VERMOUTH, AMERICANO, APERITIVI A BASE DI VINO, CHINATI E BEVANDE A BASE DI AROMATIZZATE

ippocrateLa legge italiana definisce Vermouth o Vermut, un prodotto composto da almeno il 75% di vino bianco, dolcificato e aromatizzato con un'infusione alcolica composta da vari elementi botanici, in cui il principale risulta essere il fiore dell'assenzio.
Il grado alcolico e il tenore zuccherino variano a secondo delle tipologie di prodotto che sono bianco, rosso e dry.
Le prime due devono esprimere un grado alcolico non inferiore ai 16 gradi e un tenore zuccherino minimo del 14%, mentre l'ultimo deve avere avere non meno di 18 gradi e il 12% massimo di zuccheri.
L'aperitivo a base di vino, di cui fa parte l'"Americano" ha come principale differenza la composizione botanica, in quanto il principio amaricante non è più il fiore di assenzio, ma la genziana. L'assenzio è sempre presente, ma in misura minore. 
L'Americano ha in aggiunta, per disciplinare, le scrorze di arance amare, che però non hanno una funzione amaricante, ma aromatica.
I vini chinati, come si evince dal nome, hanno come principale botanico la corteccia di china, elemento comunque presente anche nelle tipologie precedenti.
Le bevande a base di vino aromatizzato, sono aperitivi con una gradazione alcolica di circa 14 gradi, dove l'infusione alcolica di erbe non fortifica fino ai 16 gradi richiesti dal disciplinare del vermouth.
Risultano più deboli al gusto ed hanno una maggiore carica di solfiti per stabilizzare il prodotto. 
 

METODO PRODUTTIVO E CONSIDERAZIONI PRATICHE SU CONSERVAZIONE E CONSUMO
ver_ballor_promoIl metodo produttivo è piuttosto semplice a parole, ma molto difficile in termini pratici, poichè la miscela di spezie, il tempo di estrazione e il vino da miscelare influenzano in maniera determinante la qualità, rendendo difficile uno standard qualitativo costante. Per la produzione del vermouth nel senso alto del termine occorre una grande e consolidata esperienza nella lavorazione delle spezie in infusione. Occorrono mesi, se non anni di prove per giungere ad un risultato qualitativamente accettabile. Pertanto è consigliabile conoscere i produttori e diffidare di barman estemporanei che propongono vermouth autoprodotti o cosidetti "garage vermouth" per mutuare una terminologia cara ai vignaioli francesi. Non sempre artigianale corrisponde a qualità e le piccole dimensioni dell'azienda non sono garanzia di eccellenza, come invece spesso si è portati a pensare, da consumatori romantici.
martiniLa conoscenza della materia prima e la sua qualità può essere solo fatta da persone che quell'esperienza ce l'hanno e l'hanno consolidata negli anni con studi e dedizione, a prescindere dalle dimensioni dell'azienda.
Ancora una volta sarà il senso critico del consumatore a dover essere affinato, con visite in cantina e degustazioni, per capire quali siano veramente le produzioni di eccellenza, tenendo conto che in definitiva sarà poi il gusto personale, diverso in ognuno di noi, a dare il responso finale.
Un ultimo importante particolare. Una volta aperto il vermouth andrà tenuto in frigo, per evitare ossidazioni e riduzioni. Sullo scaffale del nostro bar dovremmo tenere le bottiglie chiuse, da vetrina, mentre le bottiglie da lavoro, dovrebbero essere tenute al fresco. I prodotti artigianali comunque avranno una variazione di profilo aromatico, grazie al loro metodo produttivo con botanici naturali in infusione. Questi prodotti se non verranno consumati entro un periodo di un anno, massimo 18 mesi, avranno una normale ed interessante evoluzione del profilo olfattivo, come già succede con i vini, che perdono in fragranza e guadagnano in complessità per via delle polimerizzazioni. 

LA PRODUZIONE DEL VERMOUH TRADIZIONALE
ver_cinzanoAnticamente, in alcune aree del Piemonte, il vermouth veniva prodotto nel periodo invernale, mettendo le erbe in infusione in botti di media capacità, da 12 a 16 brente (la brenta era pari a 50 litri). Le botti venivano messe sotto le tettoie, esposte al freddo in modo che l'infusione fosse lenta e che i tartrati cristallizzassero, precipitassero sul fondo, insieme alle impurità in sospensione, stabilizzando il vino. L'infusione avveniva in un liquido a circa 40 gradi, ottenuto miscelando vino ed alcol con miscele d'erbe diverse a secondo della famiglia. Dopo i mesi invernali il prodotto veniva poi imbottigliato con la primavera e lasciato riposare ancora 6 mesi, in modo che i botanici si amalgamassero completamente.  
In epoca successiva, la produzione variò leggermente, infatti la miscelazione fra alcol e vino venne fatta a posteriori.
Determinata la ricetta della miscela di spezie si procedeva alla sua infusione in alcol, in appositi contenitori, detti infusori (foto dx). Il principale botanico presente doveva essere necessariamente il fiore dell'assenzio, dal cui nome in lingua germanica (wermut) deriva il nome del prodotto.
L'alcol solvente era di gradazioni diverse a seconda del botanico utilizzato, cortecce e radici avevano bisogno di più tempo e maggior "spunto" per essere lavorati, rispetto a fiori e bacche, decisamente più delicati ed a rischio "bruciatura".
Il "Gout Maison", la firma del produttore, risultava determinante per la decisione delle quantità e la qualità delle spezie,che doveva comunque avere alcuni "capisaldi" come l'assenzio.
infusoriUna volta ottenuta l'infusione si filtrava, facendo attenzione a non impoverire troppo il risultato. I filtri a cartone risultavano troppo fini e a loro venivano preferiti tela o iuta.
Alcune liquorerie utilizzavano una sorta di filtro da tè per lo scopo, ottenuto con alcuni sacchi di iuta, onde evitare l'operazione suddetta.
Il termine vermouth mette al riparo il consumatore dall'utilizzo di aromi di sintesi, poichè sono vietati per la sua produzione. Per la dicitura "Torino" invece è determinante l'uso del solo Moscato come vino base. L'infusione filtrata viene miscelata con il vino base e zuccherata con zucchero di canna.
La colorazione del "Rosso" avviene tramite zucchero bruciato, che viene fabbricato in apposite macchine (foto sotto).
Non è previsto invecchiamento da disciplinare, ma comunque il vermouth viene lasciato affinare un minimo in bottiglia o in botte, in modo che il bouquet si integri e arrotondi. Al momento non sono previsti dei "wood finish" in stile whisky o rum, ma presto qualcuno potrebbe utilizzare botti che hanno contenuto vini dolci particolari o distillati. 
La famiglia si completa con l'Americano, che nulla a che spartire con il cocktail, trattandosi di vino fortificato e aromatizzato in cui il principale botanico è la genziana, che dona una piacevole tendenza amarognola e con i vini chinati, in cui la nota amara è data dalla presenza della china.

ORIGINI STORIA E LEGGENDE DEL VERMOUTH
carpanoIl nome vermouth o vermut, come si era soliti chiamarlo in piemonte a fine 700, deriva, come detto precedentemente, dal temine tedesco "wermut" utilizzato per definire il suo principale aromatizzante l'Arthemisia Absinthum , mentre Americano sembra essere l'italianizzazione del temine dialettale piemontese "vin amaricà" ovvero "vino reso amaro".
Esiste una seconda ipotesi sull'origine della parola vermouth che riconduce all'utilizzo che da sempre si fa delle bevande alcoliche, ovvero corroborare e rinfrancare le truppe impiegate nei combattimenti, si narra, infatti, che un vino aromatizzato creato da un erborista francese alla corte di Luigi XIV, conosciuto anche come il Re Sole, fosse diventato molto popolare fra le truppe durante i combattimenti inGermania. I soldati tedeschi presero a chiamarlo Wehrmut (da Wehr esercito, armata e Mut, coraggio), da cui si evince la funzione di "coraggio liquido" che fu propria anche molti distillati,  ad esempio il gin, spesso chiamato "Dutch Courage", il coraggio olandese, dai soldati inglesi durante la Guerra dei Trent'anni.  
La storia del vermouth è relativamente recente, essendo nato a Torino nel 1786 ad opera di Antonio Benedetto Carpano, ma i vini aromatizzati trovano una importante collocazione fin dai tempi più antichi.
martini_2Le prime notizie ufficiali sui vini aromatizzati ci giungono da Ippocrate , il grande medico greco, nato nel 460 a.C. che mise a macerare nel forte e zuccherino vino ellenico i fiori di dittamo (foto) ed artemisia absintum , per creare un rimedio tonico e stomachico , coadiuvante dell'attività biliare.
La fama del vino giunse nell'antica Roma, dove ebbe alcuni importanti estimatori, fra cui Cicerone, che era solito offrire "vinum abisinthiatum" ai suoi ospiti , diffusione confermata anche da alcuni scritti di Plinio, che descrive in maniera particolareggiata le doti miracolose di vini definiti "stomatici".
Il periodo del Medioevo non vedrà sostanziali miglioramenti o innovazioni ai vini ippocratici che saranno diffusi come rimedi farmacologici dalla prestigiosa Scuola di Salerno, in tutte le università occidentali.
Con l'avvento della distillazione e delle tecniche di infusione delle erbe vi sarà un netto miglioramento della qualità estrattiva dei principi attivi, grazie al maggior potere solvente dell'alcol rispetto al vino, che rese possibile anche l'utilizzo di radici e cortecce nelle ricette.
Nel Basso Medioevo, con aumento dei commerci, ci sarà l'arrivo delle profumate e preziose spezie orientali, grazie a questi nuovi botanici si elaboreranno i primi prodotti aromatizzati con cannella, chiodi di garofano, rabarbaro e china.
Intorno al 1600, viene collocata la figura di Frà Alessio, uno speziale di origini piemontesi che si dice possa aver influito sulla nascita del vermut in Piemonte.
