Dopo l'uscita del libro "Saperebere" il testo del sito è coperto da diritti d'autore.
Per acquistare il libro contattare la Graphot allo 011 2386281 o a questo link.

Chiudi

Miscelazione Futurista

futurismo fotoMolti storici della miscelazione e del bar a torto dimenticano, questa importante parentesi della nostra storia, d’inizio 900.
Il Futurismo fu un movimento culturale che affrontò ogni forma d’arte, influenzando profondamente il pensiero di quegli anni.
Era nata la settima arte, il cinema e i futuristi crearono l’ottava, la cucina, che veniva declinata anche in 17 polibibite, i cocktail come forma complementare, plastica, al cibo.
Il cocktail diventa una forma d’arte estemporanea, che può durare solo alcuni minuti che deve suscitare emozioni e commenti in chi lo sorbisce.
Il tentativo quindi di stravolgere il concetto classico, valido fino ad allora, di un cocktail vissuto solo a livello temporale, con la cena a fare da divisione fra le due principali classi, per ed after dinner.
Ma per comprendere a fondo la filosofia della miscelazione, logica conseguenza dei loro manifesti su poesia, scultura e pittura, non si possono non dare dei cenni storici sulla nascita del movimento.
dinamismo-di-un-cane-al-guinzaglio-1912-olio-su-tela-90,8x110,2-cmLa storia del periodo risulta anche fondamentale per contestualizzare quello che rimane l’unico tentativo italiano di cambiare le regole della mescita dei cocktail.
L’inizio del 900 si segnala per alcune novità fondamentali che cambieranno per sempre la storia dell’uomo: la nascita dell’aeroplano che liberò per sempre l’uomo dalla schiavitù della terra e che permetteva di coprire distanze fino ad allora inimmaginabili.
L’aereo permetteva anche di vedere il panorama e gli oggetti in esso contenuti sotto una nuova prospettiva fino ad allora sconosciuta.
Il cinema dei fratelli Lumiere, che portava per la prima volta delle immagini in movimento su uno schermo che cambiò per sempre la percezione delle cose e della memoria storica.
Un potente mezzo usato anche dalla propaganda di regime che affascino i futuristi che produssero anche alcuni film come “Vita Veloce Futurista” con poca fortuna.
Il cinema cambiava anche per sempre la pittura e la scultura rendendo, in qualche modo obsolete le rappresentazioni statiche che caratterizzavano lo stile fino ad allora.
muston2Giacomo Balla con il suo “Dinamismo di un cane al guinzaglio” ben rappresenta questo tentativo di catturare su tela l’essenza della settima arte.
Lo stesso fa Boccioni con la sua opera “Forme uniche nella continuità dello spazio” scultura simbolo del futurismo e non per nulla presente sulle monete italiane del 20 centesimi di euro.
Ma altre invenzioni solcavano il secolo: la luce elettrica che si andava diffondendo nelle città, la rivoluzione dell’industria automobilistica, con i primi modelli accessibili alla masse, la nascita della bachelite, la materia plastica modellabile che rese possibile la realizzazione di oggetti fino ad allora impensabili. La radio, nata a fine 800, ebbe negli anni 20 la sua consacrazione come mezzo di comunicazione di massa con la gente assiepata ad ascoltare  nelle case prima i racconti a puntate, notiziari e poi i proclami del regime.
radio-futurismo_landscape_300x1000I primi passi del movimento si mossero all’interno dei caffè milanesi, sancendo ancora una volta, l’indissolubile legame fra cultura e questo luogo di ritrovo fondamentale.
A Milano, il piccolo “Caffè Centro” e il prestigioso “Savini” accolgono le prime animate discussioni del giovane gruppo di artisti di cui fanno parte Carlo Carrà, Luigi Russolo e Umberto Boccioni.
Zuffe e clamori accompagnano la stesura nei primi anni del 900, del Manifesto tecnico della pittura futurista, la prima disciplina artistica a venir presa in esame.
All’interno del “Caffè Campari” e del “Cova” si elaborano le prime strategie di rissosa propaganda.
Epiche scazzottate si segnalano nelle cronache dell’epoca nella terza sala del “Caffè Aragno” di Roma, e a Firenze, all’interno del “Paszkowski” e del “Giubbe Rosse”, dove si può ancora ammirare un’opera di Depero.
All’interno di questi caffè Marinetti gridò i suoi proclami di rottura con il passato che ebbero l’effetto di incendiare gli animi degli aderenti al movimento.
