nordico. La distribuzione continua, fino ad arrivare a ben 55 paesi nel mondo, dove è possibile degustare questo prodotto dal tipico profumo predominato da sentori vanigliati. Il prodotto raramente viene bevuto liscio, in considerazione del tenore zuccherino, ma viene miscelato con succhi, specie di agrumi.

Melody crema catalana

Come Torino ha il suo Bicerin in liquore, così Barcellona ha la sua crema catalana …
La Crema Catalana è un dolce tipico preparato originariamente per la festa di S. Giuseppe, diventato poi, grazie alla sua bontà una presenza fissa in tutti i menù dei ristoranti di Barcellona. Da Barcellona all’Italia il balzo fu molto breve ed ormai quasi non esiste ristorante o pizzeria che non presenti questa specialità in carta, alle volte confusa con la cugina francese, la “Creme Brulè”. L’idea di trasformare in liquore un dolce tipico venne ad Amedeo Campeny titolare della distilleria omonima, fondata nel 1970 a San Adrian del Besos, a 20 chilometri da Barcellona, che iniziò nel 1994 a produrre questo ottimo liquore, che fin da subito, iniziò a riscuotere ampi consensi. Il liquore era un riuscito mix di uova, latte, panna, cannella e scorza di limone con un grado alcolico di soli 17 gradi, per un consumo classico con ghiaccio, al posto del classico dessert.
La crema Melody si guadagnò l’anno successivo la nomination di “Current Distribution”, un magazine americano che che la segnalò fra i primi 100 prodotti liquoristici che avevano avuto le migliori performance di distribuzione e di vendita.
Attualmente la Melody è la leader di mercato del segmento e grazie al turismo che da sempre la città di Barcellona catalizza da tutto il mondo, il liquore sta iniziando a muovere anche i primi passi in Europa, grazie ai vacanzieri di ritorno che richiedono il prodotto anche nel loro paese.

Patxaran o Pacharan Navarro

Unico rappresentate della tradizione spagnola della liquoristica, ad avere una diffusione oltre confine, se si esclude la produzione di ottimo assenzio, per il quale la Spagna era molto famosa.
Il Patxaran, scritto in lingua basca, è un liquore aromatico originario della Navarra e dei Paesi Baschi, dove veniva prodotto secondo le più svariate ricette casalinghe, come già accadeva in Italia per Mirto e Limoncello, dalla totalità delle famiglie.
Il termine deriva da Basarana, termine dialettale ad indicare le piccole prugnole o bacche selvatiche, poste in infusione, assieme ad anice e vaniglia, per ottenere questo liquore, la cui dicitura è stata poi tradotta in spagnolo nella parola Pacharan.
Le origini del liquore sono, come sempre, legate alla farmacopea medioevale, infatti nasce nel bellissimo monastero di Santa Maria De la Nieva, nel cuore della Navarra, area che custodisce altre bellezze come il maestoso castello di Loarre. Le prugnole utilizzate per la sua composizione erano usate comunemente per risolvere problemi digestivi, di costipazione o di spossatezza.
Il monastero attivo fin dal 1400, produsse questo liquore, sfruttando le conoscenze sull’infusione, scoperte da Arnaldo di Villanova, l’alchimista attivo in quel periodo e noto come il Catalano. Il convento proseguì ininterrottamente questa attività anche durante la conquista araba, poichè l’area della Navarra non finirà mai sotto il dominio dei Mori.
Nel proseguo della storia, la conoscenza di infusi e decotti si diffuse anche al di fuori delle mura dei conventi, pertanto dopo il 1600 il liquore apparirà in vendita nei mercati di Pamplona. Agli inizi del 1800 si avrà la nascita della prima azienda che commercializzerà il Pacharan.
Nel 1816 Ambrosio Velasco iniziò un’attività di vendita di alcolici e distillati, avendo un’intuizione felice: produrre a livello artigianale-industriale il liquore maggiormente diffuso in quella regione.
La commercializzazione al di fuori dei confini regionali inizia soltanto dopo gli anni 1950, con la creazione del marchio Zoco nel 1956.
Il successo del Pacharan , fuori dai confini spagnoli, avvenne con l’inizio del turismo di massa che si riversava nella penisola iberica attratta dai prezzi competitivi e dal mare incontaminato. Ogni estate i surfisti di mezza Europa si trovavano sulle coste basche e della Cantabria, nel nord della Spagna, da San Sebastian a Santander per divertirsi sulle onde oceaniche, riportando in patria, per ricordo, i prodotti liquoristici del posto. Altro elemento vincente fu il successo della gastronomia iberica e l’apertura di molti ristoranti spagnoli in Europa, in specilmodo in Inghilterra.