Il confratello si recò in visita presso la Corte Austriaca, una delle più potenti del periodo, recando con se una preparazione a base di vino ed assenzio, che li prese ad essere chiamata Wermut.
brucia_zuccheroNel periodo rinascimentale ci saranno due città che si affermeranno per la produzione di liquori,  Firenze, grazie a Caterina de Medici, che porterà a Parigi il sapere dell'infusione di deliziosi rosoli e Venezia grazie alla sua potenza mercantile, in grado di approvvigionare ogni sorta di spezie, grazie al controllo del Mediterraneo Orientale.
Nel campo dei Vermut sarà invece Torino ad emergere, grazie alla disponibilità di vini bianchi di ottima fattura, quali il Moscato che sarà utilizzato come base per la produzione dei primi lotti di prodotto.
Alcuni ritengono che la nascita e il successo commerciale del vermouth sia stato influenzato dal gusto dell'epoca per i vini dolci invecchiati ed ossidati, provenienti da Portogallo e Spagna. 
Il costo elevato di questi prodotti ed il loro successo li rese una ghiotta occasione per la loro "contraffazione". 
Utilizzando un mix di spezie e zucchero, si potevano ricreare i profumi tipici dell'invecchiamento e i sentori dolci del vino di Porto, Madeira e Jerez, un po' come accadde in tempi recenti, quando presero ad essere fabbricati in Europa i "Rum Fantasia" ottenuti con alcol e spezie, atte a ricreare i profumi del distillato caraibico che tanto successo aveva negli anni 50.

I NATALI TORINESI DEL VERMOUTH MODERNO
torinoA Torino verso la fine del 1700, lavorava  Antonio Benedetto Carpano, di origini biellesi, nativo di Bioglio, garzone della liquoreria Marendazzo, sita in Piazza delle Fiere, l'odierna Piazza Castello, il quale iniziò ad elaborare un prodotto a base vino Moscato, seguendo i dettami dell'infusione di frutta e spezie appresi da un convento di frati  in Valsesia.
Tuttora esiste una targa all'angolo di via Viotti con Piazza Castello che testimonia la nascita in quel luogo del prodotto " Che molto contribui alla fama e al prestigio di Torino nel mondo".
antica-formula_Il primo Vermut fu elaborato nel 1786 ed è possibile degustarlo ancora oggi  nell' "Antica Formula"che segue fedelmente la ricetta del fondatore, imbottigliata nella caratteristica bottiglia. Sull'etichetta non si legge il suo nome, ma di Giuseppe B. Carpano, nipote di Benedetto e fondatore nel 1847 della moderna fabbrica che noi conosciamo. 
Il successo del Vermut, come lui prese a chiamarlo, termine tuttora riportato in etichetta nel prodotto classico, fu immediato, tanto che la liquoreria divenne il luogo più frequentato della Torino di allora.
Il successo non passerà inosservato, anche il Re Vittorio Amedeo III ricevuto in dono un cesto di questo prodotto, ordinò che venisse portato a corte, imponendo, al contempo la fine della produzione del rosolio fabbricato  corte.
Questa notizia non fece altro che aumentare la notorietà del prodotto che diventerà la bevanda simbolo della città di immagine liquori 2Torino, facendo nascere all'ombra della Mole una vera e propria dinastia di produttori di Vermut che conterà nelle sue fila Cora, Gancia, Martini & Rossi, Cinzano, fino agli scomparsi Anselmo, Ballor e Chazallettes. Quest'ultima, fu fondata nel 1876 in via Sacchi, a Torino da Clemente Chazalettes, ed ebbe molto successo all'epoca, tanto che si rese necessario, dopo pochi anni, un cambio di sede. L'azienda fu trasferita nella borgata Regina Margherita a Collegno in provincia di Torino, al di fuori della vecchia cinta daziaria, in un moderno capannone di 14.000 metri quadrati coperti, molto superiore, nelle dimensioni, a quello della Carpano. E' ricordata sopratutto per le bellissime pubblicità, le cartoline in stile liberty e le rare bottiglie che ancora oggi sono oggetto di collezione.
A testimonianza del successo e del consumo crescente del vermouth in Italia e nel mondo, questo verrà citato più volte nel libro, quasi autobiografico, di Ernest Hemingway " Addio alle Armi", ambientato durante la Prima Guerra Mondiale. Lo scrittore citerà in particolar modo il Cinzano che sarà acquistato e bevuto dal protagonista Frederic Henry, durante la sua permanenza italiana.
Ritornando a Carpano, la storia dell'azienda è alquanto travagliata e vale la pena di essere raccontata, vista la rilevanza del marchio per la storia del vermouth. Nel 1847 "La Fabbrica Vermouth & Liquori" appartiene a Giuseppe Benedetto Carpano, che la cede ai suoi figli Luigi ed Ottavio che, visto il successo del prodotto, decidono di aprire due magazzini con annesso opificio al di fuori della cinta daziaria della Torino di allora. Il primo in Barriera di Nizza (oggi via Nizza 224), la seconda a Carmagnola. Il primo indirizzo diventerà nel 1917 la sede principale, dove tutt'oggi è visitabile il Museo e la fabbrica divenuta sede di Eataly, il negozio delle eccellenze enogastronomiche d'Italia. La Seconda Guerra Mondiale porterà la distruzione dello stabilimento, colpevole di essere troppo vicino agli stabilimenti della Fiat del Lingotto, bombardati dagli alleati nel 1943. Nel 1946 al termine delle ostilità la fabbrica venne riaperta in via Maria Vittoria 4, nel prestigioso palazzo Asinari, dove tuttora è visibile un'altra targa a testimonianza, nel pieno centro città risparmiato dalle distruzioni della guerra. Questo grazie alla famiglia Turati, influente famiglia torinese, che intercederà con le banche per un prestito che farà riprendere l'attività produttiva ai livelli precedenti. Nel successivo boom economico Carpano divenne uno dei simboli dell'aperitivo, con decine di sponsorizzazioni prestigiose, fra cui si ricorda il Giro d'Italia, i cui segnali d'arrivo con il logo del Vermut Re, sono visibili presso il Museo. Il marchio Re Carpano, fu una creazione di Armando Testa, che collaborerà con l'azienda per lungo tempo. La storia della G.B. Carpano a Torino termina nel 1980, quando Silvio Turati e il figlio Attilio muoiono. La moglie di quest'ultimo, la contessa Romilda Bollati, a questo punto decide nel 1982 di cedere marchio e produzione alla Fratelli Branca, che trasferisce l'azienda a Milano.     
punt-e-mesAlla Carpano dobbiamo anche l'invenzione del Punt e Mes, un vermouth in cui la tendenza amarognola della china risulta ben presente, rispetto allo standar.
Il suo nome lo si deve ad un agente di borsa che era solito ordinare un vermouth ulteriormente amaricato con una mezza dose di china, un prodotto liquoristico molto in voga in quel tempo.
Un giorno, preso da una discussione su un titolo di borsa, ordinò d'istinto il "cocktail", usando la terminologia professionale, accompagnando la classica gestualità della mano , il tutto completato dall'uso del dialetto piemontese.
tosovermouthchinatoDopo quel giorno prese ad ordinare "An punt e mes" intendendo la dose del vermut dolce miscelato con la mezza amara di china, nome che verrà adottato nel 1870 come nome ufficiale del prodotto, elaborato nel frattempo nelle botteghe dellaCarpano, la cui etichetta sarà disegnata nel 1960 dalla Armando Testa.
Il successo del prodotto fu tale che altri produttori si misero a produrre  vermouth chinati, dove la dose di china era ben superiore alla versione base, per imitare il gusto del Punt e Mes, ma come spesso accaduto, ricordiamo ad esempio le imitazioni del Fernet, l'unico a sopravvivere fu l'originale. 
Se a Carpano dobbiamo la tradizione, a Martini dobbiamo il successo del vermouth nel mondo grazie agli investimenti e alle intuizioni di marketing, fra tutte le terrazze Martini che impazzarono fra gli anni 50 e 60 a Parigi, Milano, Barcellona, Londra e San Paolo. Ora una piccola parentesi per una importante curiosità. La parola Martini, grazie al successo del brand, divenne una delle più conosciute in lingua italiana, insieme ad altre, facenti parte della nostra cultura culinaria, come Pizza e Spaghetti. Fu per questo motivo che la grande cantante, oggi tristemente scomparsa, Mia Martini, al secolo Domenica Bertè, lo scelse come suo pseudonimo per il lancio dei suoi dischi all'estero. Tornando alla storia dell'Azienda, il 1° luglio 1847, a Torino, viene fondata da quattro imprenditori, la "Distillleria nazionale di spirito di vino all'uso di Francia", i fondatori sono Clement Michel, Carlo Re , Carlo Agnelli, ed Eligio Baudino, a cui seguiranno Alessadro Martini e il liquorista Luigi Rossi.
Dopo la fondazione dell'azienda, alcuni membri del direttivo lasciano, si decide così di cambiare il nome in Martini & Rossi, il nome del vermut più conosciuto al mondo, marchio immagine che diventerà sinonimo di prodotto.
Un'altra azienda molto importante nel panorama dei vermouth fu la Cora, oggi di proprietà della Bosca a Canelli.