La poesia onomatopeica composta di rumori e parole in libertà, la pittura fatta di colori accesi e dinamismo, visioni simultanee, la scultura stravolta dalla nascita del cinema che portava per la prima volta il dinamismo negli oggetti furono le principali innovazioni futuriste.
Ma anche teatro
zang-zang-tumb-tumbIl leader del movimento affermò che “Si pensa, si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia” facendo suo il motto del filosofo tedesco Feuerbach e di Brillat-Savarin che scrisse che il destino delle nazioni dipende dal modo in cui esse si nutrono.
La cucina si caratterizzò per gli abbinamenti azzardati e per l’estrema cura data alla presentazione del piatto, talvolta caratterizzata da forme plastiche che sfidavano la gravità, aspetti che, anni più tardi, riletti opportunamente, daranno vita, alla Nouvelle Cousine.
La volontà era quella di sollevare discussioni fra i convitati, far discutere e creare convivialità.
La principale bizzarria dei futuristi fu la dichiarazione di guerra al piatto nazionale italiano: la Pastasciutta, considerato un cibo disdicevole, voluminoso, che portava sonnolenza e fiacchezza durante la sua digestione difficoltosa, esaltando, al contempo, l’italico riso che venne proposto in decine di appetitose varianti.
I fini erano due: la provocazione era talmente forte, in quanto ledeva uno dei capisaldi della nostra cucina, da attirare sui futuristi un attenzione altrimenti difficile da ottenere, la seconda per coadiuvare la politica alimentare del regime fascista.
marinettiLa dipendenza estera per l’approvvigionamento del grano da Francia e Russia, che il regime, unendosi con la Germania, aveva già individuato come future nemiche.
L’autarchia culinaria e la parsimonia dovevano essere il futuro verbo per sostenere lo sforzo bellico e non dissipare denaro acquistando generi al di fuori dell’Italia.
La situazione si aggravò nel 1935 per via delle sanzioni economiche nate all’indomani dell’aggressione coloniale italiana all’Etiopia. L’Italia visse l’embargo e tutto questo divenne una necessità.
Il rinnovamento dei codici della cucina si completava con l’abolizione delle posate, per introdurre anche la sensazione tattile nella degustazione dei piatti.
Molti di questi cibi si completavano anche con rumori, per fare in modo che la cucina potesse includere tutti i sensi cognitivi dell’uomo.
L’obiettivo di Marinetti è di restituire all’uomo la ricchezza delle sensazioni e del godimento del piatto in tutta la sua completezza e ricchezza, abolendo il volume e la gozzoviglia, legata al solo nutrimento ed appagamento “animale” dello stomaco.
I 5 sensi dell’uomo dovevano essere coinvolti per intero, con tavole tattili, luci cangianti dal verde al rosso, rumori d’accompagnamento, e profumi sparsi per le sale del ristorante con vaporizzatori e ventilatori.
FILLIA 2Le idee di Marinetti confluiscono in un “Manifesto della cucina futurista” pubblicato nel 1931, un anno dopo vede la luce il libro “La cucina futurista” scritto a quattro mani con Fillia, un giovane entusiasta che all’epoca della fondazione del movimento nel 1909, aveva solo cinque anni. ( a sinistra della foto, in abito scuro, a fianco a Tulio D’albisola).
Il movimento futurista aprì anche un ristorante, “La taverna del Santopalato”, ribattezzata dagli aderenti al movimento “La Taverna d’alluminio”, che divenne, di fatto, l’applicazione e realizzazione pratica di queste idee.
La scelta della città non è del tutto casuale, infatti Torino si apprestò, dopo aver generato il Regno d’Italia, “ad essere la culla di un altro Risorgimento storico, quello gastronomico”.
Il ristorante vide la luce l’8 marzo1931 a Torino, inaugurato da F.T. Marinetti in persona, con il cuoco luminare Angelo Giachino ai fornelli, coadivato da Piccinelli e Borghese.
La cena che ne seguì fu una singolare sfida culinaria fra i due professionisti e l’aeropittore Fillia e il critico d’arte P.A. Saladin.
Angelo Giachino fu il titolare di questo locale che ebbe vita breve, poichè la cucina proposta, nell’intenzioni nata come nazional-popolare, in realtà era provocatoria, sovversiva, elitaria, di difficile realizzazione ed interpretazione.