Barenjager - liquore al miele

Questo ottimo liquore al miele prodotto in Germania, rimanda all’antica tradizione europea di aromatizzare con questo dolce prodotto delle api, i distillati locali, che mancavano di morbidezza.
Questo liquore affonda le radici alla fine del Medioevo, dove si tramanda che fu prodotto per la prima volta nella Prussia orientale, presumibilmente utilizzando un distillato di cereali, simile alla vodka, nata come sappiamo nel 1534.
Il nome tradotto in italiano significa “cacciatore di orsi” e sulla bella etichetta è raffigurato un cacciatore in abiti tradizionali che dietro un arnia aspetta di catturare un orso che si avvicina per cibarsi del miele.
L’ispirazione del nome nasce dal fatto che nel Medioevo, la figura di questi cacciatori era quasi leggendaria e si narravano decine di storie di caccia e di coraggio,davanti ai caminetti delle case nelle foreste di tutta Europa.
L’uccisione di un orso era simbolo di coraggio e molti si cimentarono in questa caccia, anche perchè la pelle dell’animale era cara e poteva essere venduta per molti denari, cosa che avrebbe assicurato una certa agiatezza a questi cacciatori.
Nel 16 esimo secolo la Tucke & Konig Bear Trap Company sviluppò una sorta di idromele, un fermentato di miele e acqua che risultava irresistibile per gli orsi, che veniva utilizzato come esca. La ricetta era tanto buona che piaceva anche agli uomini, tanto che fu messa anche in produzione per il consumo umano.
Questo prodotto fu chiamato Barenjager, nome che sarebbe stato nel 1800, ispirazione per la prima produzione “industriale” del liquore.
La battaglia fra uomini e orsi per la supremazia nei boschi continua ancora oggi, fra alterne fortune, come ai giorni nostri è arrivato questo ottimo liquore, vincitore recentemente di un premio all’expo di San Francisco.

Jagertee

Il nome di questo liquore di origine austriaca si traduce letteralmente in “Tè del cacciatore”.
Originariamente era una bevanda calda a base di tè nero, un distillato di origine frutticola, il fruchtbrande o rum fantasia e spezie.
Il rum fantasia ad alta gradazione ( 60 e 80 gradi) ebbe una grande diffusione in Austria ed è tuttora prodotto da alcune aziende, come la Stroh, con alcol buongusto, caramello e spezie, per riprodurre i profumi del distillato caraibico originale.
Lo Jagertee veniva preparato dai cacciatori durante le lunghe attese invernali nei boschi innevati, aspettando l’occasione propizia per cacciare cervi e camosci in cerca di cibo.
Ognuno aveva la propria ricetta segreta tramandata dal padre e veniva custodita gelosamente.
La sua versione in bottiglia iniziò ad essere realizzata da alcune aziende sul finire del 1800 e ad oggi conta una produzione vicina al 1.000.000 litri, che dimostra la popolarità di questa bevanda.
Le ragioni del successo sono da ricercare nella praticità di consumo, infatti è sufficiente miscelare un terzo di liquore con due terzi di acqua calda, per avere la bevanda pronta.
La qualità è decisamente elevata e non fa rimpiangere le ricette famigliari.
Un’ azienda produttrice è la Freihof, fondata a Lustenau in Austria nel 1885 ed il suo jagertee, perdute molte delle connotazioni di consumo venatorie, viene venduto molto bene nei rifugi e nelle malghe, come bevanda corroborante dopo sci.
Anche in Italia è disponibile uno Jagetee, il Raunikar, importato dalla Psenner, la distilleria di grappa di Termeno in provincia di Bolzano.