Sul finire del 1700 a seguito della fondazione di Carpano, Giovanni Rovere, prese a preparare vermouth e vini speciali nel suo negozio di Torino, che contava fra i suoi estimatori anche S.M. Carlo Alberto. Nel 1835 i fratelli Cora rilevarono l'azienda e dopo solo tre anni il vermouth Cora era esportato in America, primi fra tutti a credere nella possibilità di conquistare un mercato di egemonia francese.
quisibeve-1L'espansione dell'azienda fu tale che si rese necessario l'apertura di una nuova fabbrica, sita sotto i portici di Piazza S. Carlo a Torino, mentre per aumentare l'immagine del prodotto, si decise per l'apertura di un bar di proprietà, il Caffè Monviso, in Piazza Venezia, divenuto poi uno dei principali ritrovi dell' epoca risorgimentale. L'ascesa sociale non tardò ad arrivare con la nomina a consigliere municipale per Luigi Cora, che si mise in luce per i suoi ideali liberali. L'azienda acquistò nel 1859 un nuovo stabilimento in un area enologica di prestigio, il Roero e qui iniziò la produzione " a volumi" che l'avrebbe portata ai vertici dell'espansione mondiale. La Cora vedrà il suo massimo splendore sotto la guida di Mario, che volle fortemente le famose campagne pubblicitarie che portarono i prodotti  di casa, fra cui l'indimenticabile amaro, al successo mondiale. Nel 1984, a seguito di una serie di vicissitudini aziendali, uniti alla crisi del settore si deciderà per la cessione alla casa vinicola Bosca, che completerà in questo modo il suo pacchetto prodotti.
Da notare che i prodotti Cora sono gli unici, insieme ai vini della casa vinicola Costa ad essere utilizzati dai Futuristi per l'inaugurazione del Santo Palato nel 1931, il primo ed unico ristorante del movimento aritistico d'avanguardia.
Il Futurismo utilizzò in svariate ricette di polibibte, i cocktail del periodo, il vermouth, specie l'ing. Cinzio Barosi, torinese, che propose ben tre misture originali, riportate nel capitolo dedicato. 
Curioso anche il cambiamento di grafia legato al ventennio fascista e al divieto di utilizzare parole straniere. Il vermouth ne ebbe ben tre varianti. Fu scritto, come si vede dal volantino, nella sua grafia originale tedesca, con quella di Carpano, vermut, riportata in molti libri e ricettari dell'epoca e in una via di mezzo: vermuth, come si legge in una lapide posta in via Maria Vittoria 4, dove fu spostata la fabbrica Carpano dopo il bombardamento.

L' AMERICANO
cocchiSempre appartenenti alla famiglia dei Vermouth ci sono i cosidetti "Americani", vini amaricati di tradizione piemontese. Nel dialetto di questa regione venivano definiti "vin amaricà", da cui la storpiatura italiana, che non ha nulla a che vedere con la tradizione enologica del paese trans oceanico.Sono prodotti di antica tradizione, derivanti dalla saggezza popolare delle campagne, elaborati a partire da uve moscato vinificate secche ed aromatizzate con un infusione idroalcolica di erbe e radici, con la particolarità dell'aggiunta della scorza di agrume.
L'americano, che spesso crea confusione nel consumatore meno informato con il famoso cocktail, si differenzia dal vermouth per la base botanica amaricante. Nel vermouth questa è composta dai fiori d'assenzio, mentre nell'americano sono quelli della genziana, decisamente più delicati. Completano il profilo botanico le scorze di arancio amare, essenziali per il corredo aromatico di questo prodotto. L'assenzio è comunque presente, ma in minima parte rispetto al vermouth. Per questo motivo pur trattandosi di un aperitivo a base di vino fortificato, sull'etichetta non ne viene riportata la menzione.
Uno dei più famosi Americani, realizzato con Moscato bianco vinificato secco, viene prodotto a Cocconato, in provincia di Asti dalla ditta Giulio Cocchi , la cui storia inizia nel 1891, poco dopo il suo arrivo ad Asti, per una fortunosa coincidenza. Giulio Cocchi un giovane pasticcere erborista fiorentino, era deciso a trasferirsi a Torino, la capitale sabauda, centro di floridi commerci, ma durante il suo viaggio in treno, subì il furto della valigia, fu così che fu costretto a scendere ad Asti.
rosso_anticheamericanoCercò lavoro, trovandolo nel bar della centrale Piazza del Palio e qui elaborò, grazie alle sue qualità professionali il primo Barolo Chinato della storia, seguito di li a poco dalla creazione dell'Americano, che diventerà nel proseguo l'aperitivo per antonomasia della città di Asti. Questo Americano risulta fresco e delicato, al limite del dissetante, ed è indicato anche per la realizzazione di cocktail con spumante, preferibilmente Alta Langa, con ghiaccio e scorza di arancia, in alternativa ai soliti noti proposti nei bar. 
Nei primi mesi del 2013 sarà lanciata dalla Cocchi, una versione di Americano Rosè, un prodotto assolutamente nuovo, che avrà come primo mercato di riferimento l'America. 
Il lancio nasce per contrastare, sul mercato nord americano il successo di Lillet, che ha proposto, nel 2012, anche lei dopo 50 anni, un rosato.
A differenza del "Bianco" la cui ricetta si basava su un riferimento storico del celebre pasticciere, il "Rosè" ha avuto una formulazione completamente "ex novo".
Per il suo lancio in Italia ed Europa dovremo probabilmente aspettare forse il 2014, anche se voci da verificare indicano nello "Jerry Thomas Project" di Roma, l'unico futuro cliente italiano. L'aperitivo nasce per seguire la tendenza attuale americana, che vede il successo della tipologia "rosato" dal vermouth, al vino, moda iniziata alcuni anno orsono in Francia.
Il colore non nasce dallo di zucchero bruciato, come accade per il "Rosso Torino", ma dall'aggiunta al Moscato di base, degli altri due vitigni rossi aromatici principali della viticoltura piemontese: il Brachetto e la Malvasia, di cui le Cantine Bava, proprietari del marchio Cocchi, sono ottimi e stimati produttori.
cocchiamericanorosa-thumbIl prodotto ha una buona scia amaricante ed un naso fresco e fruttato, grazie alla presenza dei vini aromatici e si ben presta alla miscelazione con succo di pompelmo rosa appena spremuto, per un drink dissetante. La presenza agrumata è ben presente ed è simile al "Bianco", mentre lo zucchero è ben dosato, in ottimo equilibrio ed arrotonda l'assaggio. La descrizione organolettica del prodotto è stata possibile perchè le uniche due bottiglie aperte fino ad ora in Italia sono state utilizzate per una festa ad Asti dove l'autore del sito, ha avuto l'onore di presenziare, in qualità di miscelatore. 
Per concludere con la gamma Cocchi, l'azienda ha anche in produzione un Americano all'Arancio, detto  Orange dove la presenza delle scorze di agrume aumenta rispetto alla ricetta orginale. La percezione amara non aumenta, ma i profumi sono decisamente più intensi, tanto da pensare l'azzardo di poter sostituire il classico Grand Marnier, in alcune cocktail. Il prodotto non è in vendita in Italia, ma solo nei paesi dell'emisfero nord, Canada in testa, dove sembra che la tipologia "mediterranea" dell'aperitivo incontri molto i favori dei consumatori.
Dal leader di mercato del presente a quello del passato... il  Rosso Antico, un americano prodotto dalla Buton, a partire dal 1962 e recentemente rimesso in produzione dopo anni di oblio. La sua scomparsa fu dovuta alla presenza nella ricetta del famigerato E123, messo all'idice per il suo potere cancerogeno negli anni '80, che ne determinò la sua rovina commerciale.
Questo prodotto fu un vero best seller negli anni 70, con bellissime pubblicità su Carosello che ne fecero uno dei prodotti maggiormente venduti della tipologia e le cui bottiglie delle prime produzioni sono oggetto  di collezione.
Recentemente il prodotto ha avuto un restiling della bottiglia, divenuta trasparente e serigrafata, (foto a dx) ed uno di prodotto, infatti la veste attuale è decisamente più rossa rispetto alla precedente, in linea con i prodotti moderni della tipologia americano.
bonal_gentiana_quininaUn prodotto che gioca a metà della tipologia fra "americano bianco" e vermouth è il Bonmè (nome dialettale piemontese per indicare l'assenzio), prodotto dalla famiglia Colla, proprietari degli omonimi Poderi. La storica cantina, seguendo l'antica tradizione piemontese dei vini amaricati, chiamati anche vin greco (dal fatto che il Moscato era chiamato uva greca e spesso confuso con la Malvasia bianca di origine ellenica) produce questo vino aromatizzato di splendida fattura in piccolissime partite. 
Un ottimo prodotto "a metà", ma riconducibile alla tipologia è il Bonal, il cui marchio ora fa parte del portafoglio prodotti della distilleria Dolin, che sarà citata anche più avanti per il suo vermouth di Chambery.
Il Bonal è un aperitivo a base di vino creato nel 1865 a St. Lorent Pont d'Isere, da Hippolyte Bonal, un frate dell'abbazia della Grand Chartreuse. La chiave sull'etichetta infatti sarebbe un chiaro riferimento alle chiavi di S. Pietro e a quelle dell'abbazia. Bonal come spesso succedeva all'epoca fu creato come medicinale per curare i la mancanza di appetito, i disturbi digestivi e la febbre. Le sue proprietà aperitive erano testimoniate anche dalla pubblicità che spinse l'aperitivo negli anni 50:     "La cle qui ouvrè l'appetit" ovvero " la chiave che apre l'appetito".
I botanici aromatizzanti principali sono genziana, raccolta sul massiccio della Grand Chartreuse e la china.
 
LE ALTRE TIPOLOGIE DI AMERICANO E APERITIVI A BASE DI VINO
Un Americano rosso al di fuori degli schemi è quello di Casa Gancia, pur essendo un vino aromatizzato, così come recita l'etichetta,  è di fatto un cocktail Americano , già pronto in bottiglia.
sito.vermouth.americanoganciaIl primo Americano era infatti bianco, seguendo il solco della tradizione, come attestato da decine di poster visibili all'interno del museo della prestigiosa cantina a Canelli. L'americano era fatto con Moscato ed erbe ed è tuttora prodotto nella "filiale" Argentina (ora non più di proprietà) .
tosoamericanoNelle prime magnifiche pubblicità dell'epoca si vede l'immagine del prodotto bianco, ma negli anni 50, a seguito del successo del bere miscelato, l'azienda decise di colorare il prodotto di rosso, rendendo ancora più "bitter"  (amaro) il prodotto.