TRAVASO DELE IDEEEI piatti proposti non erano creati per essere mangiati, ma per essere visti come opere d’arte globali, a dimostrazione di ciò, un critico culinario dell’epoca, presente ad uno dei primi banchetti futuristi, consigliò di sedersi a tavola senza avere appetito…Piatti dolci-salati, semicrudi dalle rapide cotture, regolate come “un motore di un idrovolante per alte velocità”, dalla sequenza disordinata, (celebre il pranzo al contrario partendo da caffè e dolce), da gustare in rapida sequenza, condito da sollecitazioni visive e auditive, si scontrò nettamente con la concezione storica secolare dell’alimentazione italiana, fatta di cotture medio lunghe, cura degli abbinamenti e rilassata convivialità.
Le polibibite alcoliche ed autartiche, completate da decorazioni fatte di cibi in contrapposizione con il gusto del liquido, dominate dall’ossimoro dolce-salato o dolce-piccante, non incontrarono il gusto di allora fatto di accostamenti lineari, dolce-amaro piuttosto tradizionale con vermouth e bitter a dominare la scena.
I futuristi sperimentarono l’abbinamento con componenti salati, quali acciughe e prosciutto crudo, all’interno dei liquidi del bicchiere, utilizzando un gran numero di spezie, anche piccanti per realizzare anche un equilibrio dolce- piccante assolutamente inusuale per l’epoca.
SANTOPALATA CAMERIEREVi fu un largo uso di frutta esotica a sottolineare il fatto che l’Italia aveva faticosamente e a caro prezzo ottenuto le colonie in Africa. Banane, ananas, datteri e pistacchi fecero parte di piatti e polibibite proprio per enfatizzare questa conquista, ma non vi furono mai miscele inneggiati a generali, condottieri o battaglie celebrative delle vittorie.
Queste sono presenti in alcuni libri di bar dell’epoca, ma la propaganda non sfiora i futuristi che rimangono artisti vincolati marginalmente al regime.
Le miscele futuriste furono autarchiche, ed utilizzarono quasi esclusivamente liquori di tradizione italiana che venivano mescolati fra loro insieme alla grappa, unica base alcolica ammessa, insieme al brandy italiano, ribattezzato poi arzente, per via del divieto di utilizzo di parole straniere.
Ma il Santopalato non sarà l’unico locale aperto dal movimento, prima di questo videro la luce a Roma il “Teatro sperimentale degli Indipendenti” in via Avignonesi, dove l’architetto futurista Virgilio Marchi ristrutturò il bar con pannelli dipinti da Ivo Pannaggi.
cabaret del divoloNel 1921 aprì il “Bal tic tac” decorato da Giacomo Balla e poco dopo il “Cabaret del Diavolo” situato nelle cantine dell’Hotel Elite di via Basilicata. Qui Fortunato Depero disegna grandi immagini murali ed arredi per tre grosse sale, denominate Paradiso, Purgatorio ed Inferno. Diavoli, anime redente ed angeli, creano un ambiente di grande suggestione scenografica, il cui motto, posto all’ingresso del locale è “Gaudeo ergo sum”.
Le consumazioni proposte sono in linea con il locale: “Melma bruna”, “Fuoco liquido” ed “Infuso sintetico digrignatorio” sono consumati ai tavoli dove si siedono gli Indivolati fra cui si conta anche il poeta romano Trilussa.
Il momento più alto per le ambizioni globali futuriste fu l'”Esposizione Coloniale di Parigi” dell’estate del 1931, qui l’architetto futurista Guido Fiorini, inventore della tenso-struttura disegnò un magnifico padiglione battezzato “Italia”, all’interno del quale si svolse un faraonico banchetto interamente realizzato con piatti inventati dagli aderenti al movimento che avevano il preciso compito di eliminare gli stereotipi della cucina italiana.
Il ristorante fu decorato con pannelli realizzati da E. Prampolini e le polibibite “Grandi acque” e “Giostra d’alcol” fecero da aperitivo, dopo di che le portate si susseguirono accompagnate da profumi spruzzati dai camerieri sulle nuche dei commensali.
expo colonialeIl banchetto era corredato da rumori e luci che completavano le percezioni sensoriali dei commensali.