Josef Meier's Cinnamon liqueur and bitter

Questo liquore rappresenta degnamente la grande expertise tedesca nella produzione di amari d’erbe, grazie ad una tradizione millenaria tramandata da abbazie e monasteri che popolano la Foresta Nera e la Baviera.
Il prodotto che potrebbe sembrare serioso nel pack e nella proposta in realtà è realizzato da un eccentrico personaggio il cui sito internet, a suo nome, vale sicuramente la pena di una visita. Sullo sfondo idillliaco delle montagne bavaresi, appare il nostro Josef con un look Emo-Dark, che propone i suoi liquori in maniera assolutamente fuori dal comune, compreso un rapace che attraversa lo schermo e sgancia un bomba in testa ad una capra di montagna… A parte l’assoluta originalità Josef ha imparato l’arte dell’infusione e dell’erboristeria nella sua natia Baviera ed ha ricevuto la passione per il suo lavoro da suo nonno, l’originale Josef Meier, che lo portava a passeggio nei boschi alla ricerca di erbe e radici. Il titolare afferma nel sito di aver trovato un antico libro del nonno, in soffitta nella natia Oberhammergau, una sorta di erbario con tutte le ricette scritte per realizzare un amaro.
Josef jr. raccoglie le sue erbe solo di notte (forse il motivo del suo look dark) perchè lo ritiene, a ragione, il periodo più propizio, in grado di preservare in maniera migliore i principi attivi .
I prodotti sono due, il primo è un amaro d’erbe assolutamente in linea con la tradizione bavarese, la cui ricetta popolare risale alla notte dei tempi, tramandata di padre in figlio, mentre il secondo si basa sempre su una ricetta originale, ma ha un tocco di cannella, una delle spezie favorite dai tedeschi che la usano a profuzione nella loro pasticceria.
La miscelazione dei due prodotti segue i canoni classici, l’amaro si sposa bene con ginger ale e come ingrendiente bitter per un mojito digestivo, mentre il Cinnamon viene miscelato con il classico succo di mela, ricetta di cucina riproposta per una sorta di strudel liquido…

Stroh

Unico liquore della tradizione austriaca ad avere una piccola diffusione al di fuori dei confini nazionali. Il sito riferisce che attualmente sia distribuito in 30 paesi, la maggioranza situati nel nord dell’emisfero terrestre, in considerazione delle sue caratteristiche che vedremo in seguito.
L’etichetta “The spirits of Austria”, rimarca il concetto di orgoglio nazionalista, così come il numero 80 che mette in mostra la gradazione alcolica impossibile. Il liquore più forte del mondo con una gradazione superiore anche a quella dell’assenzio è impossibile da bersi puro, pena un ustione dell’esofago. Il consumo, oltre che “alla fiamma” o per il completamento di un B52, deve avvenire miscelato con soft drink, atti a spezzare l’irruenza e la poca morbidezza. E’ anche un ottimo corroborante miscelato con acqua calda e scorze di arancio.
L’origine del liquore è a Klagenfurt, dove Sebastian Stroh apre la sua distilleria nel 1832, iniziando a produrre alcune specialità, fra cui spicca questo forte liquore alla cannella, spezia favorita della pasticceria austriaca. Nel 1900 vince anche la medaglia d’oro a Parigi, come miglior liquore europeo. Lo Stroh viene rivisto negli anni 50, in una versione a sessanta gradi, con l’intento di creare una sorta di “rum nazionale”. L’Austria non avendo sbocchi sul mare non riusciva ad approvigionarsi di rum o di zucchero molasso per la sua produzione, pertanto i distillatori dovettero procedere diversamente. Stroh cercò di replicare con le spezie e il caramello, l’invecchiamento del distillato caraibico, molto in voga fra i consumatori austriaci del periodo. Tanto fu il successo che divenne un prodotto richiesto, che smise di avere le caratteristiche di una contraffazione. Tale pratica era presente anche da noi, intorno agli anni ’50, quando tutte le distillerie avevano un “rum fantasia” ottenuto con aromi, edulcoranti e coloranti (paragrafo del museo dei liquori).
Nel paesi del Nord Europa viene consumato in abbinamento alla Coca Cola, che ben completa i sentori di cannella del liquore.