Considerato anche il successo delle bollicine da Moscato con la denominazione Asti, Gancia decise di cessare la produzione del prodotto con il vitigno aromatico pregiato e di utilizzarne minori, normalmente del Trebbiano, cambiando definitivamente le caratteristiche organolettiche del prodotto.
Il prodotto nuovo venne pubblicizzato da artisti famosi come Fred Bongusto e Alberto Sordi che ne decretano il nuovo successo commerciale e con la nascita del vermouth bianco di Casa Gancia nel 1910, venne a cessare il dualismo con l'Americano. 
Attualmente il prodotto, poco conosciuto in Italia, gode di alta visibilità e vendite in Francia e Belgio , dove è venduto e distribuito nelle principali catene di supermercati e in moltissimi bar alla moda, a perpetuare una tradizione che nei prodotti da aperitivo ci vede con ben pochi rivali.
specialinoAltre marche impegnate nella produzione di Americano Rosso sono Toso e Perlino che con ricette originali e di tradizione continuano a tener vivo, anche loro come Gancia,  un mercato d'esportazione molto ricettivo per questa tipologia rossa, che in Italia incontra qualche difficoltà.
Un altro prodotto assimilabile alla categoria dell'americano è lo Specialino delle storiche distillerie Cappelletti di Trento. La distilleria erboristica, nata nel 1909, si distinse fin dalle sue origini per la produzione di amari curativi, come il Novasalus, descritto nel paragrafo dedicato, ma con il boom della liquoristica ed in polispecialmodo dei bitter aperitivi iniziò a produrre lo Specialino basato su vino e spezie con una delicata e piacevole note amara, tipica della tipologia.
Il bitter a base di vino ebbe un buon successo locale per la "correzione" dei bianchi locali e nell'area  bresciana a ridosso del Garda dove si confeziona il "Pirlo", l'aperitivo principe della zona composto da vino frizzante e bitter.
Un altro aperitivo assimilabile alla tipologia americano, vicina al concetto di Gancia è l'Aperitivo Poli delle omonime distillerie con sede a Schiavon Vicentino.
Il prodotto è un bitter rosso a base di vino, ma l'infusione alcolica delle erbe è fatta in parte utilizzando della grappa prodotta nella distilleria fin dal 1898.
L'originale ricetta è dichiarata in etichetta : l'aperitivo è ottenuto utilizzando un vermouth da vini selezionati, miscelato con un infusione vegetale in alcol e grappa.
La presenza della grappa, normalmente molto invasiva, è molto discreta, la nota amara piacevole ideale per un consumo liscio o miscelato con vino bianco come vuole la tradizione locale. La bottiglia con il tappo a macchina garantisce una certa originalità rustica al prodotto.

IL PRESTIGIO DELLA PRODUZIONE DI VERMOUTH E SPUMANTI
cocchi1La produzione vinicola di fine ottocento era per lo più concentrata sul vino sfuso, venduto in botti e damigiane, per il consumo locale, mentre la produzione del vino in bottiglia era riservata a pochissime tipologie, pregiate e ricercate che vedevano l'esportazione su vari mercati, Barolo e Gattinara, ad esempio.
Gli unici prodotti in bottiglia che vedevano una diffusione capillare erano quelle del vermouth e dei vini aromatizzati che venivano distribuiti capillarmente nei bar di ogni provincia, per il consumo sia medicinale che da "meditazione".gancia-bianco L'uso dello zucchero per dolcificare il vermouth e la pratica dell'imbottigliamento fece si che le prestigiose aziende produttrici si dedicassero anche alla produzione di vini spumanti. La "chaptalisation" ovvero l'aggiunta di zucchero ai mosti in fermentazione è una pratica assolutamente vietata in Italia, mentre è permessa in Francia, dove spesso l'uva ha problemi con il grado zuccherino. La spumantizzazione è l'unico metodo produttivo,  che preveda legalmente l'aggiunta di zucchero al vino, questo per rendere possibile la seconda fermentazione in bottiglia e la conseguente "presa di spuma".
Come  potrete notare i produttori di vermouth come Martini, Gancia, Cinzano e Cocchi hanno nel loro portafoglio ottimi prodotti da metodo classico, mentre non hanno vini tranquilli o fermi prodotti con i loro marchi. Questo perchè non si può produrre in Italia vino spumante e tranquillo nella stessa cantina, poichè la presenza, anche solo di un chilo di zucchero in cantina, se non autorizzato, comporterebbe una probabile denuncia per frode... Questo dualismo è ben evidenziabile nella produzione di Cocchi, i cui proprietari storici, i Bava, noti produttori di grandi classici della tradizione piemontese, hanno cantine ben distinte con ragioni sociali e numeri civici diversi.

Questo dualismo in passato era ancora più presente. Il prestigio dato dalla produzione del vino spumante in bottiglia e di vermouth era un vanto esclusivo da comunicare e da mantenere per elevarsi dalla produzione di massa del tempo che vedeva il vino come alimento e non come piacere, venduto fino in tempi recenti sfuso o in damigiane.

I VINI CHINATI
barolo-chinato-cocchiIn Piemonte il mercato dei vini fortificati ed aromatizzati a base di china ha un importante attore che è il Barolo Chinato. Questo nobile vino, prodotto a partire da uve Nebbiolo è seguito nella tipologia dalla Barbera, che viene vinificata e aromatizzata con china da alcuni produttori storici del Piemonte. Questo vitigno ha il difetto di avere una spiccata acidità che sembra non sposarsi armonicamente con e il botanico della china. Per finire abbiamo altri che propongono Dolcetto e Freisa, ma sono piccole partite proposte sopratutto come esercizi stilistici e declinazioni assortimentali, che hanno poca attinenza con la tradizione. 
Il Barolo Chinato ha una grossa tradizione in Langa e dopo un periodo di appannamento il prodotto, sta nuovamente riscoprendo consumatori e riscuotendo consensi, specie nell'abbinamento con il cioccolato amaro fondente, a partire da una percentuale minima del 70%.
Questo nuovo interesse per la tipologia ha creato una serie di nuovi prodotti che spesso non hanno a che fare con la tradizione storica della cantina. Molte hanno ripreso la produzione del Barolo Chinato, quasi sempre prodotto da terzi, mancando le attrezzature e la possibilità e l'autorizzazione all'utilizzo dello zucchero, quale elemento della ricetta. La realizzazione è curata da liquoristi storici dell'areale piemontese, seguendo ricette in possesso degli stessi, pertanto è consigliabile leggere le retro etichette per capire la provenienza e la storia di quel prodotto.  
Questa tipologia di vino fortificato e aromatizzato riscosse ampi consensi all'inizio del 1900, sopratutto per la fama legata alle sue proprietà farmaceutiche e curative , specie da raffreddamento (famoso rimane il Vin Brulè consumato nelle fredde notti invernali piemontesi).
etichetta-barolo-cappellanoL'inventore del Barolo Chinato è un pasticcere fiorentino, Giulio Cocchi, astigiano di adozione che a fine 800 lo elaborò grazie alle conoscenze erboristiche, arrivando ben presto ad imporre questo prodotto sul mercato (paragrafo le "eccellenze del territorio" per ulteriori approfondimenti). Il Barolo Chinato di questa azienda rimane leader di mercato e l'esempio da seguire, per finezza e complessità. Viene elaborato con Barolo invecchiato 10 anni, i cui tannini vellutati si integrano alla perfezione con i botanici, soprattutto dopo che la spiccata acidità del Nebbiolo si è smussata con la permanenza in legno.
Un altro produttore reclama la paternità della ricetta ed è Cappellano di Serralunga d'Alba, produttore di Barolo pregiati nei cru tipici di questa denominazione. L'ideatore della ricetta sarebbe il bisnonno Giuseppe, che di mestiere faceva il farmacista ed erborista del paese, lavoro che spesso, si è avuto modo di vedere, coincideva con l'attività successiva di produttore di liquori, grazie alle capacità maturate sull'utilizzo delle erbe.
IL declino del Barolo Chinato corrispose con il periodo immediatamente successivo al suo massimo successo. Il prodotto elaborato con Barolo godeva del blasone del nobile vino, ma spesso poco oculati vignaioli lo produssero per utilizzare il vino delle annate meno fortunate o con uva proveniente da una vigna non particolarmente vocata. Questa alternanza di qualità e la presenza di vini chinati a basso prezzo, prodotti con "gli avanzi" invenduti della cantina, con vitigni poco vocati per la concia, come il Dolcetto, creò disaffezione nel consumatore.
byrrhA rappresentare la Francia in questo mercato c'è la storica marca Byrrh, una cantina tuttora in attività , le cui origini sono datate 1886. Tutto inizia quando Violet Simon e i fratelli Pallade, venditori ambulanti, decidono di produrre un vino alla china con funzioni curative, per sfruttare al massimo il mercato nascente di questa tipologia. Il prodotto, ottenuto miscelando mistelle e vini secchi con infusioni alcoliche di china,  visse un grande successo ad inizi 900, grazie alla sua fama di vino tonico e salutistico, diventando popolare anche come aperitivo.
I produttori di aperitivi iniziarono a creare problemi, pertanto i proprietari decisero saggiamente di collocare nuovamente il prodotto nella fascia dedicata alla cura e alla salute, vendendolo esclusivamente nelle farmacie.
st_raphael_3Il vino venne ampiamente impiegato durante la Grande Guerra come rimedio curativo e incrementò non poco le vendite alla fine della stessa. 
Ma con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale, il Byrrh vedrà un lento declino, come accaduto anche ai cugini italiani, sia per le cambiate abitudini di consumo, con il successo di liquori e amari, sia per l'inflazionamento di vini di bassa qualità e il diffondersi dei vini passiti dolci.
Una storica marca, non importata in Italia, a differenza della precedente, è il St Raphael un prodotto risalente al 1830, elaborato dal dr. Juppet, la cui storia è alquanto singolare.