Balletti e canti si susseguirono “Come un uragano tropicale” scrive Marinetti, ma la vera sorpresa fu lo spettacolo di Josephine Baker, icona erotica degli anni 30, che fece la sua apparizione in sala ipnotizzando i commensali. Marinetti proseguì la cronaca del banchetto affermando ” Le sue gambe mondialmente celebri erano lunghi pennelli africani che avevano forse servito a Prampolini a dipingere i suoi pannelli”.
Proprio il pittore realizzerà in seguito un ritratto della ballerina che per i futuristi fu un esempio di bellezza anti retorica, dinamica che unì erotismo e modernità, unendolo alla voglia di esotismo che fu seguente alle imprese coloniali.
Un altro importante palco per le polibibite fu il banchetto alla Galleria Pesaro del 1933 svoltosi a Milano per celebrare la scomparsa del compiato Boccioni.
Il nome del banchetto fu “Plastica Mangiabile” inteso come forma del cibo che doveva diventare arte tridimensionale all’interno del piatto. Le polibibite presentate furono due, la prima, aperitiva, fu il “Grandi Acque” che a questo punto divenne la miscela più conosciuta all’interno del movimento e una “Polibibita Sanatrice” proposta nel finale con funzione digestiva.
Il Futurismo, oltre che stravolgere i canoni di abbinamento dei liquori e dei distillati, cambiò i nomi degli strumenti e dei protagonisti della miscelazione, in nome di un forte sentimento nazionazistico, molto sentito ad inizio secolo da tutte le realtà europee e non solo, che porteranno anche all’isolazionismo Americano.
plastica mangiabile 2Lo shaker divenne “l’Agitatore”, il barman “il Miscelatore”, il cocktail “La Polibibita”, il bar “il Quisibeve”, il menù “il catalogo o lista vivande”, il maitre “Il Guidapalato”, il brandy “Arzente” e il whisky, “Spirito d’avena”.
Le miscele divennero autartiche, ed utilizzarono come basi alcoliche grappa ed arzente, e come aromatizzanti rabarbaro, genziane, assenzi, rosoli, ma sopratutto vini e vermuoth della tradizione italiana.
Al movimento dobbiamo anche la creazione di nuove categorie di miscele: “Permangiare” (antipasti ed aperitivo), “Perlazarsi” (dessert e dopo cena), “Guerrainletto” dal forte apporto energetico, allo scopo, come sottolinea Marinetti, di fecondare e creare la nuova razza italiana.
Suo contrapposto le polibibite “Paceinletto” vere bombe alcoliche con infusioni d’erbe, in grado di stimolare il sonno ristoratore e i “Prestoinletto”, adatti alle fredde notti invernali. Infine gli “Snebbianti” forti corroboranti in grado di far prendere decisioni strategiche e fondamentali, liberando il campo, grazie alla dotazione alcolica, da morali, dubbi e tentennamenti e le “Inventine”, polibibite fresche, inebrianti in grado di stuzzicare la mente, per avere idee fulminanti.
Le ricette futuriste non riportarono mai le dosi esatte espresse in centilitri e raramente vennero espresse in frazioni di prodotto, mentre di alcune non sapremo mai la ricetta.
IMMAGINE COCKTAILNon ci fu mai un illustrazione del bicchiere da utilizzare (unici due casi il “Brucio in Bocca” di Barosi, che schematizza una coppa cocktail per spiegare la sequenza di strati del suo Puosse Cafè e la “Coppa di Brividi” di Fortunato Depero che disegna ingredienti e bicchiere ).
La ragione è semplice, trattandosi di un movimento artistico di ispirazione anarchica e dissacratoria delle regole, i futuristi volevano solo dettare gli abbinamenti di gusto e non le dosi ferree, lasciando la fantasia del miscelatore al potere.
In tal senso Marinetti afferma : “Ogni errore di dosaggio, potrà dar vita ogni volta ad una ricetta diversa”… l’esatto contrario della volontà espressa dalla codifica Iba…
Ai futuristi dobbiamo anche gli unici esempi di cocktail con il vino considerato da mensa, ricordiamo la “Giostra d’alcol”, a base Barbera d’Asti e il “Decisone” con Barolo, vino chinato, mandarino e rhum.
Il rhum, nella grafia francese nelle ricette futuriste, per via della permanenza parigina di Marinetti, viene considerato per via delle conquiste in Africa, un genere coloniale, alla stregua di ananas, banane e spezie dolci.
Unica concessione ad un distillato straniero si ha nel “Brucio in Bocca ” creato dall’ingegner Barosi, che vede l’utilizzo del wisky, rigorosamente scritto senza “h”.