Agavero - Tequila liquor

Unico liquore di tradizione messicana conosciuto attulmente sul mercato mondiale, è un pregiato blend di Tequila anejo e reposado, miscelato e prodotto dalla distilleria Los Camachines, sita nella contea di Jalisco.
Il liquore è ottenuto per infusione di un’unico botanico, i fiori di Damiana, un arbusto che produce piccoli e profumati fiori gialli, il cui profumo ricorda quello della camomilla.
Al contrario del rilassante fiore nostrano, i fiori di Damiana sono al centro di recenti studi che dimostrerebbero le sue indiscusse qualità afrodisiache, proprietà note fin dalla notte dei tempi dagli Indios del Centro America che lo utilizzavano in infusione per la preparazione di stimolanti tè, atti a curare impotenze e ridotte capacità amatorie.
Questa pianta cresce in abbondanza sulle montagne della contea di Jalisco, dove viene raccolta a mano per la preparazione di questo liquore dal gusto delicato con 32 gradi alcolici, dal costo tutto sommato abbordabile di 29 dollari americani, decisamente più a buon mercato di qualsiasi altro rimedio atto a rinvigorire le qualità amatorie appannate.
Originale anche la bottiglia azzurrata a ricordare la materia prima , l’Agave Azul (azzurra), da cui si distilla la Tequila

Amarula

Questo liquore è l’unico rappresentante della categoria proveniente dal Sudafrica ed è ottenuto con il frutto della pianta nota come marula.
Amarula è una crema liquore, prodotta a partire dal 1989, prendendo spunto da un alcolico ottenuto dal frutto omonimo, appartenente alla tradizione dei distillati di origine frutticola, che caratterizzano le produzioni del nord Europa. Il distillato base della crema appartiene alla tradizione coloniale olandese, presente per prima in Sudafrica.
L’albero della Marula cresce spontaneamente in questa regione e viene comunemente denominato come “Albero degli elefanti”, poichè questi animali sono ghiotti del suo frutto, dalla scorza spessa di intenso colore giallo, dalla forma simile alla nostra prugna, la cui polpa dolcissima, viene fatta fermentare dopo essere stata separata dal durissimo nocciolo.
La fermentazione si protrae per 10 giorni ad una temperatura controllata di 18-20 gradi, dopo di che viene lambiccata a Stellebosch, nota area vinicola, dove gli olandesi, maestri della distillazione del brandy e di prodotti aromatizzanti a base frutta, avevano impiantato una distilleria. Tuttora gli olandesi sono presenti in quest’area dove si produce anche il pregiato vino dolce Cap Costantia.
Il prodotto distillato è molto profumato come lo sono normalmente i distillati di frutta (prugna in particolare) appartenenti a questa categoria, valga ricordare la Mirabelle alsaziana e lo Slivowitz dei paesi est europei. Il distillato originariamente veniva consumato puro, mentre oggi viene ammorbidito ulteriormente con l’aggiunta di panna, grazie ad una felice intuizione commerciale che ha reso questo prodotto il secondo al mondo nella categorie creme di liquore, dopo Bailey’s.
La bottiglia è molto curata come del resto lo è la bella etichetta sulla quale capeggia un elefante, simbolo del Sudafrica.
Il prodotto, adatto alla miscelazione e al consumo liscio, come detto ha avuto un ottimo successo specie nei paesi anglosassoni ed in Brasile. In Italia viene distribuito da Rinaldi, dove il mercato creme è rappresentato praticamente dal solo Bailey’s.