Il medico lavorava a questo elisir chinato durante la notte, alla fine del suo lavoro abituale, aiutandosi con una luce fioca di una lampada.
Dopo molti mesi passati chino sui suoi studi iniziò a perdere la vista per la fatica delle notti insonni.
Una sera si addormentò e risvegliatosi gli venne in mente la parabola dell'Arcangelo Raffaele, che guarisce il padre di Tobia dalla cecità.
Considerata la sua profonda fede cristiana volle intitolare il suo prodotto, frutto di così tante fatiche all'Arcangelo, patrono dei farmacisti, come una sorta di voto, per ritrovare la vista.
La leggenda narra che una volta messa a punto la ricetta il dottor Juppet ritrovò la vista.
Il prodotto è un classico della tipologia, ottenuto con infusione di cortecce di china ed scorze di agrumi, dolcificato con mistella e si trova in vendita nella tipologia rossa in molti supermercati d'Oltralpe a prezzi più che ragionevoli, mentre non risulta molto distribuito nei bar.

IL MERCATO DEI VERMOUTH
ganciarosso2Il mercato dei vermouth ha subito di recente una rivoluzione importante.
I principali attori Martini e Cinzano, seguiti da Cora  hanno deciso di non produrre più Vermouth, ma una bevanda aromatizzata a base di vino, con gradazioni ainferiori ai 16 gradi, per ragioni commerciali e di marketing che come tali non vanno commentate. I prodotti interessati da questo cambiamento di formulazione sono per tutti il Rosso e il Bianco.
La gamma per Martini si completa con il Rosè che aveva già lanciato nel 2009, con una gradazione più bassa.
martini_oroPer ragioni legate alla mixologist e alla preparazione dell'intramontabile Martini Cocktail, l'unico prodotto a mantenere la dicitura vermouth della gamma Martini, così come per Cinzano, rimane il Dry. I prodotti pur con un grado alcolico inferiore mantengono comunque inalterate le loro caratteristiche organolettiche legate ai botanici che le compongono. La scelta sembra dettata sopratutto dal risparmio sulle accise dell'alcol e in seconda battuta, dalla volontà di seguire il mercato del beverage che richiede bevande sempre meno alcoliche.
Alla gamma Martini si è aggiunto il Gold, un prodotto ottenuto con un mix di spezie inedito per la tipologia che conta Bergamotto calabrese, zenzero indiano e zafferano spagnolo, che di fatto inaugura il concetto di super premium griffato, già ampiamente sviluppato per il tema distillati, in primis la vodka.
Il vermouth viene prodotto in collaborazione con la Dolce & Gabbana, che ne cura il pack , una bottiglia interamente dorata, Gold, per l'appunto, marchio di fabbrica coniato dalla famosa griffe, che ha al suo attivo un locale a Milano con lo stesso nome. Alcune voci di mercato mormorano che il vermouth potrebbe non essere più prodotto in futuro, per ragioni commerciali legate al sodalizio con D&G.
carpano_2Una puntualizzazione necessaria riguarda un altro prodotto che ha la medesima ispirazione dedicata al prezioso metallo. La Martini ha in produzione per il mercato tedesco fin dagli anni 90, un altro prodotto con caratteristiche organolettiche completamente diverse dal Gold, chiamato "Oro"che si rifà all'antica tradizione dei vermouth aromatizzati alla scorza d'arancia di tradizione mediterranea. Fra gli altri botanici si contano coriandolo e vaniglia per addolcire ulteriormente il profilo aromatico. Prodotti in maniera massiccia per il mercato estero da altri produttori storici, fra cui Toso, riscontrano un ottimo successo in Germania, Russia e nei paesi dell'Est asiatico. I prodotti export di Martini si completano con l'aperitivo a base di vino Fiero, presente in Belgio e Gran Bretagna che ha fra i suoi botanici, oltre le scorze di arance amare, un tocco di passion fruit. 
Recentemente anche Cora storico produttore di Canelli, che produceva vermouth di eccellenza ha deciso di seguire la strada intrapresa dai due colossi, declassando i suoi prodotti a 14, 5 gradi e definendoli "bevande aromatizzate a base di vino".
Le considerazioni che vanno fatte sono legate alle ricette dei cocktails, che storicamente prevedono l'utilizzo del Vermouth per la loro realizzazione. Utilizzare questi prodotti equivale a questo punto ad una frode al consumatore oppure l'"imprinting" e l'affezzionamento a questi marchi storici mette al riparo il barman da questo problema? La categoria dei barman si divide in puristi e buonisti e non è questo sito il luogo per derimere la questione, rimane il fatto che ritengo che ogni prodotto, dagli sciroppi ai liquori,  ha il suo utilizzo in un contesto ben preciso, dipende dalla vocazione del bar. Dipende inoltre dalla sensibilità di ogni professionista, dal suo punto di vista e dal gusto personale, che deve far valutare l'utilizzo o meno di questi vini aromatizzati, in luogo dei vermouth. 
Tornando al mercato, gli unici attori sul mercato su scala nazionale sono  rimasti Carpano e  Gancia, il primo con la sua gamma che vede Punt e mes, Bianco e Antica Formula , mentre il secondo propone i classici bianco, rosso e dry.
tosovermouthToso, un colosso con milioni di bottiglie vendute in Italia e all'estero, di Cossano Belbo, mantiene al momento la produzione incentrata sulla tipologia vernouth, anche se la gradazione è al limite del declassamento a vino aromatizzato. Toso è azienda dalla storia quasi secolare che merita una visita anche per l'interessante museo enologico visitabile presso la sede. Nel museo sono presenti attrezzi enologici di sicuro interesse, come gli antichi filtri a caduta per il Moscato e rudimentali imbottigliatrici, mentre nell'area dedicata al Vermouth si trova una bellissima esposizione di spezie, che trasforma la visita in un' esperienza multisensoriale, in quanto rende reali, visibili ed olfattibili i "misteriosi" ingredienti del vermouth. Spesso infatti non conosciamo le forme e i profumi delle spezie che arrivano dal profondo oriente che qui ci vengono svelati...
Toso inoltre produce un vermouth all'arancia, come Martini, per il mercato estero, sopratutto nord europeo, che pare gradire molto il tocco mediterraneo dato dalle scorze d'agrume.  Altro produttore è La Canellese, il cui nome richiama la famosa cittadina Canelli , famosa nel mondo per gli ottimi moscati, anche se la sede dell'azienda è a Calamandrana, nella Langa  Astigiana. Sempre a Canelli troviamo Filippetti, appartenente al gruppo Perlino, altro produttore storico del panorama astigiano.
Sempre al gruppo Perlino, la cui sede è in zona Valgera, nella periferia di Asti, appartiene il Vermouth Rosso Classico di Casa Martelletti, un prodotto che nel pack e nell'utilizzo di botanici pregiati, rivendica un posizionamento premium.
Questo prodotto si segnala per un profilo aromatico originale, sia al naso che in bocca, ricco di sentori di vaniglia Bourbon. Questo botanico dona una sfumatura dolce persistente in chiusura bocca, che lo contraddistingue dal resto della famiglia Vermotuh. In realtà, l'Antica Formula di Carpano fu battezzato inizialmente Vermouth alla vaniglia, segno che la tradizione voleva una prevalenza di questa spezia dolce.
martellettiCasa Martelletti è originale anche nella sua storia , infatti non è una casa spumantistica e di vermotuh per nascita e vocazione , ma un palazzo presente a Cocconato, in provincia di Asti, al cui interno era situata un'antica farmacia. All'interno di essa, durante i lavori di ristrutturazione del palazzo, fu trovata la ricetta di un antico vino fortificato medicale , un vermouth con caratteristiche originali, che fu attualizzato e prodotto con il nome del palazzo di cui la farmacia prendeva il nome. A Perlino va il merito di aver fatto rivivere questa ricetta, salvandola dall'oblio.
Parlando di vermouth di nicchia e di aziende con piccole produzioni artigianali la prima è sicuramente la Giulio Cocchi , che disponendo di una grossa expertise in fatto di Americano e Barolo Chinato, aveva anticamente un Vermouth di Torino(foto sx basso) nel suo pacchetto prodotti. Questo non fu più prodotto per alcuni anni per scelta aziendale,  ma oggi rivede la luce nella sua formula originale in possesso della famiglia Bava. La base del vermouth rosso è il vino Moscato, come la prima formulazione di Carpano imponeva, a cui si aggiunge un mix di spezie, fra cui il rabarbaro che lo rendono interessante sia in miscelazione che come prodotto digestivo.
vermouth_torino_cocchiMolto bello anche il lavoro sull'etichetta, un mix di nuovo e antico per rivivere le atmosfere di inzio 900.
Degno di menzione è anche la piccola realtà del vermouth Berto, il Vermouth di Monforte, piccolo paese baluardo nel panorama della produzione barolistica piemontese, con i suoi Baroli tannici e longevi, che grazie a Federico Ricatto,un artigiano del vermouth, riesce a assurgere all'onore della cronaca, anche in questa specialità.berto
Il vermouth bianco di Federico, profondo conoscitore del sapere dell'infusione, autore anche di un libro sulla liquoristica artigianale, è un produttore che i francesi definirebbero senza esitazioni un "vermouth de garage". Questa definizione è una terminologia di moda per definire piccole produzioni di eccellenza in ambito enologico (Le Pin nel bordolese ne è il classico esempio), e si colloca nei prodotti della tradizione di questa tipologia.