L'”Inventina”, con il Moscato d’Asti, rimane l’unico esempio di cocktail “in divenire” prevedendo al suo interno cubetti di succo di arancia rossa gelata, che sciogliendosi cambiavano colore e gusto al drink.
Un omaggio al cambiamento e alla velocità che vedeva l’utilizzo anche di un liquore ricavato per infusione dall’ananas fresco.
Queste miscele azzardate sono un complimento al vino, tanto che Marinetti cita : “Eleganti signore italiane, vi preghiamo di sostituire al Cocktail Party dei convegni pomeridiani che potrete chiamare a volontà l’Asti spumante della signora B, il Barbaresco della contessa C o il Capri Bianco della principessa D. In questi convegni sarà premiata la miglior qualità del vino radunatore”.
Ai futuristi dobbiamo anche la creazione delle pubblicità e delle etichette più innovative di inizio secolo, da cui scaturì uno dei maggiori sodalizi commerciali con il più famoso prodotto italiano da aperitivo, il Campari, utilizzato in alcuni cocktail originali, tra cui ricordiamo il “Rosabianca” con arancio, infusione di rose bianche e anice, creato da Giachino, per l’inaugurazione del ristorante il Santopalato.
Ugo Pozzo e Filippo Tommaso Marinetti_Cartellone Vini Italiani_1930Fortunato Depero, affermato pubblicitario dell’epoca che si unì al movimento futurista, disegnò, nel 1931, la famosa bottiglietta a tronco di cono del Campari Soda. Questa opera fu il coronamento di un decennale rapporto di collaborazione che vide decine di pubblicità e disegni.
La bottiglietta fu un innovativa idea per il mercato dell’epoca che vide per la prima volta commercializzato nella forma “ready to drink”, quindi realizzato nelle dosi giuste, volute dall’Azienda, uno dei “cocktail” maggiormente in voga all’epoca: il Campari con il selz.
La collaborazione con Campari ebbe inizio poco dopo il 1926, quando fu esposto alla Biennale di Venezia, il famoso quadro “Squisito al Selz”, che era un indiretto omaggio al Commendator Campari ed al suo aperitivo.
Questa collaborazione si concretizzò nella realizzazione nel 1930 del “Numero unico futurista Campari 1931”, un volumetto con quadri, disegni, liriche, pubblicità plastica e decorativa atte a illustrare e glorificare il Cordial ed il Bitter Campari.
AMARO CORAAnche Nikolay Dugerhoff, altro eminente membro del Futurismo, disegnerà molti cartelloni per la Campari e per la Cora, famosa azienda torinese di vermouth, leader assoluta del periodo e prima ad esportare in America.
La spirale dell’Amaro Cora prende quasi sicuramente ispirazione dalle scenografie di Prampolini che per primo in Italia utilizzò losanghe e linee curve ripetute che daranno vita alla psichedelia.
Un altro contributo alla grafica pubblicitaria verrà anche dal torinese Ugo Pozzo, fondatore del movimento futurista nella città sabauda, insieme a Fillia, al secolo Luigi Colombo, con i suoi bellissimi pannelli disegnati nel 1930 per reclamizzare i vini e la birra italiani.
Fu definito da Marinetti “Un ingegnoso mondializzatore di Torino”, ma che per il suo carattere schivo e modesto rimarrà nell’ombra del movimento, nonostante le indubbie qualità artistiche.
In definitiva riscoprire la miscelazione futurista è un passo importante per ogni barman o miscelatore italiano, se non altro per riappropriarsi di un momento molto alto, a livello culturale, della nostra storia.
Le polibibite sono l’espressione del nostro territorio e della nostra genialità in campo creativo di cui essere giustamente fieri.