Aphrodope Elixir

Uno dei pochi rappresentanti della liquoristica australiana, basato su uno dei concetti più antichi ed inossidabili nella mente umana : il cibo afrodisiaco, in grado di risvegliare od incentivare il nostro desiderio sessuale.
Si sono spesi molti anni e fiumi di inchistro per incoronare via via, cibi, bevande e menù afrodisiaci proposti in maniera sensazionalistica da testate giornalistiche più o meno serie.
Non esistono prove scientifiche quindi dobbiamo ancora accontentarci di dicerie e tradizioni che indicano nel peperoncino ed ostriche i cibi afrodisiaci per eccellenza… Non fino all’arrivo di questo liquore dalla formula top secret.
Riprendendo questo concetto vecchio come la storia dell’uomo, i proprietari della Benross Distillery di Victoria, hanno sviluppato una formula, basandosi, su scritti, studi scientifici ed un antica pergamena ritrovata, che in questi casi serve a suggellare il lavoro e l’abile operazione di marketing.
Il liquore contiene 18 botanici fra radici e bacche miscelate in quantità segrete seguendo le indicazioni dell’ antico scritto.
Gli studi per mettere a punto il mix, che prevede una distillazione dell’infusione di erbe dalle comprovate virtù stimolanti, sono durati oltre trent’anni, spesi per trovare l’esatta armonia e equilibrio fra dolcezza, acidità e piacevolezza del mix di bacche e semi.
I risultati e i riscontri scinetifici non sono stati resi pubblici, per il momento ci dobbiamo accontentare di berlo miscelato con succhi e sode ed aspettare che la zona sudombelicale risponda…

Hpnotique

Prodotto superpremium di scuola americana la cui storia ha un passato recente. Nasce nel 2001 ad opera di Raphael Yakoby che decide di creare un prodotto liquoristico di alta gamma, con caratteristiche di pack e botaniche esclusive.
Crea così Hpnotique un prodotto che inizia a distribuire nei locali top della Grande Mela, ad inizio del 2004, con buon successo presso i barman moxologist che lo propongono liscio o miscelato.
La sua composizione è escusiva e vede la presenza di vodka, frutta tropicale, mirtilli, ammorbiditi dalla presenza di ottimo Cognac francese, uniti ad un colore acquamarina naturale dato dalla presenza del mirtillo americano.
il prodotto, grazie a questa politica di marketing mirata, unita a qualità organolettiche ottime, ha un grandissimo successo negli anni a venire e conta fra i suoi ammiratori Tom Cruise e Sharon Stone.
Il prodotto finisce anche sui set cinematografici di Desperate Housewifes e CSI, incrementando la sua popolarità presso il pubblico americano.

Pama Pomegranade liqueur

Prodotto molto interessante, a base di succo di melograno, elaborato dalla Pama Spirits di Bardstown in California.
Il liquore ha una gradazione alcolica molto bassa, 17 gradi, che permette la realizzazione di cocktail decisamente poco alcolici, dissetanti, in linea con le tendenze attuali.
I melograni sono coltivati al sole della California che assicura dolcezza e colore ai frutti, per dare una bella veste rosso vivo al prodotto.
Il melograno è un frutto carico di simbologia, infatti si dice che nell’Antica Grecia simboleggiasse la fertilità e la nascita, in virtù delle centinaia di semi al suo interno, ma anche la guerra, infatti Ade dio degli Inferi seduce Persefone proprio con uno di questi frutti.
Questa leggenda è in qualche modo simile a quella di Adamo ed Eva. Il serpente che simboleggia il male, seduce Eva, inducendola a cibarsi della famosa mela, quindi si potrebbe pensare che il frutto, in realtà, fosse un melograno.
La distilleria consiglia di utilizzare il prodotto sia nella miscelazione, per ottimi Cosmopolitan o Kir reinterpretati, ma anche in cucina come condimento per insalate appetitose con semi di melograno e in riduzione come condimento per la pasta e gamberi.