Il Vermouth è giallo dorato carico, con infusione di 13 spezie classiche, tra cui genziana, china, macis, chiodo di garofano e cannella, che lasciano nella bottiglia un leggero fondo, nonostante le filtrazioni , a testimoniare la genuinità del prodotto, la cui ricetta è l'eredità paterna risalente alla prima metà del 1900, quando questi prodotti appartenevano ancora alla farmacopea casalinga e la chiusura amara era una dote imprescindibile. La ricetta attuale è una riattualizzazione delle tendenze attuali che vedono accordare la preferenza a prodotti maggiormente amabili, senza nulla togliere alla tipicità del prodotto, la cui lavorazione è quanto di più tipico si possa avere, con infusione lenta e riposo successivo di 60 giorni, per amalgamare al meglio erbe e vino. Persistenza e struttura le doti principali, unite ad una  speziatura fine con una dolcezza calibrata che ben si adattano ad un consumo liscio. Presto avremo un uscita sul mercato della tipologia Rosso, per avere maggiori possibilità di miscelazione nei cocktail classici.
vermouth_rexIl vermouth Berto viene prodotto grazie alla consulenza della distilleria Quaglia di Castelnuovo don Bosco, storica realtà del panorama piemontese, autore di ottimi liquori e amari della tradizione.
Carlo Quaglia ha recentemente lanciato sul mercato un nuovo prodotto il Vermouth del Professore un omaggio a Jerry Thomas, padre putativo di tutti i barman e per questo soprannominato "The Professor".
Il vermouth nasce con la collaborazione di Leonardo Leuci, barman d'eccezione ed esperto di bitter ed infusioni, dello staff del Jerry Thomas Project, il famoso locale di Roma, recentemente nominato fra i 20 bar più belli ed interessanti da visitare al mondo.
Il duo Leuci-Quaglia ha voluto cimentarsi con la realizzazione del prodotto principe della vermouth_del_professoremiscelazione di fine 800. Il risultato è un classico vermouth giallo ambrato ed ha un pack ricercato volutamente vintage, che ricorda da vicino le bottiglie vendute alla fine dell'800.(foto dx)
La Cantina sociale di Canelli in un'ottica di riqualificazione produttiva ha deciso di lanciare sul mercato il  Rex, basandosi su una storica ricetta in possesso della casa storica nata nel 1933.
Il vermouth ovviamente, trovandosi a Canelli, è basato sul vitigno Moscato, come vuole la tradizione, a cui è aggiunta un'infusione alcolica di erbe e spezie. Interessante il pack che riprende la forma delle bottiglie in auge negli anni 30, così come il nome, ispirato al mitico translatlantico, di felliniana memoria,  conquistatore del Blue Ribbon (il premio per la traversata più veloce dell'Atlantico) proprio nel 1933.
Per finire un prodotto di nicchia, il vermouth BVB  di Mauro Vergano, con soli mille litri prodotti annui, quasi per intero esportati in America. Il titolare dell'azienda è un vero artigiano del vino con piccole produzioni interessanti di vini chinati e americani, che per produrre questo vermouth ha deciso di utilizzare un taglio al 50% fra Moscato e Cortese di Gavi. Per l'infusione alcolica si è rimasti sul classico con netta predominanza di assenzio e santoreggia, mentre per precisa scelta il prodotto è privo di caramello.
Il nome curioso sembrerebbe l'acronimo dei produttori dei vini partecipanti al blend,  Bera per il Moscato e Belotti per il Gavi, mentre la V ovviamente starebbe per Vergnano. Non vi sono però conferme in tal senso, quindi l'acronimo potrebbe anche nascondere qualche altro significato, cosa che non viene svelata dal suo produttore. Un'altra azienda piemontese produttrice di vermouth è la CDC, acronimo dietro il quale si cela la Compagnia dei Caraibi, specializzata nell'importazione di rum, distillati di scuola europea e liquori. La sede dell'azienda è a Vidracco, nell'alto Canavese, patria dell'Erbaluce, il vino bianco del nord del Piemonte. Il titolare è un figlio d'arte poichè biancole Cantine Baracco producono vino fin dal 1837 a Castellinaldo, una delle roccaforti del Roero. Il prodotto di punta della cantina è l'Arneis, ma la base del vermut (così viene scritto etichetta) sono il Moscato e l' Erbaluce, prodotto dal titolare. La storia è singolare: il trisavolo di Baracco, Tumalin Bartolomè Baracco de Baracho, vendeva vino a Torino fin dall'inizio 800 e tornava a Castellinaldo, facendo tappa di rientro a Poirino, cittadina famosa per i suoi telai e filande, con il carretto pieno di pezze di stoffa che rivendeva alle massaie. Visto il successo delle vendite, si procedette all'acquisto di un magazzino in via Nizza, al di fuori della cinta daziaria di Torino, così come aveva fatto antecedentemente Carpano.Come spesso accadeva a quel tempo si passo ben presto alla produzione di liquori, amari e vermouth. Il nome del vermut è altisonante : "Riserva Carlo Alberto"immagine_liquorista fieramente datato 1837. Carlo Alberto, famoso per le sue posizioni anti austriache, promotore dello statuto monarchico era famoso per essere un appassionato di vermouth. Il suo era preparato personalmente dal suo fido cuoco di corte Vialardi, secondo una ricetta che pare poi essere finita nelle mani del trisavolo di Baracco, per ragioni che rimangono misteriose.
Il vermouth della tipologia Torino viene declinato sulle tre tipologie classiche: Bianco, Rosso e Dry, rinominate alla piemontese in etichetta con "Bianc", "Ros" e "Sec". Il bianco e il dry sono assolutamente allineati ai gusti correnti, con alcuni botanici interesanti come lo zenzero e la maggiorana, piacevoli ed ideali per la miscelazione, senza eccessiva dotazione zuccherina. Curioso ed interessante il rosso che annovera fra i suoi botanici, il lampone e la ciligia che connotano il prodotto, con un bouquet al di fuori del panorama attuale. La ricetta fedele all'originale di metà 800, ci dimostra che questa tipologia di prodotti giocava su un ampio spettro di consumo, dall'aperitivo al dopo cena e che il Cherry Brandy era assolutamente il prodotto padrone del mercato a quel tempo..
Anche il Vermouth doveva piegarsi ed adattarsi al gusto dell'epoca, quando anche Cointreau e Grand Marnier erano in produzione con dei Ratafià alla ciliegia e Rose e Singapore Sling erano i cocktail in auge....
bottle-rossoUna delle ultime proposte del panorama è offerta da Giancarlo Mancino con l'omonimo Mancino Vermouth, un prodotto dalle caratteristiche organolettiche raffinate, sviluppate espressamente dal famoso barman italiano, noto per consulenze ed aperture di bar e ristoranti stellati a livello internazionale. Il suo lancio ufficiale in Italia è previsto per il maggio del 2013, mentre è già distribuito in Nord Europa ed Est Asiatico.
L'idea di fondo che ha spinto il barman alla creazione di questi prodotti è che i cocktail classici sono stati creati da grandi barman, utilizzando prodotti unici ed esclusivi. 
Ma se i distillati hanno visto la crescita di brand super premium, nei vermouth spesso si è assistito ad un processo inverso, con un cambio di politica produttiva.
I vermouth sono sviluppati in collaborazione con un'importante realtà piemontese specializzata nella produzione della tipologia e sono proposti nelle tre classiche versioni, Rosso Amaranto, Bianco Ambrato e Secco, nomi scelti e studiati dall'ideatore.
I tre prodotti sono volutamente di taglio tradizionale con speziature classiche, sopratutto per il rosso, con rabarbaro e vaniglia, adatto alla realizzazione di cocktail vintage come suggerisce il sito, per ora solamente in lingua inglese.
Il Secco profuma di cardamomo, maggiorana e rosa canina, mentre il Bianco Ambrato ha note di camomilla, ginger e china.
L'etichetta richiama volutamente nel disegno e nei colori atmosfere vintage ed un forte legame con l'Italia,  con il paese natale di Giancarlo, Pignola, che fa bella mostra di se in etichetta.
bordigaLa riproposta di antiche ricette sembra essere la tendenza del momento, sull'onda del successo del vermouth.
Questo revival ha toccato Bordiga, storico produttore di Cuneo, la cui distilleria fu fondata nel lontano 1888 dal Cav. Pietro, in Borgata Confreria, e che divenne famosa sopratutto per i liquori a base genepy.
La conoscenza delle artemisie, di cui il genepy fa parte, portò sicuramente alla scelta di produrre anche un vermouth per sfruttare il momento d'oro della tipologia ad inizio 900.
Ad un certo punto la sua produzione venne sospesa per via della crisi che colpì duramente il comparto fra gli anni 70 e 80.
La ricetta proposta con gradazione a 18 gradi, dal colore giallo oro, è assolutamente in linea con quello che doveva essere il vermouth anticamente, vinoso, aromatico, dagli inconfondibili profumi di Moscato, con una bella persistenza amara.
L'azienda afferma che presto dovrebbe arrivare anche la versione rossa. 
Un'altra storica azienda che nel 2013 ha riprosto la sua gamma storica di Vermouth è la Contratto di Canelli, le cui vaste cantine, grandi ben cinquemila metri quadri, interamente scavate nel calcare, sono state dichiarate patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.
La cantina dopo essere stata di propietà della famiglia per ben 126 anni, passoò nelle mani della Bocchino, nota azienda produttrice di grappe e liquori, per poi diventare in tempi recenti proprietà della Spinetta, nota azienda della zona di Barbaresco.
La cantina nasce a Canelli, nel cuore della denominazione del Moscato d'Asti, fondata da Giuseppe Contratto nel 1867 e fin da subito riscuote grandi consensi, diventando fornitori della Real Casa Savoia. 
vermotuh_biancoPremi e medaglie si susseguono, così come l'innovazione enologica, infatti la Casa si segnala per la produzione di un Brut chiamato "For England", il cui gusto secco incontrò il palato anglosassone dell'epoca.
Nei primi del 900 la cantina entra nel mercato dei vermotuh, con questa ricetta, con ben cinquanta botanici, sfruttando il periodo d'oro della tipologia e l'ottimo Moscato della zona, di cui sono i primi produttori, mentre nel 1919 diventano i primi produttori di un vino spumante millesimato in Italia.
Il vermouth viene oggi riproposto in una versione attualizzata e moderna, con una ricetta riveduta per incontrare i gusti odierni, infatti il vermouth, sia nella versione bianca che rossa, risultano essere equilibrati delicati e ben dosati, assolutamente commerciali, in grado di incontrare i gusti del consumatore. La gradazione è da vero vermouth e consta di 18 gradi alcolici.