 

Le principali polibibite futuriste

Creazione di Cinzio Barosi, un ingegnere di Torino, il cui ufficio era sito in corso Siccardi. Fu uno dei pionieri del volo in Italia e fu fra i fondatori del primo aeroclub italiano nel capoluogo piemontese. In quanto torinese era amante dei vermouth e confezionò più di una polibibita con questo prodotto. Questa innovativa mistura anticipa di molti decenni il concetto di abbinamento cibo-cocktail e del famoso rituale di consumo, reso popolare da una nota casa di rum. Molto tempo prima della moda del "Cocktail di cucina liquida" o dell'abbinamento di ispirazione enologica, Barosi propone una serie di abbinamenti alcuni bislacchi che hanno la funzione di stupire e provocare il suo consumatore. Intorno al bicchiere sono infatti disposti, in un piatto metallico, pomodori, acciughe e parmigiano, simboli dell'Italia, con i nostri mari e le nostre campagne. L'altra metà del piatto è composta da mandorle, caffè e banane, simboli del colonialismo, infatti frutta esotica e caffè divennero prodotti "italiani" dalla fine del 1800 fino al 1942. Sorseggiando la polibibita e assaggiando i vari abbinamenti si potrà decidere quale sia il migliore. In questo modo si accenderanno discussioni e condivisione. La mistura ha la stessa funzione della poesia, il teatro e il cinema futurista, così come la letteratura, priva di punteggiatura, avevano come unico scopo “scaraventare lo spettatore in un labirinto di sensazioni improntate alla più esasperata originalità…” . Al solito la carica alcolica è decisa, come molte altre misture futuriste, ed il profilo erbaceo, grazie allo Strega e al vermouth risulta piuttosto deciso. Come decorazione della polibibita si usano altre fette di banana che donano freschezza alla beva e danno un interessante profumo alla miscela.  
Istrionica polibibita di Barosi che in questo caso, come spesso accadeva alle ricette di cucina, non indica le quantità o le frazioni di prodotto, ma lascia libero il miscelatore di interpretare. Marinetti e Fillia nella stesura della "Cucina Futurista" spesso omettono le quantità per lasciare libero il cuoco o il miscelatore di interpretare le quantità. La loro missione è creare il concetto di abbinamento di gusto, mentre da eventuali errori di sotto dosaggio o sovra dosaggio nascerà ogni volta una ricetta sempre diversa, per evitare la standardizzazione del gusto. In questo caso Barosi usa una coppa a cono rovesciato, altresì conosciuta come coppa cocktail, deposita sul fondo 3 amarene private del nocciolo e riempite di grani di pepe, le copre di spirito d'avena, nome assunto da whisky durante il ventennio fascista, dopo di che crea una strato sottile intermedio di latte e miele, indi , seguendo la moda dei poussa cafè dell'epoca unisce Strega, alchermes e vermouth. Le amarene riempite con i grani di pepe creeranno l'effetto sorpresa nel bevitore, tipico elemento del teatro o della poesia futurista. Masticandole infatti si avrà l'effetto insito nel nome della polibibita, Brucio in Bocca. Infine una nota tecnica. Appare evidente che i pesi specifici dei vari ingredienti non permettono di fare un classico poussa cafè. Il whisky infatti, non avendo zucchero, non potrebbe sostenere alchermes e liquore Strega. Il segreto infatti sta nell'intercapedine, con effetto sigillante, così la definì Barosi, che ha lo scopo di creare l'appoggio ideale. Al miscelatore l'arduo compito di trovare l'esatta formulazione della miscela di latte e miele...
Altra interessante polibibita meditativa dell'aeropoeta Marinetti, creata per snebbiare la mente e prendere decisioni importanti. Il nome della polibibita sembra mancare della lettera "i", ma non è un refuso, ma un rafforzativo maggiorativo. La polibibita, un vero e proprio vin brulè, molto alcolico, si può proporre anche in versione con ghiaccio a cubi, come un buon digestivo, da gustare con cioccolato amaro. Marinetti si rivela, nonostante non fosse particolarmente amante del bere alcolico, un incredibile miscelatore, consegnando alla storia alcune fra le più riuscite misture di sempre. Viaggiatore indefesso, attraversò l'Europa per diffondere le sue idee, pertanto sicuramente visitò moltissimi bar dove poté apprendere, da attento osservatore, i segreti della miscelazione, pur preferendo sempre agli alcolici il suo amato caffè. Un consiglio per la miscelazione. Attualmente non vi sono sul mercato vini chinati semplici, ad esclusione del Chinato Cocchi, vero e proprio must dell'epoca, pertanto si è autorizzati ad utilizzare il Barolo Chinato, come singolo elemento, ad unire le due tipologie di prodotto. Sul mercato ve ne sono alcuni disponibili di ottima fattura, ma una menzione va all'Azienda bava Cocchi di Cocconato, l'inventore della tipologia e per anni la sola a tenere alto il prodotto nel panorama enologico.  