Quandong

Questo liquore è un prodotto australiano, una vera espressione del territorio essendo ottenuto dall’infusione e dalla polpa del quandong, un frutto tipico del “bush” ovvero la pianura arida tipica dell’entroterra dell’enorme continente. L’albero, che può raggiungere anche 3 metri di altezza, ben sopporta l’aridità ed l’alto contenuto salino della terra.
I suoi frutti rossi, una sorta di incrocio fra una ciliegia e un ribes, nutrono gli aborigeni impegnati nelle battute di caccia a corto raggio o sono raccolti dalle donne che provvedono ad una serie di preparazioni, tramandate dalla saggezza popolare, impiegando i frutti e le radici come rimedi per svariati malanni, visto l’alto contenuto di vitamina C.
Questo liquore è della Tambourine Mountain Distillery & Gentian Bitters che ha vinto svariati premi alle gare a cui ha partecipato portando questo caratteristico liquore dal gusto molto particolare, che ricorda il maraschino, con una chiusura amara data dalla presenza della genziana. Gli altri botanici sono le foglie di Issopo, un botanico il cui profumo ricorda vagamente la menta (L’issopo è un erba antica, utilizzata già nella farmacopea dell’Antica Grecia ed è un componente importante nell’infusione che da vita alla Chartreuse) che si unisce al frutto delle mandorle amare per completare il profilo organolettico del liquore.
La volonta del manager della Tambourine era quella di creare un liquore distintivo australiano, in grado di prendere posto sugli scaffali dei bar che normalmente sono invece affollati di prodotti di produzione auropea.
Al momento il prodotto è presente solo in Australia e in futuro verrà distribuito nel Regno Unito, potendo contare su una numerosa schiera di australiani immigrati sull’isola di Albione e su numerosi locali tematici.

Sabra

Questo liquore è l’unico rappresentante dell’industria liquristica israeliana, che non conta molti prodotti al suo attivo.
Questo liquore è un classico piacevole mix di cioccolato e scorze di arance, un eccellenza locale potendo contare sulle coltivazioni di Jaffa. Questo liquore ha la particolarità di poter essere consumato sia caldo che freddo, potendo contare su due aromatizzanti alquanto ecclettici sotto l’aspetto della temperatura di servizio.
Il nome sembra richiamare il francese “sciabola”, ma in realtà questo è il nomignolo con cui si identificano gli ebrei nativi di Israele, per distinguerli dai forestieri giunti nel paese successivamente. Sabra è il nome di un campo profughi palestrinese che richiama una triste parentesi della storia di Israele, ma è anche il nome ebraico del fico d’india che cresce abbondante nella regione. Il frutto, secondo gli ebrei, rappresenterebbe in maniera significativa la loro natura, morbida e dolce all’interno, ma protetta da una spessa buccia ricca di spine, da maneggiare con cura, se non ci si vuole fare male…
La forma della bottiglia richiama da vicino le sinuose curve di un antica bottiglia di vino fenicia, vecchia di 2.000 anni, ritrovata durante degli scavi archeologici e conservata al museo di Tel Aviv.
La storia del liquore inizia nel 1963, quando il manager di Seagram, Edgar Bronfman decide di introdurre e sviluppare la vendita di un prodotto liquoristico che identifiche Israele, pertanto sceglie il nome Sabra, facile ed incisivo ed inzia la produzione di un infuso alcolico di fichi d’india. Il liquore non ha successo e presto si pensa allo sviluppo di un prodotto che abbia maggiori caratteristiche di piacevolezza ed un gusto più internazionale. La ricetta a base di cioccolato e arance è semplice ed efficace ed incontra maggiormente il gusto del pubblico. Sfruttando il successo del prodotto vengono lanciati nel 1985 e nel 2006, un liquore al caffè e il Grand Sabra un brandy aromatizzato all’arancio, praticamente un Grand Marnier prodotto in maniera kosher… Tutti i liquori sono prodotti dalla Carmel Winery che segue in maniera rigorosa i dettami ebraici relativi alla produzione di alcolici.