La ricerca storica si è anche spinta nella riproposta della medesima etichetta, in perfetto stile Liberty, disegnata da Cappiello, che per un certo periodo fece bella mostra di se sulle bottiglie di Casa Contratto.
Nel recente passato il vermouth, al culmine della sua fama, veniva prodotto anche al di fuori del Piemonte e si contavano alcuni produttori nelle aree enologiche italiane come la Stefanini di Lugo di Romagna e la Svic di Casteggio in provincia di Pavia. Questo prodotto è stato recentemente riproposto per il centenario della cantina, ma non ha avuto grande diffusione. Un altro prodotto della tipologia si trova a Prato, in Toscana, dove un piccolo produttore ha ripreso un'antica tradizione famigliare locale.
vermouth_bianco_di_pratoLa Toscana è terra di grandi rossi e non si contano grandi vini bianchi se non la Vernaccia di San Giminiano. Pertanto le massaie usavano conciare il poco pregiato vino bianco prodotto nella pianura, seguendo l'antica tradizione contadina che non prevedeva sprechi.
Per la concia utilizzavano le spezie, come i chiodi di garofano, il coriandolo e la noce moscata facilmente reperibili nella ricca Firenze, centro di ricchi commerci con l'Oriente ed alcune erbe locali, fra cui l'assenzio pontico e romano, che cresceva rigoglioso nelle campagne.
Il profilo aromatico veniva completato dalle scrorze di agrume e di pesca seccate al sole.
La quantità di zucchero è modica a ricordare l'origine sicuramente curativa del vermouth.
La ricetta è datata 1750, trent'anni prima dell'invenzione ufficiale da parte di A.B. Carpano, che fa pensare come quest'ultimo sia stato solo il finalizzatore a livello "industriale"di una tradizione rurale della concia dei vini, diffusa in tutta Italia. 
  
LA PROPOSTA FRANCESE
lillet-blancUscendo dai confini italiani, troviamo un marchio storico del vermouth nel mondo, Lillet, grande prodotto della scuola tradizionale francese.
Azienda storica di Pondesac, vicino Bordeaux, fondata dai fratelli Paul e Raymond Lillet,  inizia la sua attività come mercante elevatore di vini nel 1872, dieci anni dopo produce il primo vermouth, grazie all'esperienza di un frate missionario in Brasile che aveva elaborato in loco decine di elisir e triache curative.
noilly-pratLa nascita di questa azienda a Bordeaux non è casuale, qui infatti abbiamo tutti i presupposti perchè prosperi, il brandy per fortificare a prezzo giusto proveniente dall'Armagnac, le spezie e le arance amare provenienti dall'attivo porto sull'Atlantico,e i vini bianchi a prezzo buono, schiacciati dal successo di  Claret (rosati) e rossi da uve  Cabernet e Merlot...
Pare infatti che il primo vermouth prodotto dalla Lillet sia nato all'indomani di una vendemmia non molto qualitativa di vini bianchi.
Grazie alla collaborazione di un azienda di confetture di frutta in attività nella zona si riuscì a reperire frutta, erbe, spezie e cortecce di china per la produzione del primo vino fortificato. Tuttora si dice che la particolare nota agrumata sia ottenuta distillando una marmellata di arance.
Come per il Barolo Chinato il Kina Lillet si guadagnò la fama di prodotto curativo e uno slogan recitava: "il rimedio per la fragile costituzione" .
lelletSuccessivamente espanse il suo mercato, perdendo gradatamente la nomea di prodotto taumaturgico, diventando come la totalità dei prodotti di allora un liquore voluttuario per il consumo prima e dopo i pasti.
Oggi questo prodotto vive un momento di appannamento, il Kina Lillet non è più prodotto, in luogo di un generico aperitivo a base di vino detto "Blanc", ma in passato ha contribuito alla fama di decine di cocktail fra cui il Vesper Martini, il cocktail di James Bond (capitolo "storia dei cocktail").
Nel 2102 l'azienda ha lanciato, dopo 50 anni di sostanziale stabilità, un aperitivo rosato, per assecondare la moda, nata in Francia, e poi esportata in America per questo stile di consumo.
Inizialmente fu il vino a trainare questa tendenza a bere rosa, per poi essere traslata nel vermouth, dove anche Martini ha detto la sua nel 2009, lanciando, di fatto, un nuovo modo di bere l'aperitivo. Tornando al Rosè Lillet, lo stile produttivo è basato, come per gli altri della tipologia, sull'aggiunta di una piccola percentuale di vino rosso al bianco, utilizzato per il base, pratica legale,solo in Francia, anche per il vino.
In Francia troviamo anche una denominazione di origine controllata per il vino fortificato che si identifica con il  "Vermouth de Chambery", l'altra è in Italia, con il "Vermouth di Torino" uniche nel loro genere.
Questa "doc" serve a  sottolineare che da sempre esiste un legame fra la cittadina della Savoia francese e la città sabauda, prima facenti parte dello stesso regno.
Nel 1800 a causa delle varie guerre di indipendenza, il Regno Sabaudo dovrà cedere insieme a Nizza, una parte dei suoi territori ed i francesi si affretteranno a tutelare con un Aoc, la doc francese, il loro pregiato prodotto.
L'unico produttore rimasto di questa tipologia, molto in auge ad inizi 900, è Dolin, forse l'ultima fabbrica francese di vermouth a non essere in mano ad una multinazionale. L'origine del prodotto è ancora una volta legata alla farmacologia, vi sono 
zdolin2infatti testi di dottori della Savoia che consigliavano un bicchiere di questo vino fortificato in caso di spossatezza e febbre.
La ricetta del vino "medico" risale agli inizi del 1800 ed è attribuita a Joseph Cavasse, genero di Ferdinand Dolin, che in seguito ereditò la ricetta, fondando l'omonima azienda.
Vincitore di molti premi e riconoscimenti alle varie esposizioni, la gamma Dolin si completò a partire dal 1920 con un Dry, utilizzato in molti, come dimostrano i ricettari di allora.
Non dimentichiamoci che ad inizio 900 si ebbe io boom dei cocktail a base vermotuh e che a qual periodo risalgono il Martini Cocktail , il Gin and French, il Turf Club Cocktail e molti altri.
boissere_vermothIl metodo produttivo è singolare infatti le spezie sono rinchiuse in una sorta di filtro da tè e lasciate in infusione per breve tempo in alcol e nel vino base.
Questo determina un profilo al naso piuttosto esile e delicato, ma elimina il passaggio della filtrazione meccanica.
Una curiosità: l'azienda utilizza vini leggeri e poco profumati da Ugni Blanc provenienti dalle aree dell'Armagnac, assimilabili al nostro Trebbiano, ampiamente utilizzato in Italia.
Per dovere di cronaca va citato anche il vermouth Boissere, prodotto a Chambery, assoluto leader di mercato con quote ben al di sopra di Dolin, il cui marchio fu acquistato nel 1971 dalla Bosca di Canelli. Recentemente l'azienda piemontese ha discontinuato il prodotto, ma è ancora possibile trovare qualche bottiglia presso i distributori, che potrebbe diventare una rarità per collezionisti, come accaduto per la Kina Lillet. Sempre francese e di ottima qualità il Noilly Prat, vermouth dry prodotto dall'omonima ditta.
vermouth_ambreeLa storia dell'azienda nasce con Joseph Noilly, noto erborista di Marsellaine, grazioso paesino in riva al Mediterraneo, nel sud ovest della Francia, noto anche per le magnifiche ostriche, che vengono allevate negli stagni salati adiacenti la costa.
Noilly Prat produce il primo vermouth dry della storia nel 1813, infatti fino ad allora il vino di riferimento era il Moscato e tutti i vini vedevano l'aggiunta di una buona dose di zucchero.
Si dice che questo vermouth dry potrebbe essere stato l'ingrediente del primo Martini Cocktail miscelato nel 1920.
La decorazione del cocktail con l'oliva in salamoia fu un naturale complemento ai profumi sapidi e iodati del vermouth, la cui cantina di invecchiamento è a pochi metri dal mare.L'azienda incomincia a produrre a livello industriale nel 1865, quando Joseph si unisce con il figlio di sua sorella, che di cognome faceva Prat, un giovane intraprendente e ricco di talento.
Lo stabilimento della Noilly Prat, ora di proprietà Martini, è tuttora a Marseillane, ed è visitabile tutto l'anno.
ver_dubonnetChi si reca in visita alla "chais" avrà modo di assaggiare anche la versione Ambree (foto dx) di questo vermouth, prodotta in poche bottiglie e distribuita principalmente in loco.
Amabile e giustamente amaro, si presta molto anche come compagno di formaggi erborinati, mentre la versione Dry, ben ghiacciata, rimane il compagno fedele delle ottime ostriche della zona.  Per terminare la carrelllata della scuola francese non poteva mancare Dubbonet, il famoso vermouth, protagonista di decine di cocktail di scuola americana di inizio 900.Il Dubbonet è un vermouth classico, prodotto con vino bianco fortificato con alcol ad interrompere la fermentazione per lasciare un residuo zuccherino naturale. Le spezie utilizzate sono le classiche, ma vi è una netta predominanza della china per una ragione storica molto interessante, che ricorda da vicino il primo utilizzo di questi prodotti come rimedi della farmacopea medioevale.
dolinIl prodotto vide la luce nel 1846 ad opera di Joseph Dubonnet, un farmacista parigino, su una specifica di bando delle Autorità Francesi dell'Esercito che necessitavano di un prodotto a base di chinino da somministrare ai legionari impiegati nella guerra d'Africa.