A dispetto del nome è un drink equilibrato con buone caratteristiche olfattive e rimane l'unico esempio al mondo di un cocktail in cui vi sia la Barbera d'Asti. La miscela fu inventata da Prampolini, un aeropittore futurista, ed ebbe un successo anche fra i non aderenti al movimento, risultando piacevole al palato, infatti l'uso del Campari, celebrato dai futuristi in decine di pubblicità, risultò vincente per l'equilibrio della polibibita. Rileggendo la ricetta infatti si intuisce come il genio futurista abbia semplicemente mischiato leggermente le carte su una ricetta assolutamente classica come lo Spritz. Vino rosso al posto del bianco, e cedrata al posto della soda, mentre l'elemento amaricante, in questo caso è Campari. La polibibita fu presentata ufficialmente al grande Esposizione Coloniale di Parigi del 1931, con il nome di "Carouselle d'Alcol". Leggiamo la cronaca tratta da "la Cucina Futurista" di FT Marinetti e Fillia: "Alle 21,30 un colpo di gong formidabile, riconduce i presenti alla realtà delle cose. Un'improvvisa luce verde rende ancora più spettrali i commensali. Sono annunciate le misture-aperitivi create dal pittore Prampolini (...) Sorpresa generale di pescare nell'una cioccolato e formaggio naviganti nel Barbera, Cedrata e Bitter Campari (...) qualche smorfia, ma risultato soddisfacente tanto che alcuni replicarono". Il gusto agrumato della Cedrata Tassoni, l'amaro del Campari e il carattere della Barbera d'Asti si armonizzano perfettamente. Unica concessione alla bizzarria futurista è la decorazione che prevede che due lunghi stecchi di legno siano affondati nella miscela con al loro estremo un dado di formaggio e un dado di cioccolato amaro. Prima di bere si deve mangiare il formaggio, finito il mix si deve chiudere con il cioccolato amaro. Il vino amaricato dal Campari si presta deliziosamente all'abbinamento con il cacao. La moda attuale di abbinare vini rossi passiti, fortificati o aromatizzati con il cioccolato amaro, aveva avuto, ancora una volta, nei futuristi i primi precursori. Una curiosità: la polibibita è citata nel libro "Un colpo all'altezza del cuore" un thriller di Margherita Oggero, la famosa scrittrice torinese, che lo fa bere ai protagonisti del suo racconto a pagina 235. La scrittrice, prende ispirazione da una serata futurista organizzata da Saperebere, a cui fu ospite. La serata fu fatta in collaborazione con i giornalisti Clara e Gigi Padovani, promotori della mostra "Italia Buonpaese" inserita nelle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Se invece volete approfondire gli altri aspetti del periodo si consiglia il libro "La miscelazione futurista" per info scrivere a news@cocchi.com
La più famosa delle misture di Filippo Tommaso Marinetti, unico esempio al mondo di cocktail cangiante ed in divenire. Gli ingredienti sono il Moscato d'Asti, il liquore di ananas e il succo di arancia rossa ghiacciato a cubetti. La sua preparazione prevedeva la miscelazione del liquore all'ananas e del Moscato, su un letto di cubetti rossi di arancio gelato. Il liquido con il passare del tempo, cambiava colore e gusto, grazie allo scioglimento dell'arancia. Aumentavano i sentori agrumati e il mix passava da giallo ad arancione, questo in ossequio alla cultura futurista del cambiamento e del divenire, in aperta rottura con gli schemi del passato, ben presenti nella pittura e nella letteratura. Le inventine erano classi di polibibite nate per avere idee fulminanti e questo avveniva grazie alla loro freschezza ed alla limitata carica alcolica. Vista la non facile reperibilità sul mercato italiano del liquore all'ananas, potendo contare solo sull'azienda Giffard, per alleggerire ulteriormente la "carica" alcolica, pressochè nulla del Moscato, si può utilizzare un buon succo di ananas, tramutando praticamente la polibibita in un dissetante analcolico.