Southern Comfort

L’unico liquore della tradizione americana ad avere un seguito di vendite in Italia, con alcuni interessanti cocktail, famoso l'”Alabama Slammer” proposto da Tom Cruise nel film “Cocktail” e il “Confortable Screw”, altro must di fine anni 90.
Il liquore nasce nel 1847 dall’inventiva del barman di origine irlandese, Martin W. Heron che lo produce utilizzando Bourbon (probabilmente di non eccelsa fattura) pesche, arance, vaniglia e cannella.
Il suo bar di New Orleans diventa famoso grazie al liquore, pertanto visto il successo crescente, dopo alcuni anni decide di produrlo in maniera “industriale”. Dieci anni dopo la sua morte, nel 1930 la produzione verrà definitivamente spostata a West Point in Louisiana, mentre oggi il prodotto è fatto su licenza in Europa, per il contenimento dei costi di trasporto, divenuti proibitivi con la crisi del petrolio attuale. Il liquore nella sua versione base viene prodotto con alcol buongusto utilizzato per l’infusione dei botanici, mentre recentemente si è avuto il lancio della formula originale di Heron che utilizza nuovamente Bourbon invecchiato 6 anni come base alcolica per una gradazione di 50°. Questo lancio è stato completato dalla proposta di alcune aromatizzazioni del liquore. La prima a base di ciligia nera, chiamato “Cherry” e l’interessante “Pepper”, che lo vede miscelato all’altro caposaldo territoriale: il Tabasco, la salsa piccante a base di aceto e peperoncino. Per la cronaca, esisteva un cocktail proposto per il lancio del liquore in Italia, chiamato “Voodoo” che prevedeva questo abbinamento riuscito, tanto da meritarsi, ora, un liquore già confezionato. La gamma si completa con il “Lime”, un’altra classica proposta di miscelazione, in quanto il “Sour” ha il merito di smorzare la dolcezza del lqiuore.

Ty-Ku

Ty-ku è un nuovo liquore di origine asiatica prodotto con un blend di shochu o soju, un distillato ampiamente trattato nel paragrafo dei distillati, ottenuto con le più diverse materie prime, dal riso alle patate dolci. In questo caso il distillato è a base d’orzo, ed è pluridistillato seguendo un principio più vicino alla tradizione europea.
Spesso questo tipo di shochu viene confuso con la vodka, dal quale differisce per il diverso contenuto in alcol.
Il liquore viene ottenuto miscelando pregiati tè, frutta esotica e acqua purissima, per una gradazione complessiva di soli 20 gradi, un gusto gradevole e delicato che sta ottenendo un buon successo sui mercati anglosassoni, mentre è praticamente sconosciuto in Italia.
La stessa azienda produce anche, utilizzando una bottiglia uguale al liquore, ma di uno splendido colore blu mare, un ottimo shochu in purezza e due sake, uno in bottglia nera di qualità media e uno in bottiglia bianca appartenente alla classe più alta il Junmai Daijino, classificazione rara e assai costosa, di cui possono fregiarsi solo poche aziende in Giappone.