Il chinino era l'unico rimedio conosciuto per curare la malaria, ma aveva un sapore amaro, assolutamente poco gradito dai soldati lo sorbivano malvolentieri (si ricordi a tal proposito la nascita della Indian Tonic Water inglese a base di corteccia di chinino,  per lo stesso motivo). Dubonnet vinse la gara di appalto per la produzione di un "Vin a la Quinquina" da somministare ai soldati che dimostarono di gradire il nuovo rimedio anti malaria, rendendo più semplice il compito agli ufficiali medici.
L'azienda fu acquistata nel 1976 da Pernod Ricard e alcuni anni più tardi uno dei mixologist più famosi del mondo Dale De Grooft definì il Dubbonet il miglior vermouth del mondo.
dubbonet_Quasi sicuramente questo prodotto fu uno dei due ingredienti base del Manhattan, cocktail antico, datato 1875, creato durante il ricevimento in onore del nuovo governatore di New York, Samuel Tilden, a cui era presente anche lord Randof Churchill, futuro padre di Winston. Un prodotto che viene incluso fra i vermouth aperitivo, ma che in realtà è un vino aromatizzato alle erbe è lo storico Cap Corse, della casa vinicola e liquoristica Luois Napoleon Mattei. Fondata nel lontano 1872, come cantina, in un area, Capo Corso, famosa per l'ottimo Muscat, Mattei iniziò ad aromatizzare i modesti vini bianchi della zona, sfruttando le conoscenze che derivano dalla dominazione francese ed italiana. L'azienda è leader di mercato sull'isola, mentre il prodotto risulta poco diffuso sul continente, se non presso ristoranti gestiti da emigranti corsi.

LA PROPOSTA SPAGNOLA
riserva_perucchiLa Spagna ha un suo mercato interno del vermouth composto da prodotti locali di pregevole fattura, che alimentano un discreto giro d'affari.
L'azienda più antica è la Perucchi, fondata da Augustus Perucchi, nel 1876, come attestano i documenti della Camera di Commercio di Barcellona, anche se l'attività della cantina sembra essere antecedente. La famiglia pare avesse origini torinesi, da qui l'espertise dimostrata nella produzione del vermouth. Ora l'azienda si chiama Montana-Perucchi come recita l'etichetta, che riporta con orgoglio anche la fornitura della Real Casa.
La Catalogna, per la precisione l'area collinosa del Penedes alle spalle di Barcellona, da sempre si distinge per la produzione di vini bianchi leggeri con i quali si producono gli splendidi Cava. Così come accade in tutte le aree importanti enologiche, la naturale evoluzione delle cose, prevedeva la nascita di cantine per la produzione di vermouth.Il vermouth ha un numero elevato di botanici circa 50 che vengono posti in infusione per un periodo variabile a seconda delle caratteristiche delle stesse. A seconda della qualità delle radici, delle spezie e dei frutti, di volta in volta si decide se accorciare o prolungare l'estrazione dei botanici. La cantina di produzione è rimasta invariata fin dalla fondazione ed al suo interno trovano sede le vecchie criadere dove viene invecchiato il prodotto di maggiore qualità dell'azienda. Il yzaguirre_biancpPerucchi Gran Riserva è un interessante declinazione del tema, infatti normalmente in Italia siamo abituati a consumare prodotti giovani, senza nessun tipo di elevazione in legno. Il wood finish nasce dalla grande tradizione spagnola nell'invecchiamento del brandy e dell'uso ottimo delle criadere, in grado di donare uniformità di gusto al prodotto.
Gli altri prodotti sono il classico bianco, fresco e floreale, il rosso speziato e meno dolce rispetto alla tipologia Torino e il Dry classico per la miscelazione dei grandi classici.pineral
Un altro produttore storico è Yzaguerre, fondata pochi anni dopo la Perucchi, precisamente nel 1884 nella città di Reus, alle spalle di Terragona, famosa per le sue vestigia romane. La tradizione vitivinicola dell'area è molto forte, così come quella liquoristica se è vero che i frati esuli della Chartreuse decisero di rifondare proprio qui il loro opificio, dopo la cacciata dalla Francia, seguita alla statalizzazione delle distillerie e la messa al bando dell'assenzio. La cittadina di Reus si fregia di essere la "città del vermut", con una storia comprovata, grazie a decine di produttori di vino e di vermut che nel passato hanno contribuito a questa fama. Si pensa pertanto di creare una sorta di doc, una "Denominacion de Origen" come già accaduto in passato per Chambery e Torino. 
La Yzaguirre si distingue per la produzione di una ampia gamma di prodotti, fra cui la Riserva, invecchiata in botti di legno, senza l'utilizzo del metodo solera con 18 gradi alcolici, un bianco, un rosso ed un dry, tutti venduti a prezzi più che ragionevoli con un ottimo bilanciamento qualitativo.
Un'altra realtà della città di Reus è la Emilio Mirò Salvat che produce il Mirò Vermut, nelle classiche versioni, Rosso, Bianco, Dry, completate da due riserve, l'"Etichetta Negra" e il "Piramidal", confezionata in una alta bottiglia geometrica. Le riserve sono solo nella versione rossa, la cui elevazione dura un minimo 6 mesi in botti di rovere. La fondazione dell'azienda è decisamente più recente rispetto alla precedente e risale al 1957 e dal 1983, grazie al cambio di legislazione, produce un "Vermut de Reus" seguendo il disciplinare originale. Questo recita che il 25% del prodotto deve essere composto da un'infusione di erbe e spezie ed il restante da vino bianco locale, colorato, nelle versioni rosse, con zucchero bruciato. Anche se non vengono indicati i vitigni, la zona è famosa per il Moscatel, il vitigno aromatico noto come Moscato, alla base del nostro "Vermouth di Torino". 

LA PROPOSTA AGLOSASSONE ED AMERICANA
imbue_vermouthLe mutazioni climatiche che stanno interessando il Pianeta, negli ultimi 100 anni, hanno permesso la recente rinascita della viticoltura inglese, dopo che questa era stata abbandonata praticamente al tempo dei Romani.
Nel sud dell'Inghilterra, in Cornovaglia e nel Kent, per la precisione, sono state messe a dimora parecchie barbatelle di Pinot Nero, una varietà nobile e resistente al freddo, che viene vinificata spumante con metodo classico.
sacred_vermotuhIl sottosuolo e il clima, molto simile alla Champagne francese fa si che questo vitigno che in Francia coabita con lo Chardonnay, per produrre le bollicine più famose del mondo, stia dando ottimi risultati.
Ricominciando l'attività enologica, la produzione di un vermouth è passo breve, considerando sopratutto la grossa attenzione che recentemente il comparto ha destato. La Sacred Spirits Company, produttrice anche dell'omonima vodka, aromatizzata all'incenso, si rifà alle origini monastiche e liturgiche dei vini fortificati per proporre il suo Sacred Vermouth.
Il vino proviene da Chapel Down nel Kent, i fiori d'assenzio dal Somerset e il timo da New Forest, per una espressione territoriale che si completa con scorze d'arancio, corteccia di china e spezie pregiate.
L'iniziativa è sicuramente lodevole per intraprendenza e spirito commerciale anche perchè l'Inghilterra non ha una tradizione di vermouth consolidata.
Unico ostacolo ad una sua distribuzione, se non in luoghi esclusivi e di tendenza, è il prezzo che è di trentuno sterline a bottiglia, ben al di sopra della produzione super premium italiana e francese.
Lasciando l'Inghilterra attraversiamo l'Oceano per andare in un paese che ha fatto balzi da gigante nella produzione di vini d'eccellenza.
La tradizione enologica americana, figlia dell'immigrazione europea, non poteva esimersi dal proporre anch'essa alcuni interessanti prodotti della tipologia. Paradossalmente l'uso dell'assenzio è vietato in America, per via della Food & Drugs Administration che continua a considerarlo alla stregua di un allucinogeno. I fiori dell'assenzio non contengono il tujone, ma il loro uso non è permesso, nonostante ciò l'America produce lo stesso vermouth con tale definizione. In Italia e Francia dove il disciplinare vigente è più ferreo non si potrebbe definire tale, ma aperitivo a base di vino.
Il primo prodotto l'Imbue, arriva dall'Oregon, stato del nord ovest americano, noto agli enofili americani ed europei per gli ottimi Pinot Nero di tradizione francesce borgognona. 
Il vermouth in questione è prodotto dalla Imbue Cellar basandosi su Pinot Gris proveniente dalla Willamette Valley, cru famoso e conosciuto fra gli appassionati del vitigno, che viene invecchiato in botti americane e francesi prima di essere miscelato con l'infusione di ben 60 botanici. Il tocco finale è un aggiunta di brandy distillato ed invecchiato in loco a dare maggiore rotondità al prodotto. Sull'etichetta capeggia la scritta "Bittersweet" un ossimoro che per l'azienda sta ad indicare il perfetto bilanciamento fra la componente dolce di inizio degustazione e la chiusura amara di "fine bocca".
vya_vermotuhUn'altra azienda è Quady Vinery che, dal 1999, produce lo Vya. Questo vermouth classico proveniente dalla California, l'area maggiormente e vocata in America per la produzione di vini di tutte le tipologie. L'estesione in lunghezza permette di ottenere svariati tipi di vitigni e vinidicazioni in virtù dei vari microclimi presenti.
I vermouth prodotti dall'azienda sono 3. Un rosso dolce da Moscato e Tinta Roriz, un vitigno tipico spagnolo, con diciasette botanici classici della tipologia. L'extra dry prodotto con Colombard e Moscato con note di lavanda, a cui si sommano oltre alla classica Angelica e Giaggiolo, altre spezie non dichiarate per intero. Il totale di esse fa 15 per un bouquet interessante adatto alla miscelazione, come consiglia il sito dell'azienda, con l'immancabile Martini Cocktail declinato su questo vermouth.
L'ultimo nato è il Whisper Dry, una sorta di versione light della tipologia, meno erbaceo e secco, dove i botanici responsabili della chiusura amara sono stati diminuiti o eliminati. Un "sospiro" adatto ad aromatizzare in modo delicato e senza invadenza vodke e gin nei classici Martini.