Il suo inventore è l'aeropittore Prampolini il quale cambiò registro e dopo la Giostra d'Alcol, a base di Barbera, utilizzò la grappa, un'altro figlio del vino lavorando ad un tema classico, con base alcolica e coadiuvanti. La grappa era un prodotto caro ai futuristi infatti fece compagnia, come conferma anche lo stesso Marinetti nei suoi Taccuini, a molti avanguardisti partiti volontari per la Grande Guerra, fra cui si citano i più famosi come Boccioni, Sant'Elia e Depero. Enrico Prampolini, fu un innovatore del genere teatrale, nel 1917 curò le scenografie della rappresentazione teatrale "Thais", riproducendo gli interni di una villa onirica e soffocante, in cui si leggono chiari elementi psichedelici. Gli venne assegnata la cattedra di scenografia all'Accademia di Brera, mentre nel proseguo della sua carriera artistica sviluppò un interesse verso la pittura cosmica ed onirica. La miscela con netti sentori erbacei e speziati, grazie a mistrà e kummel, è molto intrigante ed insospettabilmente elegante, ha nuovamente nella decorazione il suo elemento di rottura con il passato: un'ostia deve galleggiare nel liquido, ripiena di filetto di acciughe, la quale deve essere mangiata quasi alla fine, per creare una scia salmastra in bocca. Un elemento "sacro" si mescola al profano, e conferma i futuristi fra i più grossi innovatori della miscelazione italiana. Il gusto ricorda lontanamente quello di una saporita ostrica e si abbina per contrapposizione alla polibibita, invitando all'ultimo sorso. La mistura ebbe momenti di gloria quando fu presentata insieme alla Giostra d'alcol alla grande Esposizione Coloniale di Parigi del 1931 con il nome di "Les Grandes Eaux".
La polibibita fu ideata da Angelo Giachino, il titolare della "Taverna del Santopalato" unico ristorante futurista dalla breve storia, e fu un esempio classico di polibibita commerciale, attenta alla vendita e ai gusti del cliente, che tutto aveva meno che l'intento di provocare. Si capisce leggendo la ricetta che Giachino era un professionista, attento gli equilibri e non un artista del movimento dedito alla provocazione ed agli azzardi. Una miscela di succo d'arancia ed anice era molto in voga a Torino all'epoca e Giachino non fa nient'altro che aggiungervi del Campari (altro elemento classico che si incontra nel Garibaldi) e del liquore alle rose. Il ristorante fu inaugurato l'8 marzo 1931 con grande enfasi della stampa che descrisse tale avvenimento come epocale e sintomo del cambiamento in atto negli usi e costumi italiani, avendo i futuristi dichiarato guerra al piatto nazionale italiano "la pastasciutta" responsabile di sopire gli istinti guerreschi degli italiani, con sonnolenze provocate da digestione di amidi complessi... I piatti futuristi proposti erano, come i cocktail, un inno al movimento alla velocità e all'attività sessuale, con continui richiami, nelle decorazioni e nella proposta visiva, agli organi genitali e al seno femminile. Sfortunatamente la gente non seppe capire gli intenti innovativi della cucina futurista, fatta di provocazioni e abbinamenti azzardati. Il rito del pranzo era un occasione per ridere, parlare d'arte, sperimentare, pertanto spesso i piatti non erano molto mangerecci, ma esercizi di stile. La convivialità ed il mangiar bene tipici della tradizione italica fecero si che il ristorante chiudesse dopo soli dei mesi relegando all'oblio questa riuscitissima polibibita, forse la migliore del lotto.
Questa polibibita creata da A. Saladin, critico d'arte futurista, ha sin dal nome il chiaro intento di liberare la mente dai pensieri per permettere al suo bevitore di prendere importanti decisioni. Saladin probabilmente era solito bere queste misture prima di criticare le opere dei futuristi, in questo modo sarebbe stato libero da pregiudizi e preconcetti. Nella ricetta riportata sul libro non sono indicate marche di prodotti, pertanto si lascia massima libertà sull'utilizzo dei liquori, che potrebbero essere anche infusioni auto prodotte. Colpisce infatti, leggendo il testo, di come questo critico d'arte sapesse maneggiare e bilanciare i vari liquori d'erbe delle sue ricette. Non colpisce infine la presenza nella ricetta dell'assenzio, un vero e proprio must per gli artisti che, anche se proibito in molti stati, continuò ad essere prodotto e consumato illegalmente. L'abbinamento non sembra dei più riusciti ed armonici, ma garantisce un sicuro potere euforizzante. La presenza alcolica infatti ne inficia la beva, ma siamo di fronte ad un bicchierino, quello che oggi sarebbe definito uno shot da trangugiare velocemente. Marinetti stesso aveva creato questa di classi di miscele, chiamandoli Decisone, polibibite calde dal forte tasso alcolico in grado di liberare la mente da morali e preconcetti, per prendere dopo una breve riflessione una importante decisione...