Velvet Falernum

Il liquore è quasi praticamente sconosciuto da noi in Italia, pur portando il nome di un grand cru dell’Impero Romano dell’antichità, produttore di ottimi vini (paragrafo dedicato al vino su questo sito per mggiori informazioni). I vini di Falernum erano i più costosi e ricercati dell’antichità e solo l’eruzione del Vesuvio ne distrusse la fama…
In realtà il vino non centra nulla con questo liquore prodotto alle Barbados principalmente con ottimo rum, canna da zucchero, mandorle e lime.
Molti barman usano produrre da soli questo sciroppo moderatamente alcolico, utilizzato per la produzione di cocktail a base rum. Se non si ha il tempo l’alternativa è questo liquore a soli 11 gradi che però ha, ovviamente il difetto di essere meno saporito rispetto alla preparazione home maid. La storia tramandata dice che James Taylor, giovane imprenditore dell’isola, entrò all’interno della cucina della sua fazenda, a St Phillips, dove una giovane donna di nome Velvet, stava facendo bollire rum, zucchero e alcuni botanici, per realizzare una bevanda corroborante tipica della tradizione casalinga.
Il profumo era ottimo, tanto che, Taylor chiese alla ragazza quali fossero gli ingredienti ed ella rispose con un inglese approssimativo
“You have fuh learn em ?” che tradotto potrebbe essere ” Vuoi impararlo a fare?”. Il suono ricordò all’inglese il nome del gran cru romano produttore di vini di eccellenza. Adesso la miscela della ragazza aveve un nome : Falernum, a cui antepose il nome della sua creatrice, Velvet.
Il prodotto è proposto commercialmente in una bella bottiglia dalla distilleria locale che tuttora lo produce alle Barbados, ma sull’isola questo liquore, prodotto tuttora a livello casalingo, ha una consistenza sciropposa ed un gusto che lo fanno aasomigliare ad un’orzata con sentori agrumati.

Mekhong

Questo liquore è un prodotto di fama mondiale, distribuito in molti paesi al di fuori della Thailandia, questo grazie al flusso turistico di cui gode il paese. Come accaduto per altri prodotti, la gente, una volta tornata a casa, si mette alla ricerca di quei prodotti che gli possano ricordare i luoghi in cui è stato. Il liquore fu lanciato nel 1941 e diventò rapidamente il marchio più popolare in Thailandia. Il nome deriva dal famoso fiume che, di fatto, è il confine fra questo paese e il Laos, ed è da sempre oggetto di contenziosi fra i due popoli. Il nome ha ispirato il sentimento patriottico dei thainlandesi ed il liquore è una sorta di bevanda nazionale. La materia prima del Mekhong è la canna da zucchero, una delle produzioni di eccellenza del paese, infatti pochi sanno che l’origine del vegetale è asiatica e fu portata solo successivamente in Sudamerica da Cristoforo Colombo. Il distillato nazionale è infatti l’arrack, una sorta di rum ottenuto dalla melassa fermentata, frutto della lavorazione dello zucchero. Il rum ottenuto viene poi lavorato con erbe e spezie locali per darle il caratteristico profumo. La ricetta dell’infusione di erbe e spezie ovviamente è segreta. Stranamente, nonostante la materia prima non siano le granaglie, su molti siti il liquore viene chiamato “Mekhong whisky”. Il liquore ha 35 gradi alcolici e viene utilizzato per la miscelazione del “Sabai Sabai”, un drink molto popolare nei bar della capitale e delle spiagge. E’ composto da 4 cl di Mekhong, 4 cl succo di lime, 2 cl di sciroppo di zucchero e una sorta di menta-basilico, che lo fa assomigliare ad un esotico mojito. Il Mekhong era prodotto ed imbottigliato dalla Bangyivikhan di Bangkok, ma nel 2011, dopo un fermo produttivo, il liquore è riapparso al Duty Free di Bangkok, con diciture inglesi, prodotto dalla Sang som. Questa distilleria è una grossa realtà produttiva della Thailandia, nel campo dell’ Arrack, l’acquavite di canna da zucchero.

Museo dei liquori